la plastica naturale per ridurre l'inquinamento

Plastica naturale, una novità per ridurre l’inquinamento

La plastica naturale è una novità davvero interessante, un progetto di cui si è iniziato a parlare negli ultimi anni e che potrebbe costituire una vera svolta nella lotta all’inquinamento.

Il problema dell’eccessiva produzione della plastica, con conseguente smaltimento che molto spesso non viene svolto in modo corretto, è una piaga che colpisce il nostro paese e il mondo intero: la plastica naturale e le sue varianti, come per esempio la bioplastica,  potrebbero presto arrivare a sostituire la dannosa plastica tradizionale.

Plastica naturale, l’alternativa alla versione classica

La plastica naturale è un tipo di materiale che attualmente si sta studiando e perfezionando nei laboratori di ricerca di tutto il mondo. Il suo scopo ultimo è quello di andare a sostituire definitivamente la plastica tradizionale, chimica e ricca di sostanze dannose, ma che purtroppo ritroviamo in quasi tutti gli oggetti che ci circondano.
La plastica green, oltre ad essere ecologica ed ecosostenibile presenta dei vantaggi notevoli, tra i quali costi di produzione e riciclo inferiori e maggiore sicurezza durante l’utilizzo.

A caratterizzare questo materiale plastico sono dei polimeri naturali che, legandosi tra di loro tramite un attento processo di lavorazione, formano un composto resistente e in grado di offrire delle prestazioni ottimali proprio come accade con la plastica che conosciamo.
Per il momento la plastica naturale rappresenta solo un progetto, la ricerca su questo materiale innovativo è ancora in fase di perfezionamento, e potrebbero volerci ancora diversi anni di lavoro prima che la plastica ecologica venga alla luce e si diffonda nel mercato attuale.
Partendo dall’idea di creare una plastica che fosse 100% naturale sono poi state create delle varianti, tra queste ritroviamo la bioplastica.

plastica naturale, una novità ecologica

 

Una plastica naturale innovativa: la bioplastica

In attesa dell’arrivo della plastica naturale, sono stati pensati altri tipi di plastica, ugualmente green ed ecosostenibili ma già pronti per trovare posto sul mercato: tra questi c’è la bioplastica.

Si tratta di una plastica biodegradabile, come suggerisce il nome, che deriva da materie prime vegetali: farina o amido di mais, grano o altri cereali. Rende fertile il terreno su cui viene depositata e si decompone in qualche mese di compostaggio, una bella differenza se si pensa ai 1000 anni che impiegano a decomporsi le materie plastiche derivate dal petrolio.

Nel 2011 le prime buste biodegradabili  per il trasporto del cibo, pensate in quest’ottica, hanno iniziato a sostituirsi ai tradizionali sacchetti di plastica, costituendo una svolta non indifferente.

La bioplastica è formata da un materiale che, per prestazione e conservazione dei cibi ma non solo, si comporta in maniera analoga alla plastica tradizionale, garantendo il massimo livello di sicurezza e risultando al contempo ecologica ed ecosostenibile.
Per questo motivo in Italia si sta pensando di sostituire la classica plastica con questo materiale, più semplice da riciclare e non inquinante, una scelta capace di offrire una soluzione ottimale per la riduzione dell’inquinamento da plastica.

la bioplastica come alternativa naturale

 

Plastica naturale e i diversi tipi di plastica

Mentre le ricerche riguardo la plastica naturale proseguono, continuano a rimanere sul mercato tutti gli altri tipi di plastica, chimici e derivati dal petrolio.
Ogni tipologia di plastica tradizionale è destinata ad un uso specifico, pertanto una busta o una bottiglia non avranno la stessa composizione.
I diversi tipi di plastica sono riconoscibili dalla presenza di un logo a forma triangolare, disposto generalmente sul fondo dei prodotti.

All’interno di questo logo è inserito un numero che ne indica la tipologia, e consente di capire se quella plastica specifica potrà essere riciclata oppure no.
Se i numeri vanno dall’1 al 6 la plastica potrà essere riciclata; la procedura sarà maggiormente complessa più ci si avvicina al numero 6.

Il 7 invece indica che siamo di fronte ad una materia plastica che non può essere sottoposta ad alcun processo di riciclo.

Esistono diverse tipologie di plastiche e queste sono:

  • il PET, utilizzato per il confezionamento delle bibite
  • la PE-HD, che viene sfruttata per i prodotti cosmetici
  • il PVC, che viene sfruttato per tubature e coperture varie
  • PE-LD, utilizzata per giochi e barattoli particolari
  • PS, utilizzata nel settore alimentare
  • PP, che viene adoperata per la creazione di tazze e altri contenitori alimentari

Tutte le altre plastiche, che non riportano una di queste sigle, vengono considerate come non riciclabili mentre queste 6 rientrano nella categoria di quelle che possono essere sottoposte al processo di riciclo.

Le diverse tipologie di plastica

Buste biodegradabili in plastica naturale

Le buste biodegradabili come detto in precedenza, sono costituite da una plastica naturale che possiamo già ritrovare sul mercato.

Da diversi anni i sacchetti biodegradabili hanno preso posto nei supermercati, sostituendo quelli tradizionali altamente inquinanti.
Ma da cosa sono composte le buste biodegradabili?
Sono frutto di una lavorazione che vede protagoniste diverse sostanze vegetali, come l’amido di mais e di altre piante, combinate a bioplastiche, che conferiscono una consistenza maggiore e donano maggiore resistenza.
Le buste biodegradabili devono avere uno spessore inferiore ai 15 micron e essere composte per almeno il 40% del totale da materia prima rinnovabile. Sono inoltre compostabili: possono essere riutilizzate per la raccolta dell’umido.

Sempre più persone utilizzandole si stanno rendendo conto di quanto la scelta di un materiale naturale, e nello specifico della plastica naturale, possa realmente fare la differenza per il nostro ambiente.

buste di plastica biodegradabili

Come si ricicla la plastica non naturale?

Come riciclare la plastica che rimane ancora sul mercato e nelle nostre case è una domanda corretta, che merita una risposta adeguata.

Riciclando la plastica si ottengono nuovi materiali che, attentamente lavorati, consentono di ottenere delle materie plastiche rigenerate.
Il passaggio fondamentale consiste nel suddividere le diverse tipologie di plastiche in gruppi: il PET verrà quindi separate dalle PS, PP, PVC ecc.
Successivamente si passa alla fase di lavaggio della plastica, che avviene con acqua calda e consente la totale rimozione di germi, batteri e impurità.
Dopodichè le materie plastiche vengono fuse tramite appositi forni, che generano i polimeri della plastica: aggiunti ad altre molecole questi rendono il nuovo materiale pronto a essere utilizzato.

Il processo di riciclo della plastica non genera grossi impatti ambientali, il problema più grosso è costituito dalle perdite di materiale che non riesce ad essere riciclato, perchè disperso nell’ambiente o nelle acque.

Per questo motivo è fondamentale che la ricerca continui a fare la sua parte nel cercare soluzioni che possano sostituirsi del tutto alle materie plastiche che si trovano in commercio, soluzioni come la plastica naturale.