Green Fee Hawaii, la tassa sul clima proteggerà dall’inquinamento plastico?

La Green Fee Hawaii è la prima di questo genere negli Stati Uniti ed è una tassa sul clima destinata principalmente ai turisti, con l’obiettivo di finanziare progetti ambientali e di mitigazione della crisi climatica. Ma questo nuovo provvedimento, che diventerà realtà a partire dal 2026, potrà davvero proteggere l’ambiente dall’inquinamento plastico? Ecco come funziona, quanto si paga, a cosa serviranno i fondi e quali saranno i suoi effetti diretti e indiretti sugli ecosistemi.

Che cos’è la tassa sul clima hawaiana (Green Fee Hawaii)

La Green Fee Hawaii nasce con il Senate Bill 1396, firmato dal governatore Josh Green nel maggio 2025 e destinato a entrare in vigore dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un incremento del Transient Accommodations Tax, ovvero la tassa di soggiorno applicata a hotel, case vacanza e, per la prima volta, a tutte le crociere che attraccano nei porti dell’arcipelago.

Quanto si paga concretamente con la Green Fee Hawaii

In pratica, chi visita le isole pagherà un’aliquota più alta rispetto al passato: il TAT passerà dal 10,25 all’11 per cento. Significa, per esempio, che su una camera d’albergo da 400 dollari a notte il turista verserà circa tre dollari in più. Per le crociere, la percentuale si applicherà ai giorni di permanenza nei porti hawaiani. L’amministrazione stima che la misura garantirà entrate intorno ai 100 milioni di dollari all’anno.

A cosa serviranno i fondi

I proventi della Green Fee Hawaii saranno destinati a una serie di progetti ambientali, di resilienza climatica e turistici sostenibili. Tra gli scopi principali ci sono:

  • Proteggere le coste, ripristinare le spiagge, fronteggiare l’erosione costiera.
  • Prevenire e mitigare disastri naturali: incendi boschivi (come quello devastante a Lahaina nel 2023) e gestione delle piante invasive che alimentano il rischio di fuochi diffusi.
  • Rafforzare le infrastrutture vulnerabili ai cambiamenti climatici, che devono resistere a tempeste, mareggiate, innalzamento del livello del mare.
  • Incentivare il turismo sostenibile e i progetti di conservazione ambientale come la tutela delle barriere coralline, della biodiversità, la riforestazione di specie native e la gestione del territorio.

Incendi boschivi

Un Green Fee Advisory Council, istituito ad hoc, avrà il compito di indirizzare le risorse verso i progetti ritenuti più strategici.

Limiti e criticità della Green Fee Hawaii

Mentre la Green Fee Hawaii rappresenta un passo avanti, ci sono diverse criticità da considerare:

Allocazione dei fondi e trasparenza

Non tutti i proventi saranno automaticamente vincolati a un fondo speciale dedicato: la legge prevede che i soldi vadano al fondo generale dello Stato, sebbene con indicazioni di uso per clima e resilienza. Questo può comportare il rischio che parte delle risorse vengano dirottate verso altri fini. Serve dunque che i criteri di selezione dei progetti siano chiari e che ci sia partecipazione pubblica, affinché questi siano effettivamente efficaci.

Effetti sul settore turistico

Alcune imprese alberghiere e operatori turistici temono che un aumento dei costi possa scoraggiare i visitatori, soprattutto in un contesto competitivo globale. Le crociere, in particolare, hanno intrapreso azioni legali, sostenendo che la nuova tassa possa penalizzare il settore.

Dimensione dell’aumento vs scala del problema

100 milioni di dollari all’anno sono significativi ma, come rilevato dalle ONG locali, il divario di finanziamento per la conservazione ambientale a Hawaii è stimato tra 560 milioni e 1.69 miliardi di dollari all’anno, a seconda dello scenario. Pertanto la sola tassa non potrà risolvere problemi strutturali molto grandi, come la gestione dei rifiuti plastici, delle infrastrutture di riciclo, ma soprattutto cambiamenti comportamentali diffusi.

Effetti indiretti e problematiche infrastrutturali

Anche se i finanziamenti verranno stanziati, se non esiste un’infrastruttura adeguata per la raccolta, il riciclo e la gestione dei rifiuti plastici, i miglioramenti saranno limitati. La geografia insulare comporta infatti costi extra per trasporto, smaltimento e riciclo dei polimeri sintetici. Inoltre le isole spesso faticano a sostenere impianti che possano trattare certe tipologie di plastica e far fronte ai costi del trasporto marittimo per esportare rifiuti speciali.

Misurazione degli effetti reali

Serve definire indicatori precisi: quanto sarà ridotto l’inquinamento plastico? In che tempi? Il rischio è che i progetti finanziati abbiano impatti tangibili solo su alcuni fronti (eradicazione di specie invasive, ripristino spiagge), ma non su altri più diffusi, come l’uso quotidiano di plastica usa e getta da parte dei visitatori.

Effetti sull’inquinamento plastico

Inquinamento plastica sulle spiagge

Quando si parla di inquinamento plastico, l’efficacia della Green Fee Hawaii appare soprattutto indiretta. Finanziando il ripristino delle spiagge e la pulizia delle coste, la tassa può contribuire a rimuovere i detriti marini che si accumulano sulle rive, migliorando la salute degli ecosistemi. Allo stesso modo, campagne educative e progetti di sensibilizzazione, possibili grazie ai nuovi fondi, potrebbero indurre turisti e residenti a ridurre l’uso di plastica monouso.

Tuttavia, la tassa non introduce divieti né obblighi specifici sulla plastica: non prevede, per esempio, un’imposta sui prodotti monouso o un rafforzamento diretto delle infrastrutture di riciclo. E gran parte della plastica che arriva sulle spiagge hawaiane proviene dalle correnti oceaniche o dalla pesca industriale, fattori che una tassa di soggiorno non può controllare. Kamilo Beach, nota come Plastic Beach, riceve ogni anno tonnellate di rifiuti in gran parte generati a migliaia di chilometri di distanza: un problema globale che richiede azioni coordinate ben oltre i confini dell’arcipelago.

La Green Fee Hawaii a confronto con altre tasse nel mondo

Alcuni Paesi e località turistiche hanno già introdotto delle tourist sustainability fee o ecotourism fee per proteggere ambienti fragili, per esempio isole del Pacifico, dell’Oceano Indiano, alcune nazioni caraibiche o isole europee come le Azzorre. Queste tasse spesso sono destinate a conservazione ambientale, gestione dei parchi naturali e protezione della barriera corallina.

  • Palau ha una tassa d’ingresso turistica usata per ambiente e biodiversità
  • Le isole Baleari applicano una ecotassa per finanziare la protezione del litorale
  • La Nuova Zelanda ha introdotto tasse ambientali per attività specifiche (es. controllo della pesca, riduzione delle emissioni).
  • In Europa, molte località turistiche hanno tasse di soggiorno che includono clausole ambientali che ne destinano una parte a pulizia delle spiagge, raccolte rifiuti, infrastrutture verdi. Ma non sempre è così esplicitamente collegato alla crisi climatica o plastiche.

Un limite che molti governi affrontano è il bilanciamento tra attrattività turistica e sostenibilità: se le tasse ambientali diventano troppo alte, alcuni turisti potrebbero scegliere destinazioni alternative. Ma spesso le politiche ben comunicate, con trasparenza sull’utilizzo dei fondi, migliorano l’accettazione da parte del pubblico.

La Green Fee Hawaii proteggerà davvero dall’inquinamento plastico?

La tassa verde delle Hawaii rappresenta un segnale politico importante: il turismo, principale motore economico dello Stato, viene chiamato a contribuire alla lotta contro la crisi climatica. Le risorse che ne deriveranno potranno sostenere la salvaguardia di coste, coralli e biodiversità, con ricadute positive anche sulla riduzione della plastica presente negli ecosistemi marini. Tuttavia l’imposta, da sola, non potrà arginare l’inquinamento plastico che colpisce l’arcipelago.

Per ottenere risultati concreti serviranno politiche complementari: divieti e tasse specifiche sui prodotti in plastica, investimenti in infrastrutture per il riciclo e un impegno internazionale per limitare i rifiuti che arrivano dalle grandi correnti oceaniche. La Green Fee Hawaii è dunque un passo nella giusta direzione, ma resta uno strumento parziale nella complessa sfida di proteggere le isole, e i loro fragili ecosistemi, dagli effetti più devastanti della crisi climatica.