Il riciclo delle bottiglie di plastica

Il riciclo delle bottiglie di plastica

Negli ultimi quarant’anni il consumo di acqua in bottiglia è aumentato esponenzialmente, questa situazione ha richiesto di porre particolare attenzione sul riciclo delle bottiglie di plastica.

L’Italia è il Paese Europeo con il più alto consumo di acqua imbottigliata, e si attesta al terzo posto nel panorama mondiale dopo Messico e Thailandia.

L’Europa per arginare il costante inquinamento da plastica, che giorno dopo giorno sta creando veri e propri danni all’ambiente, ha iniziato ad adottare politiche mirate per un futuro plastic-free.

Pian piano tutti gli Stati, Italia compresa, stanno attuando campagne e adottando misure di sensibilizzazione che prevede oltre ad un uso più consapevole delle risorse, la riduzione della quantità di plastica presente nella Comunità Europea.

L’Europa ha espressamente imposto che la plastica utilizzata dovrà essere resa riciclabile entro il 2030 con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Riciclo bottiglie di plastica: I numeri in Italia

Riguardo il riciclo di bottiglie di plastica si stima nel nostro Paese, dato il largo consumo di acque minerali e bevande imbottigliate in confezioni realizzate in PET, una produzione annua di circa 8 miliardi di bottiglie.

Per renderci conto di quanto questo business sia inquinante, basta pensare che per realizzare un chilo di plastica usato per il confezionamento delle bottiglie, necessitano circa due chili petrolio.

L’Italia risulta essere comunque un paese virtuoso, di fatti circa l’80% dei rifiuti prodotti viene differenziato, il problema sta nel fatto che soltanto il 43% di questi viene riciclato.

L’immissione sul mercato di imballaggi e bottiglie di plastica è in costante aumento, per fortuna sono sempre di più gli impianti per la raccolta e il riciclo.

 

Il riciclo delle bottiglie in Italia

 

Come smaltire correttamente e riciclare le bottiglie

Giornalmente in quasi tutte le case si consuma acqua minerale confezionata in bottiglia, ma la plastica da differenziare viene smaltita nel modo giusto?

Ecco come riciclare correttamente le bottiglie di plastica:

  • Seguire le indicazioni del proprio comune;
  • Sciacquare accuratamente le bottiglie;
  • Non togliere il tappo
  • Schiacciare le bottiglie per il lungo e non dall’alto.

Per prima cosa ci si deve accertare delle linee guida del proprio comune, infatti queste possono differire in base alle disposizioni in merito ai metodi di raccolta e riciclo adottati.

Non è obbligatorio ma la bottiglia prima di essere gettata andrebbe sciacquata, soprattutto nel caso di bevande differenti dall’acqua.

Il tappo, nonostante sia realizzato con una plastica differente da quello della bottiglia, può essere lasciato e avvitato, un sistema meccanico, all’interno dello stabilimento di smaltimento separerà i due componenti convogliandoli nel flusso di smaltimento corretto.

Il tappo agevola inoltre l’accartocciamento o il piegamento della bottiglia con una notevole riduzione di spazio.

E’ importante non schiacciare la bottiglia dall’alto, ma schiacciarla per il lungo.

In questo modo verranno agevolate le operazioni di smaltimento e sarà più probabile che il riciclo avvenga in maniera corretta.

Infine non tutti sanno che le bottiglie andrebbero differenziate separatamente dal resto della plastica, questo per facilitare le operazioni di riciclo una volta portate ai centri di raccolta e smistamento.

Come smaltire e riciclare le bottiglie

Una seconda vita con il riciclo delle bottiglie di plastica

Le bottiglie una volta portate ai centri di raccolta vengono triturate e ridotte in fiocchi, successivamente vengono fuse e trasformate in pellet.

Il pellet, dopo essere stato confezionato, viene spedito alle aziende che si occupano di trasformarlo in nuovi oggetti.

Il famoso PET, di cui sono fatte le bottiglie, è riciclabile e riutilizzabile, per questo il riciclo delle bottiglie di plastica è fondamentale nell’ottica di un continuo riuso di un materiale che diversamente smaltito andrebbe ad inquinare pesantemente l’ambiente.

I campi di utilizzo delle bottiglie riciclate sono tantissimi, dall’edilizia all’industria tessile, dall’arredo di design ai contenitori per la cucina.

Tantissime inoltre sono le idee che si possono trovare in rete per un riciclo creativo delle bottiglie di plastica.

Riciclo bottiglie di plastica: Guadagnare dal riciclo

Per incentivare a riciclare le bottiglie di plastica, molte realtà sia private che pubbliche hanno messo a disposizione dei cittadini virtuosi, piccoli compensi in denaro o bonus spesa in cambio di bottiglie di plastica vuote.

Per poter usufruire di questi incentivi basta recarsi presso quelle strutture, riciclerie, spazi o silos allestiti all’interno di grandi supermercati o centri creati appositamente per lo scopo, e depositare le bottiglie negli appositi raccoglitori, in base alla quantità portata verrà corrisposto il relativo compenso.

 

Una seconda vita con il riciclo

 

Riciclo bottiglie di plastica: Cambiare è possibile

Numerose sono le accortezze che si possono adottare per migliorare la qualità della vita e dell’ambiente che ci circonda, piccoli gesti pian piano possono fare la differenza.

Spesso ci chiediamo come ridurre l’inquinamento, piccole azioni da compiere nel nostro quotidiano possono contribuire a rendere il mondo un posto più vivibile.

Le risposte sono tante e di facile applicazione:

  • Ridurre l’acquisto e il consumo di bottiglie di plastica;
  • Differenziare nel modo corretto;
  • Riciclare il più possibile;
  • Sostituire le bottiglie d’acqua minerale con l’istallazione di un depuratore;
  • Sensibilizzare chi ci sta vicino sulle tematiche ambientali e sulle potenzialità del riciclo.

Iniziamo fin da subito a mettere in atto questi gesti concreti!

L'inquinamento del Mare Mediterraneo

L’inquinamento del Mare Mediterraneo: un conto alla rovescia che parte da oggi

Secondo il WWF, ogni anno finiscono tra le acque del Mar Mediterraneo 570 mila tonnellate di plastica, come se ogni minuto gettassimo al suo interno 33800 bottigliette di plastica.
Le cause dell’inquinamento sono molteplici, ma non cambiano il fatto che l’inquinamento del Mar Mediterraneo è un problema reale, troppo spesso sottovalutato. Se non verrà risolto in fretta, porterà a conseguenze potenzialmente disastrose.

Inquinamento del Mar Mediterraneo: sai davvero cosa lo causa?

L’inquinamento del Mar Mediterraneo è un gravissimo problema che affligge i nostri giorni, così come quello di altri mari nostri, come il Mar Tirreno.

Ma siamo sicuri di essere davvero consapevoli della gravità del problema?
Innanzitutto, è fondamentale dividere la tipologia di plastica che finisce all’interno del Mare Nostrum.

I detriti di plastica si dividono in:

  • Macroplastiche;
  • Microplastiche.

La macroplastica è l’insieme di tutti gli oggetti piuttosto grossi che vengono ritrovati tra le acque marine. Sono macroplastiche le bottigliette di plastica, gli imballaggi in plastica ecc.
Le microplastiche, invece, sono più subdole perché invisibili ad occhio nudo.

Il diametro delle particelle di microplastica è solitamente al di sotto dei 5 millimetri, e possono essere composte da vari materiali: polietilene, polipropilene, vernici… davvero per tutti i gusti.

Cause inquinamento Mare Mediterraneo

Microplastiche come alimentazione: i suoi danni al nostro organismo.

In effetti proprio di gusti si parla, dato che ormai la plastica è diventata una delle sostanze giornalmente ingerite dalla fauna che il Mar Mediterraneo ospita.

Le microplastiche fanno ormai parte dell’alimentazione di tartarughe, mammiferi marini e pesci, i quali finiscono poi inevitabilmente sulle nostre tavole. Chi è che stiamo avvelenando alla fine dei conti?
La rivista Focus afferma che il Mar Mediterraneo “ha soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina: circa 247 miliardi di brandelli.”
Secondo il nuovo studio dell’Ismar Cnr – pubblicato su Scientific Reports – il mar Mediterraneo è “una zuppa di plastica”.

Secondo le loro ricerche:

  • Nel 1999 sono stati stimati circa 335000 frammenti di plastica per chilometro quadrato all’interno del vortice subtropicale dell’Oceano Pacifico settentrionale.
  • All’interno del Mar Mediterraneo ne sono stati stimati circa 1.25 milioni, 4 volte tanto.

Il problema dell’inquinamento del mare è divenuto sempre più serio con il passare del tempo, e adesso è giunto davvero il momento di fare qualcosa di utile.

Soprattutto a causa del comportamento assunto dalla nostra nazione rispetto a questo problema.

 

Microplastiche nell'acqua

L’Italia e l’inquinamento del Mar Mediterraneo: non stiamo facendo il nostro dovere

Come sta reagendo l’Italia davanti a questa grave calamità che sempre più si sta abbattendo sulle nostre vite e su quelle di numerose specie marine?
L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo per il consumo di acqua in bottiglia.

Il Bel Paese getta in mare 12600 tonnellate di plastica ogni anno, un triste risultato che non fa altro che peggiorare le condizione del nostro mare.
L’inquinamento del mare causa numerosi problemi anche su un versante economico tanto caro al nostro Paese: il turismo.
Le correnti del nostro mare – un mare chiuso – riportano inevitabilmente tutto ciò che viene gettato al suo interno al mittente: tantissimi rifiuti in plastica vengono spesso ritrovati sulle nostre coste, causando gravi danni al settore turistico e all’immagine stessa dell’Italia.

I danni alla flora e alla fauna: le specie a rischio

Secondo il WWF, entro il 2050 il Mar Mediterraneo sarà occupato da una quantità di plastica maggiore rispetto alla quantità di pesci.

Altissima la quantità di plastica che infesta il nostro mare, che inquina le nostre acque, che soffoca tutte le specie marine che lo abitano.

Numerosissime le specie animali che rischiano la morte, tantissimi gli animali che giornalmente vengono uccisi dall’ingerimento di plastica scambiata per cibo, tra i quali particolarmente a rischio le tartarughe marine.
Il WWF e altre associazioni devote alla difesa delle specie animali e dell’ambiente lottano ogni giorno per salvare il maggior numero di vite animali possibili, ma tutto questo non è sufficiente: è necessario un concreto cambio di rotta da parte nostra e dei nostri governi.

Mare Mediterraneo inquinato cosa fare

 

Cosa possiamo fare? L’inquinamento del Mar Mediterraneo può essere fermato!

Per quanto questo quadro d’insieme possa essere triste e desolato, una soluzione è possibile: come possiamo ridurre l’inquinamento?
Vi sono due operazioni semplicissime, che ogni cittadino può eseguire:

  • Riciclare la plastica
  • Trovare soluzioni alternative e sostenibili all’utilizzo della plastica

Riciclare ogni rifiuto possibile è ormai un dovere, partendo proprio dalla plastica.
Riutilizzare vecchi oggetti o imballaggi ormai inutili – come le bottigliette di plastica – è davvero un’azione che può portare a un grande cambiamento, dato che permetterà alla plastica di tornare utile e di avere una seconda vita, senza essere quindi gettata in mare.

É importante abituarsi a riciclare fin da piccoli, così da assicurare un futuro più roseo al nostro mare.
Istallare un purificatore domestico all’interno delle nostre abitazioni, così da avere acqua purissima per bere e cucinare direttamente dal nostro rubinetto. Una scelta che, se fatta da molti cittadini e da molti comuni, potrà incentivare il nostro paese a ridurre la quantità di plastica prodotta, forse per sempre.
Ognuno di noi può fare la sua parte per salvaguardare il nostro mare e il nostro territorio, comincia ora!

Fonti:

https://www.nature.com/articles/srep37551

 

le proprietù dell'acqua e tutte le sue caratteristiche

Proprietà dell’acqua, un elemento indispensabile

Di tutte le sostanze presenti in natura, contraddistinte da proprietà straordinarie, l’acqua è di sicuro quella più ordinaria.

Le proprietà dell’acqua sono davvero molteplici, in quanto le sue specifiche caratteristiche di natura chimico-fisico danno luogo a tutta una serie di fenomeni fuori dal comune, riscontrabili quotidianamente, come ad esempio la notevole tensione superficiale, l’ebollizione ad alte temperature, il potere solvente, la capillarità, l’isolamento elettrico e l’elevato calore specifico.

A cosa serve l’acqua? Scopo dell’acqua e le sue proprietà

In relazione al tema a cosa serve l’acqua, ci limitiamo a sottolineare la sua indispensabilità per l’organismo. Basti pensare che senza cibo è possibile sopravvivere per un arco di tempo pari a diverse settimane per via delle riserve corporee.

Lo stesso non si può dire per l’acqua. Viverne senza non si può.

Le proprietà dell’acqua potabile sono innumerevoli: in primo luogo, può essere bevuta senza causare danni all’organismo.

In relazione ai criteri di riconoscimento, si è registrato un cambiamento rispetto ad anni addietro. Prima, l’acqua potabile doveva essere pura, limpida, incolore, inodore ed insapore. La si riconosceva attraverso i sensi e ci si affidava alla filtrazione ed alla decantazione.

Oggi le cose sono cambiate, visto che il concetto di “purezza” è stato sostituito con quello di “innocuità per la salute”. L’acqua potabile, di fatto, deve essere pulita, salubre, priva di microrganismi e di sostanze nocive per la salute.

a cosa serve l'acqua scopo dell'acqua

Le componenti principali dell’acqua e le sue caratteristiche specifiche

Bicarbonati, fluoruri, sodio, solfato, potassio e cloruri sono le componenti principali dell’acqua. Dopo aver elencato le componenti dell’acqua, passiamo alle sue proprietà:

  • Capillarità dell’acqua
  • Calore specifico dell’acqua
  • Potere solvente dell’acqua
  • Incremento del volume di congelamento dell’acqua
  • Tensione superficiale dell’acqua
  • Isolamento elettrico

La capillarità dell’acqua è strettamente connessa all’effetto abbinato delle forze di coesione e di adesione che ne consentono la risalita delle pareti di un recipiente.

É proprio il fenomeno della capillarità che consente all’acqua di essere facilmente assorbita da una spugna o di raggiungere la cima degli alberi.

L’elevato calore specifico dell’acqua fa sì che risulti necessario un notevole quantitativo di energia, al fine di innalzarne la temperatura: 4,184 J/g °C. Di certo, un quantitativo maggiore, se rapportato a quello che altre sostanze richiedono.

Il potere solvente dell’acqua non è altro che la sua capacita di sciogliere un’altra sostanza. Il risultato è noto come “soluzione”. L’acqua si conferma uno dei migliori solventi in natura, perché in grado di rompere i legami che uniscono le molecole di numerose sostanze.

Basti pensare al sale da cucina che viene sciolto in pochi secondi in acqua. Il processo del suo scioglimento rapido è dovuto al fatto che le molecole polari dell’acqua vanno ad attrarre gli ioni di carica opposta e spezzano il legame ionico del cristallo. Più o meno lo stesso avviene con lo zucchero in acqua.

Un processo simile a questo appena indicato è quello della mineralizzazione che diventa effettivo nel momento in cui l’acqua, passando fra le rocce, si arricchisce di sali minerali.

L’aumento del volume di congelamento della massa liquida invece è la causa primaria della rottura delle tubature d’acqua nel momento in cui la temperatura diventa negativa.

Lo stesso fenomeno si registra, ad esempio, mettendo una bottiglia d’acqua nel freezer.

le componenti dell'acqua

Congelamento e tensione superficiale dell’acqua

Lo stato liquido dell’acqua verte sull’azione di due forze opposte: da una parte, vi sono i legami ad idrogeno che organizzano il reticolo di tetraedri; dall’altra, vi è il movimento caotico delle molecole che ne contrasta la formazione. Risultato finale è che a fronte del congelamento dell’acqua, si formano questi tetraedri. Di fatto, la configurazione presenta densità inferiore.

Ecco spiegato il motivo principale del galleggiamento del ghiaccio.

Infine la tensione superficiale dell’acqua è elevata principalmente per via della coesione che si viene a formare fra le molecole che risultano unite per via dei legami di idrogeno.

Questo fenomeno fa sì che alcuni insetti, non avendo una mole così considerevole da spezzare i legami tra le molecole, riescano a camminare sulla superficie dell’acqua.

Anche il galleggiamento di un corpo si spiega con questa proprietà. Lo stesso dicasi per la forma sferica delle gocce d’acqua o ancora per il riempimento di un bicchiere di un paio di millilitri oltre il bordo, senza che si verifichino traboccamenti.

Di isolanti elettrici come l’acqua, ce ne sono davvero pochi in natura. Ciò vuol dire che è un pessimo conduttore di elettricità. Se però presenta tracce di sali disciolti, proprietà che vengono fuori con il suo potere solvente, allora l’acqua può essere considerata tutto sommato un valido conduttore di elettricità.

acqua e la sua importanza

L’acqua, un liquido fuori dall’ordinario!

Sostanzialmente, sono queste le principali proprietà dell’acqua. Un liquido decisamente fuori dall’ordinario che, tra le altre cose, potrebbe essere contraddistinto da svariate caratteristiche, al momento non ancora dimostrate in termini scientifici, in quanto oggetto di studio.

Tanto per dirne una, l’importanza dell’acqua potrebbe palesarsi anche in rapporto alla concentrazione, al riposo, alla produttività e al benessere psico-fisico. A detta dei ricercatori statunitensi del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, i suoni naturali dell’acqua avrebbero una certa incidenza su quanto appena sottolineato.

l'inquinamento del mare da plastica

Inquinamento del mare, è emergenza in tutto il mondo

L’inquinamento del mare, o marine litter, è una delle emergenze più urgenti da affrontare.

Nell’ultimo secolo il mare è diventato un’immensa discarica nella quale finisce ogni sorta di rifiuto, dagli scarichi industriali alle bottiglie di plastica, fino alle sostanze nocive utilizzate in agricoltura.

Il tutto aggravato dai riversamenti di petrolio in prossimità delle piattaforme petrolifere responsabili delle morie di pesci e dell’avvelenamento degli uccelli.

Nonostante le proporzioni del fenomeno, ciascuno di noi può fare la sua parte per tutelare la salute del mare. Quali iniziative possiamo mettere in atto per arginare il problema?

Tutti i tipi di inquinamento del mare

Tappi, bottiglie di plastica, sacchetti, calcinacci, copertoni, mozziconi di sigarette: se non vengono smaltiti correttamente finiscono in mare sospinti dal vento, trascinati dai fiumi o prodotti direttamente dalle navi.

Anche se vi sono vari tipi di inquinamento del mare, nella quasi totalità dei casi è dovuto alla plastica, un materiale che si degrada completamente solo in centinaia di anni e che rappresenta una vera e propria minaccia per l’ecosistema marino.

Essendo un mare semichiuso, il mar Mediterraneo è particolarmente colpito da questo problema.

Secondo un’indagine condotta da Legambiente sulla situazione mare Tirreno, il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati è costituito da plastica.

Ogni anno si fa sempre più lunga la lista di balene, tartarughe o uccelli marini che muoiono per soffocamento o per blocco gastrointestinale a causa dell’ingestione di oggetti di plastica, oppure che vi rimangono intrappolati.

Lo scorso marzo, ad esempio, nel ventre di una femmina gravida di capodoglio trovata morta in Sardegna sono stati rinvenuti addirittura 22 kg di plastica.

Quando la plastica si frammenta, il pericolo si fa più insidioso e finisce per interessare anche la nostra salute, visto che tra i pesci che ingoiano le microplastiche ci sono anche quelli che finiscono nei nostri piatti.

Milioni di tonnellate di plastica riversate nel mare

Milioni di tonnellate di plastica finiscono nel mare

Secondo le stime, finirebbero in mare ben 8 milioni di tonnellate di plastica all’anno. È come se ogni minuto che passa venisse riversato in mare l’equivalente di un camion di plastica.

Ondate di detriti di plastica che si riversano in piccola parte sulle spiagge (15%), mentre il resto galleggia o giace sui fondali.

Esiste addirittura un’area del Pacifico, grande tre volte la Francia, che è stata ribattezzata Great Pacific Garbage Patch, o semplicemente isola di plastica, per l’enorme agglomerato di rifiuti che la intasa.

Gli effetti dell’inquinamento plastica sono spiagge ingombre di detriti, la fauna marina che diminuisce paurosamente e la comparsa di sostanze nocive nelle carni dei pesci.

Un altro killer dei nostri mari è rappresentato dalle attrezzature da pesca abbandonate, perse o dismesse, in particolare le reti, nelle quali rimangono intrappolate balene, delfini e altri animali marini che alla fine muoiono a causa della fame e delle lacerazioni.

L'inquinamento del mare dovuto alla plastica

Un serbatoio di sostanze tossiche che inquinano i mari

Il mare è un serbatoio nel quale confluiscono varie sostanze tossiche. Ce n’è per tutti i gusti: scorie e rifiuti delle lavorazioni industriali, metalli pesanti, concimi e pesticidi chimici scaricati nei fiumi che, come si sa, finiscono nel mare, che diventa così l’ultima pattumiera per i rifiuti di ogni genere.

Non essendo biodegradabili, queste sostanze entrano a far parte del ciclo vitale di numerosi organismi marini, dal fitoplancton fino ai grossi predatori, diventando un ingrediente comune di tutta la catena alimentare.

Anche i mozziconi dispersi nell’ambiente finiscono per inquinare gli oceani. Nei filtri delle sigarette sono infatti presenti dei composti chimici micidiali per la fauna marina.

Gli scarichi accidentali di petrolio sono un’altra delle maggiori cause dell’inquinamento dei mari. I riversamenti di petrolio avvengono durante il trasporto, nel corso delle trivellazioni e anche durante le operazioni di lavaggio delle cisterne.

L’esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico è ricordato come il più grave disastro ambientale della storia statunitense.

Dall’ecosistema marino, alla salute della popolazione, fino all’economia ittica e turistica: i danni arrecati dalla cosiddetta marea nera sono stati enormi.

le sostanze tossiche e la plastica che inquinano i nostri mari

Come salvaguardare la salute dei mari

Secondo un rapporto della Ellen MacArthur Foundation, dal 1964 ad oggi la produzione di plastica è aumentata di 20 volte e, se si andrà avanti di questo passo, entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci.

La situazione è a dir poco preoccupante, ma cambiare rotta è possibile. Per salvare il mare dalla plastica è necessario sensibilizzare il pubblico su un tema le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Il divieto di portare in spiaggia oggetti in plastica è già un buon passo avanti, ma non è abbastanza.

Le principali azioni da mettere in atto per arginare il problema dei mari soffocati dai rifiuti sono:

  • ridurre la produzione di plastica;
  • vietare l’uso di microplastiche nei detergenti e nei cosmetici;
  • organizzare la pulizia delle spiagge;
  • effettuare correttamente la raccolta differenziata;
  • evitare la plastica monouso;
  • raggiungere il 70% della plastica riciclata.

Possiamo inoltre scegliere di installare un purificatore d’acqua domestico nelle nostre case,  così da eliminare il consumo delle bottiglie di plastica, che costituiscono una delle principali fonti di inquinamento del mare.

Fonti:

https://www.corriere.it/ambiente/16_gennaio_20/plastica-oceano-peso-maggiore-pesci-2c73cafa-bf71-11e5-953f-faa14dcd94bb.shtml
https://www.repubblica.it/ambiente/2019/05/20/news/dossier_legambiente_sulle_spiagge_trovati_968_rifiuti_ogni_100_metri-226732473/

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2019/03/31/costa-trovato-un-capodoglio-morto-un-feto-e-22-kg-di-plastica-nel-ventre-_365fe82a-3256-4bdc-a969-dc126c59ef64.html

Chorus Volley Academy Bergamo

Chorus Volley Bergamo Academy, eliminare la plastica facendo sport

Lunedì 20 maggio presso il Pala Agnelli di Bergamo, è stata presentata ad un folto pubblico la nuova associazione sportiva Chorus Volley Academy, che comprenderà otto società sportive bergamasche.
Lo scopo di tale iniziativa è quello di valorizzare i talenti degli sportivi del territorio, incentivando la diffusione del volley nel settore giovanile, mediante il supporto tecnico e psicologico di uno staff competente e professionale.

L’associazione sportiva ha deciso di collaborare con Liberi Dalla Plastica Aps, per lanciare un messaggio nel mondo dello sport sull’importanza di uno stile di vita sostenibile e responsabile nei confronti dell’ambiente, che tenga conto della salute e del benessere degli atleti anche fuori dal campo.

Chorus Volley Academy, una realtà sensibile all’ambiente

Otto società sportive di Bergamo hanno deciso di unire le proprie forze e gli ideali condivisi per realizzare li progetto di Chorus Volley Academy, che prevede la partecipazione non soltanto delle pallavoliste, ma anche di famiglie e società sportive, allo scopo di contrastare la pericolosa disgregazione delle tante realtà sportive sparse nel territorio.

I comuni obiettivi delle società facenti capo al progetto Chorus Volley Academy, presentati lunedì 20 Maggio presso Bergamo, si ispirano a quei valori sportivi, etici e comportamentali che caratterizzano gli ideali dello sport, una disciplina non soltanto agonistica, ma anche educativa e sociale.

Proprio per questo motivo è nata la collaborazione con l’associazione Liberi dalla Plastica APS, il cui scopo è quello di tutelare la salute e il benessere delle persone e dell’ambiente eliminando il più possibile la plastica nelle case e nelle città italiane.
L’Italia infatti è il primo produttore in Europa ed il secondo a livello mondiale di bottiglie di plastica.

Liberi dalla Plastica APS, per contribuire a responsabilizzare gli atleti e le loro famiglie, consegnerà a tutti i tesserati dell’associazione che ne faranno richiesta un purificatore d’acqua gratuito.

Questo piccolo e pratico dispositivo consentirà loro di avere un’acqua migliore per bere e cucinare, libera dalle bottiglie di plastica.

In questo modo Chorus Volley Bergamo darà alla sua iniziativa anche un importante valore etico e sociale, sensibilizzando in merito ad un problema attuale: quello dell’inquinamento da plastica.

 

Liberi Dalla Plastica Chorus Volley Bergamo

 

Gli obbiettivi comuni: Chorus Volley Academy e Liberi Dalla Plastica

Il principale obiettivo di Chorus Volley Academy è quello di valorizzare e diffondere i valori della pallavolo, che, essendo un’attività di squadra, deve supportare gli ideali che stanno alla base della condivisione e della lealtà tipiche delle discipline sportive di gruppo.

Tale sfida lanciata dal volley femminile orobico si propone lo scopo di riunire in un’unica realtà le numerose società sportive esistenti sul territorio e che spesso non riescono ad interagire tra di loro in maniera proficua.

Con il coinvolgimento di ventisei società e la partecipazione di 1980 pallavoliste, Chorus Volley Academy di Bergamo si è subito presentata come un’iniziativa ad ampio raggio che, partendo da una realtà cittadina, si propone di accogliere un sempre maggiore numero di atleti.

Per raggiungere tali obiettivi, Chorus Volley Bergamo è intenzionata a coinvolgere non soltanto l’ambiente sportivo, ma anche quello famigliare, scolastico ed imprenditoriale, allo scopo di ampliare progressivamente i propri orizzonti e la propria visibilità sul territorio.

In quest’ottica è nato il sodalizio con l’associazione Liberi Dalla Plastica Aps, attiva sul territorio italiano con il suo progetto di sensibilizzazione e tutela dell’ambiente.

 

Chorus Volley Bergamo sport e ambiente

 

Chorus Volley Academy: crescita degli atleti nel rispetto dell’ambiente

Lo scopo dell’associazione sportiva Chorus Volley Academy sarà quello di potenziare lo sviluppo personale delle atlete che, al di là degli obiettivi strettamente legati allo sport, devono maturare e migliorare la loro coscienza civile, nell’ottica di una crescita umana a 360 gradi.

L’idea di Chorus Volley è nata dalla constatazione che le realtà sportive a Bergamo costituiscono un mondo a sé stante, per nulla inserito nel contesto nazionale.

Contando  sulla competenza di ottimi allenatori, su una migliore logistica degli spazi e su una maggiore partecipazione condivisa, Chorus Volley Academy  vuole consentire ad ogni singolo atleta di dare il meglio di sé, esprimendo al massimo le proprie potenzialità, in un ambiente sereno e non troppo competitivo.

Inserito in un contesto ad ampio raggio, che interessa non soltanto lo sport, ma soprattutto lo stile di vita delle nuove leve, Chorus Volley ha potuto contare sulla collaborazione con Liberi dalla Plastica APS, un’associazione sensibile ai problemi ambientali e coinvolta nella valorizzazione degli ideali dello sport e della crescita umana sul territorio.

L’associazione Liberi dalla Plastica APS ha come obbiettivo quello di contribuire a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica, responsabilizzando i cittadini e offrendo gratuitamente un purificatore omaggio per bere un’acqua migliore e libera dalla plastica.
In questo modo è auspicabile che un sempre maggiore numero di famiglie non faccia più uso di bottiglie di plastica, estremamente dannose per la salute ambientale.

Diffondendo questa iniziativa il più possibile sul territorio potremo, come ha fatto Chorus Volley Bergamo, contribuire attivamente al benessere delle nostre città e del nostro ambiente.

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps e Chorus Volley Academy:

  • Claudio Bottagisi
    https://www.claudiobottagisi.com/2019/06/chorus-volley-bergamo-academy-liberi.html#more
  • Meteoweb
    http://www.meteoweb.eu/2019/06/liberi-plastica-nasce-partnership-lombarda-unisce-ecologia-sport/1275472/
  • Zazoom
    https://www.zazoom.it/2019-06-18/liberi-dalla-plastica-nasce-la-partnership-lombarda-che-unisce-ecologia-e-sport/5608804/
  • Brianzapiù
    https://www.brianzapiu.it/purificatori-dacqua-e-bottiglie-ecologiche-alle-atlete-chorus-volley-bergamo-academy-e-liberi-dalla-plastica-aps-uniti-per-lambiente/
  • Greenplanner
    https://www.greenplanner.it/2019/06/24/sport-ambiente-iniziative/
  • Cogede Consulting
    https://www.cogedeconsulting.com/news/Per_un_mondo_piu_Ecosostenibile#
  • Bergamo e Sport
    https://www.bergamoesport.it/chorus-volley-bergamo-academy-libera-dalla-plastica/
  • Bergamo News
    https://www.bergamonews.it/2019/06/25/chorus-volley-bergamo-academy-le-migliori-atlete-dicono-no-alla-plastica/312130/
  • Libero 24×7
    http://247.libero.it/rfocus/38994542/0/chorus-volley-bergamo-academy-le-migliori-atlete-dicono-no-alla-plastica/
  • Virgilio
    https://www.virgilio.it/italia/polpenazze-del-garda/notizielocali/chorus_volley_bergamo_academy_le_migliori_atlete_dicono_no_alla_plastica-59210721.html
  • Milano 24h
    https://milano-24h.com/chorus-volley-bergamo-academy-le-migliori-atlete-dicono-no-alla-plastica/
la raccolta differenziata della plastica

La raccolta differenziata della plastica

La raccolta differenziata della plastica è un tema ambientale tornato al centro dell’attenzione anche grazie alle normative intervenute al fine di ridurre il suo consumo.

L’attenzione alle necessità dell’ambiente non è più soltanto una realtà opzionale per la società moderna.

Tutti i Paesi del mondo si stanno sensibilizzando per tutelare l’unico pianeta che ci appartiene: la terra.

Per salvaguardare il benessere del nostro mondo e trovare soluzioni su come ridurre l’inquinamento e tutelare l’ecosistema, non solo appaiono necessarie normative specifiche, ma soprattutto un impegno di ogni singolo soggetto ad essere parte attiva nella raccolta differenziata.

Cosa vuol dire raccolta differenziata plastica

Il termine raccolta differenziata è ormai utilizzato da tutti nel linguaggio comune, ma spesso ci si dimentica che non è un’idea recente.

Nel 1975 la CEE introduceva una direttiva, la 75/442 la quale cercava di sensibilizzare i singoli membri alla tutela dell’ambiente e ai problemi riguardanti l’aspetto ecologico.

Nasce quindi la prima forma di raccolta differenziata che poi sarà adottata in maniera obbligatoria dai singoli paesi membri dell’Unione Europea.

Il termine sta a indicare il principio secondo il quale le diverse tipologie di rifiuti devono essere separati, in specifici contenitori, in modo da poter essere eliminati in maniera adatta negli appositi stabilimenti.

Per determinate categorie come per esempio, il vetro, l’alluminio e la plastica la divisione della raccolta differenziata è fondamentale per permettere il riciclo e quindi il riutilizzo del medesimo prodotto.

 

Cosa vuol dire raccolta differenziata plastica

La produzione di plastica in Italia e la raccolta differenziata della plastica

La plastica è un derivato del petrolio ed è presente nel 90% dei prodotti che sono parte integrante della vita quotidiana.

Bottiglie, tappi, bicchieri, stoviglie, detersivi, sacchetti, contenitori, vaschette sono solo alcuni degli esempi.

È costituita da polimeri che hanno caratteristiche differenti, ma che permettono a ogni prodotto di essere resistente e leggero e soprattutto molto funzionale.

Il nostro paese è il primo in Europa per il consumo di plastica e il secondo al mondo.

Sono delle stime non troppo lusinghiere dato che tutta questa plastica produce un effetto ambientale sull’ecosistema rilevante.

Basta considerare che ogni italiano produce più di 35 kg di plastica ogni anno, per un utilizzo di petrolio pari a 12.000 tonnellate, per questo è così importante che si faccia accuratamente la raccolta differenziata della plastica.

La produzione di plastica e la raccolta differenziata

L’importanza della raccolta differenziata plastica

Ridurre il consumo di plastica, facendo anche accuratamente la raccolta differenziata è la campagna di sensibilizzazione di cui si fanno portavoce le associazioni ambientali, e sempre un maggior numero di Stati.

In Italia la raccolta differenziata non è obbligatoria in tutti i comuni, dato che è stata lasciata libertà di decisione da parte di ogni regione e provincia.

Ma il numero di cittadini che decide di utilizzarla e in aumento. Ma quali sono i vantaggi? Di seguito ne elenchiamo alcuni:

  • ambiente: come derivato del petrolio la plastica è un prodotto non naturale e per questo la sua degradazione in natura avviene in tempi molto lunghi.
  • economico: il consumo di plastica prevede una spesa sia per le famiglie che per le industrie.
  • riciclo: effettuare la raccolta differenziata permette di recuperare la plastica e di poterla indirizzare verso gli stabilimenti adatti allo stoccaggio e all’eventuale riciclaggio del materiale.
  • energetico: la raccolta differenziata della plastica può essere determinante nella riduzione dei consumi energetici del nostro paese.

La presenza di plastica nei nostri oceani sta aumentando in maniera esponenziale, con il rischio su alcune specie marine come per esempio le tartarughe o le balene, e danni all’ecosistema.

Ogni giorno si comprano prodotti come l’acqua in bottiglia e detersivi che potrebbero essere ridotti in maniera drastica con in proporzione la diminuzione della sua produzione.

Facendo correttamente la raccolta differenziata non si dovrà produrre nuova plastica ma si utilizzerà quella già esistente, oltre a smaltire il danno ambientale dei rifiuti nell’ambiente.

Infine per quanto riguarda la riduzione dei consumi di energia basta pensare che 1000 tonnellate di plastica corrispondono a 3.500 di petrolio.

Questi potrebbero essere utilizzati al fine di mettere in funzione altri strumenti,  per portare energia alle nostre case.

L'importanza di differenziare la plastica con la raccolta differenziata

Come fare la raccolta differenziata plastica

La raccolta differenziata in Italia avviene nel pieno rispetto delle normative della Comunità Europea.

Ogni elemento previsto per essere differenziato è identificato da un colore.

Si avrà il verde per il vetro, il blu per il cartone e la carta, il giallo per la plastica, il marrone per i rifiuti organici il turchese per l’alluminio e i metalli, e il grigio per tutto ciò che non è riciclabile.

In questo modo è molto semplice per un cittadino distinguere i diversi cassonetti. Anche i simboli per la raccolta differenziata sono importanti, per non sbagliarsi.

Quello della plastica è un triangolo composto da tre frecce che si intersecano fra di loro. Quasi sempre è di colore bianco o nero. Sui prodotti di plastica che può essere riciclata è presente sul retro della confezione e spesso affiancato dal “Ciclo di Mobius” che sta ad indicare come deve essere smaltita la confezione.

Ma come fare la raccolta differenziata nelle nostre città? Sarà possibile sia quella porta a porta che invece per strada. Nel primo caso ogni famiglia dispone di un certo numero di contenitori nel quale riporre i rifiuti. Quindi si avrà un contenitore per ogni tipologia. Oppure sarà possibile utilizzare i cassonetti in mezzo alla strada. Oltre a quelli che fino ad adesso abbiamo sempre utilizzato per l’indifferenziata vi è la campana gialla con il simbolo della plastica.

Fonti:

https://formiche.net/2018/07/differenziata-report-statistiche/
https://www.istat.it/it/archivio/raccolta+differenziata
https://www.istat.it/it/files/2018/07/Raccolta-differenziata-e-politiche-delle-citt%C3%A0.pdf

Il riciclo della plastica

Il riciclo della plastica, un’abitudine molto importante

Il riciclo della plastica è una questione di massima priorità che trova voce in notiziari, talk-show e numerosi canali mediatici ma ancora fatica ad essere applicata a livello pratico.
Oggigiorno, riciclare e differenziare materiale plastico non è più solo una scelta corretta ma un atto di civiltà nei confronti dell’ambiente in cui viviamo, sia che si tratti di paesaggio urbano o naturale e nei confronti delle future generazioni.

Il riciclo della plastica: gli effetti della plastica

Il riciclo della plastica non è cosa semplice.

Basta guardarsi attorno per rendersi conto di quanto questo materiale sia parte integrante del nostro quotidiano: utensili da cucina, cover per telefoni, tessuti e borse, rivestimenti…

La lista non trova fine e un così vasto assortimento ne rende difficoltoso il riciclo, visto che le sue proprietà cambiano da oggetto a oggetto.
La pericolosità sta nella composizione che include sostanze come gli ftalati, derivati del petrolio impiegati come agenti plastificanti o addensanti.

Di seguito sono riportati alcuni tipi di plastica tra i più comuni, citati secondo la comune nomenclatura.

  • PET o Polietilene Tereftalato: resina termoplastica per la conservazione di cibi, utilizzata per la produzione di bottiglie, contenitori, imballaggi e etichette, se ne sconsiglia il riutilizzo a lungo andare poiché il suo deterioramento rilascia particelle che si diffondono negli alimenti.
  • PE-HD o Polietilene ad alta densità: diffuso nella produzione di giocattoli, flaconi per detersivi e alimenti e tappi, soggetto anch’esso al rilascio di sostanze chimiche.
  • PVC o Cloruro di Polivinile: rigido o flessibile e trasparente, presente in imballaggi, pavimenti in vinile, serramenti e tubi per l’edilizia, è veicolo degli ftalati più pericolosi e tossici.
  • PE-LD o Polietilene a bassa densità: considerato a basso rischio perché composto da carbonio e idrogeno, più duttile del PE-HD, usata per imballaggi, cartoni alimentari (latte e succhi), sacchi per la spazzatura, borse e buste per la spesa.
  • PP o Polipropilene: considerata una plastica sicura e priva di ftalati, è molto duttile e può essere plasmata a piacere e per questo è usata per la produzione di oggetti come casalinghi e giocattoli.
  • PS o Polistirolo: pericoloso per via dello stirene che migra dai contenitori agli alimenti, è usato per la produzione di imballaggi industriali e alimentari, stoviglie, materiale edilizio isolante e fonoassorbente.

Tipi di plastica riciclo della plastica

Il riciclo della plastica: l’inquinamento marino

Nonostante la raccolta differenziata della plastica, l’inciviltà umana non conosce limiti e ogni giorno aumenta il quantitativo di materiale riversato nei mari.

Il danno non affligge solo l’estetica ma anche la purezza dell’acqua e dell’ecosistema ad essa legato: il problema principale deriva dalla formazione di microplastiche, particelle di forma e volume variabili da dimensioni impercettibili ad occhio umano fino a diversi centimetri, che fluttuano nell’acqua e vengono assorbite da flora e fauna attraverso il processo di ”biomagnificazione”.
Secondo un resoconto del WWF, il 95% dei rifiuti presenti nel Mediterraneo è composto da materiale plastico. Per questo è così fondamentale provvedere al riciclo della plastica.

Riciclo della plastica, l'inquinamento marino

Il riciclo della plastica: la questione italiana

In Italia la normativa riguardo l’obbligo al riciclo della plastica e alla raccolta differenziata è piuttosto complessa.

Le leggi, promulgate a livello regionale, sono mirate ad imporre alle amministrazioni comunali di contribuire entro una certa soglia al riciclo delle plastiche e dei rifiuti.

L’ Italia è uno dei paesi europei più attivi in fatto di riciclo di bottiglie di plastica ma ne è anche il primo produttore europeo.

Le statistiche riportate dal Corepla per l’anno 2017 riportano dati favorevoli che fanno sperare in un continuo adempimento dell’Italia nel riciclo della plastica.

Eppure, di tutto il materiale, solo il 40% circa viene effettivamente riciclato mentre gran parte viene convogliato in termovalorizzatori per produrre energia o disperso nelle discariche.

 

Raccolta differenziata della plastica, il riciclo della plastica

Il riciclo della plastica: come farla nel modo corretto

Non basta riciclare bottiglie: tutti gli scarti che riportano le sigle PE, PET e PVC, flaconi di detersivi, plastica in pellicola, borse in nylon, vaschette e polistirolo per alimenti sono riciclabili e da separare sia da ciò che non riporta le sigle PE, PET e PVC, sia da cibo e sostanze pericolose come vernici, olio, residui di farmaci oltre che dalla cosiddetta ”plastica rigida” (tubi, grucce per abiti, custodie di CD e cassette).

Sebbene si parli comunque di ”riciclaggio” anche nel caso in cui venga impiegata per la produzione di energia tramite combustione nei termovalorizzatori, questa soluzione di riciclo della plastica dovrebbe essere evitata viste le nocive emissioni di gas inquinanti che ne derivano.

Come riciclare la plastica nel modo corretto

Il riciclo della plastica: le alternative creative

Prima di gettarli nella spazzatura, è bene pensare se non possiamo provvedere al riciclo della plastica riutilizzando ancora gli oggetti di plastica:

  • vaschette e contenitori di numerosi prodotti alimentari possono continuare a servire per il loro scopo ancora per molto tempo;
  • esistono numerosi modi su come riciclare le bottiglie di plastica: basta tagliarle a metà per poter ricavare un portapenne dalla parte inferiore o un imbuto dal collo, vasi da appendere in giardino, impilarle per creare stand o sculture, unire il collo a vecchi CD per ottenere piccoli vasi o bicchieri;
  • oltre a riciclare le bottiglie di plastica, è possibile riutilizzare i tappi per decorazioni natalizie e gli erogatori spray dei detersivi per annaffiare piante da interno;
  • online inoltre esistono diversi tutorial che aiutano i neofiti a creare utili oggetti solo con materiali di riciclo.

Fonti:

WWF: https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm
Corepla: http://www.corepla.it/i-numeri-di-corepla-lanno-2017
Repubblica: https://www.repubblica.it/ambiente/2019/01/14/news/raccogliamo_sempre_piu_plastica_ma_il_40_non_viene_riciclato-216552217/

Come ridurre l'inquinamento del nostro ambiente

Come ridurre l’inquinamento, è ancora possibile salvare il pianeta

Come ridurre l’inquinamento? Quello della contaminazione dell’aria e del pianeta è diventato un monito non più trascurabile nel Ventunesimo secolo.

È un problema serio, che interessa l’intera totalità della popolazione della Terra.
Siamo tutti responsabili, chi più e chi meno, dell’inquinamento del pianeta, e le motivazioni che stanno dietro a tale questione vanno individuate nello sfruttamento di fonti energetiche non rinnovabili, nella mancanza di politiche ambientali adeguate e nella sovrapproduzione di materiali dannosi per l’ecosistema e per l’ambiente.

La plastica non fa eccezione.

Una premessa su come ridurre l’inquinamento

Lo riportano i documentari e gli scienziati, e lo ribadiscono in primis i capi di governo di ogni nazione: non è più possibile ignorare l’inquinamento.

Ma per quale motivo vi è grande allarmismo attorno alle tematiche in questione? Cosa ha portato le associazioni ambientali a manifestare il proprio disappunto in merito ai problemi ambientali?

Le problematiche relative allo stato di salute dell’ambiente sono nate nel momento in cui ci si è resi conto che l’iper sfruttamento delle risorse energetiche (combustibili fossili in primis) a fini industriali non ha prodotto altro che inquinamento generalizzato, con le maggiori concentrazioni di sostanze dannose per l’ambiente nelle aree più industrializzate del pianeta.

Da ciò sono insorte le prime reazioni da parte di addetti ai lavori quali scienziati e studiosi ambientali, i quali, soprattutto nel corso del ‘900, hanno avuto modo di valutare in maniera più attenta e approfondita la condizione della Terra, anche  grazie agli straordinari progressi della tecnologia compiuti nel secolo passato.

Studi che, di conseguenza, hanno portato ai primi dibattiti sulla salvaguardia del pianeta: come ridurre l’inquinamento? Come ricavare energia dalle fonti rinnovabili?

Come ridurre l'inquinamento nelle città

Come ridurre l’inquinamento e diminuire la produzione delle bottiglie di plastica

Tra i problemi più rilevanti in merito all’inquinamento dell’ambiente vi è senza dubbio l’eccessiva produzione di bottiglie in plastica, le quali, come abbiamo potuto osservare in questi anni, sono in grado di causare danni enormi dal punto di vista ambientale.

Le motivazioni relative alla necessità di ridurre immediatamente i ritmi produttivi della plastica sono varie: innanzitutto, le bottiglie di tale tipologia sono assai difficili da smaltire; vi è poi da considerare il fatto che, qualora finissero in mare, i danni aumenterebbero ulteriormente, peggiorando ancor più lo stato di salute degli oceani.

Dunque, come ridurre l’inquinamento? Come provvedere ad abbattere l’inquinamento da plastica?

Un’ottima idea è quella di sensibilizzarsi e aderire ai progetti e alle proposte che si stanno avanzando in merito.
Va considerato che l’Italia è il secondo paese al mondo (primo in Europa) per la produzione delle bottiglie di plastica, motivo per cui è essenziale iniziare a collaborare affinché questo materiale dannoso scompaia presto dalle nostre case.

Come ridurre l'inquinamento da plastica nelle città

Conoscere le cause per ridurre l’inquinamento

Abbiamo dunque compreso quali siano i rischi relativi alla mancanza di misure volte a tutelare lo stato di salute del pianeta.
Ma quali sono le cause dell’inquinamento ambientale, compreso l’inquinamento da plastica? Quali sono i fattori che hanno portato ai problemi ambientali che stiamo vivendo sulla nostra pelle?

Vediamo i punti focali per  comprendere di conseguenza come ridurre l’inquinamento:

  • prima rivoluzione industriale, collocata generalmente tra XVIII secolo e XIX secolo e che ha provocato il primo grande cambiamento in negativo nella qualità dell’aria (diffusione di macchine a vapore, ampliamento del settore siderurgico ecc…)
  • deforestazioni, attuate per fare spazio all’agricoltura e in grado di ridurre notevolmente la produzione di ossigeno
  • sfruttamento intensivo delle risorse non rinnovabili
  • sfruttamento dei combustibili fossili (eccessivamente inquinanti e dannosi per l’ambiente)

Cause dell'inquinamento e come ridurlo

Rispettiamo l’ambiente per ridurre l’inquinamento

Adesso che si sono comprese le cause principali in grado di impattare notevolmente sulla qualità dell’ambiente, veniamo a delineare le possibili soluzioni alle problematiche evidenziate.

Il primo passo relativo a come ridurre l’inquinamento è diminuire la produzione di bottiglie in plastica, un tarlo da combattere puntando all’utilizzo di altri materiali e involucri per il trasporto dei liquidi.

Per quanto riguarda le altre soluzioni, l’ideale sarebbe agire in controtendenza rispetto alle modalità con le quali ci stiamo confrontando nei confronti dell’ambiente: ecco quindi che diviene fondamentale procedere con le attività di rimboschimento e con l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, o comunque meno inquinanti rispetto ai dannosi combustibili fossili.

Rispettiamo l’ambiente, e poco a poco otterremo significativi miglioramenti dal punto di vista dello stato di salute del pianeta.

Prospettive future per ridurre l'inquinamento

Come ridurre l’inquinamento e  le prospettive future

Abbiamo visto, dunque, come ridurre l’inquinamento attraverso una serie di interventi mirati e ragionati relativi al regolazione delle abitudini di noi esseri umani.

Quella relativa alla riduzione dell’inquinamento è divenuta una vera e propria corsa contro il tempo.

I governi nazionali stanno facendo il possibile per incentivare i cittadini a scegliere vetture ed elettrodomestici green, o a puntare a soluzioni domestiche che possano soddisfare il fabbisogno energetico famigliare affidandosi alle energie rinnovabili.

Ridurre l’inquinamento deve diventare l’obiettivo principale anche per le generazioni a venire, affinché il pianeta sul quale viviamo possa definitivamente essere salvato.

tipi di plastica le alternative

Tipi di plastica, le varie alternative nel nostro ambiente

Forse non ci siamo mai chiesti quanti tipi di plastica esistano al mondo e quali siano le conseguenze di un uso incontrollato di questo materiale in termini di impatto ambientale ed economico.

Approfondire questi aspetti potrebbe sorprenderci e stimolarci ad intraprendere un percorso virtuoso di inversione di tendenza valutando con attenzione quali siano le alternative possibili all’uso indiscriminato della plastica per sviluppare una nuova coscienza sociale e collettiva di rispetto per l’ambiente.

Le produzioni e gli impieghi dei vari tipi di plastica

Crediamo che il modo migliore per stimolare una maggiore sensibilità sull’argomento sia quello di partire dalla consapevolezza di quanti tipi di plastica esistano in commercio e che uso ne viene fatto.

La plastica si può distinguere in tre grandi categorie:

  • termoindurenti
  • termoplastiche
  • elastomeri

Le termoindurenti sono adatte al riuso in quanto si producono con una processo a caldo e possono essere sottoposte allo stesso ciclo, più e più volte.

A questa categoria appartengono ad esempio, il polietilene (LDPE – HDPE) , il polietilentereftalato (PET) noto per il largo impiego nel settore degli alimenti e utilizzato per realizzare le bottiglie d’acqua o delle bibite ed infine, il polivinilcloruro (PVC) per isolanti o materiali per edilizia.

I termoplastici sono dotati di una malleabilità ottenuta riscaldando il composto plastico. Raggiunto un certo grado di raffreddamento, il materiale torna ad indurirsi. Anche questo procedimento può essere ripetuto più volte e quindi anche le termoplastiche rientrano tra i materiali che possono essere riciclati.

L’ultima categoria, gli elastomeri, presenta caratteristiche del tutto differenti, hanno un elevato grado di deformazione. Si tratta di un materiale a diffusissimo impiego, basti pensare alle gomme delle macchine, le suole delle scarpe, l’industria automobilistica e quella aereospaziale.

Solo di recente, questi polimeri, sono finalmente rientrati in un ciclo specifico di riuso grazie anche ad un progetto europeo multinazionale “CERMAT (Cost Efficient Recycling of elastomeric MATerials – Riciclaggio economico dei materiali elastomerici)”, che ha permesso di realizzare cicli completi di reimpiego degli scarti di lavorazione di gomma e poliuretano.

Produzione e impiego dei vari tipi di plastica

Inquinamento ambientale dei tipi di plastica

Tutti queste varietà di plastica , che non dobbiamo dimenticare provengono da polimeri che si ottengono principalmente da sostanze derivate del petrolio, hanno largo impiego nel nostro quotidiano e solo una minima parte entra un meccanismo di riciclo.

Le stime dell’ONU ci riferiscono che ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri mari.
Quantità che si vanno ad aggiungere agli oltre 5 miliardi di tonnellate frutto dei rifiuti degli ultimi 50 anni.

Le bottiglie di plastica sono tra le principali responsabili di questo elevato livello di inquinamento che ha raggiunto ormai dimensioni spaventose.
La quantità di microplastiche ingerite dagli esseri viventi è divenuta un problema globale.

Senza volerlo e spesso, senza saperlo, queste microplastiche sono entrate a far parte anche della nostra alimentazione attraverso la catena alimentare, ma non solo.

La plastica inquina ancora prima di diventare un rifiuto.

Le bottiglie di PET utilizzate nell’industria alimentare, rilasciano nei liquidi particelle di microplastiche che noi ingeriamo ad ogni sorso.

Inquinamento ambientale tipi di plastica

Tipi di plastica e le bottiglie d’acqua

Come detto in precedenza, le bottiglie di plastica costituiscono uno dei principali problemi dell’inquinamento globale, contando su un produzione enorme data dal largo impiego nell’industria alimentare.

Le categorie  delle bottiglie d’acqua sono principalmente due:

  • il PET – polietilene tereftalato
  • il PE-HD – polietilene ad alta densità

Il PET è il tipo di plastica più diffuso per la realizzazione delle bottiglie d’acqua e considerato tra i più sicuri per l’industria alimentare anche se ne viene sconsigliato il riutilizzo in quanto il materiale tende a deteriorarsi e a rilasciare sostanze negli alimenti.

Tra i rischi maggiori di contaminazione, troviamo le fonti di calore.

 

L’antimonio è un metalloide tossico e la legge fissa i limiti concessi in un litro d’acqua conservata a temperatura ambiente.

 

Gli ftalati invece, sono stati riconosciuti come potenzialmente dannosi solo di recente grazie ad uno studio tedesco dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte che rileva la presenza di xeno-estrogeni.

come ridurre l'inquinamento dei tipi di plastica

 

Come ridurre l’inquinamento dei diversi tipi di plastica

E’ di questi giorni la notizia di una nuova iniziativa di un team di ricerca statunitense che ha ottenuto carburanti puliti attraverso un processo di liquefazione della plastica.

Questo esperimento dimostra che “circa il 25% della plastica potrebbe essere riconvertito in energia”, questo a condizione di riciclare quanto più possibile e a gestire la raccolta differenziata in modo efficiente.

Gli studi sono pubblicati sulla rivista “ACS Sustainable Chemistry and Engineering“.

Anche l’industria sta lentamente orientando la produzione verso la realizzazione di materiale derivanti da polimeri naturali quali:

  • la lignina
  • la cellulosa
  • la pectina
  • la chitina

Naturale significa anche biodegradabile e i materiali che andranno a sostituire le plastiche attuali, creeranno minori danno all’ambiente sia in fase di produzione che in fase di smaltimento.

La vera sfida è realizzare materiali termoplastici da polimeri naturali che garantiscano le stesse prestazioni di quelli attualmente in commercio ma riducendo al minimo il danno ambientale.

Il composto più noto attualmente disponibile è l’acido polilattico o PLA, l’unico ritrovato in grado di competere con il PET per resistenza e proprietà meccaniche.
Ma la ricerca non si ferma e sperimenta nuove soluzioni, come la plastica naturale o quella ricavata dall’impiego di polimeri naturali derivati dalle proteine animali.

Molte istituzioni sono in prima linea nella lotta contro la plastica e rappresentano un modello da seguire e imitare, ci riferiamo all’iniziativa del 4 ottobre 2018 del Ministreo dell’Ambiente che ha bandito l’uso della plastica monouso dalle sue strutture, ancitipando le norme emante dall’Unione Europea che entreranno in vigore nel 2021.

Quello che tutti possiamo cercare di fare è adottare comportamenti responsabili e ecocompatibili abbattendo l’uso della plastica nel nostro quotidiano, a partire dalle bottiglie d’acqua, scegliendo di bere l’acqua del rubinetto.

L’inquinamento globale causato dalla presenza delle plastiche è una questione che riguarda tutti e sono proprio le iniziative individuali e collettive che possono reinvertire la tendenza e garantirci, per il futuro, un pianeta bello e sano dove vivere.

Giornata mondiale dell ambiente

Giornata mondiale dell’ambiente e la sua importanza

Secondo Josè Ortega y Gasset, filosofo e saggista spagnolo, l’uomo rappresenta la somma tra se stesso e l’ambiente che lo circonda; non preservare quest’ultimo significa, per il madrileno, non garantire il benessere dell’essere umano.

Questo pensiero raffinato ha trovato largo consenso sia tra gli addetti ai lavori sia tra la gente comune.

Tali sentimenti sono stati subito colti dall’United Nations General Assembly (UNGA), organo istituzionale dell’United Nations (UN), che ha deciso di istituire la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

La Giornata Mondiale dell’Ambiente che cos’è e quando si celebra

Tra il 5 e il 16 giugno del 1972, si tenne, a Stoccolma, la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente che si concluse con la Dichiarazione di Stoccolma, un documento che definiva i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

A distanza di pochi mesi da quell’assemblea generale, si decise di fissare al 5 giugno di ogni anno la celebrazione.

A partire dal 1974, l’UNGA ha stabilito che la ricorrenza sulla salvaguardia ambientale uscisse dagli stretti ranghi dell’ONU per accogliere un pubblico più vasto.
Da quel momento, la Giornata Mondiale dell’Ambiente è ospitata da una nazione diversa anno dopo anno.

L’obiettivo di questa giornata  è di lanciare iniziative volte a sensibilizzare l’importanza dell’ecosistema.
La parabola di questo evento è stata tutta in salita sino a diventare una piattaforma globale che coinvolge 143 paesi, ONG, enti e celebrità da tutto il mondo.

Giornata mondiale ambiente quando si celebra

 

Il rispetto dell’ambiente, incentivato dalla Giornata Mondiale Dell’Ambiente

Bastano poche immagini per invocare l’adesione massiccia alle iniziative promosse da questa giornata ambientale.

Una delle più drammatiche riguarda la balena pilota deceduta sulla costa meridionale della Thailandia dopo aver ingerito 80 buste di plastica.

In seguito a emergenze simili, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) ha reso noto un report dettagliato che permette di monitorare lo stato dell’ambiente.

Da esso si evince che:

  • ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani
  • oggi si produce un volume di imballaggi di plastica pari a 20 volte quello prodotto negli anni Sessanta
  • se non si frenerà questo trend, entro il 2050 la massa di plastica galleggiante negli oceani sarà superiore al peso dell’intera fauna marina

A richiamare la popolazione mondiale al rispetto dell’ambiente è anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) che, con il progetto Indicit, ha evidenziato i terribili impatti dei rifiuti plastici sul biota marino.

Rispetto ambiente giornata mondiale

L’importanza del tema ambientale nella Giornata Mondiale dell’Ambiente

Sin dalla sua istituzione, la Giornata dell’ambiente ha sempre avuto un tema che ne caratterizzava lo svolgimento.
Inizialmente, il motivo portante di queste ricorrenze faceva leva sul concetto di “una sola Terra, un solo futuro” per evidenziare come fosse necessario curare e salvaguardare il pianeta per garantire il suo stato di salute e quello dell’uomo.

Altro tema che ha dominato a lungo questa dimostrazione pubblica  è stato quello dell’acqua nelle sue declinazioni di risorsa vitale e indicatore di salute del globo.

Non sono passate inosservate le problematiche che legano lo sviluppo industriale alla distruzione territoriale e ai cambiamenti climatici, nonché alla desertificazione.

Fin dall’istituzione della Giornata dell’Ambiente, quasi fosse un fiume carsico che risale spesso la superficie, è stato l’inquinamento da plastica a dominare gli appuntamenti annuali.

Nel 2018, lo slogan più rilanciato su twitter e in rete è stato #beatplasticpollution, un’etichetta che ha richiamato l’attenzione di VIP e gente comune su un tema ambientale che riguarda tutti: quello dell’uso e abuso dei materiali plastici.

importanza tema ambientale giornata ambiente

Giornata mondiale dell’ambiente e la lotta all’inquinamento da plastica

Secondo i dati pubblicati dall’ecologo Giuseppe Bonanno e dalla biologa Martina Orlando Bonaca, pubblicati sulla rivista Environmental Science and Policy, la plastica ha ormai raggiunto tutti gli habitat marini del mondo.

Non solo le grandi isole di plastica nel Pacifico, di cui oggi conosciamo la Great Pacific Garbage Patch e la North Atlantic Garbage Patch, ma anche le isole oceaniche delle Hawaii e delle Galapagos, territori che, solo fino a qualche anno fa, erano considerati incontaminati.

Questo accumulo di sostanze inquinanti ha due spiegazioni fondamentali:

  • il lungo periodo di smaltimento: una volta immessa nell’ambiente, la plastica impiega 400 anni prima di decomporsi
  • la generazione dei rifiuti plastici: l’80% delle tonnellate complessive che ogni anno finiscono in mare proviene dai continenti mentre la parte restante, altrettanto massiccia, è generata da mezzi di trasporto o strutture presenti in mare

I progetti per gestire l’impatto ambientale della plastica sono tanti, dal Remote Sensing for Marine Litter, che permette di tracciare il percorso delle plastiche e programmare interventi di pulizia mirati, al Seabin Project, che consente di depurare i mari dalla plastica galleggiante.

Oltre a questi progetti, la Giornata mondiale dell’ambiente avanza iniziative su come ridurre l’inquinamento.

Tra quelli sempre validi vi è il divieto di usare plastica monouso e accordare più preferenza a materiali vetrosi, soprattutto quando si tratta delle bottiglie d’acqua.

La celebrazione annuale del 5 giugno coinvolge tutti quanti noi, nella speranza che grazie alla Giornata dell’ambiente aumenti sempre più l’attenzione sul tema dell’inquinamento del nostro ambiente.

 

Fonti:

worldenvironmentday.global

www.repubblica.it

www.unenvironment.org

www.isprambiente.gov.it

www.focus.it

www.repubblica.it

www.bollettino.unict.it

L'inquinamento dell'ambiente

Inquinamento ambientale, arginare il fenomeno è possibile

L’inquinamento ambientale si verifica nel momento in cui vengono disperse in un determinato luogo sostanze dannose, che possono comprometterlo.

L’inquinamento dell’ambiente può provocare problematiche temporanee o permanenti, sia per l’equilibrio naturale che per la salute dell’uomo.

Da qualche anno sempre più paesi stanno adottando misure per cercare di arginare il fenomeno, soprattutto escludendo la plastica dalle abitudini di acquisto quotidiane.

Inquinamento Ambientale e le cause

Come accennato precedentemente l’inquinamento ambientale porta alla dispersione di molte sostanze inquinanti, che possono causare conseguenze gravi per piante, animali, esseri viventi in generale e ovviamente anche per la salute dell’uomo stesso.

Gli elementi incriminati sono svariati: dispersione della plastica, polveri sottili, liquidi, scarti radioattivi, radiazioni, gas, scarti petroliferi ma anche vibrazioni e rumori forti.

Escludendo le cause naturali di inquinamento, nel corso della storia l’uomo ha generato moltissimo inquinamento ambientale: con la rivoluzione industriale si è dato il via all’inquinamento massivo e reiterato come lo conosciamo oggi, con la costruzione di industrie, l’emissione di scarti, polveri e gas, ecc.

L’invenzione della plastica (derivata dal petrolio) e il suo successivo utilizzo in quasi tutti i settori ha poi causato l’inizio, fino ad arrivare ai giorni nostri, del fenomeno conosciuto come inquinamento da plastica, che sta generando danni enormi tanto da poter essere considerato una delle principali cause dell’inquinamento dell’ambiente odierno.

Inquinamento dell'ambiente perchè avviene

 

Inquinamento in Italia e l’inquinamento ambientale

Per combattere seriamente il problema dell’inquinamento ambientale da plastica, l’Unione Europea ha introdotto dal 1° gennaio 2018 l’obbligo di utilizzare sacchetti di plastica biodegradabili.

Anche l’Italia ovviamente è coinvolta nel processo, risultando tra l’altro una delle nazioni più inquinate d’Europa: secondo le agenzie di monitoraggio il rifiuto più presente nelle nostre spiagge è proprio la plastica.

Nello specifico sono presenti: tappi, reti, bastoncini cotonati, bottiglie e contenitori, piatti, bicchieri, posate e stoviglie usa e getta; materiali che a lungo andare possono portare danni enormi alla flora e alla fauna marina.

I principali responsabili di questo tipo di inquinamento dell’ambiente sono proprio i cittadini: la scorretta gestione dei rifiuti urbani incide sul 50% dei rifiuti dispersi.
Privati e associazioni si sono già organizzati in azioni di pulizia delle spiagge, ma senza un cambiamento delle abitudini di acquisto e di gestione dei rifiuti, la situazione tarderà a migliorare.

L'inquinamento in Italia

Cause dell’inquinamento dell’ambiente

La produzione intensiva di plastiche e resine è cresciuta considerevolmente nel corso degli anni: dal 1950 si attestava sui 2 milioni di tonnellate, nel 2015 ha raggiunto la cifra di 380 milioni di tonnellate.

Bastano solo questi numeri per capire come la plastica sia presente quasi in ogni oggetto o prodotto acquistato.

Tali prodotti, una volta dispersi, impiegheranno circa un centinaio di anni prima di decomporsi andando ad influire sulla fauna e la flora marina, con conseguente danno per la catena alimentare.

Oltre alla plastica e all’operato dell’uomo, l’inquinamento dell’ambiente può essere provocato anche da eventi naturali: eruzioni vulcaniche con conseguente rilascio di monossido di carbonio, zolfo e benzene o incendi di boschi e foreste, tutti fenomeni che inquinano l’atmosfera.

Le cause dell'inquinamento dell'ambiente

Le microplastiche nell’inquinamento del nostro ambiente

Da tenere in forte considerazione, specialmente per l’inquinamento dell’acqua, dei mari e degli oceani, sono le microplastiche.

Queste prendono il nome dalle loro ridotte dimensioni: sono molto piccole e il loro diametro è compreso tra i 330 micrometri e i 5 millimetri.
Diversi studi hanno evidenziato la pericolosità delle microplastiche per l’uomo e l’ambiente.

Il danno maggiore avviene negli habitat marini e acquatici: le piccole particelle di plastica impiegano moltissimi anni prima di degradarsi, rischiando di essere ingerite da pesci e animali marini e di risalire lungo la catena alimentare fino ad arrivare a noi.

La produzione di plastica industriale non degradabile non fa altro che acuire il problema, è quindi necessario che si trovino al più presto delle soluzioni alternative alla plastica.

Si stima che in mare vengano disperse circa 8 milioni di tonnellate di materie plastiche all’anno, sottoforma di sacchetti, recipienti, attrezzatura per la pesca, rivestimenti, materiali di imballaggio, nastri, polistirolo.

La lista potrebbe andare avanti per molto, questo ci da l’idea dell’importanza dell’inquinamento dell’ambiente dovuto alla plastica.

 

L'inquinamento ambientale da microplastiche

Come ridurre l’inquinamento ambientale

Il tema dell’inquinamento ambientale  e le soluzioni su come ridurlo devono riguardare ognuno di noi.

Tante nazioni stanno cominciando a trattare il tema con il giusto impegno e le prime soluzioni stanno venendo alla luce: in diverse città italiane per esempio si sta adottando la politica “plastic-free“, ovvero il divieto di acquisto di piatti e bicchieri e posate in plastica.

Secondo diversi studi nel 2050 avremo prodotto circa 25.000 di tonnellate di rifiuti plastici e solo una piccola parte verrà riciclata o incenerita.

Adottare dei piccoli accorgimenti quotidiani, quindi, può garantire un contributo reale.

Ecco alcune soluzioni concrete per ridurre l’impatto e l’inquinamento ambientale:

  • scegliere prodotti che non abbiano imballaggi in plastica
  • prediligere il vuoto a rendere utilizzando bottiglie di vetro al posto di quelle in plastica
  • impegnarsi a riciclare la spazzatura con attenzione e costanza
  • non disperdere oggetti plastici nell’ambiente
  • impegnarsi a riciclare la spazzatura con attenzione e costanza
  • trovare un utilizzo diverso per gli oggetti di plastica che si possiede

Oppure per salvaguardare l’ambiente da altre forme di inquinamento:

  • creare sul proprio balcone un piccolo spazio riservato alle piante con conseguente beneficio anche per gli uccelli
  • prediligere cibi a chilometro zero a discapito dei cibi prodotti in scala industriale che risultano anche meno nutrienti
  • evitare lo spreco dell’acqua non lasciando i rubinetti aperti più del necessario

Piccoli accorgimenti per una grande causa, l’ambiente ti sarà riconoscente.

L'isola di plastica nell'oceano Pacifico

Isola di plastica nel Pacifico, un fenomeno da arginare

L‘isola di plastica nel Pacifico è un’immensa distesa di oggetti di plastica, che si trova nel bel mezzo del nostro Oceano, e diventa ogni anno sempre più grande.

Ad oggi le stime calcolano che si aggiri tra i 700.000 km2 fino a più di 10 milioni di km2.

La sua esistenza costituisce soltanto uno dei motivi per cui è molto importante limitare l’acquisto di prodotti in plastica, riciclare ed essere consapevoli dei danni che possono essere causati dalle materie plastiche.

E’ fondamentale che ognuno di noi apporti delle sostanziali modifiche al proprio stile di vita, per ridurre l’impatto enorme che la plastica genera sul nostro ambiente.

Isola di plastica nel Pacifico: Plastic Vortex

L’isola di plastica nel Pacifico non è una scoperta recente; è dagli anni ’80 che si registra, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, la graduale crescita di un’enorme chiazza di spazzatura galleggiante, i cui componenti sono principalmente detriti in plastica.
”Plastic Vortex”, il ”vortice di plastica’, è un altro nome che si è soliti utilizzare per definire questo fenomeno disastroso, che sa riportando effetti negativi immensi sulle acqua, sulla fauna e la flora marina.

Non si hanno valori precisi per quanto riguarda la dimensione della distesa di plastica nel Pacifico, ma si stima che abbia raggiunto un’estensione pari a tre volte il territorio francese.
Le foto che la ritraggono sono angoscianti e rendono perfettamente l’idea del fenomeno,  tuttavia il problema è molto più che puramente estetico.

I materiali in plastica inquinano e alterano l’ecosistema marino, causando la morte di migliaia di specie ittiche ogni anno.

La plastica inoltre contiene sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene, che rilasciate negli anni di decomposizione in mare possono intaccare la catena alimentare e trasmettersi per ingestione arrivando fino a noi.
Per degradare una bottiglia di plastica sono necessari 1000 anni, basterebbe questo per rendersi conto della gravità e dell’ampiezza del fenomeno del Plastic Vortex.

Plastic Vortex la plastica nel Pacifico

Le cause dell’isola di plastica nel Pacifico

La plastica che costituisce l’enorme isola di plastica nel Pacifico si concentra nell’area di confluenza delle correnti marine, che trasportano le materie plastiche dalle nostre coste fino alle aree più remote dell’oceano.
Le cause dell’inquinamento da plastica sono da ricercare nelle cattive abitudini dell’uomo, e dalle perdite di materiale nell’ambiente, che invece di essere smaltito come dovrebbe viene scaricato nei fiumi e nei mari, arrivando poi a raggiungere l’oceano.

La plastica si ritrova in quasi tutti gli oggetti che ci circondano, e che una volta terminato il loro uso diventano rifiuti generando danni inimmaginabili.

Ecco una lista dei più comuni oggetti in plastica:

  • contenitori per detersivi
  • sacchetti di plastica
  • bicchieri di plastica
  • stoviglie di plastica
  • bottiglie di plastica 

Si tratta soltanto di alcuni esempi, ma rendono l’idea di quanto questi oggetti plastici vengano utilizzati giornalmente e spesso giornalmente gettati via.

Per quanto riguarda le bottiglie di plastica in Italia abbiamo il triste primato europeo in produzione e utilizzo.

Questo contribuisce non poco all’accumulo di rifiuti e alla diffusione nel mare (e successivamente negli oceani) di questo dannoso materiale.

Si stima addirittura che, con la quantità di bottiglie in plastica utilizzate in Italia, si potrebbe riempire il Colosseo ben 8 volte!

Le cause dell'inquinamento dell'isola di plastica nel Pacifico

Come ridurre l’isola di plastica nel Pacifico

Come ridurre l’inquinamento che giorno dopo giorno aumenta la famigerata isola di plastica nel Pacifico?

Il primo pensiero che potrebbe venire in mente per arginare il problema è impegnarsi per fare una corretta raccolta differenziata, gettando negli appositi contenitori i rifiuti di plastica.

Se tutti realmente lo facessimo, di certo questo rallenterebbe il processo di inquinamento delle acque, che alimenta il Plastic Vortex, ma non si tratta della soluzione definitiva.

Lo smaltimento attraverso gli inceneritori inquina l’aria causando piogge acide che contribuiscono a disseminare sostanze tossiche nel terreno, inoltre le perdite di materiale durante il processo di trasporto e riciclaggio sono notevoli.

Senza contare poi che la stessa produzione di plastica aumenta i livelli di CO^2, alimentando il surriscaldamento globale.

Il rimedio migliore è quello di cambiare le nostre abitudini di vita e diminuire il più possibile l’utilizzo di oggetti in plastica nel quotidiano, evitando di acquistarli e scegliendone altri realizzati con materiali ecologici ed ecosostenibili.

Come ridurre l'inquinamento da bottiglie di plastica

Perchè parlare dell’isola di plastica nel Pacifico

Ogni 5 giugno viene celebrata una giornata importante, che pone l’attenzione su problemi come quello dell’isola di plastica nel Pacifico.

Si tratta della Giornata mondiale dell’ambiente in cui si invita la popolazione a riflettere sulle problematiche legate alla nostra Terra e alle possibili soluzioni.
Ogni anno si svolge in un Paese diverso e viene trattato un tema specifico: nel 2018 è stata la volta dell’India.

L’evento ha voluto incentrare l’attenzione sulla lotta all’inquinamento da plastica, analizzando il fenomeno, individuando le cause e valutando le possibili soluzioni per la riduzione del consumo di materie plastiche.
Ogni anno vengono riversati nel mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica, che provocano l’inquinamento degli oceani, alimentano disastri ambientali come il Plastic Vortex e distruggono interi ecosistemi marini.

L’acqua è fonte di vita, non sprechiamola e non roviniamola per sola ”comodità”

Semplicemente ”pulendo” l’isola di plastica nel Pacifico non risolveremo il problema: dobbiamo invertire la rotta e iniziare a pensare a soluzioni efficaci e più sostenibili….iniziamo ora!

Fonti:
“https://www.repubblica.it/ambiente/2018/03/22/news/l_isola_di_plastica_del_pacifico_e_sempre_piu_enorme-191962940/”
“https://www.informazioneambiente.it/giornata-mondiale-dell-ambiente/”

la plastica naturale per ridurre l'inquinamento

Plastica naturale, una novità per ridurre l’inquinamento

La plastica naturale è una novità davvero interessante, un progetto di cui si è iniziato a parlare negli ultimi anni e che potrebbe costituire una vera svolta nella lotta all’inquinamento.

Il problema dell’eccessiva produzione della plastica, con conseguente smaltimento che molto spesso non viene svolto in modo corretto, è una piaga che colpisce il nostro paese e il mondo intero: la plastica naturale e le sue varianti, come per esempio la bioplastica,  potrebbero presto arrivare a sostituire la dannosa plastica tradizionale.

Plastica naturale, l’alternativa alla versione classica

La plastica naturale è un tipo di materiale che attualmente si sta studiando e perfezionando nei laboratori di ricerca di tutto il mondo. Il suo scopo ultimo è quello di andare a sostituire definitivamente la plastica tradizionale, chimica e ricca di sostanze dannose, ma che purtroppo ritroviamo in quasi tutti gli oggetti che ci circondano.
La plastica green, oltre ad essere ecologica ed ecosostenibile presenta dei vantaggi notevoli, tra i quali costi di produzione e riciclo inferiori e maggiore sicurezza durante l’utilizzo.

A caratterizzare questo materiale plastico sono dei polimeri naturali che, legandosi tra di loro tramite un attento processo di lavorazione, formano un composto resistente e in grado di offrire delle prestazioni ottimali proprio come accade con la plastica che conosciamo.
Per il momento la plastica naturale rappresenta solo un progetto, la ricerca su questo materiale innovativo è ancora in fase di perfezionamento, e potrebbero volerci ancora diversi anni di lavoro prima che la plastica ecologica venga alla luce e si diffonda nel mercato attuale.
Partendo dall’idea di creare una plastica che fosse 100% naturale sono poi state create delle varianti, tra queste ritroviamo la bioplastica.

plastica naturale, una novità ecologica

 

Una plastica naturale innovativa: la bioplastica

In attesa dell’arrivo della plastica naturale, sono stati pensati altri tipi di plastica, ugualmente green ed ecosostenibili ma già pronti per trovare posto sul mercato: tra questi c’è la bioplastica.

Si tratta di una plastica biodegradabile, come suggerisce il nome, che deriva da materie prime vegetali: farina o amido di mais, grano o altri cereali. Rende fertile il terreno su cui viene depositata e si decompone in qualche mese di compostaggio, una bella differenza se si pensa ai 1000 anni che impiegano a decomporsi le materie plastiche derivate dal petrolio.

Nel 2011 le prime buste biodegradabili  per il trasporto del cibo, pensate in quest’ottica, hanno iniziato a sostituirsi ai tradizionali sacchetti di plastica, costituendo una svolta non indifferente.

La bioplastica è formata da un materiale che, per prestazione e conservazione dei cibi ma non solo, si comporta in maniera analoga alla plastica tradizionale, garantendo il massimo livello di sicurezza e risultando al contempo ecologica ed ecosostenibile.
Per questo motivo in Italia si sta pensando di sostituire la classica plastica con questo materiale, più semplice da riciclare e non inquinante, una scelta capace di offrire una soluzione ottimale per la riduzione dell’inquinamento da plastica.

la bioplastica come alternativa naturale

 

Plastica naturale e i diversi tipi di plastica

Mentre le ricerche riguardo la plastica naturale proseguono, continuano a rimanere sul mercato tutti gli altri tipi di plastica, chimici e derivati dal petrolio.
Ogni tipologia di plastica tradizionale è destinata ad un uso specifico, pertanto una busta o una bottiglia non avranno la stessa composizione.
I diversi tipi di plastica sono riconoscibili dalla presenza di un logo a forma triangolare, disposto generalmente sul fondo dei prodotti.

All’interno di questo logo è inserito un numero che ne indica la tipologia, e consente di capire se quella plastica specifica potrà essere riciclata oppure no.
Se i numeri vanno dall’1 al 6 la plastica potrà essere riciclata; la procedura sarà maggiormente complessa più ci si avvicina al numero 6.

Il 7 invece indica che siamo di fronte ad una materia plastica che non può essere sottoposta ad alcun processo di riciclo.

Esistono diverse tipologie di plastiche e queste sono:

  • il PET, utilizzato per il confezionamento delle bibite
  • la PE-HD, che viene sfruttata per i prodotti cosmetici
  • il PVC, che viene sfruttato per tubature e coperture varie
  • PE-LD, utilizzata per giochi e barattoli particolari
  • PS, utilizzata nel settore alimentare
  • PP, che viene adoperata per la creazione di tazze e altri contenitori alimentari

Tutte le altre plastiche, che non riportano una di queste sigle, vengono considerate come non riciclabili mentre queste 6 rientrano nella categoria di quelle che possono essere sottoposte al processo di riciclo.

Le diverse tipologie di plastica

Buste biodegradabili in plastica naturale

Le buste biodegradabili come detto in precedenza, sono costituite da una plastica naturale che possiamo già ritrovare sul mercato.

Da diversi anni i sacchetti biodegradabili hanno preso posto nei supermercati, sostituendo quelli tradizionali altamente inquinanti.
Ma da cosa sono composte le buste biodegradabili?
Sono frutto di una lavorazione che vede protagoniste diverse sostanze vegetali, come l’amido di mais e di altre piante, combinate a bioplastiche, che conferiscono una consistenza maggiore e donano maggiore resistenza.
Le buste biodegradabili devono avere uno spessore inferiore ai 15 micron e essere composte per almeno il 40% del totale da materia prima rinnovabile. Sono inoltre compostabili: possono essere riutilizzate per la raccolta dell’umido.

Sempre più persone utilizzandole si stanno rendendo conto di quanto la scelta di un materiale naturale, e nello specifico della plastica naturale, possa realmente fare la differenza per il nostro ambiente.

buste di plastica biodegradabili

Come si ricicla la plastica non naturale?

Come riciclare la plastica che rimane ancora sul mercato e nelle nostre case è una domanda corretta, che merita una risposta adeguata.

Riciclando la plastica si ottengono nuovi materiali che, attentamente lavorati, consentono di ottenere delle materie plastiche rigenerate.
Il passaggio fondamentale consiste nel suddividere le diverse tipologie di plastiche in gruppi: il PET verrà quindi separate dalle PS, PP, PVC ecc.
Successivamente si passa alla fase di lavaggio della plastica, che avviene con acqua calda e consente la totale rimozione di germi, batteri e impurità.
Dopodichè le materie plastiche vengono fuse tramite appositi forni, che generano i polimeri della plastica: aggiunti ad altre molecole questi rendono il nuovo materiale pronto a essere utilizzato.

Il processo di riciclo della plastica non genera grossi impatti ambientali, il problema più grosso è costituito dalle perdite di materiale che non riesce ad essere riciclato, perchè disperso nell’ambiente o nelle acque.

Per questo motivo è fondamentale che la ricerca continui a fare la sua parte nel cercare soluzioni che possano sostituirsi del tutto alle materie plastiche che si trovano in commercio, soluzioni come la plastica naturale.

 

L'inquinamento delle acque

Inquinamento dell’acqua e le sue problematiche ambientali

L’inquinamento dell’acqua è una problematica purtroppo molto diffusa nella nostra penisola.

Le cause del fenomeno sono numerose e si ricollegano a settori diversi, primi fra tutti quello industriale, quello agricolo e naturalmente quello civile.

Tra i maggiori agenti inquinanti bisogna menzionare le bottiglie di plastica, di cui l’Italia è il primo paese produttore in tutto il continente europeo, e che causano un pericoloso inquinamento da plastica.

L’acqua è un bene prezioso: come ci informano gli esperti della Protezione civile, sulla Terra è presente un miliardo e mezzo di metri cubi d’acqua circa, un vero patrimonio che è nostro dovere proteggere.

Gli effetti più noti dell’inquinamento dell’acqua

Le acque inquinate rappresentano un grave rischio per la salute dell’uomo e per il benessere dell’ecosistema.

Queste, innanzitutto, costituiscono un pericoloso veicolo di virus e batteri, che possono arrivare all’essere umano e provocare l’insorgere di una serie di malattie anche gravi.

L’inquinamento dell’acqua è assolutamente dannoso anche per l’ambiente, poiché la contaminazione dei bacini idrici colpisce gli animali, le piante, le coltivazioni, andando a comprometterle:

le sostanze inquinanti penetrano nella catena alimentare, causando malattie, malformazioni e il rischio di perdita di numerose specie.

In aggiunta, le acque calde scaricate dagli stabilimenti industriali sono elemento di squilibrio per molti habitat acquatici, poiché ne modificano la temperatura e ne riducono la quantità di ossigeno.

cause dell'inquinamento dell'acqua

Inquinamento dell’acqua, industrie e settore agricolo

L’inquinamento dell’acqua è causato soprattutto dalle industrie, che scaricano quotidianamente prodotti chimici nei fiumi, nei laghi e nei mari, senza calcolare i rischi che queste azioni sconsiderate possono avere.

Basti pensare a sostanze quali l’acido cloridrico, la soda, lo zolfo, l’amianto e l’acido solforico, che sono altamente tossiche per la fauna acquatica e provocano danni irreparabili.

Altre industrie che causano l’inquinamento delle acque sono quelle che scaricano i residui di lavorazione; questi possono provocare la formazione di particolari tipologie di batteri nell’acqua, dannosi per piante e animali.

Le risorse idriche, infine, subiscono un danno enorme anche dalle attività agricole: i pesticidi e i fertilizzanti di sintesi possono penetrare nel terreno e arrivare fino alle falde acquifere sotterranee, intaccandole e compromettendone la purezza.

Inquinamento dell'acqua da parte delle industrie

L’ambiente umano e l’inquinamento dell’acqua

L’inquinamento delle acque è causato anche da azioni che compiamo ogni giorno nella nostra quotidianità e alle quali non diamo peso.

La scelta di prodotti naturali e rispettosi dell’ambiente, di dispositivi ecologici che consentano di non sprecare e non inquinare possono davvero fare la differenza.

Molti esperti, infatti, sostengono che il fenomeno in oggetto è stato notevolmente accentuato proprio dall’urbanizzazione, che causa inoltre un notevole inquinamento da plastica.

Tra le più diffuse cause dell’inquinamento urbano bisogna citare i seguenti elementi:

  • I rifiuti che ogni essere umano produce nel corso della propria esistenza. Di giorno in giorno si gettano via prodotti difficili da smaltire, primi fra tutti i sacchetti e le bottiglie di plastica
  • Le sostanze che spesso vengono fatte defluire nello scarico dei lavandini, come alcuni detergenti, le vernici, i medicinali, i solventi
  • I rifiuti organici e l’acqua sporca domestica. I paesi sviluppati possiedono appositi impianti di depurazione, che tuttavia non sempre riescono a eliminare tutti i batteri

Inquinamento acque da plastica

Prevenzioni e rimedi dell’inquinamento dell’acqua

Vi sono dei piccoli gesti quotidiani che ognuno di noi dovrebbe compiere per contribuire alla a ridurre le cause dell’inquinamento.

Consigli utili per ridurre l’inquinamento dell’acqua nel mondo:

  • Utilizzare materiali biodegradabili, limitare l’impiego della plastica, cercare di contenere quanto più possibile la produzione di rifiuti
  • Adoperare detergenti naturali, come quelli a base di limone o di aceto bianco, così da evitare i detersivi chimici che, tramite il lavabo, arriverebbero a contaminare le acque del sottosuolo
  • Non buttare mai nello scarico dei sanitari oggetti solidi, né le sostanze poco prima nominate (vernici, solventi, medicinali)
  • Se si possiede un giardino, usare soltanto concimi e diserbanti naturali. I prodotti di sintesi, come già detto, sono un vero problema per le falde acquifere

Per ridurre le acque inquinate quindi basterebbero pochi accorgimenti da parte di tutti, andando a modificare le proprie abitudini.
Questo ovviamente non vale solo per l’ambiente domestico: bisogna adottare comportamenti responsabili anche in ufficio, a scuola, negli ambienti pubblici, cercando di sensibilizzare sull’argomento.

Come ridurre l'inquinamento delle acque

L’inquinamento dell’acqua e la plastica

Più volte si è accennato all’inquinamento da plastica come ad uno dei peggiori fattori di inquinamento dell’acqua.

La plastica impiega secoli per degradarsi completamente: ciò significa che, ogni anno, finiscono nelle acque di tutto il mondo tonnellate e tonnellate di questo materiale.

Bottiglie, sacchetti e qualsiasi altro oggetto realizzato in plastica mettono in pericolo il nostro ecosistema.

È fondamentale, quindi, prevenire l’inquinamento da plastica riducendo l’utilizzo di questo materiale o, quantomeno, riciclando il più possibile.

Simbolo dell’industria dell’epoca moderna, la plastica rappresenta un problema attuale, ragion per cui è preferibile adottare materiali alternativi: il vetro per le bottiglie, ad esempio, o la stoffa per i sacchetti. Facciamo anche noi la nostra parte!

Inquinamento dell'acqua da plastica

Fonti:

www.protezionecivile.gov.it

www.inquinamento-italia.com

www.aknews.it

bottiglie in plastica potrebbero fare male

Acqua nelle bottiglie di plastica, fa male?

Quanto fa bene bere l’acqua in bottiglia è una domanda attuale e che in molti si pongono.

L’Italia è il paese europeo che acquista più acqua minerale in assoluto.

A dirlo è il Censis che comunica il consumo di un volume d’acqua pari a 12 miliardi di litri (192 a testa).

Dunque, un italiano su due beve soltanto acqua confezionata.

Questi dati non possono che lasciare un che di amaro in bocca, soprattutto visti i numerosi studi che confermano un dato ormai certo: l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male.

Perché l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male

La plastica rilascia, seppur in basse quantità, dosi di sostanze nocive.

Tale processo, noto come “cessione” o “migrazione”, è stato studiato da un’equipe californiana nell’Experimental Comparison of chemical Migration che ha rintracciato 29 sostanze in grado di migrare dalla plastica della bottiglia nell’acqua che essa contiene.

Tra queste, quelle che meritano un approfondito riesame delle abitudini degli italiani, sono:

  • Aldeidi (acetaldeide e formaldeide);
  • Monomeri (acido tereftalico e dimetil tereftalato);
  • Oligomeri (dimeri e pentameri);
  • Chetoni;
  • Antimonio;
  • Ftalati;
  • Alchil fenoli.

Il dossier dello studio americano ha dimostrato che la concentrazione di sostanze cancerogene nell’acqua aumenta di 9 volte se il liquido passa da 20 a 30° e di quasi 4 volte se l’acqua rimane in bottiglia per tre mesi.

Le normative europee fissano a 60 mg/l il limite delle sostanze tossiche che dalla plastica possono migrare nell’acqua.

Il test utilizzato dall’UE per misurare la quantità di sostanze cedute dalla plastica all’acqua si basa sul principio dell’evaporazione e restituisce 16 mg di elementi nocivi per litro. Un limite, quindi, molto al di sotto di quello stabilito per legge.

Tuttavia, Silvano Monarca, docente dell’Università di Perugia, mette in discussione il principio che sottende ai test europei e propone, al suo posto, quello della liofilizzazione.

Tale sostituzione permette di rilevare la presenza di 121 mg di sostanze cancerogene per litro d’acqua.

Questo limite ben al disopra di quello consentito per legge dimostra che l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male.

le bottiglie in plastica fanno male

Quando l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male

La filiera italiana del polietilene tereftalato (PET) produce un totale di 460 mila tonnellate annue di bottiglie e il trasporto dalle fabbriche ai punti di distribuzione avviene su gomma.
Quando vengono collocate sui camion, i cui vani di carico raggiungono anche una temperatura di 50° C., le bottiglie subiscono una variazione termica significativa.
In tal modo, anche stando a quanto riportato dal report californiano, le proprietà organolettiche del contenitore di plastica potrebbero risultare gravemente compromesse.

Un’altra circostanza che va a intaccare le proprietà fisiche e chimiche del PET vede protagonista la data di scadenza dell’acqua, a proposito della quale occorre fare chiarezza.

Sono in molti a chiedersi se l’acqua scaduta fa male

Il dubbio nasce dal fatto che tutte le bottiglie di plastica riportano una data di scadenza di tre anni (computati dalla data d’imbottigliamento).

È bene sottolineare che questa data non si riferisce al contenuto ma al contenitore, il quale, una volta trascorso il termine minimo di conservazione, inizia a degradare.

Tuttavia, come abbiamo avuto modo di vedere, il termine di tre anni è ininfluente sulla salubrità dell’acqua perché bastano tre mesi di stoccaggio per far sì che pericolosi composti chimici migrino nell’acqua che quotidianamente versiamo nei nostri bicchieri.

L’acqua nelle bottiglie di plastica fa male anche a causa di alcuni comportamenti degli acquirenti, che spesso lasciano le confezioni di acqua in auto ed esposte al sole,una pratica, questa, vivamente sconsigliata dagli esperti.

acqua scaduta nelle bottiglie d'acqua

Acqua in bottiglie di vetro

Il polietilene tereftalato è una materia plastica resistente e impermeabile ai gas.

Si presenta come sostanza granulosa bianca che viene sottoposta a una doppia fusione per far sì che assuma quelle caratteristiche di lavorazione idonee per far nascere le bottiglie di plastica.

Proprio la manipolazione ad alte temperature in forni che raggiungono i 100° C può causare il rilascio di acetaldeide e formaldeide, composti volatili e genotossici.

Le bottiglie di vetro, invece non presentano questo problema. Il vetro, infatti,  è un materiale d’imballaggio di alta qualità che è in grado di conservare le proprietà organolettiche dell’acqua.

Inoltre, quando le bottiglie non vengono più utilizzate, possono essere riciclate e riportate nel ciclo di produzione.

Bere l’acqua in bottiglie di vetro risulta, da un punto di vista fisico-chimico, assolutamente più sicura e salutare.

acqua in bottiglia puo andare a male

 

Acqua nelle bottiglie di plastica, quali alternative?

L’80% di tutte le acque di rubinetto sono di acque profonde, quindi pure.

Hanno più calcio e magnesio delle acque minerali e quindi prevengono la calcolosi renale da ossalati di calcio.
Inoltre, un DL obbliga sia l’ente erogatore sia l’ASL e l’ARPA di riferimento a fare controlli giornalieri.

Lo stesso non vale per le acque confezionate, i cui controlli possono essere eseguiti anche a distanza di mesi.

L’acqua nelle bottiglie di plastica fa male anche all’ambiente visto che solo 1/3 del PET prodotto annualmente viene inserito in una catena di recupero e riciclaggio.

Per evitare l’impatto ambientale e salvaguardare lo stato di salute, occorre ridurre l’iperconsumo di acqua imbottigliata e aumentare il consumo di acqua di rubinetto, utilizzando bottiglie di vetro.

l'acqua nelle bottiglie può andare a male

Fonti :

www.censis.it

www.legambiente.it

www.salute.gov.it

www.youtube.com

Le alternative alla plastica

L’Italia è il primo paese in Europa per la produzione delle bottiglie di plastica.

Questo dato rappresenta una pesante sconfitta per la cultura dell’ambiente e per la salute pubblica.

Negli ultimi anni, infatti, il Paese ha cercato di liberarsi dalla cultura consumistica che si è rivelata altamente dannosa e ha cercato di avvicinarsi ad uno stile di vita sano nel pieno rispetto dell’ecosistema.

La plastica è ancora oggi uno dei maggiori agenti inquinanti del pianeta anche perché ha trovato un utilizzo in molti prodotti monouso.

Le materie plastiche, nate per costruire oggetti che dovevano durare nel tempo, sono state utilizzate per la maggioranza dei beni associati ad una cultura dell’usa e getta.

Dagli anni sessanta in poi siamo stati travolti da un mare di plastica e il consumo purtroppo non sembra diminuire.

Ci siamo trovati ad affrontare quindi il problema dello smaltimento di un materiale che è molto difficile da gestire poiché se viene bruciato emette diossina, che è una sostanza altamente tossica.

Il risultato è che oggi dobbiamo decidere cosa fare con quest’onda di rifiuti senza precedenti che ha invaso la terra e anche i nostri mari.

Il nostro mare

Il mare Mediterraneo è stato classificato come la sesta zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo e in ogni metro cubo di acqua si possono trovare anche centinaia di chilogrammi di rifiuti plastici.

Non si tratta solo di bottiglie, di tappi, o di reti, cioè di rifiuti evidenti, che, anche se con enormi difficoltà, possono essere rimossi, ma di qualcosa di ancora più insidioso, le microplastiche.

Queste sono delle particelle molto piccole che hanno un diametro massimo di cinque millimetri e che derivano da molti scarti riconducibili all’uomo.

Tra questi ci sono residui dei cosmetici, dei dentifrici, degli abiti, degli pneumatici delle automobili che, a causa del consumo sulla strada, perdono particelle plastiche che vengono poi portate in mare dalla pioggia.

C’è inoltre l’azione del sole, del vento e degli altri agenti atmosferici che col passare del tempo sminuzzano i rifiuti plastici già presenti nel mare, aumentando sempre di più la percentuale di microplastiche.

L’impatto ambientale che ne deriva è devastante perché queste sostanze distruggono lentamente la flora marina e uccidono la fauna.

La plastica finisce anche nei nostri piatti poiché i pesci ne ingeriscono grandi quantità e, quando riescono a sopravvivere a questo terribile agente inquinante, una volta catturati dall’uomo diventano un pasto molto pericoloso per la nostra salute.

La plastica ingerita dai molluschi, dai crostacei e dai pesci di piccole e grandi dimensioni è particolarmente nociva per il nostro sistema endocrino perché può portare ad alterazioni di tipo genetico.

Si tratta quindi di un lento avvelenamento che coinvolge anche l’uomo.

Le alternative alla plastica

Un’alternativa all’utilizzo della plastica si sta lentamente facendo strada.

Usiamo ormai tutti per la spesa delle borse in materiale biodegradabile e compostabile con una certificazione da parte di organi accreditati, che sono le uniche che possono circolare liberamente.

Il Ministero dell’Ambiente ha adottato per i suoi uffici una serie di misure per abolire l’uso di plastica monouso.

Ha fornito i dipendenti di borracce in alluminio riciclato e ha installato degli erogatori di acqua refrigerata.

Tutto ciò ha permesso di eliminare all’interno dei propri distributori le bottiglie di plastica.

Per quello che riguarda le bibite calde, il Ministero utilizza solo bicchieri in carta e cucchiaini in legno.

Per il 2025 tutti gli Stati aderenti all’Unione europea, dunque anche l’Italia, dovranno interrompere definitivamente la vendita di alcuni prodotti monouso che stanno alterando in modo irreparabile l’equilibrio ambientale.

Tra i prodotti messi al bando ci sono le cannucce, gli agitatori per bibite, i cotton fioc, i piatti e i bastoncini per i palloncini.

La plastica non è insostituibile, la natura sostenuta dalla scienza fornisce da molti anni altre strade percorribili per un futuro sostenibile.

La lignina, la cellulosa, la pectina e la chitina sono materiali organici che derivano dalle piante e dagli animali.

Tutti questi materiali hanno accompagnato da sempre la nostra vita e possono avere un largo impiego.

Quello che è cambiato, nel corso degli ultimi anni, è l’apporto della scienza nel modificare, lavorare e combinare questi elementi per farli diventare sempre più utili nel nostro quotidiano, fino a sostituire definitivamente la plastica.

Oggi dagli scarti derivanti dalla lavorazione del cocco si ottiene il rayon che può essere utilizzato per realizzare abiti di qualità in tessuto ecologico, sostituendo quindi alcune materie plastiche che sono molto diffuse anche nel settore dell’abbigliamento e che sono dannose per l’ambiente.

In Indonesia, un’azienda ha realizzato degli imballaggi dalle alghe attraverso un processo di lavorazione altamente innovativo.

Il dato importante non è solo il processo di trasformazione, ma anche la diffusione delle alghe su tutto il pianeta che consente quindi di produrre grandi quantità di questo materiale.

L’imballaggio derivante dalle alghe è commestibile, insapore, inodore, si scioglie in acqua e può essere utilizzato per confezionare ogni genere di prodotto.

Su di esso può anche essere impresso il logo delle società che hanno prodotto il cibo imballato, sostituendosi quindi con efficacia all’antiquata plastica.

Una società americana che produce birra ha dato il proprio contributo alla ricerca e alla diffusione di una cultura comportamentale ecocompatibile ideando innovativi anelli per sostenere le lattine.

Questi sono realizzati da una miscela di orzo e grano, perciò biodegradabili e sono anche dell’ottimo cibo per gli animali.

Le nuove frontiere in ambito scientifico sono ormai tutte indirizzate allo studio delle fibre già presenti in natura che possono sostituirsi ai polimeri chimici che stanno arrecando un danno enorme al nostro ecosistema.

Molti ricercatori lavorano alla realizzazione di processi di scissione della cellulosa dalla lignina attraverso delle forme di fermentazione batterica per ottenere imballaggi a basso costo, senza più plastica.

Fonti:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Anche-il-Mediterraneo-sta-diventando-un-mare-di-plastica-3b136190-85aa-4ea7-b94d-a4a18e4b163d.html?refresh_ce

https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm

http://www.minambiente.it/comunicati/il-ministero-dellambiente-diventa-plastic-free

http://www.rinnovabili.it/ecodesign/alternative-alla-plastica

Ridurre-la-plastica-in-Italia

La plastica in Italia: consumi, smaltimento e inquinamento

La plastica è un’invenzione che si colloca intorno ai primi anni del novecento e che ha cambiato notevolmente il modo di vivere dell’uomo introducendolo nell’epoca moderna.

Ormai la maggior parte dei prodotti di uso quotidiano sono in plastica e la si può trovare davvero ovunque ed è diventata una materia preponderante sia nella produzione di qualsiasi oggetto sia nel consumo abituale di ognuno di noi.

Purtroppo smaltire questo materiale non è molto facile e, sfortunatamente, ci sono addirittura delle plastiche che non sono riciclabili causando,perciò, non pochi danni all’ambiente.

Il nostro pianeta è sempre più inquinato e lo si evince soprattutto dai dati che vengono dagli oceani e dai mari.

La causa maggiore di inquinamento dei mari è proprio la plastica che impatta negativamente sull’ecosistema di pesci, tartarughe e uccelli marini causandone la morte per intrappolamento o ingestione, senza contare,poi, che quegli stessi pesci che hanno ingerito e assorbito le microplastiche poi finiscono sulle nostre tavole.

I dati risultano allarmanti soprattutto per l’Italia che al momento detiene il primato europeo per consumo di acqua in bottiglia e, anche se si cerca di ridurre il consumo di plastica adottando diverse misure come il bando sui sacchetti emesso nel 2012, i livelli di microplastiche presenti nel Mediterraneo sono addirittura analoghi a quelli rinvenuti nell’oceano Pacifico.

L’istituto di Scienze Marine del CNR di Genova insieme all’Università Politecnico delle Marche e a Greenpeace si sono uniti per analizzare il mar Mediterraneo fornendo una campionatura delle acque più soggette all’azione antropica.

Dalle analisi ottenute si rilevano dei dati alquanto allarmanti, infatti i valori delle microplastiche presenti nelle zone sottoposte all’opera dell’uomo sono di circa 3,56 frammenti per metro cubo, ma anche in zone più lontane, e quindi ipoteticamente meno soggette all’inquinamento, i valori risultano essere di 2,2 frammenti per metro cubo.

Queste cifre fanno comprendere come le microplastiche viaggino velocemente e si propaghino in maniera aggressiva anche in zone lontane dai porti e dall’azione umana, inquinando anche quelle nature un tempo incontaminate.

Per rendere meglio l’idea dell’inquinamento dovuto a plastiche e a microplastiche presenti nel mar Mediterraneo si può immaginare di riempire una piscina olimpionica con l’acqua delle Isole Tremiti: nonostante la lontananza da sorgenti inquinanti se si facesse un bagno in questa piscina si nuoterebbe in mezzo a circa 5.500 pezzi di plastica.

Basti pensare che a inizio del 2018 vicino le coste spagnole della regione della Murcia è stato ritrovato un capodoglio morto per aver ingerito 29 chilogrammi di plastica che, purtroppo, il suo corpo non è riuscito più ad espellere.

La situazione è estremamente seria e grave e il nostro Paese si trova oggi ad essere il secondo al mondo per consumo di acqua in bottiglie di plastica.

I contenitori di plastica impiegano dai cento ai mille anni per essere degradati e proprio per questo motivo riciclare è fondamentale, ma purtroppo non è una soluzione determinante in quanto di oltre 2,1 milioni di tonnellate di prodotti in plastica consumati in Italia nel 2015 solo 900 mila sono state differenziate e solamente 540 mila tonnellate sono state riciclate.

Secondo il presidente dell’Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori materie plastiche in Italia viene riciclato solo un quarto dei prodotti realmente consumati rendendo, di fatto, il sistema del riciclo insufficiente ad arginare questa emergenza.

Nonostante il tasso dei ricicli sia cresciuto negli ultimi anni e in Italia la raccolta differenziata sia cresciuta dal 38% del 2014 al 43% del 2017 questo non è riuscito a compensare il costante aumento del consumo di prodotti di plastica monouso.

Il problema dell’inquinamento nei mari italiani è davvero oneroso e per cercare di mettere un freno al drammatico epilogo che si sta prospettando occorre necessariamente invertire la rotta e per farlo, come afferma Serena Maso della campagna di Greenpeace, si deve partire dalle aziende produttrici che devono eliminare i prodotti in plastica usa e getta.

Per ridurre il consumo, e quindi la produzione di plastica, si sta cercando di adottare diverse misure tra cui quella di limitare l’uso della plastica nel packaging dei prodotti di uso domestico, anche se con estrema difficoltà.

Se si desidera, davvero, aiutare il pianeta e il nostro mare si può cominciare dai piccoli gesti quotidiani, come quello di privilegiare prodotti che non abbiano imballaggi di plastica, preferire i detersivi distribuiti alla spina o le ricariche in modo da utilizzare sempre lo stesso contenitore, comprare frutta e verdura sfusa, utilizzare delle buste di tela quando si va al supermercato ed evitare di acquistare acqua in bottiglia, magari installando un purificatore di acqua nella propria abitazione.

Una soluzione per aiutare le nostre città e il nostro pianeta è possibile, ma bisogna agire fin da subito ed affrontare il problema delle plastiche riducendone il consumo solo in casi strettamente necessari.

Fonti:

https://tg24.sky.it/ambiente/2018/04/26/legambiente-italia-leader-contro-plastica-in-mare.html

https://www.lastampa.it/2018/05/03/scienza/una-montagna-di-plastica-soffoca-il-mediterraneo-594tMxQbPp3s2RkjlaxbJN/pagina.html

https://www.legambiente.it/temi/rifiuti/riduzione

https://storage.googleapis.com/planet4-italy-stateless/2018/11/de8ed6c7-de8ed6c7-sintesi_report_il_riciclo_non_basta.pdf

https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/uniti-contro-la-plastica-mare-medsealitter-dieci-partner-internazionali-combatt

https://www.corriere.it/animali/18_aprile_10/capodoglio-trovato-morto-spagna-ucciso-30-kg-plastica-stomaco-5e54a7fa-3cc0-11e8-87b2-a646d975b0f5.shtml

https://www.repubblica.it/ambiente/2016/10/07/news/rifiuti_in_italia_2_1_milioni_di_tonnellate_di_plastica_se_ne_ricicla_solo_un_quarto-149300221/

le microplastiche nell'acqua

Microplastiche nell’acqua in Italia

La plastica, nonostante l’alto tasso di riciclabilità, rimane ad oggi il rifiuto che presenta più problematiche e che causa più danni in tutto il mondo: basti pensare a quanto si è parlato soprattutto negli ultimi anni delle microplastiche nei mari e negli oceani.

Secondo alcune stime del report di Euromonitor International, ogni minuto vengono vendute un milione di bottiglie di plastica in tutto il globo ma meno della metà di quelle vendute nel 2016 è stata riciclata.

Ogni anno, tra i vari rifiuti riversati nei mari, si contano milioni di tonnellate di plastica e gran parte di essi continueranno a persistere sui fondali o verranno trasportati dalle correnti galleggiando fino a formare grandi agglomerati negli oceani, isole con estensioni pari a nazioni grandi come la Francia.

Un esempio è costituito dalla ”Grande Chiazza di Immondizia del Pacifico” che continua a far parlare di sè attraverso i numerosi video-denuncia pubblicati da privati, associazioni ambientaliste e organi di stampa.

Quel che dovrebbe far riflettere non sono solo i numerosi dati che ogni anno vengono raccolti o le segnalazioni di testimonianze del degrado che la produzione incontrollata di plastica causa quotidianamente.

Tutta la plastica creata e scartata ritorna a noi soprattutto come microplastica, costituendo un enorme danno ambientale  e minacciando la salute dell’uomo.

Sin dagli anni ’70 si è iniziato a monitorare la presenza di microplastiche nei fiumi e negli oceani di tutto il mondo e a domandarsi gli effetti che esse hanno sul corpo umano.

Per microplastiche si intendono residui e particelle disgregati da frammenti più grandi le cui dimensioni variano da meno di un millimetro fino a livelli micrometrici, visibili solo al microscopio.

Ad oggi la loro presenza è attestata in tutta l’acqua ad uso domestico e il grado di contaminazione varia, con gli Stati Uniti al primo posto con un tasso del 94% seguiti subito dal Continente Europeo con il 72%.

Come le microplastiche possano arrivare ad insidiarsi nel corpo umano si spiega non solo attraverso l’inquinamento delle acque.

Recenti studi di biologia hanno dimostrato come esse siano presenti anche nelle pietanze confezionate o cotte che arrivano sulle nostre tavole.

Questo avviene attraverso un processo di ”biomagnificazione”, ovvero di accumulo crescente di una o più sostanze tossiche man mano che si passa al livello successivo nella catena alimentare.

Non è da sottovalutare la presenza di microplastiche depositate nelle bottiglie di acqua e bibite e che ha visto coinvolti negli ultimi anni anche i grandi marchi della distribuzione di bevande.

Ancora, tracce di microplastiche sono contenute in numerosi oggetti di uso quotidiano quali vestiti in tessuto sintetico che disperdono le particelle ad ogni lavaggio, cosmetici e prodotti per l’igiene come il dentifricio e le vernici.

L’Italia non è esente dal problema delle microplastiche: attraverso un’indagine del 2017 svolta in giunzione tra Legambiente ed ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) sono stati studiati 6 grandi bacini lacustri italiani e numerosi loro emissari ed immissari rivelando come il tasso di componenti plastiche nelle nostre acque sia di gran lunga superiore al 50% con picchi dell’80% nei casi dei fiumi Oglio e Mincio.

I laghi oggetto di studio sono stati Maggiore, Iseo, Garda, Trasimeno, Bolsena e Albano e tutti presentavano la stessa problematica specialmente in prossimità di restringimenti e foci dei fiumi che li alimentano.
Più recenti sono i risultati ottenuti dal report combinato di Greenpeace, Cnr-Ismar di Genova e l’Università delle Marche.

Grazie ai campionamenti svolti la scorsa estate dalla nave ammiraglia Rainbow Warrior che ha percorso le nostre coste da Genova ad Ancona, sono venuti alla luce dati sconcertanti che dimostrano come il tasso di microplastiche nei nostri mari sia pari a quello degli oceani.

Il Golfo di Napoli è risultato essere uno dei punti più critici, allo stesso modo di zone come le Isole Tremiti, ugualmente colpite dal fenomeno nonostante il loro status di riserve protette, dimostrando come gli agenti inquinanti presenti nelle microplastiche viaggino e si addensino tramite le correnti.

La minaccia delle microplastiche arriva dritta sulle nostre tavole: circa il 25-30% dei pesci analizzati da Greenpeace ha rivelato la presenza di corpi plastici di dimensioni inferiori a 5 millimetri tra acciughe, triglie, merluzzi, scorfani, gamberi e cozze, specie che rientrano nel pescato italiano e consumate quotidianamente.

Gli effetti di questi residui sul corpo umano sono ancora oggetto di studio. Diverse ricerche hanno dimostrato che le microplastiche sono composte da polietilene, bisfenolo A, triclosan e altri EDC, tutte sostanze in grado di alterare il sistema endocrino e creare disfunzioni ormonali con effetti devastanti.

Alcune soluzioni per eliminare le microplastiche nell’acqua sono già state messe in atto.

Il rimedio più appropriato tuttavia resta la prevenzione della dispersione nell’ambiente di materiale plastico attraverso la sensibilizzazione sul tema, più attuale che mai.

Piccoli accorgimenti quotidiani che a primo impatto sembrano banali possono fare la differenza se diventano un’abitudine di tutta la comunità. Cominciamo fin da subito ad invertire la rotta!

 

Fonti:
• Repubblica 23/04/2018
https://www.repubblica.it/ambiente/2018/04/23/news/grenpeace-cnr_in_italia_microplastiche_in_mare_come_negli_oceani_siamo_messi_male_perfino_alle_tremiti_-194610995/
• Cnr 23/04/2018
https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-8073/nel-mediterraneo-livelli-di-microplastiche-paragonabili-a-quelli-dei-vortici-di-plastica-del-pacifico
• Legambiente 20/12/2017
https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/microplastiche-nei-laghi-e-nei-fiumi-italiani