Produzione di plastica: quanta energia spendiamo?

Considerata per decenni il non plus ultra dei materiali sintetici, la produzione di plastica (in particolare il polietilene tereftalato, noto come PET), ha conosciuto un’espansione mondiale. L’espansione economica l’ha resa il materiale eletto per tutti gli usi.

Oggi, una maggiore attenzione ai consumi di energia e di risorse naturali, affiancata ad una più diffusa consapevolezza ambientalista, hanno evidenziato le criticità. Dietro al ciclo di produzione delle materie plastiche, si celano differenti necessità di ricercare alternative ecocompatibili.

 

 

Come sono realizzati i contenitori in plastica

I contenitori in plastica e gli imballaggi che comunemente si trovano nelle nostre case, sono realizzati in PET:

  • flaconi di detersivi;
  • bottiglie di acqua;
  • contenitori d’olio;
  • confezioni di bibite

Il PET è un materiale sintetico ricavato dal petrolio, da sostanze di origine vegetale e dal gas metano.

Questo materiale in passato è stato accolto con grande favore sul mercato degli imballaggi, poiché ritenuto riciclabile al 100%. In realtà non è affatto completamente riciclabile.
I costi economici, ed ambientali, richiesti dal ciclo di produzione della plastica restano così elevati da imporre studi ponderati. Rimane necessaria la ricerca di soluzioni realmente sostenibili per il pianeta.

Il ciclo di produzione della plastica: costi economici

Per ottenere un chilogrammo di PET occorrono una quantità di petrolio grezzo pari a 1,9 chilogrammi e quasi 18 litri d’acqua. Tenuto conto che con un kg di PET si producono 25 bottiglie di plastica per acqua (dalla capienza di un litro e mezzo), appare evidente una prima incongruenza: circa la metà dell’acqua destinata ad essere contenuta nelle bottiglie, viene sprecata nella produzione delle bottiglie stesse.

Un’ulteriore aliquota di petrolio deve essere utilizzata per produrre l’energia, che serve per alimentare catene di montaggio, estrusori e macchinari simili. Analogamente, il trasporto delle bottiglie fino alla grande distribuzione, che di solito avviene su gomma, richiede un consumo di gasolio. La stima è di circa 25 litri ogni 100 chilometri (considerando un camion carico di 10.000 bottiglie da un litro e mezzo).

Ne deriva che il costo che sosteniamo per acquistare una bottiglia d’acqua coincide con un’aliquota bassissima del costo di produzione totale, che rasenta l’1%; il restante 99% serve a coprire esclusivamente il costo della plastica. Per assicurarci i due litri pro capite di acqua minerale quotidiani, inoltre, si bruciano circa 25 litri di gasolio all’anno.

 

 

 

I costi ambientali della produzione di materie plastiche

L’effetto della produzione di materie plastiche sulle matrici ambientali, non si evidenzia esclusivamente nel mancato smaltimento delle bottiglie, che restano ad inquinare gli oceani e le terre emerse per secoli, ma già in fase di fabbricazione.

La produzione di plastica, determina il rilascio in atmosfera di discrete dosi di:

  • idrocarburi;
  • ossido di zolfo;
  • monossido di carbonio;
  • ossido di azoto.

Causa anche la produzione di elevate quantità di anidride carbonica, famigerata responsabile del temibile effetto serra.

Alle emissioni dovute al ciclo produttivo, si aggiungono quelle determinate dal consumo del carburante necessario al trasporto dalla fabbrica alla grande distribuzione, fino al consumatore finale. L’aggravante di tali costi consiste nella loro ricaduta indiscriminata sull’intero pianeta, anche laddove la plastica non si produce o si utilizza.

 

Produzione di plastica mondiale: la stima americana

Di recente, negli Stati Uniti, è stato condotto uno studio volto alla determinazione dei costi della produzione di plastica. Lo studio, denominato “Plastics and Sustainability: A Valuation of Environmental Benefits, Costs and Opportunities for Continuous Improvement”, è stato affidato all’azienda di consulenza “Trucost” da parte dell’American Chemical Council, associazione che raggruppa l’industria chimica locale.

Dai dati riportati a sostegno dell’analisi, emerge che i costi ambientali legati agli imballaggi plastici, sono pari a circa 139 miliardi di dollari. Sono costi dei quali si fa carico la collettività intera. Le due voci più importanti del computo sono quelle rappresentative della produzione industriale (circa 60 miliardi) e del trasporto a destinazione (altri 53 miliardi di dollari) delle bottiglie.

 

 

 

Produzione di plastica vergine o da riciclo: il problema non si risolve

La produzione di plastiche che sfrutta oggetti riciclati è apparsa, oltre che più sostenibile, anche più conveniente. Negli ultimi tempi si è verificata una clamorosa inversione di tendenza. L’aumento continuo del prezzo delle scaglie, ha fatto sì che la produzione della plastica vergine da combustibili fossili diventasse economicamente più conveniente. Questo fatto ha avuto evidenti ripercussioni sul mercato dei materiali riciclabili, che è letteralmente andato in crisi.

Ogni anno, circa 84 milioni di tonnellate di plastica vengono impiegate per la produzione di bottiglie. Appare evidente che, per salvaguardare ambiente ed ecosistema, urge correre ai ripari. Pensare a materiali sostitutivi e dal minore impatto ambientale, al momento significa valutare l’impiego di oltre 340 tonnellate di materiali alternativi, come il vetro o l’alluminio. Materiali che  notoriamente hanno un peso specifico decisamente superiore, rispetto a quello dei materiali plastici.

Decisamente un bel problema, risolvibile esclusivamente a monte, riducendo il fabbisogno di imballaggi in plastica e, di conseguenza, l’esigenza di produrre enormi quantitativi di bottiglie.

Fonti: