le microplastiche nell'acqua

Microplastiche nell’acqua in Italia

La plastica, nonostante l’alto tasso di riciclabilità, rimane ad oggi il rifiuto che presenta più problematiche e che causa più danni in tutto il mondo: basti pensare a quanto si è parlato soprattutto negli ultimi anni delle microplastiche nei mari e negli oceani.

Secondo alcune stime del report di Euromonitor International, ogni minuto vengono vendute un milione di bottiglie di plastica in tutto il globo ma meno della metà di quelle vendute nel 2016 è stata riciclata.

Ogni anno, tra i vari rifiuti riversati nei mari, si contano milioni di tonnellate di plastica e gran parte di essi continueranno a persistere sui fondali o verranno trasportati dalle correnti galleggiando fino a formare grandi agglomerati negli oceani, isole con estensioni pari a nazioni grandi come la Francia.

Un esempio è costituito dalla ”Grande Chiazza di Immondizia del Pacifico” che continua a far parlare di sè attraverso i numerosi video-denuncia pubblicati da privati, associazioni ambientaliste e organi di stampa.

Quel che dovrebbe far riflettere non sono solo i numerosi dati che ogni anno vengono raccolti o le segnalazioni di testimonianze del degrado che la produzione incontrollata di plastica causa quotidianamente.

Tutta la plastica creata e scartata ritorna a noi soprattutto come microplastica, costituendo un enorme danno ambientale  e minacciando la salute dell’uomo.

Sin dagli anni ’70 si è iniziato a monitorare la presenza di microplastiche nei fiumi e negli oceani di tutto il mondo e a domandarsi gli effetti che esse hanno sul corpo umano.

Per microplastiche si intendono residui e particelle disgregati da frammenti più grandi le cui dimensioni variano da meno di un millimetro fino a livelli micrometrici, visibili solo al microscopio.

Ad oggi la loro presenza è attestata in tutta l’acqua ad uso domestico e il grado di contaminazione varia, con gli Stati Uniti al primo posto con un tasso del 94% seguiti subito dal Continente Europeo con il 72%.

Come le microplastiche possano arrivare ad insidiarsi nel corpo umano si spiega non solo attraverso l’inquinamento delle acque.

Recenti studi di biologia hanno dimostrato come esse siano presenti anche nelle pietanze confezionate o cotte che arrivano sulle nostre tavole.

Questo avviene attraverso un processo di ”biomagnificazione”, ovvero di accumulo crescente di una o più sostanze tossiche man mano che si passa al livello successivo nella catena alimentare.

Non è da sottovalutare la presenza di microplastiche depositate nelle bottiglie di acqua e bibite e che ha visto coinvolti negli ultimi anni anche i grandi marchi della distribuzione di bevande.

Ancora, tracce di microplastiche sono contenute in numerosi oggetti di uso quotidiano quali vestiti in tessuto sintetico che disperdono le particelle ad ogni lavaggio, cosmetici e prodotti per l’igiene come il dentifricio e le vernici.

L’Italia non è esente dal problema delle microplastiche: attraverso un’indagine del 2017 svolta in giunzione tra Legambiente ed ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) sono stati studiati 6 grandi bacini lacustri italiani e numerosi loro emissari ed immissari rivelando come il tasso di componenti plastiche nelle nostre acque sia di gran lunga superiore al 50% con picchi dell’80% nei casi dei fiumi Oglio e Mincio.

I laghi oggetto di studio sono stati Maggiore, Iseo, Garda, Trasimeno, Bolsena e Albano e tutti presentavano la stessa problematica specialmente in prossimità di restringimenti e foci dei fiumi che li alimentano.
Più recenti sono i risultati ottenuti dal report combinato di Greenpeace, Cnr-Ismar di Genova e l’Università delle Marche.

Grazie ai campionamenti svolti la scorsa estate dalla nave ammiraglia Rainbow Warrior che ha percorso le nostre coste da Genova ad Ancona, sono venuti alla luce dati sconcertanti che dimostrano come il tasso di microplastiche nei nostri mari sia pari a quello degli oceani.

Il Golfo di Napoli è risultato essere uno dei punti più critici, allo stesso modo di zone come le Isole Tremiti, ugualmente colpite dal fenomeno nonostante il loro status di riserve protette, dimostrando come gli agenti inquinanti presenti nelle microplastiche viaggino e si addensino tramite le correnti.

La minaccia delle microplastiche arriva dritta sulle nostre tavole: circa il 25-30% dei pesci analizzati da Greenpeace ha rivelato la presenza di corpi plastici di dimensioni inferiori a 5 millimetri tra acciughe, triglie, merluzzi, scorfani, gamberi e cozze, specie che rientrano nel pescato italiano e consumate quotidianamente.

Gli effetti di questi residui sul corpo umano sono ancora oggetto di studio. Diverse ricerche hanno dimostrato che le microplastiche sono composte da polietilene, bisfenolo A, triclosan e altri EDC, tutte sostanze in grado di alterare il sistema endocrino e creare disfunzioni ormonali con effetti devastanti.

Alcune soluzioni per eliminare le microplastiche nell’acqua sono già state messe in atto.

Il rimedio più appropriato tuttavia resta la prevenzione della dispersione nell’ambiente di materiale plastico attraverso la sensibilizzazione sul tema, più attuale che mai.

Piccoli accorgimenti quotidiani che a primo impatto sembrano banali possono fare la differenza se diventano un’abitudine di tutta la comunità. Cominciamo fin da subito ad invertire la rotta!

 

Fonti:
• Repubblica 23/04/2018
https://www.repubblica.it/ambiente/2018/04/23/news/grenpeace-cnr_in_italia_microplastiche_in_mare_come_negli_oceani_siamo_messi_male_perfino_alle_tremiti_-194610995/
• Cnr 23/04/2018
https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-8073/nel-mediterraneo-livelli-di-microplastiche-paragonabili-a-quelli-dei-vortici-di-plastica-del-pacifico
• Legambiente 20/12/2017
https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/microplastiche-nei-laghi-e-nei-fiumi-italiani