Riciclo plastica

Vuoto a rendere, il nuovo modo di riciclare arriverà in Italia?

Il riciclo non è l’unico metodo per evitare di disperdere nell’ambiente materiali esausti e bottigliette in PET.

All’estero, da anni, si utilizza il vuoto a rendere per restituire i packaging ai produttori e incentivarne il riuso.

Ma questa buona pratica verrà adottata in modo diffuso anche in Italia?

Che cos’è il vuoto a rendere

Con la definizione di “vuoto a rendere” si identifica l’abitudine di restituire al fornitore un contenitore una volta svuotato.

In questo modo il contenitore può essere igienizzato e riutilizzato più volte.

Si tratta di un metodo largamente impiegato per le bottiglie di vetro (anche in Italia), che è possibile mettere in pratica anche con le bottigliette in PET.

I contenitori dell’acqua in vetro possono essere riutilizzati fino a 40 volte.

Quelli in plastica hanno una vita utile che permette di riempirli e svuotarli per 20 volte.

Ma cosa spinge i consumatori a rendere i contenitori esausti?

Sicuramente, oltre alla riduzione dell’inquinamento ambientale, anche la cauzione, ovvero una piccola somma che viene pagata al momento dell’acquisto e prontamente restituita quando i contenitori vuoti sono resi al fornitore.

In Italia se ne parla?

Il vuoto a rendere è molto valorizzato all’estero.

In Germania, per esempio, da trent’anni lo stato impone che il 72% dei contenitori prodotti siano restituiti con questo sistema.

Si tratta di un metodo molto diffuso nei paesi nordici, come la Norvegia, che lo applica anche per le bottigliette in PET, mentre in Danimarca è obbligatorio per tutte le bottiglie di vetro.

In Italia la situazione è un po’ diversa.

Secondo i dati del Conai riportati da Il Sole 24 Ore oggi prevale il riciclo plastica sul riuso, con il 48,7% di packaging riciclati che nel 2025 diventeranno il 50%.

In totale, le cifre del riciclo degli imballaggi nel nostro paese (compresi vetro e alluminio), raggiunge il 73%.

Nel 2015 un primo tentativo di incentivazione del vuoto a rendere è stato proposto dal ministro dell’ambiente ed entrato in vigore a ottobre 2017.

La normativa incentivava il meccanismo, ma non ha riscosso molto successo ed è stata abbandonata l’anno successivo.

La nuova proposta di vuoto a rendere nel decreto Semplificazioni

Nel decreto Semplificazioni approvato alla fine di luglio 2021, si menziona in modo generico che gli operatori che adotteranno sistemi di vuoto a rendere con cauzione, otterranno premi e incentivi a livello economico.

Questo avverrà non solo con il vetro e l’alluminio, poiché l’obiettivo di questa legge è di allargare l’ambito di applicazione anche alla plastica.

In un progetto di legge è stata stabilità l’entità della cauzione in 10 centesimi a pezzo, insieme alla proposta di severe sanzioni per chi non la riconoscerà.

Produttori ed esercenti che applicheranno il metodo, invece, riceveranno premialità e benefici economici ancora da definire.

Riciclo plastica

È meglio il riciclo plastica o il vuoto a rendere?

Con questa nuova proposta sul tavolo, sono in molti a chiedersi se il vuoto a rendere sia effettivamente un metodo efficace nella riduzione dell’inquinamento, oppure se valga la pena spingere sul riciclo plastica.

Il sistema della restituzione degli imballaggi, infatti, può avere notevoli impatti ambientali in termini di logistica, consumi di energia e stoccaggio.

I packaging esausti rappresentano un notevole peso da sollevare e trasportare, nonché un volume non indifferente da conservare, specialmente per gli esercenti.

Gli esercizi commerciali devono quindi avere a disposizione grandi spazi dove ammassare i vuoti.

Spesso questi spazi coincidono con piazzali e parcheggi all’aperto, in cui le condizioni atmosferiche possono compromettere l’indennità e l’igiene degli imballaggi.

Le aziende che procedono con il re-imbottigliamento, sono poi sottoposte a rigidi obblighi per la sanificazione delle bottiglie.

I consumi di energia e gli alti costi di questi processi, hanno un impatto notevole sull’inquinamento ambientale e sui costi al consumatore.

In sostanza, il vuoto a rendere è un metodo che funziona quando la sua logistica è semplificata e il luogo di igienizzazione e imbottigliamento si trova vicino ai punti di consumo.

La sua applicazione dovrà quindi essere valutata e resa possibile solo nelle situazioni più vantaggiose per ridurre l’inquinamento ambientale ed essere sostenibile a livello economico.

Il riciclo plastica, invece, continuerà ad aumentare i suoi volumi, con gli obiettivi citati nei paragrafi precedenti e già prestabiliti per il 2025.

Riciclo o riduzione dei consumi?

Mentre si discute su quali siano i metodi migliori per smaltire bottigliette in PET e packaging usa e getta, l’impegno di Liberi dalla Plastica è quello di sensibilizzare tutti i cittadini verso la riduzione dei consumi di questo materiale inquinante.

Eliminando l’acquisto di plastica e bevendo acqua del rubinetto leggera, purificata con sistemi di filtrazione, il beneficio sulla salute e sull’ambiente è davvero notevole.

L’inquinamento ambientale si riduce drasticamente, insieme ai costi vivi per ogni singolo consumatore.

In conclusione, la soluzione ottimale è ridurre il consumo della plastica superflua che può essere sostituita con alternative ottimali sia per l’ambiente che per la salute.

Eliminare plastica, vuoto a rendere

Maldive inquinate

Isola dei rifiuti, si chiama Thilafushi e si trova alle Maldive

Alle Maldive, negli anni novanta, è nato un atollo tutto nuovo.

Un paradiso? Tutt’altro! Si tratta di un’isola dei rifiuti ricca di plastica che, galleggiando nelle acque, deturpa il paesaggio paradisiaco dell’Oceano Indiano.

Ecco che cos’è Thilafushi.

Anche alle Maldive c’è un’isola dei rifiuti

Quando si pensa alle Maldive, sono tante le immagini rilassanti che ci vengono in mente.

Le acque cristalline, le tartarughe e i pesci che nuotano attorno alla barriera corallina.

Per non parlare delle isole lambite da lingue di sabbia che, viste dall’alto a bodo di un idrovolante, sembrano decorare il mare come vivaci pois.

Tra Giraavaru e Gulhi Falhu, a ovest di Malé (la capitale dello stato insulare tra i più affascinanti del mondo), c’è però un’isola artificiale che di paradisiaco ha ben poco.

Si chiama Thilafushi ed è una discarica galleggiante dove vengono ammassati i rifiuti provenienti dai principali atolli delle Maldive.

Che cos’è Thilafushi

Quest’isola dei rifiuti è nata nel 1991 per volere del governo maldiviano e funge da discarica municipale per la capitale Malé.

Per realizzarla, è stata bonificata la laguna di Thilafalhu, dove è stata creata l’isola artificiale che oggi prende il nome di Thilafushi.

Inizialmente lunga sette chilometri, su questa lingua, da trent’anni, vengono scaricati quotidianamente chili e chili di inquinanti in plastica e altri oggetti, smaltiti all’interno di fosse scavate nella sabbia.

Oggi, l’isola artificiale è cresciuta in volume e accoglie varie attività industriali che producono emissioni inquinanti.

Secondo Wikipedia, ogni giorno l’isola dei rifiuti maldiviana accoglie più di 300 tonnellate di spazzatura, impiegata per bonificare la terra e incrementare le dimensioni dell’atollo.

Le sue dimensioni crescerebbero infatti di circa un metro quadrato al giorno.

Thilafushi

L’allarme inquinamento nelle acque delle Maldive

Neanche le isole dell’Oceano Indiano sembrano essere al riparo dall’allarme inquinamento.

I detriti in plastica, le batterie e l’amianto sono tra i principali materiali presenti a Thilafushi e, rilasciando microplastiche e metalli pesanti, rischiano di inquinare le acque delle Maldive.

In più, da qualche anno, ci sono tonnellate di inquinanti che galleggiano nella laguna dell’isola, scaricati abusivamente dalle barche che li trasportano.

Turismo sostenibile alle Maldive

Per correre ai ripari, il governo delle Maldive, sta tuttavia promuovendo un concetto di turismo sostenibile, applicato nei numerosi resort e villaggi che costellano le piccole isole dell’Oceano Indiano.

A oggi sono in piedi numerose iniziative di formazione per sensibilizzare la popolazione locale e il personale dei villaggi di lusso verso buone pratiche quotidiane, che possano accompagnare la nuova ondata di turismo sostenibile.

Pulizia delle spiagge e delle barriere coralline, applicazione di una pesca sostenibile sono solo i primi passi, insieme alle raccomandazioni per non disperdere rifiuti in mare e utilizzare il meno possibile bottigliette in PET.

Obiettivo zero plastica, contro l’isola dei rifiuti

Poco prima dello scoppio della pandemia, il presidente delle Maldive Ibrahim Mohamed Solih, ha annunciato di voler ritirare progressivamente dal commercio gli oggetti monouso in plastica.

L’obiettivo? Arrivare al 2023 con zero plastica, senza più tracce di sacchetti e bottigliette in PET, oggi largamente utilizzate per far trasportare l’acqua potabile su tutti gli atolli.

La Zero Plastic Run delle Maldive per un turismo sostenibile

Tra le iniziative che hanno avuto più risonanza a tema salvaguardia dell’ambiente e turismo sostenibile, c’è sicuramente la Zero Plastic Run del 2019.

Una corsa di 5 km nell’isola bonificata di Hulhumalé organizzata a febbraio, che ha raccolto fondi da destinare a ONG impegnate nella lotta contro la plastica.

Gli organizzatori si sono ripromessi di ripeterla nel corso degli anni, finché le Maldive conquisteranno il titolo di Stato a “zero plastica”.

Isola di rifiuti Maldive

Non gettare a terra

Inquinamento del suolo, eliminare nel modo corretto i guanti monouso

L’inquinamento del suolo causato dalla plastica è una realtà che negli anni è stata oggetto di campagne, finalizzate a sensibilizzare i cittadini e i governi sui problemi dovuti alla diffusione nell’ambiente di questo materiale.

Oggi il problema delle microplastiche diventa una minaccia ancora più concreta per la salvaguardia del pianeta, anche a causa dei guanti monouso e di tutti i dispositivi di protezione utilizzati  nell’emergenza sanitaria per il Covid-19.

Aumento dell’inquinamento del suolo dovuto ai guanti monouso

La pandemia è stata causa, oltre dell’emergenza sanitaria, anche dell’aumento del consumo di prodotti plastici che hanno peggiorato l’inquinamento del suolo.

In una situazione ambientale già critica ci siamo trovati a gestire una nuova problematica: smaltire in maniera corretta i dispositivi di protezione individuale usa e getta composti per lo più da plastica.

Le nostre strade, infatti, si sono riempite di oggetti abbandonati, indispensabili per tutelare la salute del cittadino e per prevenire il contagio.

Associazioni ambientaliste come il WWF, hanno subito sottolineato quanto sia importante smaltire correttamente questi dispositivi di sicurezza ed evitare che vengano dispersi nell’ambiente.

Inquinamento del suolo

I materiali dei guanti monouso causano inquinamento

Per comprendere quale sia il reale impatto ambientale di questi strumenti, bisogna comprendere che i guanti monouso sono composti da differenti materiali inquinanti.

Infatti, se da un lato hanno il compito di proteggere le mani da agenti contaminati o elementi chimici, dall’altro permettono a chi li indossa di avere elasticità e sensibilità nell’utilizzarli.

Prestazioni garantite con facilità da polimeri sintetici come la plastica

Vediamo le caratteristiche e i diversi usi dei materiali utilizzati per i guanti usa e getta.

Vinile

Sono composti da PVC, ovvero il cloruro di polivinile con l’aggiunta di componenti plastiche.

Mantengono una dose di protezione adatta, senza perdere la morbidezza del guanto.

Data la loro composizione hanno una resistenza minore rispetto agli altri modelli.

Nitrile

Maggiormente resistenti, questi guanti monouso vengono creati con l’AcriloNitrile e il Butadine, materiali dall’elevata sicurezza che li rendono dispositivi medici, grazie alla capacità di resistere alle perforazioni e agli strappi.

Lattice

Un materiale naturale e biodegradabile che combina elasticità, impermeabilità è una giusta resistenza alle perforazioni.

Sono le versioni di guanti monouso più utilizzate in ambito medico.

Polietilene

Questo materiale plastico è impiegato per i guanti utilizzati nei supermercati, banconi alimentari, centri estetici e benzinai, dato che sono molto facili da indossare e hanno un’adeguata protezione agli agenti chimici e ai batteri.

Diversi materiali di cui sono fatti i guanti

Inquinamento ambientale dovuto ai guanti monouso

Come si può evidenziare dalla composizione chimica dei singoli prodotti, la presenza di composti plastici è preponderante nei guanti monouso.

Questi dispositivi, se non correttamente smaltiti, causano gravi conseguenze agli ecosistemi.

In particolar modo, gli effetti dell’inquinamento da plastica si osservano nel suolo e nei bacini idrici.

Inquinamento del suolo

Le mascherine e i guanti usa e getta sono diventati una delle cause dell’ inquinamento da rifiuti negli ultimi anni.

Questi dispositivi di sicurezza ampiamente utilizzati non sono stati correttamente smaltiti e ora li troviamo abbandonati per strada, nei parchi e nelle spiagge.

I guanti e mascherine, purtroppo, si aggiungono ai molteplici rifiuti che stanno causando una vera e propria emergenza sull’ inquinamento:

  • Scarichi di rifiuti industriali (metalli pesanti)
  • Rifiuti solidi (mozziconi di sigarette, plastica, vetro…)
  • Idrocarburi
  • Rifiuti gassosi

I dispositivi di protezione individuale sono una minima parte delle sostanze che causano gravi conseguenze al nostro ecosistema.

Fortunatamente ognuni di noi può, con dei piccoli gesti quotidiani, contribuire a ridurre l’inquinamento del suolo.

Inquinamento delle acque

Come dichiarato da OceanAsia, il rischio dell’aumento di inquinamento da rifiuti delle risorse idriche e dei mari è reale e si sta già verificando.

Date le enormi quantità di guanti monouso impiegati, se non smaltiti correttamente e lasciati alle intemperie, il rischio di ritrovarli nei nostri mari è inevitabile.

L’aumento della plastica causa gravi danni alla flora e alla fauna, ma anche all’uomo, visto l’aumento di microplastiche nei pesci.

Basta osservare le spiagge che, oltre a buste e bottiglie di plastica, presentano anche un numero elevato di guanti monouso abbandonati.

Inquinamento guanti mouso

Inquinamento del suolo, come possiamo ridurlo?

Si parla sempre più spesso di emergenza inquinamento, vediamo come possiamo intervenire gestendo in maniera consapevole l’utilizzo e lo smaltimento dei guanti monouso:

Riorganizzazione dei rifiuti

Sarà importante strutturare sistemi di raccolta dei rifiuti che siano adatti all’emergenza Covid-19.

Infatti i guanti monouso dovrebbero essere smaltiti come rifiuti speciali, dato che possono contenere agenti contaminati.

É quindi fondamentale informarsi su quale sia il giusto trattamento che deve essere effettuato per eliminare questo genere di rifiuto plastico.

Partecipazione del cittadino

Ogni singolo soggetto dovrà agire in maniera coscienziosa, evitando di disperdere i guanti monouso nell’ambiente.

Contributo a un mondo Plastic Free

Infine è richiesta un’azione costante da parte di ogni singolo cittadino al fine di limitare l’utilizzo dei guanti monouso al minimo indispensabile.

Raccolta differenziata guanti

Borracce

Borracce plastic free, per bere senza inquinare

Ognuno di noi può bere acqua buona e pulita senza consumare plastica, utilizzando le borracce plastic free.

Una scelta amica dell’ambiente che porterà a un minor consumo di bottiglie di plastica a favore di un mondo più pulito.

Le borracce, soprattutto quelle termiche che mantengono a temperatura i liquidi, possono contenere qualsiasi bevanda: the, tisane, caffè… e sono comode da utilizzare in qualsiasi momento della giornata.

Ridurre l’inquinamento con le borracce ecologiche

Il primo passo per diminuire l’inquinamento da plastica è quello di limitare l’uso delle bottiglie di plastica a favore dell’acqua del rubinetto.

Nel nostro paese l’acqua del rubinetto è potabile per Legge e periodicamente vengono svolte analisi da enti specifici che ne confermano la qualità.

Il passo successivo è quello di disporre di una borraccia ecologica, da portare in ufficio, a scuola, in gita o durante un’escursione.

Ecco alcuni validi motivi per preferire la borraccia ecologica alle bottiglie in plastica:

  • La borraccia è concepita per il riutilizzo.
    A differenza delle bottiglie di plastica, che se riutilizzate possono sviluppare muffe e batteri, le borracce possono essere pulite e riutilizzate più volte;
  • Risparmio.
    Riempire la borraccia usando l’acqua del rubinetto consente un risparmio notevole sull’acquisto di bottiglie di plastica;
  • Bevande calde e fredde.
    Esistono delle borracce termiche che possono contenere bevande calde o fredde e mantenerle in temperatura per molte ore;
  • Manutenzione minima.
    La borraccia richiede un normale lavaggio con del detersivo e in molti casi è possibile utilizzare anche la lavastoviglie.

Borracce plastic free

Alcuni consigli per scegliere la borraccia più adatta a te

Esistono diversi tipi di borracce plastic free, ognuna delle quali presenta diverse proprietà e vantaggi, ma anche alcuni svantaggi.

Ecco alcuni consigli su come scegliere la borraccia più adatta al tuo stile di vita, sempre rispettando l’ambiente.

Vediamo quindi quali borracce ecologiche esistono in commercio:

La borraccia ecologica in plastica senza BPA: la più economica

Il BPA, acronimo di Bisfenolo A, è una sostanza presente in molti prodotti plastici, bottiglie d’acqua comprese.

Questa sostanza è sospettata di interferire con il nostro organismo e quindi di non essere idonea alla salute.

Per questo motivo, se scegli di comprare una borraccia in plastica, dovrà essere una borraccia certificata senza BPA (BPA free)

Tra i vantaggi ci sono sicuramente il costo e la leggerezza, inoltre queste borracce sono disponibili in moltissimi colori e sono personalizzabili.

Gli svantaggi della borraccia BPA free:

  • Delicatezza: la plastica, anche se durevole, può rovinarsi se utilizzata per tanto tempo.

La borraccia plastic free in alluminio: la più leggera

La borraccia ecologica in alluminio ha un grosso vantaggio: la leggerezza.

Le borracce realizzate in questo materiale vantano design accattivanti e riescono ad essere sportive o eleganti, diventando non solo un oggetto utile da usare, ma anche bello da vedere.

Le borracce in alluminio riciclato sono la scelta migliore, poiché comportano un bassissimo impatto ambientale.

Anche il ministero dell’ambiente, su scelta del ministro Sergio Costa, ha adottato l’utilizzo delle borracce in alluminio del consorzio CIAL.

Gli svantaggi della borraccia in alluminio:

  • Non adatta a tutte le bevande: una borraccia in alluminio potrà essere usata solo per l’acqua. Materiali acidi come latte, oli, succhi di frutta e bevande energetiche potrebbero corroderla o rovinarla.

Diversi tipi di borracce ecologiche

La borraccia plastic free in acciaio: la termica

Se gli escursionisti e gli sportivi la preferiscono, un motivo ci sarà.

La borraccia ecologica in acciaio inossidabile, non solo permette all’acqua di mantenere inalterate proprietà e sapore, ma ha anche proprietà termiche e isolanti, mantenendo il liquido al suo interno caldo o fresco anche per ore.

Altro lato positivo è la sua resistenza: anche se viene urtata molto violentemente presenterà solo delle ammaccature senza danneggiarsi troppo.

Gli svantaggi della borraccia in acciaio:

  • Peso: una borraccia in acciaio non è leggera come una in plastica o in alluminio in quanto le pareti sono più spesse.

La borraccia in vetro: perfetta in casa

La borraccia ecologica in vetro è quella con il materiale più inerte dal punto di vista chimico, cioè non modifica chimicamente in alcun modo il liquidi al suo interno.

Può contenere acqua fredda ma anche bevande calde ed è perfetta per un uso casalingo.

Le borracce in vetro sono eleganti e di design, esteticamente belle da vedere sulle nostre tavole.

Gli svantaggi della borraccia in vetro:

  • Fragilità: Una bottiglia di vetro che si rompe o scheggia diventa inutilizzabile, non è quindi consigliato l’acquisto per lo sport o il tempo libero.
  • Prezzo: Fra tutte le tipologie sopra elencate, la borraccia in vetro borosilicato risulta essere la più costosa.

Come lavare le borracce plastic free

Una cosa accomuna tutte le borracce plastic free di cui abbiamo appena parlato: sono lavabili e per questo riutilizzabili in piena sicurezza e igiene.

Ma come si lavano le borracce? Non basta una semplice sciacquata perché si possono formare batteri e muffe, è importante quindi igienizzarle nella maniera corretta.

Alcune possono anche essere lavate in lavastoviglie, ma la scelta migliore è quella di lavarle a mano, ovviamente consultando sempre le indicazioni di lavaggio sulla confezione.

Bisogna riempire la borraccia di acqua calda con una goccia di detersivo per piatti, successivamente strofinare con uno scovolino o agitare la borraccia chiusa e lasciare agire il detersivo per qualche ora.

È importante ricordarsi di lavare bene anche il tappo, anch’esso può trattenere batteri, soprattutto se di gomma.

Infine risciacquare abbondantemente la borraccia plastic free con acqua e lasciarla asciugare a testa in giù.

A questo punto la borraccia ecologica sarà pulita e pronta per essere riutilizzata per bere acqua buona e libera dalla plastica.

Una scelta amica dell’ambiente

Le borracce plastic free quindi, di qualunque materiale siano fatte, sono amiche dell’ambiente perché aiutano a sostituire in maniera ottimale le bottiglie in plastica e a diminuirne il consumo e l’inquinamento che ne consegue.

Si parla sempre più spesso di fare gesti concreti per salvaguardare il nostro pianeta e sicuramente l’utilizzo delle borracce è uno di quelli.

Come abbiamo visto, bastano piccoli accorgimenti per dare un grosso contributo alla salvaguardia del nostro ecosistema, l’Associazione Liberi Dalla Plastica ha come obiettivo proprio quello di sensibilizzare sull’argomento e spronare le persone a fare un passo avanti verso un mondo più sostenibile.

Borracce plastic free per un ambiente più pulito

Giochi sostenibili

Eliminare la plastica scegliendo giochi ecosostenibili per bambini

Le nuove generazioni disegneranno il futuro delle nostre città.

Per eliminare la plastica, è necessario educarle fin dalla più tenera età, grazie a giocattoli realizzati in materiali sostenibili.

I giocattoli per bambini per eliminare la plastica

Sembra quasi un sogno, ma noi di Liberi dalla Plastica crediamo fermamente che, un passo dopo l’altro, la plastica non sarà più considerata tra i principali inquinanti dei nostri ecosistemi.

Ma come fare questo salto?

Sicuramente educando le nuove generazioni a essere più rispettose del pianeta che le ospita, privilegiando materiali sostenibili per svolgere la maggior parte dei loro compiti quotidiani.

Dagli sport, allo studio, fino ai momenti ludici.

Perché ci si può divertire anche senza danneggiare l’ambiente, utilizzando giocattoli ecosostenibili che abbiano l’obiettivo di eliminare la plastica.

Giochi in legno ecosostenibili

Esistono davvero giocattoli ecosostenibili?

Tra i giocattoli per bambini, ne esistono già tantissimi realizzati con materiali sostenibili, riciclabili al 100%, oppure compostabili.

Si tratta di giocattoli ecosostenibili che si trovano comunemente nei negozi, oppure cercando su Internet tra le pagine di moltissimi siti di e-commerce.

Ma quali caratteristiche devono avere per essere definiti veramente “green”?

Per prima cosa devono essere contenuti all’interno di packaging naturali, privi di imballaggi in plastica e altri polimeri sintetici usa e getta.

Poi, i colori utilizzati per dipingerne ogni componente non devono avere tracce di sostanze chimiche, mentre i materiali con cui sono prodotti devono essere necessariamente sostenibili oppure riciclati.

In entrambi i casi è preferibile che siano accompagnati da apposite certificazioni per valutare la loro impronta ecologica.

Il legno è sempre la soluzione migliore?

Certo, per eliminare la plastica conviene scegliere dei giocattoli per bambini in legno, ma attenzione alla provenienza di questo materiale naturale, all’apparenza sostenibile, ma non sempre al 100%.

Deve essere infatti dotato della certificazione FSC (Forest Stewardship Council), che garantisce sui suoi standard ambientali, sociali ed economici.

I materiali sostenibili per i giocattoli

Legno certificato, dunque, ma anche materiali riciclati, gomma naturale e cotone biologico sono i materiali sostenibili più diffusi quando si parla di giocattoli per bambini.

Durante il periodo della dentizione, per esempio, i giocattoli in gomma naturale sono sicuri da portare alla bocca poiché realizzati con materie prime naturali e colorati con coloranti alimentari.

Grazie alla loro consistenza morbida e spugnosa sono utili per alleviare i dolori dovuti alla formazione dei denti.

Biodegradabili, sono 100% ecologici, facili da pulire e sicuri per l’igiene dei piccoli.

C’è poi il bio-cotone o cotone organico, le cui fibre sono coltivate seguendo processi di bio-coltivazione che escludono l’uso di prodotti chimici di sintesi, impiegano solo composti organici e come “fertilizzanti” prediligono erbe medicinali.

In commercio si trovano tantissimi pupazzi, porta-ciuccio, carillon, acchiapparelli e tappeti da gioco realizzati con questo materiale sostenibile.

Eliminare la plastica quando si colora

Colorare è una delle attività preferite dai più piccoli.

Infatti, un foglio e un pastello, possono diventare per qualche ora i giocattoli per bambini ideali per liberare la propria fantasia.

Per rendere questa attività più green, basta sostituire i classici pennarelli con delle matite, meglio se fatte con legno certificato, proveniente da foreste sostenibili.

Preferire i pastelli ai pennarelli

Insegnare la sostenibilità con l’EcoGioco

Un’altra funzione molto importante dei giocattoli per bambini è quella legata all’educazione e al rispetto degli altri e, perché no, anche del nostro pianeta.

A tale scopo, Liberi dalla Plastica aps sostiene EcoGioco, uno strumento ludico per insegnare le buone pratiche quotidiane all’insegna della sostenibilità.

Racchiuso in una scatola di cartone, contiene un tabellone con tante caselle sopra le quali muoversi con la propria pedina colorata, lanciando dei dadi per avanzare.

Chi capita su una casella verde guadagnerà degli Ecopunti, poiché avrà compiuto una buona azione per l’ambiente (per esempio smaltito correttamente i rifiuti con la raccolta differenziata).

Chi invece si fermerà su una casella rossa, che rappresenta comportamenti non ecologici, perderà punti preziosi.

Vincerà il primo a compiere due giri completi del tabellone, che verrà nominato il giocatore più green.

Eliminare la plastica con i giocattoli per bambini

Oltre a divertirsi, grazie ai giocattoli ecosostenibili come l’EcoGioco, i più piccoli potranno capire quali sono i gesti più ecologici da compiere nella vita di tutti i giorni, partendo dall’idea di eliminare la plastica.

Grazie alle attività ludiche, i più piccoli potranno diventare gli ambasciatori green delle nuove generazioni.

Giochi sostenibili per bambini

Riscaldamento globale causato dalla plastica

Il riscaldamento globale è causato anche dalla plastica

Chi è alla ricerca della causa del riscaldamento globale, troverà nel materiale plastico uno dei tanti attori del cambiamento climatico.

Qui vi raccontiamo il perché.

La plastica e il riscaldamento globale

Le isole di plastica, i pesci intrappolati dai sacchetti gettati in mare e i frammenti di bottigliette in PET ritrovati nello stomaco delle tartarughe, non sono le uniche problematiche ambientali dell’inquinamento plastico.

I residui di questo polimero sintetico abbandonati nell’ambiente e non correttamente smaltiti e riciclati, infatti, durante il loro processo di degrado producono gas serra.

Nel dettaglio, si parla di metano ed etilene che, presenti in grandi quantità nell’atmosfera, rappresentano una causa del riscaldamento globale.

L’inquinamento plastico ha effetti anche sul clima

A rivelarlo è uno studio dell’Università delle Hawaii.

I ricercatori hanno analizzato il processo di decadimento dei rifiuti in plastica abbandonati sulle spiagge e di quelli che galleggiano nell’Oceano.

A preoccupare gli studiosi sono il polietilene, gli acrilici e i policarbonati che sono tra gli inquinanti più comuni.

Essi sono contenuti in prodotti a largo consumo come materiali costruttivi e nelle fibre tessili sintetiche dei vestiti.

Che cosa dicono gli studi su questa causa del riscaldamento globale

Lo studio pubblicato in versione integrale evidenzia come il polietilene, il polimero sintetico più prodotto e scartato a livello mondiale, sia anche il più prolifico produttore di gas serra quando abbandonato nell’ecosistema terrestre.

Il rilascio di gas dal polietilene vergine a bassa densità aumenta con il tempo.

Le sue emissioni sono state infatti osservate su plastica invecchiata nell’ambiente, incubata in acqua per almeno 152 giorni.

Inoltre, se abbandonato sulla terraferma ed esposto all’azione dell’aria, le emissioni aumentano ad una velocità fino a 76 volte superiore rispetto a quello in acqua.

L a plastica provoca cambiamento climatico

Quanto contribuisce la plastica sul cambiamento climatico?

Anche se a oggi la plastica non rappresenta una fonte ufficialmente riconosciuta come veicolo di emissioni rilevanti per il cambiamento climatico, il team dell’Università delle Hawaii sostiene che potrebbe diventarlo.

Al momento non è ancora chiaro il quantitativo totale del contributo dell’inquinamento plastico nel bilancio di CH4, C2H4 e altri gas idrocarburi.

Certo è che, se i consumi di plastica non si arresteranno, la quantità di materiale esausto disperse negli ecosistemi aumenterà vertiginosamente.

In questo modo si intensificheranno anche le emissioni di gas serra durante il decadimento del materiale.

La formazione di microplastiche, inoltre, aumenta la superficie di materiale capace di accelerare la produzione di metano ed etilene.

Ecco perché gli autori dello studio invitano la comunità scientifica a proseguire le ricerche in merito al ruolo della plastica nelle emissioni totali di CH4 e C2H4.

Abbattere l’inquinamento plastico risolverà il problema del riscaldamento globale?

Il cambiamento climatico è in atto e il riscaldamento globale è un fenomeno che interesserà il pianeta Terra nei prossimi anni.

Anche se non esistono formule magiche e interventi pienamente risolutivi, ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare dei piccoli gesti quotidiani per ridurre il proprio impatto ambientale.

Smettere di consumare acqua contenuta in bottigliette in PET, per esempio, è un primo passo sostenibile che, oltre ad avere un effetto positivo sull’ambiente, permetterà di risparmiare notevolmente sulla spesa.

Che ne dite di provare?

scioglimento dei ghiacciai dovuto al surriscaldamento globale

Un mondo senza sacchetti di plastica

Giornata Mondiale senza sacchetti di plastica, di cosa si tratta

Istituita nel 2009 da The Marine Conservation Society, la giornata mondiale senza sacchetti di plastica si celebra ogni anno il 12 settembre.

Ecco di che cosa si tratta.

Il 12 settembre è una giornata plastic free

Le bottigliette in PET non sono l’unico oggetto che minaccia quotidianamente gli organismi che abitano gli oceani.

L’inquinamento ambientale è causato da tonnellate di borse di plastica, che fluttuano indisturbate tra fondali e superficie, intrappolando o venendo accidentalmente ingerite da pesci, tartarughe e tante altre specie acqatiche.

Per sensibilizzare tutta la popolazione su questa enorme problematica, ed eliminare completamente il consumo di questi oggetti, dodici anni fa è stata istituita la prima giornata mondiale senza sacchetti di plastica.

Perché c’è bisogno di una giornata mondiale senza sacchetti di plastica?

L’associazione Marine Conservation Society è stata la prima a dare risalto mediatico al problema dell’inquinamento ambientale prodotto dalle borse di plastica.

La creazione di una giornata mondiale che si ripete ogni anno, ha lo scopo di invitare le persone a servirsi di borse riutilizzabili invece che di sacchetti usa e getta in plastica.

Il motivo? Gli oceani, che assorbono quasi un terzo dell’anidride carbonica che produciamo, sono sempre più in crisi.

Vengono infatti inquinati ogni anno da oltre 13 milioni di tonnellate di plastica tra bottigliette, mascherine, guanti, flaconi di detersivi e borse monouso.

Secondo i dati dell’Associazione MCS, sui fondali si annidano quasi due milioni di pezzi di microplastiche per metro quadrato.

Queste particelle minuscole vengono ingerite da pesci e crostacei, finendo direttamente sulle nostre tavole.

Un mondo pieno di plastica

Come eliminare la plastica partendo dalla giornata mondiale senza sacchetti di plastica

Alla luce di questi dati a dir poco preoccupanti, il 12 settembre è la data ideale per dare un taglio all’utilizzo dei sacchetti di plastica e optare per delle pratiche quotidiane più sostenibili.

Anche se in Italia le buste del supermercato sono state sostituite con borse in materiali biodegradabili, in circolazione si vedono ancora tantissimi sacchetti inquinanti.

Al loro posto è meglio utilizzare comode shopper realizzate con fibre naturali, lavabili e dal ciclo di vita più lungo.

Si tratta di tote bag che possono essere personalizzate con colori e formati diversi, adattandosi al trasporto di differenti quantità e tipologie di oggetti.

Le borse in tessuto, inoltre, risultano molto resistenti rispetto alle borse di plastica, che rischiano di rompersi facilmente ed essere gettate senza neanche venire utilizzate.

Per il trasporto di prodotti come frutta e verdura si può infine optare per sacchi a rete in materiali naturali come corda e lino.

Anche i sacchetti con cui si conservano i cibi (ad esempio quelli per i surgelati) possono essere sostituiti con barattoli in vetro, facilmente sterilizzabili dopo ogni uso.

Riduci l’inquinamento ambientale con piccoli gesti quotidiani

Approfitta della giornata mondiale senza sacchetti di plastica per contribuire a eliminare la plastica dalla tua città.

Segui i nostri consigli scegliendo pratiche tote bag in tessuto e ricicla le buste che hai ancora in casa per fare la raccolta differenziata.

Sacchetti di stoffa

Palloncini che volano

I palloncini che volano inquinano l’ambiente

Nonostante siano il simbolo per eccellenza di feste e celebrazioni, i palloncini che volano hanno un impatto negativo sull’ambiente.

Per questo sono in molti ad averli vietati per ridurre l’inquinamento dei mari e contribuire all’impegno dell’UE per eliminare la plastica dagli ecosistemi.

Perché i palloncini che volano fanno male all’ambiente

Salvaguardare i cieli per fare del bene al mare e a tutti gli animali che lo abitano.

Ecco l’obiettivo dei numerosi provvedimenti che si sono susseguiti negli ultimi anni in giro per il mondo (Unione Europea e Italia comprese) per far fronte a una problematica ambientale che spesso passa inosservata.

Stiamo parlando dei danni provocati dai palloncini che volano una volta esaurito il loro ciclo di vita.

Elementi immancabili di ogni festa che si rispetti, queste sfere colorate riempite di elio e realizzate con un mix di lattice e altri materiali plastici impiegano anni a scomparire definitivamente dagli ecosistemi terrestri.

Una volta liberati in cielo, infatti, fluttuano per chilometri prima di accasciarsi a terra o in mare.

Secondo i dati dell’University of Tasmania pubblicati da Ocean Conservancy e resi noti dal sito dell’Ansa, i pezzi di palloncini che volano sono il terzo rifiuto più pericoloso per tartarughe, uccelli marini e foche.

Inquinamento mari

Inquinamento dei mari, i danni dei palloncini che volano

I frammenti morbidi di palloncini, quando ingeriti da un’animale, hanno 30 volte in più la possibilità di causarne la morte rispetto alle microplastiche rigide delle bottigliette in PET.

I ricercatori dell’Università inglese di Wales Swansea, hanno calcolato che i palloncini esausti sono l’80% dei rifiuti che vengono rinvenuti nello stomaco delle tartarughe marine decedute a causa dell’inquinamento dei mari.

La direttiva UE sulla plastica

La direttiva SUP (Single Use Plastic) promossa dall’Unione Europea, in vigore dal 3 luglio 2021, mira a ridurre il consumo di plastica monuso.

Tra gli oggetti di cui vieta la vendita ci sono anche i bastoncini di plastica utilizzati come sostegno per i palloncini che volano.

Non si esprime invece sull’utilizzo dei palloncini stessi ma si limita a prevedere che abbiano un’etichetta standard.

L’etichetta deve riportare come bisogna smaltiti e quale sia il loro impatto sull’ambiente terrestre.

Le iniziative locali contro l’uso dei palloncini che volano

A fronte di questa mancanza, sono molte le iniziative intraprese a livello locale per sensibilizzare le persone su questa problematica e agire tempestivamente.

La ONG Marevivo, ad esempio, ha lanciato la campagna #StopAlVoloDeiPalloncini richiedendo di inserire un emendamento nella legge Salvamare per vietare il rilascio dei palloncini in aria.

Il Trenitno è invece, dal 9 giugno 2021, la prima regione d’Italia a vietarne l’uso.

Infatti non sarà più possibile liberare in aria i palloncini che volano in occasione di feste, celebrazioni, ricorrenze pubbliche e manifestazioni sportive.

Il disegno di legge voluto dal consigliere Claudio Cia e approvato dal Consiglio della Provincia autonoma di Tento, vuole infatti eliminare la plastica dall’ambiente.

Esso prevede, per i trasgressori, le medesime sanzioni già in atto per l’abbandono dei rifiuti.

Festeggia anche tu in modo sostenibile

Anche se nella tua città ancora non vige il divieto di liberare in cielo i palloncini che volano, fai una scelta green per l’ambiente.

Per le tue celebrazioni scegli altre tipologie di decorazioni e sensibilizza i tuoi ospiti ad avere un atteggiamento più etico e sostenibile nei confronti dei nostri ecosistemi, partendo dall’eliminare la plastica.

festeggiamenti senza palloncini

Comuni green liberi dalla plastica

Comuni green, due in provincia di Salerno con “Liberi dalla Plastica”

I Comuni Liberi dalla Plastica di Castel San Giorgio e Angri, in provincia di Salerno, sono tra i casi “green” e di successo sviluppati dall’associazione di promozione sociale.

I progetti di Liberi dalla Plastica

La promozione di uno stile di vita più sano e sostenibile è l’obiettivo principale dell’Associazione di Liberi dalla Plastica.

L’obbiettivo è quello di diminuire l’impatto ambientale di tutti i cittadini, attraverso la riduzione dei consumi di bottigliette in PET.

I Comuni che scelgono di aderire all’iniziativa possono così incentivare la popolazione verso abitudini quotidiane più sostenibili, partendo dall’eliminazione delle bottiglie d’acqua.

Oggetti che, una volta esausti, rappresentano la principale fonte di inquinamento degli ecosistemi terrestri.

I cittadini dei Comuni Green che concedono il patrocinio a Liberi dalla Plastica, possono quindi richiedere gratuitamente un purificatore domestico e avere sempre a disposizione acqua pura e leggera, direttamente dal rubinetto di casa.

Eliminare la plastica, fonte principale di inquinamento

Due Comuni Green in provincia di Salerno

Oggi vi raccontiamo di due progetti avviati nel 2019 nella provincia di Salerno.

Progetti che hanno valso ad Angri e Castel San Giorgio il titolo di Comuni Green.

Vediamo insieme perché.

Angri

Il Comune di Angri si colloca in posizione centrale rispetto a Salerno e Napoli, le due città metropolitane più importanti della Regione Campania.

Con i suoi quasi 32 mila abitanti, è parte del territorio Agro-nocerino, collocato nei pressi dell’area vesuviana.

Qui il sindaco Cosimo Ferraioli ha concesso il patrocinio all’iniziativa dei Comuni Liberi dalla Plastica, inserendola nel programma di attività di sensibilizzazione ambientale portato avanti dalla Giunta, in sinergia con l’Azienda speciale Angri Eco Servizi.

In questo Comune Green i cittadini possono quindi partecipare attivamente alla riduzione del consumo di plastica, ricevendo gratuitamente un purificatore domestico.

Il processo è molto semplice, basta recarsi sul sito liberidallaplastica.it e compilare un apposito modulo, oppure richiederlo direttamente presso l’Ufficio URP di Angri.

Ferraioli ha voluto sostenere l’iniziativa sulla scia positiva di altri entri che hanno aderito con successo al progetto e per sensibilizzare i cittadini verso uno stile di vita più sostenibile e attento all’ambiente.

Comuni Green, Castel San Giorgio

Rinomato centro agricolo campano in provincia di Salerno, Castel San Giorgio è un Comune di circa 14 mila abitanti che raccoglie industrie conserviere ed è conosciuto anche per la produzione di materiali da costruzione.

Qui l’impegno dell’Associazione di promozione sociale Liberi dalla Plastica è stato sostenuto con il Patrocinio del Comune.

Questo ha permesso ai cittadini di ricevere un purificatore domestico in omaggio e godere di acqua pura e leggera dal rubinetto di casa per bere e cucinare.

Con l’obiettivo di ridurre il consumo di bottigliette in PET, il sindaco Paola Lanzara ha lanciato un appello a tutti i cittadini, per prendere coscienza dell’importante questione ambientale legata all’inquinamento plastico.

Per valorizzare la propria città è infatti necessario partire dalle case.

Attraverso piccoli gesti quotidiani che, nel lungo termine, possono fare la differenza e rendere un Comune Green.

Come partecipare alle iniziative di Liberi dalla Plastica

Volete sapere se il vostro è un Comune Green, oppure ricevere maggiori informazioni per aderire alle attività di Liberi dalla Plastica? Contattateci qui

 

Angri e Castel San Giorgio Comuni Green

 

 

5 oggetti di plastica da non utilizzare a casa

5 oggetti di plastica che non dovreste utilizzare

Questi oggetti di plastica di uso comune contengono micro particelle che danneggiano l’ambiente.

Prima di acquistarli al mercato controllate a dovere la loro formulazione.

Gli oggetti di plastica insospettabili

La plastica è uno dei materiali più utilizzati oggi e si trova in tante forme differenti, all’interno di numerosi oggetti di uso comune all’apparenza insospettabili.

Conoscerli e riconoscerne le formulazioni è quindi utile per fare degli acquisti consapevoli e per individuare quali sono gli oggetti di plastica da evitare.

Si tratta di una scelta green e consapevole, che può fare la differenza per l’ambiente e anche per la vostra salute.

Vediamo quali sono gli oggetti contenenti plastica più insospettabili

Cinque oggetti di plastica che non dovresti utilizzare

Tra gli elementi e le sostanze di uso quotidiano si celano spesso micro particelle sintetiche che, se disperse nell’ambiente, provocano enormi danni agli ecosistemi.

I cinque principali sono:

  • Bustine del tè
  • Smalto per unghie
  • Salviette umidificate
  • Dentifricio
  • Bottigliette in PET

Ecco perché dovete fare attenzione quando li acquistate al supermercato.

Bustine del tè

bustine di teCe ne sono molte fatte in tessuto naturale, ma sono ancora tantissimi i brand di tè che realizzano le loro bustine con materiali plastici.

Oltre a danneggiare l’ambiente nel momento del loro smaltimento, un recente studio ha evidenziato come rilascino nella bevanda fino a 11 miliardi di microplastiche e 3 miliardi di nanoplastiche.

Tutte particelle che vengono puntualmente ingerite da chi consuma tè.

Fate quindi attenzione quando scegliete la vostra miscela preferita: dovrà essere contenuta all’interno di bustine biodegradabili o compostabili.

Meglio ancora, optate per il tè sfuso, venduto all’interno di bellissime scatole di latta, riutilizzabili e ideali per decorare gli angoli della cucina.

Smalto per le unghie

smalto per unghieTra le setole dei piccoli pennelli con cui si decorano le unghie, si annidano migliaia di microplastiche. Il motivo?

Nelle formulazioni di alcuni smalti per unghie, specialmente quelli con effetti cangianti, sono presenti materiali come il biossido di titanio e frammenti di glitter e brillantini realizzati in polimeri sintetici.

Grazie a queste particelle minuscole, vengono infatti prodotti riflessi colorati e lucidi.

Aggiungete quindi questi smalti nella lista degli oggetti di plastica da evitare.

Salviette umidificate

salviette deumidificanti Anche le salviette umidificate sono degli oggetti di plastica.

Contengono infatti sostanze come poliestere e materiali non biodegradabili estremamente dannosi per gli ecosistemi terrestri.

Il loro utilizzo e smaltimento è stato regolamentato in Inghilterra, dove se ne fa un uso consistente per l’igiene personale e poi se ne gettano grandi quantità negli scarichi.

In questo modo, le microplastiche che li compongono si disperdono e raggiungono i corsi d’acqua per poi gettarsi in mare.

 

Dentifricio

lavarsi i denti con il dentifricioAvete presente quei dentifrici con microsfere, granuli e altri piccoli componenti che aiutano a sbiancare lo smalto e a pulire in profondità?

Ecco, quelle micro particelle sono in realtà sostanze plastiche.

Dopo aver svolto la loro funzione, non si degradano in acqua, ma finiscono direttamente negli scarichi e si vanno ad aggiungere all’elenco di inquinanti dannosi per l’ambiente.

Quando acquistate i dentifrici, scegliete quindi le marche che dichiarano di produrli senza nessuna microplastica e, in generale, leggete sempre gli ingredienti segnalati sulla confezione.

 

Bottigliette in PET

bottigliette di pet plasticaUltimo della lista, ma più impattanti a livello ambientale, sono le bottigliette in PET.

Si tratta dei primi oggetti plastici che non dovreste utilizzare, poiché rappresentano il simbolo per eccellenza dell’inquinamento di mari e oceani.

Inoltre, l’acqua contenuta al loro interno, può avere un’alta percentuale di micro frammenti di plastica, specialmente se vengono lasciate per tante ore all’azione diretta del sole.
Surriscaldandosi, il PET dà infatti il via a un processo detto “migrazione” che rilascia microplastiche.

Se cercate un modo per eliminare il consumo di plastica dalla vostra quotidianità, vi basterà optare per un purificatore d’acqua domestico e utilizzare caraffe e borracce lavabili per portare sempre con voi la vostra acqua leggera e di qualità.

packaging commestibili - innovazione

Se le bottiglie d’acqua si potessero mangiare?

I packaging commestibili esistono da molti anni, ma delle loro potenzialità si è iniziato a parlare solo negli ultimi mesi, grazie alla crescente attenzione alle tematiche ambientali.

Vediamo che cosa sono le Ooho Balls.

La rivalsa dei packaging commestibili

A vederle sembrano delle sfere di cristallo, ma sono morbide al tatto.

In realtà si tratta della nuova frontiera per il contenimento e il trasporto di liquidi e salse.

Si chiamano Ooho e sono dei packaging commestibili, 100% biodegradabili.

Permettono di ridurre l’inquinamento plastico, promettendo di sostituire le bottigliette in PET.

Una maratona per richiamare l’attenzione sui nuovi materiali

Si trovano sul mercato dal 2014, ma il loro utilizzo non è mai stato promosso tanto quanto nell’ultimo periodo.

La svolta è stato il loro impiego durante l’ultima maratona di Londra.

I packaging commestibili e sostenibili di Ooho sono stati utilizzati al posto delle classiche bottigliette, per idratare i maratoneti lungo il percorso.

Gli atleti, ai punti di rifornimento, al posto dei tradizionali imballaggi in PET hanno trovato delle bolle flessibili che contenevano integratori ed energy drink.

Il loro punto forte? Dopo essere morse e aver rilasciato le bevande, le bolle possono essere mangiate dagli atleti! Possono anche essere gettate senza danneggiare l’ambiente.

Questo perché la membrana di cui sono composti i packaging commestibili di Ooho, si decompone nell’ambiente in sole sei settimane.

Un successo che ha permesso di risparmiare ben settecentomila bottiglie di plastica, solitamente consumate durante questa manifestazione.

 

Le sfere di Ohoo possono essere una valida alternativa al PET

Dalle alghe ai packaging commestibili

L’invenzione di Ooho si deve a due studenti di Innovation Design Engineering, che a Londra hanno deciso di dare vita a packaging commestibili che fossero innocui per la salute delle persone e sostenibili dal punto di vista ambientale.

Lavorando a stretto contatto con un gruppo di ricerca dell’Imperial College di Londra, hanno creato una membrana “green”.

Il materiale è completamente trasparente e biodegradabile nell’ambiente in poche settimane.

Si chiama Notpla e viene prodotta a partire da un’alga bruna naturale e cresce a ritmi vertiginosi.

Grazie alla sua flessibilità può contenere diverse tipologie di liquidi:

  • acqua;
  • bibite;
  • cocktail e bevande alcoliche;
  • te e tisane;
  • salse varie.

Pensate che in Inghilterra hanno iniziato a utilizzarla anche colossi delle consegne a domicilio come JustEat, per contenere monoporzioni di ketchup e maionese.

Le Ohoo Balls sostituiranno le bottigliette in PET?

È ancora presto per dirlo. Questi packaging commestibili rappresentano un’alternativa valida per tutte le situazioni dove il consumo d’acqua da bicchiere o borracce diventa complicato.

In attesa di vedere la diffusione delle Ooho Balls anche in Italia, l’Associazione Liberi dalla Plastica promuove numerose iniziative a livello aziendale, nelle scuole e nei Comuni di tutto il Paese.

Lo scopo è promuovere uno stile di vita più sano, rigorosamente senza plastica.

Ecco qui di cosa si tratta.

Riciclo della plastica, Italia da record

L’Italia è il primo Paese europeo per tonnellate di imballaggi in plastica riciclati

L’Italia è il Paese che in Europa ha il numero più alto di imballaggi in plastica riciclati.

Nonostante il consumo di plastica sia cresciuto in maniera vertiginosa durante il lockdown, il nostro paese conquista un primato positivo per l’ambiente.

Quanti imballaggi in plastica riciclati nel 2020?

655393: ecco quante tonnellate di imballaggi in plastica sono state riciclate nel belpaese durante l’anno più “particolare” degli ultimi decenni.

La pandemia ha costretto milioni di italiani a casa, triplicando il consumo di imballaggi.

I packaging in polimeri sintetici sono fondamentali per garantire l’igiene dei pasti e di tanti oggetti d’uso quotidiano.

Nonostante tutto, i cittadini italiani hanno contribuito in modo positivo alla raccolta differenziata.

I dati di Corepla parlano chiaro: +4% di imballaggi raccolti e smaltiti correttamente rispetto allo stesso periodo del 2019.

La raccolta differenziata in Italia funziona!

Nonostante l’aumento dell’uso di dispositivi di protezione individuale come:

  • guanti;
  • mascherine;
  • confezioni di disinfettanti;
  • detergenti per le mani.

Sono state le consegne a domicilio e i generi alimentari confezionati a far impennare la produzione di rifiuti di plastica.

La rete di raccolta differenziata italiana si è dimostrata particolarmente efficiente, recuperando più di un milione e quattrocentomila tonnellate di imballaggi.

 

il riciclo della plastica per l'Italia

Il record della raccolta degli imballaggi in plastica

Un vero e proprio primato per il nostro paese; un record per quantità di tonnellate trattate che vede diminuire il divario tra singole regioni.

Un tempo molto accentuato, specialmente tra Nord e Sud, oggi si sta pian piano livellando.

Valle d’Aosta, Umbria e Sardegna sono ai vertici della classifica delle regioni virtuose.

Il quantitativo procapite di imballaggi riciclati è in media di 23,7 kg l’anno.

I consumi possono arrivare fino a 32 kg per abitante, a seconda della regione.

E la percentuale del recupero degli imballaggi in plastica?

Per concludere, è necessario citare quanto il sistema italiano sia riuscito a recuperare gli imballaggi esausti.

Secondo le stime di Corepla, nell’ultimo anno è stato recuperato e riciclato ben il 95% dei rifiuti plastici. Parlando per numeri, si arriva quasi a due milioni di tonnellate.

Ecco perché l’Italia è ufficialmente il paese che in Europa ha il numero più alto di imballaggi in plastica riciclati.

Poliuterano green dagli scarti del pesce

Poliuretano green dagli scarti del pesce

Oggi vi parliamo di una nuova bioplastica che nasce dagli scarti del pesce: il poliuretano green.

La nuova frontiera dei materiali da imballaggio sostenibile è possibile grazie al lavoro di scienziati e ricercatori che hanno a cuore la sostenibilità.

In Canada è nata una nuova bioplastica!

La notizia arriva dal Canada, dal dipartimento di Chimica dell’Università di Newfoundland.

Si tratta dell’invenzione di una bioplastica che potrebbe sostituire i classici polimeri sintetici (altamente inquinanti).

Si tratta di un poliuretano green realizzato con scarti di pesce e può essere utilizzato per imballaggi e abbigliamento.

Il nuovo materiale sostenibile, presentato a un recente incontro dell’American Chemical Society, ha già catturato l’attenzione di numerosi investitori.

Grazie al loro sostegno, il gruppo di ricerca guidato da Francesca Kerton, potrà andare avanti a sviluppare questa nuova bioplastica.

Come si produce il poliuretano green?

Per la produzione del classico poliuretano sono coinvolte sostanze e processi chimici altamente inquinanti.

Per questa nuova bioplastica, invece, la materia prima è l’olio di pesce, un composto naturale realizzato con scarti organici.

L’idea geniale dei ricercatori è di utilizzare i numerosi residui della lavorazione e vendita in tranci del salmone atlantico.

La materia prima non manca, perchè gli allevamenti abbondano in territorio canadese.

Da squame, lische e interiora scartate per l’introduzione del pesce sul mercato, si ricava infatti un composto oleoso che, addizionato con ossigeno, forma epossidi.

La conseguente reazione con anidride carbonica e ammine crea poi un materiale biodegradabile dalle proprietà molto simili a quelle della plastica tradizionale.

Il poliuretano green, infatti, è elastico, leggero e resistente.

Poliuretano green, la nuova frontiera delle fibre sintetiche?

Il poliuretano green è completamente biodegradabile?

La risposta è affermativa, anche se sulle tempistiche non esistono ancora dati certi, poiché la ricerca del gruppo della Kerton è appena all’inizio.

In una recente intervista online di La Repubblica, la ricercatrice ha stimato che il poliuretano green impiegherà circa un anno per sciogliersi completamente in acqua salata, o a contatto con materiali organici.

Si tratta di un’ottima soluzione, considerando i centinaia di anni che le microplastiche rilasciate da bottigliette in PET e oggetti plastici impiegano per biodegradarsi.

Meno plastica inquinante per un mondo più verde

Mentre i volontari di tutto il mondo continuano a raccogliere plastica esausta dagli oceani e associazioni di promozione culturale come Liberi dalla Plastica promuovono uno stile di vita sostenibile e plastic free, gli scienziati lavorano per dare un nuovo volto green ai materiali di consumo.

Infatti, grazie a ricerche come quelle dell’Università di Newfoundland, sarà possibile pianificare l’intero ciclo di vita di un materiale.

Dalle risorse impiegate per la sua produzione, al suo impiego nella quotidianità, fino allo smaltimento e al riuso.

Il futuro dei materiali green è già iniziato, parola di Francesca Kerton!

Cambiamento-climatico-font

La Climate Crisis font mostra i danni del cambiamento climatico

Ideato dalla testata finlandese Helsingin Sanomat, il carattere varia il suo spessore riducendosi sempre di più.

Come il volume dei ghiacciai che stanno scomparendo a causa del cambiamento climatico.

Ecco che cos’è il Climate Crisis font.

Un’azione drastica per limitare il cambiamento climatico

Tre mesi di lockdown sono bastati per dare una piccola tregua alla crisi climatica.

Infatti, quando tutti erano chiusi nelle loro case e le fabbriche si sono fermate, le emissioni di anidride carbonica sono diminuite con una rapidità impressionante.

Vi ricordate come erano limpide le acque dei canali di Venezia?

Nonostante le emissioni siano tornate ai loro livelli di sempre nel mese di giugno 2020, il lockdown ha dimostrato come un’azione drastica potrebbe cambiare in positivo le sorti del nostro pianeta.

La crisi climatica illustrata con una font

Riflettendo su questo episodio, l’Helsingin Sanomat, tra le più importanti testate giornalistiche finlandesi, ha lanciato Climate Crisis font.

Si tratta di un carattere da scaricare e utilizzare gratuitamente, che permette di visualizzare in maniera immediata gli effetti delle emissioni di CO2.

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Come funziona la Climate Crisis font?

Climate Crisis è una font che mostra come il volume dei ghiacciai nella zona dell’Artico si ridurrà nei prossimi decenni a causa del cambiamento climatico.

Il suo spessore varia seguendo i dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) raccolti tra il 1979 e il 2019, per poi proseguire fino al 2050 con le previsioni dello Special Report IPCC sui cambiamenti dell’Oceano e della

Criosfera a causa dell’inquinamento.

Il carattere più “spesso” rappresenta l’estensione del ghiaccio nell’Oceano Glaciale Artico durante il primo anno della sua misurazione satellitare.

La versione più sottile e dall’aspetto “consumato” è invece ricavata con la previsione da oggi a 30 anni, quando sarà rimasto solo il 30% dei ghiacciai presenti nel 1979.

In poche parole, ogni titolo e paragrafo scritti con questo carattere possono mostrare il reale impatto del cambiamento climatico sull’ecosistema terrestre.

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Perché un Font sul cambiamento climatico?

L’obiettivo del progetto? Semplice, secondo il caporedattore dell’Helsingin Sanomat, Kaius Niemi, è quello di sensibilizzare i lettori sul tema del cambiamento climatico.

La nostra missione è rendere concetti complessi facilmente comprensibili dai lettori.Quello che il lockdown ci ha insegnato è che l’umanità è molto più capace ad agire di fronte a minacce improvvise, che a questioni lunghe e complesse, come quella del modificarsi del clima” dichiara il giornalista.

Per catturare l’attenzione di pubblico e istituzioni è necessario sviluppare progetti di forte impatto, che possano diffondersi rapidamente ed essere visti da milioni di persone”.

Ecco spiegato l’obiettivo della Climate Crisis Font, da scaricare gratuitamente qui e utilizzare per creare e condividere testi e grafiche sui temi della sostenibilità.

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Stop alla plastica per ridurre le emissioni di CO2

Oltre al passaparola sulla Climate Crisis Font, che cosa possiamo fare per ridurre le emissioni di anidride carbonica e fare del bene alla Terra?

Il primo passo è legato allo stop dell’utilizzo della plastica, come quella delle bottigliette in PET. Infatti, secondo Material Economics , i processi industriali necessari per produrre 1 tonnellata di questo materiale disperdono nell’ambiente 2,5 tonnellate di CO2.

Per non parlare dell’anidride carbonica “incorporata” nella plastica, pari a 2,7 tonnellate, che si riversano nell’atmosfera terrestre al momento dell’incenerimento del materiale esausto.

Se non agiamo al più presto, le emissioni di CO2 legate alla produzione e allo smaltimento della plastica rischiano di aumentare del 76% nei prossimi 30 anni.

Noi abbiamo già iniziato, e tu?

consumo-di-plastica-durante-la-pandemia

Il consumo di plastica è aumentato a causa del Covid-19

Tonnellate di mascherine, guanti, packaging di cibo e bottigliette di plastica stanno inquinando l’ambiente a causa dell’aumento del consumo plastico durante la pandemia.

Qui trovate una panoramica aggiornata su tutti i numeri.

La pandemia aumenta consumo plastico

La pandemia non ci ha solamente portato via libertà e spensieratezza.

Ci ha anche fatto fare un passo indietro nella lotta contro la plastica.

I consumi di confezioni usa e getta e dispositivi di protezione personale sono infatti cresciuti in maniera allarmante nell’ultimo anno.

Pensate che, in tutto il mondo, ogni mese vengono prodotti 130 miliardi di mascherine e 65 di guanti.

Inoltre, per la paura del diffondersi del virus, alcuni Paesi hanno eliminato i divieti di vendita e consumo di plastica monouso.

Se prima i mari erano inquinati da frotte di bottigliette in plastica, adesso al loro fianco si trovano mascherine, guanti e visiere in pvc.

Ma di quali numeri stiamo parlando?

Le cifre del consumo di plastica dal 2020

Corepla, il consorzio italiano dedicato alla raccolta della plastica, ha reso noti i dati relativi ai primi mesi del 2020, evidenziando un aumento dell’8% dei rifiuti plastici.

Accanto agli smaltimenti idonei di queste componenti, c’è poi il cosiddetto “marine littering”, ovvero tutto ciò che inquina i mari abusivamente e illegalmente.

Da marzo 2021 il quantitativo di mascherine usa e getta finito nelle acque di fiumi, laghi e negli oceani è superiore al miliardo e mezzo.

Un numero davvero impressionante se si pensa all’impegno delle associazioni che da anni ripuliscono le acque dalle isole di plastica e dalle bottigliette in PET.

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Take away e delivery aumentano il consumo della plastica

Oltre ai DPI e alle confezioni monouso per garantire l’igiene personale sul luogo di lavoro, è cresciuto in modo esponenziale il consumo di packaging per cibo e bevande da asporto.

Durante i lockdown gli acquisti online sono aumentati e insieme a loro l’impiego di imballaggi costituiti da polimeri sintetici.

Il food delivery ha registrato un incremento del 56% a livello globale e l’uso di imballaggi in plastica ha contribuito a dare ai consumatori un senso di sicurezza e igiene.

Ai piatti take away, spesso consegnati all’interno di contenitori realizzati in polimeri sintetici, vengono infatti abbinate bottigliette in PET di acqua o altre bevande.

L’Huffington Post scrive che nel 2020 nel nostro Paese sono state vendute 2,3 miliardi di confezioni usa e getta di cibo in più rispetto al 2019.

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Come far fronte al problema dello smaltimento?

All’aumento dei consumi e alle difficoltà della filiera del riciclo, si aggiunge poi la chiusura delle frontiere della Cina.

Qui, infatti, l’Italia e altri Paesi smaltivano gran parte dei rifiuti plastici, oggi eliminati da molti in maniera abusiva, con gravi danni ambientali nel breve e lungo periodo.

Per far fronte a questo problema, oltre a sensibilizzare le istituzioni verso un miglioramento del sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti, ognuno di noi deve fare la sua parte.

L’Associazione di Promozione Sociale Liberi dalla Plastica è attiva per sensibilizzare cittadini, aziende e studenti sull’importanza di ridurre i consumi di plastica.

Inoltre, smaltendo correttamente i dispositivi di protezione personale è possibile risparmiare tonnellate di sostanze nocive all’ambiente.

Pensateci ogni volta che utilizzate guanti e mascherine!

Alternative alla plastica

Alternative alla plastica, 5 materiali ecosostenibili

Bioplastiche prodotte dal latte, dalla corteccia degli alberi e perfino dai carapaci dei gamberetti.

Ecco quali sono le principali alternative alla plastica.

 

Sembra efficiente, ma non lo è

È leggera, resistente, facile da trasportare e può assumere svariate forme.

A prima vista, la plastica, è sembrata a tutto il mondo un materiale perfetto.

La sua diffusione negli ultimi decenni, però, ne ha mostrato molti punti deboli, primo fra tutti quello legato all’inquinamento ambientale.

Oggi, infatti, i nostri mari sono pieni di oggetti in plastica che impiegheranno centinaia di anni per scomparire dall’ecosistema.

I sistemi di raccolta differenziata non sono utilizzati da tutti in modo corretto.

Bottigliette in PET e buste sintetiche sono costantemente gettate a terra e in acqua.

Anche se correttamente smaltita, la plastica rappresenta un materiale poco efficiente per il nostro pianeta.

Le sue origini sono legate al petrolio, risorsa non rinnovabile in rapido esaurimento.

Alternative alla plastica, perché ne abbiamo bisogno

Il problema più grande di questo materiale è che tutte le tipologie esistenti oggi in commercio contengono polimeri sintetici, nemici della sostenibilità.

Per questo motivo, da qualche anno a questa parte, biotecnologi e scienziati sono al lavoro per produrre alternative alla plastica. Spesso partendo da materiali vegetali ed ecologici.

Utilizzare fibre naturali biodegradabili, consentirebbe infatti di ridurre l’impatto di packaging e confezioni usa e getta così diffusi a livello globale.

Questi nuovi materiali, che prendono il nome di Biopolastiche, possono essere compostati e ridurre la percentuale di plastiche inquinanti abbandonate negli ecosistemi terrestri.

 

Dobbiamo trovare alternative alla plastica

Ma quali sono le alternative alla plastica?

Abbiamo selezionato le categorie materiche alternative alla plastica più interessanti che dovete assolutamente conoscere.

Ecco qui le cinque più importanti.

PEF

Si chiama Polietilene furanoato ed è prodotto dal furano, sostanza estratta dal legno.

Il suo brevetto risale al 1951, ma è solo da pochi anni che se ne conoscono le potenzialità come sostituto della plastica.

La sua base biologica lo rende più efficiente del PET per realizzare imballaggi e vassoi per alimenti.

Alternative alla plastica, Chinina

Estratta dagli esoscheletri di scampi e gamberi, la chinina è alla base di nuovi biopolimeri non inquinanti.

Recuperando il polisaccaride presente nei gusci dei crostacei, è possibile ottenere materiali biologici dalle proprietà sorprendenti.

Una delle tante alternative alla plastica di cui abbiamo parlato anche qui

Alternative alla plastica, Ecolactifilm

Sviluppato da un’azienda francese, l’Ecolactifilm è una pellicola solubile creata con proteine del latte certificate Ecocert ed Ecolabel. È simile al PVA, materiale che si scioglie in acqua e che di solito avvolge i detersivi per la lavastoviglie.

La sua marcia in più? Si degrada al 100% nel terreno in soli 28 giorni. Un’ottima alternativa alla plastica per realizzare imballaggi e packaging sostenibili.

Cheratina

Presente in molti vegetali e persino nelle piume di pollo, la cheratina è una sostanza resistente e flessibile, utilizzata per produrre materiali completamente biodegradabili.

Le penne di questi volatili sono un surplus alimentare difficilmente smaltibile. Secondo gli studi del ricercatore italiano Giovanni Perotto, possono avere una seconda vita green e sostenibile, quale materiale base per inedite alternative alla plastica.

Arboform

Si chiama Arboform ed è una delle alternative alla plastica brevettate dall’azienda tedesca Tecnaro.

Grazie alla sua composizione di sostante naturali come lignina e fibre di cellulosa, è definita anche “legno liquido”, o liquidwood.

Ha avuto molto successo sul mercato poiché combina le proprietà delle termoplastiche e quelle del legno, oltre a essere è biodegradabile.

 

Trovare alternative alla plastica è possibile

Alternative alla plastica, stop alle bottigliette in PET

Se vi state chiedendo ancora quale sia la migliore alternativa alla plastica, la risposta ce l’abbiamo noi.

Eliminare il consumo di acqua in bottigliette in PET rappresenta il primo passo per risparmiare al nostro pianeta da tonnellate di inquinanti sintetici.

L’Associazione di promozione sociale Liberi dalla Plastica è impegnata con numerose iniziative su tutto il territorio nazionale.

L’Associazione sensibilizza costantemente cittadini, studenti e aziende verso queste tematiche.

Il nuovo decreto salvamare responsabilizza i pescatori

Decreto SalvaMare, come difende il Mediterraneo dalla plastica

L’attuazione del Decreto SalvaMare è del 2019 e ha permesso di smaltire tonnellate di rifiuti plastici grazie all’impegno dei pescatori.

Ma che cos’è e in che cosa consiste il Decreto SalvaMare?

Cos’è la Legge SalvaMare italiana

Il disegno di legge:

“Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare

è stato approvato il 24 ottobre 2019.

Rappresenta una rivoluzione green per le acque del Mar Mediterraneo che bagnano il Belpaese.

Con questo decreto si dà la possibilità ai pescatori di diventare parte attiva nel recupero e smaltimento dei rifiuti plastici presenti nei nostri mari.

Prima dell’approvazione del disegno di legge, se i pescherecci rinvenivano rifiuti nelle proprie reti da pesca, si trovavano costretti a gettarli nuovamente in acqua per non incorrere in reati e sanzioni.

Trasportando detriti plastici, i pescatori avrebbero dovuto pagare una tassa sullo smaltimento.

Essi correvano perfino di essere accusati di possesso illecito di rifiuti, se trovati con detriti a bordo.

Cosa cambia con il Decreto SalvaMare

Dal 2019, però, la situazione è ben diversa.

Consci del prezioso contributo che le imbarcazioni per la pesca possono fornire alla lotta contro la plastica, è legittimato il loro ruolo di “spazzini del mare”.

Secondo le disposizioni della Legge SalvaMare, i pescherecci possono ottenere un certificato ambientale semplicemente trasportando nei porti i rifiuti recuperati.

Laddove sono allestiti dei punti di raccolta, i pescatori possono ricevere dei premi per il proprio contributo ambientale.

La plastica che galleggia in mare può rimanere intrappolata nelle reti dei pescherecci

I pescatori sono fondamentali contro l’inquinamento plastico

La pratica favorita dal Decreto SalvaMare italiano non è unica nel suo genere.

Infatti, prende il nome di Fishing for Litter e nasce in Scozia 15 anni fa.

La norma ha l’intento di coinvolgere i pescatori nell’importante compito di salvaguardare l’ambiente marino.

Il meccanismo è molto intuitivo. Quando nelle reti da pesca restano rifiuti e inquinanti, sono poi raccolti all’interno di appositi sacchi.

I recipienti sono depositati in contenitori dislocati nelle aree vicino agli ormeggi.

Dato il grande successo dell’iniziativa, nel 2014 si è avviato un progetto a livello europeo denominato DeFishGear.

In soli due anni, una flotta di 124 pescherecci ha incrociato tra Croazia, Grecia, Montenegro e Italia, raccogliendo 122 tonnellate di rifiuti dal Mediterraneo.

Inutile dire che la maggior parte dei rifiuti è plastica.

Il Mediterraneo, in quanto bacino di acque semichiuso, è particolarmente inquinato.

Oltre il 90% dei detriti che vi galleggiano sono derivati da oggetti plastici esausti, come bottigliette in PET e buste della spesa.

Flotta di navi per la pulizia della plastica

Decreto SalvaMare: varata la prima flotta antinquinamento

Visti i dati allarmanti di contaminazione delle nostre acque e valutati i risultati positivi dei progetti sperimentali di Fishing for Litter nell’Arcipelago della Toscana e in Puglia, il Governo Italiano ha deciso di fare un ulteriore passo avanti.

Nell’ambito dell’applicazione della Legge SalvaMare, all’inizio del 2021 è varata, la prima flotta antinquinamento italiana.

Composta da 32 unità navali specializzate, di diverse dimensioni, la flotta si occuperà di ripulire le coste dai rifiuti.

Nove unità sono già all’opera nei porti di Genova, Civitavecchia e Salerno, garantendo un pronto intervento antinquinamento.

Altri 19 battelli pattugliano luoghi strategici come foci dei fiumi e parchi marini protetti.

Tutto il materiale raccolto viene gestito da Corepla, il Consorzio Nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, che si occupa del riciclo e del corretto smaltimento dei rifiuti.

Da oggi, quando vi troverete in spiaggia, aguzzate la vista.

Potreste scorgere le imbarcazioni spazzine del mare che ripuliscono le nostre acque dagli inquinanti plastici!

Tartaruga e oceano

Tartarughe a rischio nell’Adriatico a causa della plastica

L’inquinamento plastico dei nostri mari ha raggiunto livelli allarmanti. A rivelarlo sono le tartarughe marine, preziosi indicatori dello stato di salute dell’ecosistema.

Secondo gli studi dell’Università di Bologna, questi animali ingeriscono chili e chili di detriti sintetici. Ecco perché le tartarughe sono a rischio nell’Adriatico.

Trovati rifiuti plastici nelle tartarughe Caretta Caretta

Sapete che esiste un Ospedale delle tartarughe?

Si trova all’interno della Fondazione Cetacea di Riccione e si occupa di salvaguardare e curare questi animali fortemente minacciati dall’inquinamento dei mari.

Le tartarughe Caretta Caretta, che popolano il Mediterraneo e si trovano anche nel Mar Adriatico, sono animali molto sensibili.

Questi rettili rappresentano un importante indicatore dello stato dell’ecosistema marino.

La loro salute è correlata a quella dell’ambiente nel quale vivono, per questo sono dette anche “sentinelle dei mari”.

Ed è proprio da uno studio condotto su di loro dall’Università di Bologna che è emersa una forte criticità per l’Adriatico.

La concentrazione di microplastiche nel loro organismo, ingerita in modo accidentale o indiretto, indica come le acque di questa porzione del Mar Mediterraneo siano pericolosamente inquinate.

Tartarughe a rischio nell’Adriatico, ecco perché

È la Prof. Silvia Franzellitti, del Laboratorio di Fisiologia animale e ambientale dell’Università di Bologna, a rivelare in un articolo di La Repubblica ciò che è emerso dagli studi del suo team di ricerca.

Dall’analisi dei campioni fecali di 45 tartarughe ricoverate nel Centro di Recupero, Cura e Riabilitazione delle Tartarughe Marine (CRTM) di Riccione, è risultata infatti un’alta percentuale di detriti plastici.

Questo significa che gli inquinanti sintetici sono ormai parte integrante della catena alimentare delle Caretta Caretta, tra le più delicate specie animali marini.

Un dato allarmante soprattutto per la concentrazione di materiali raccolti.

cuccioli tartarughe marine su spiaggia

Tartarughe e plastica, le conseguenze

Le tartarughe sono a rischio nell’Adriatico poiché le microplastiche tendono ad accumularsi nella parte terminale del loro intestino.

Arrivatin in quel punto, i frammenti si depositano e restano per molti giorni prima di essere espulsi.

Questo fa sì che, i composti chimici e i batteri che popolano i rifiuti, vengano assorbiti all’interno dell’organismo e possano danneggiare i tessuti intestinali.

Sembra che influenzino negativamente anche il microbiota, ovvero un elemento che regola la digestione e il metabolismo, con conseguenze dirette sul sistema immunitario.

Perché è vitale supportare la ricerca

Favorire le attività di ricerca di Onlus come La Fondazione Cetacea, permette di tutelare il nostro ecosistema marino ed educare il grande pubblico sull’importanza della sua conservazione.

Monitorare la biodiversità e lo stato di salute delle sentinelle del mare, come le tartarughe Caretta Caretta, rivela quali sono le aree più inquinate dell’Adriatico.

Questo controllo permette di agire sove sono necessari interventi tempestivi di pulizia dai detriti di plastica.

L’evidenza scientifica degli studi portati avanti dal Centro di Recupero, Cura e Riabilitazione delle Tartarughe Marine (CRTM) di Riccione, può sensibilizzare tutti a essere più rispettosi del mare.

Le tartarughe marine sono una specie importante per misurare i livelli di inquinamento

L’impegno di Liberi dalla Plastica aps

Anche l’associazione di promozione sociale Liberi dalla Plastica è da anni in campo per ridurre il consumo di bottigliette in PET. L’errato smaltimento delle plastiche, le porta a galleggiare per anni nelle acque di tutto il mondo.

Sensibilizzando i Comuni, Aziende Green e con iniziative didattiche nelle scuole, Liberi dalla Plastica si impegna ogni giorno per risparmiare all’ambiente tonnellate di rifiuti sintetici.

Seguite tutte le iniziative dell’Associazione qui

Le praterie di Posidonia raccolgono la plastica nei mari

Le praterie di Posidonia catturano la plastica dei nostri mari

Oltre a rappresentare un importante ecosistema sottomarino, habitat per numerosi organismi e fondamentale scudo contro l’erosione dei fondali, le praterie di Posidonia catturano la plastica.

La Posidonia Oceanica è lo “spazzino ecologico” del mare

Una ricerca recentemente pubblicata su Scientific Report a cura dell’Universitat de Barcelona, ha messo in luce il ruolo della Posidonia nella raccolta e nello smaltimento delle microplastiche inquinanti del mare.

Lo studio è sviluppato dal team composto da:

  • Anna Sanchez-Vidal,
  • Miquel Canals,
  • William P. de Haan,
  • Javier Romero,
  • Marta Veny.

Dalla ricerca dell’istituto universitario spagnolo, emergono le prove di come il fondale marino sia un bacino di raccolta dei rifiuti in plastica provenienti dalla Terra.

Questi detriti sono poi trasportati in modo naturale sulla battigia, grazie a un sistema di “espulsione” legato alle praterie di Posidonia Oceanica.

 

Che cos’è la Posidonia e perché è così importante?

La Posidonia Oceanica è una pianta acquatica che si trova nel Mar Mediterraneo e forma delle praterie sottomarine.

La sua struttura ricorda quella dei vegetali di superficie.

Sono dotate di radici, fusti rizomatosi e foglie dalla forma allungata, che si raggruppano e assumono una posizione verticale.

Nelle colonie di Posidonia si creano delle vere e proprie comunità sottomarine.

Queste piante sono importantissime per il mantenimento della biodiversità dei mari e rappresentano un puntuale indicatore della salute delle acque costiere.

Sono infatti oggetto di numerosi studi da parte dei più importanti istituti di ricerca del bacino mediterraneo.

Grazie al loro particolare “sistema di auto-pulizia”, le piante di Posidonia espellono periodicamente detriti dalle proprie praterie, attraverso degli accumuli di materiali organici detti Agapropile.

 

Praterie di Posidonia

 

Le Aegapropilae raccolgono la plastica in mare

Sono proprio frammenti grandi di plastica e numerosi residui in PET dalle dimensioni contenute, a essere ritrovati all’interno di fanerogame marine spiaggiate.

Questi accumuli di fibre vegetali, intrecciate dal movimento delle maree, si creano nelle praterie di Posidonia.

Esser ripuliscono naturalmente da parti organiche morte, non più utili per la crescita della colonia.

I detriti sintetici si intrecciano così alle fibre lignocellulose delle piante sottomarine.

I detriti sono catturati, accumulati e successivamente espulsi dalla colonia attraverso delle sfere dette anche “Palle di Nettuno”.

In definitiva, le praterie di Posidonia catturano la plastica e, durante le mareggiate, la eliminano dal mare.

Pensate che i ricercatori hanno trovato fino a 1470 detriti, microplastiche e fibre polimeriche per kg di materiale vegetale.

 

Le praterie di Posidonia catturano la plastica, sì, ma quanta?

La Scienza sta cercando di chiarire l’entità dell’azione pulente delle fanerogame marine.

I ricercatori dell’Università di Barcellona ne hanno raccolti numerosi esemplari sulle spiagge di Maiorca, tra il 2018 e il 2019.

Si contano al loro interno una media di più di 600 pezzi di plastica al chilo.

Con questi numeri, la Dottoressa Anna Sànchez-Vidal ha stimato alcuni dati sulla migrazione di plastica sulla terraferma a opera della Posidonia.

Si calcola nell’ordine di 867 milioni di frammenti di microplastiche all’anno.

 

palle di Nettuno, create dalle praterie di Posidonia

 

Le praterie di Posidonia catturano la plastica, ma la restituiscono tutta sulle nostre coste?

La ricerca ha messo in luce come le praterie di Posidonia catturano la plastica.

Purtroppo non c’è ancora risposta alla domanda se questi detriti siano completamente restituiti alla terraferma.

Gli scienziati dichiarano di non essere a conoscenza di dove finiscano tutte le Agapropile prodotte dalle colonie di piante sottomarine.

Se durante le tempeste sono spinte a riva, probabilmente molte di loro finiscono in altri luoghi, celando all’interno detriti e inquinanti in PET.

Sicuramente, nei prossimi anni, vedremo nuove ricerche approfondire questa tematica che conferma quanto sia importante tutelare le praterie di Posidonia Oceanica.

Sia per il loro ruolo di conservazione dell’habitat sottomarino, sia di pulizia delle acque da detriti e inquinanti in plastica

Con il progetto "Scuole libere dalla plastica" educhiamo i più piccoli a rispettare l'ambiente.

Scuole libere dalla plastica, come educare i bambini alla sostenibilità

Con un progetto dedicato ai più piccoli, l’Associazione Liberi dalla Plastica rende le scuole libere dalla plastica.

Partendo dall’eliminazione delle bottigliette in PET, si educano gli studenti a mettere in atto buone pratiche quotidiane per rispettare l’ambiente.

Indice contenuti dell’articolo per la sicurezza di non bere acqua non potabile

Educazione sostenibile, il valore dell’acqua

La scuola è il luogo dove i bambini imparano a relazionarsi con gli altri, vivendo la propria quotidianità nel rispetto degli spazi che li circondano, dei beni comuni e dell’ambiente.

Ecco perché l’educazione verso i temi della sostenibilità è fondamentale e può partire da piccoli gesti che i più piccoli fanno tutti giorni, rendendoli consapevoli del loro valore.

Lo spreco dell’acqua e l’inquinamento plastico, possono diventare ottimi argomenti di partenza per imparare a rispettare l’ambiente e promuovere nuovi stili di vita sostenibili.

Aderendo al progetto Scuole Libere dalla Plastica, gli istituti italiani possono diventare “green” e usufruire di speciali corsi di formazione, promossi dall’Associazione Liberi dalla Plastica aps.

Scuole libere dalla plastica, il progetto

L’adesione al progetto permette a tutti gli studenti della scuola “green” di ricevere in dono una borraccia ecologica riutilizzabile, in materiale BPA free.

Grazie all’installazione di dispositivi di purificazione dell’acqua nelle aree comuni, i bambini potranno riempire le proprie bottiglie più e più volte, bevendo acqua pura e leggera.

Lavabili e riutilizzabili, la borracce potranno accompagnarli a scuola, a casa e durante le attività sportive, riducendo il loro consumo di plastica usa e getta.

Utilizzandole ogni giorno, i più piccoli capiranno il valore di un gesto semplice ma importantissimo, come quello di bere acqua, per salvaguardare l’ambiente.

Scuole libere dalla plastica con attività didattiche

La sostenibilità arriva anche a casa

Le nuove generazioni sono portavoce di un futuro sostenibile, oggi sempre più in prima linea nella promozione di stili di vita rispettosi dell’ambiente.

Ecco perché Liberi dalla Plastica coinvolge i più piccoli, partendo proprio dalle attività didattiche nelle scuole.

Grazie a video, libretti informativi e disegni da colorare, gli studenti sono sensibilizzati a mettere in atto comportamenti etici e sostenibili.

L’eliminazione delle bottigliette di plastica usa e getta, diventerà una buona abitudine da adottare non solo a scuola, ma anche a casa.

Grazie al racconto delle attività scolastiche, i bambini potranno sensibilizzare la propria famiglia sui valori positivi appresi con le attività di Liberi dalla Plastica aps.

Un purificatore omaggio per ogni famiglia

Le attività didattiche diventano  il punto di partenza per insegnare ai più piccoli a rispettare l’ambiente e allo stesso tempo veicolare, a genitori e parenti, utili indicazioni per rendere la propria abitazione “green”.

A ogni famiglia degli studenti delle Scuole libere dalla plastica che ne farà richiesta verrà omaggiato un purificatore.

Consiste in un dispositivo in grado di purificare l’acqua del rubinetto attraverso il processo dell’ultrafiltrazione.

Scuole libere dalla plastica significa renderle più sostenibili

Le Scuole libere dalla plastica rendono le nostre città più sostenibili

Prendersi cura della propria città è  un dovere che diventa un piacere, quando se ne comprendono i benefici per se stessi e per i propri cari.

È importante iniziare proprio sin dalla tenera età.

Le Scuole Green diventano così il primo luogo di educazione dei cittadini di domani, per essere più rispettosi di tutti gli ecosistemi e attuare comportamenti responsabili nei confronti dell’ambiente.

Le comunità green del futuro vedranno famiglie e istituzioni dialogare concretamente per costruire un futuro sostenibile.

Tutto sarà possibile grazie a iniziative come quelle messe in campo da Liberi dalla Plastica.

Sedie di Design dalla plastica Riciclata

Design sostenibile, ecco 10 arredi in plastica riciclata

Abbiamo creato per voi una guida al Design Sostenibile, scegliendo i più interessanti materiali e arredi in plastica riciclata: dalle scocche delle sedie in polimeri recuperati ai tessuti realizzati con bottigliette in PET raccolte nell’oceano.

Quando il design fa bene all’ambiente

Lo abbiamo visto insieme con il progetto Seaqual: la plastica raccolta dai mari può dare vita a progetti meravigliosi e sostenibili.

Le associazioni internazionali impegnate nella pulizia delle isole di plastica, infatti, recuperano ogni giorno chili e chili di oggetti esausti e bottigliette in PET.

Se accuratamente ripuliti e riciclati, questi rifiuti possono avere una seconda vita.

particelle di Plastica riciclata

I materiali innovativi e gli arredi in plastica riciclata

Il ciclo della plastica si rivela sostenibile solo grazie al riciclo e al riuso creativo.

Dalla moda, all’architettura, fino al design.

Sono centinaia le aziende che stanno investendo su progetti che recuperano i rifiuti plastici e li trasformano in nuovi prodotti.

Qui abbiamo raccolto una selezione di splendidi arredi in plastica riciclata con cui rendere la vostra casa più green!

Sedie in plastica riciclata

Nuovi materiali ottenuti riciclando plastiche post-consumo e scarti industriali sono alla base delle creazioni di Pedrali.

Recuperando imballaggi alimentari e bottigliette in PET, oltre agli scarti plastici del proprio ciclo produttivo, l’azienda italiana porta sul mercato arredi sostenibili.

Sedia Pedrali in recycled grey

Sedie grigie

Un esempio? Le sedie Remind disegnate da Eugeni Quitllet e create con Recycled Grey.

Si tratta di un materiale dal colore grigio, in grado di celare le imperfezioni dovute al riciclo della plastica.

Sembra un piccolo dondolo la Tip Ton RE di Vitra.

La sedia è creata recuperando i rifiuti plastici e realizzata in colore grigio per evocare la sua natura sostenibile.

Il disegno è di Barber e Jay Osgerby, mentre la superficie presenta dei puntini pigmentati che creano un vivace effetto visivo.

Arredi in plastica polipropilene riciclato

Arredi di design in plastica riciclata, sedie colorate

Anche Arper è impegnata nello sviluppo di progetti di Design Sostenibile.

La sedia Adell disegnata da Lievore + Altherr Désile Park, possiede una scocca in polipropilene riciclato.

Con le sue forme sinuose e i colori naturali, arreda con stile sia ambienti interni, sia esterni.

Il designer Konstantin Grcic, invece, ha progettato la Bell Chair di Magis con polipropilene riciclato.

Recuperando gli scarti di produzione dell’azienda, ha creato una sedia impilabile che, al termine del suo ciclo di vita, potrà anch’essa essere riciclata al 100%.

Tessuti in plastica riciclata

Christian Fischbacher, azienda svizzera specializzata in tessuti d’arredo luxury, ha un occhio di riguardo per l’ambiente e promuove il Design Sostenibile.

Da 10 anni produce i tessuti BENU®Recycled utilizzando bottiglie in PET e stoffe riciclate.

Per celebrare il suo bicentenario, ha lanciato l’innovativo Velluto BENU Talent, di cui il 70% del filo di tessitura è prodotto recuperando bottiglie di plastica.

Anche il colosso svedese Ikea ha presentato, all’inizio del 2020, una collezione di tessuti d’arredo in poliestere 100% ricavato da bottigliette in PET.

Si chiama Musselblomma ed è disegnata da Inna Bermúdez per rivestire splendidi cuscini e decorare le tavole con runner e tovaglie.

Arredo in plastica riciclata Sacco goes green

Icone del design in versione sostenibile

Il mitico Sacco di Zanotta, che molti conoscono grazie ai film di Fantozzi, è uno dei pezzi più iconici del design Italiano.

Questo arredo disegnato da Gatti, Paolini e Teodoro nel 1968, è stato realizzato in una limited edition sostenibile chiamata Sacco Goes Green.

Il rivestimento è in ECONYL®, filamento ottenuto recuperando le reti da pesca dai fondali marini.

L’imbottitura è formata da microsfere di BioFoam®, una plastica biodegradabile prodotta in modo naturale dalla canna da zucchero.

L’Atelier Mendini ha poi firmato Alex, una poltrona in limited edition di Ecopixel ispirata ai dipinti impressionisti.

Pensata per arredare ambienti esterni, è creata a partire da scarti di polietilene.

Arredi e sdraio per esterni

Materiali d’arredo in plastica riciclata

Avete presente la texture “terrazzo”, tornata di moda da qualche anno nel mondo dell’interior design? Bene, ne esiste anche una versione sostenibile!

Si chiama Rhinestone White ed è un materiale decorativo in fogli, realizzato partendo da rifiuti plastici.

Lo hanno sviluppato Marten Van Middelkoop e Joost Dingemans a Rotterdam, in collaborazione con diverse aziende che gestiscono impianti di triturazione.

Per le cucine, invece, c’è RESPET®, il primo laminato al mondo realizzato utilizzando il 100% di PET riciclato da bottigliette di plastica.

Grazie a un processo di pulizia, frammentazione ed estrusione, è perfetto per realizzare pannelli dalle numerose colorazioni.

Quali arredi in plastica riciclata sceglierete per la vostra casa?

Quelli che vi abbiamo appena presentato sono solo alcuni dei tanti esempi di Design Sostenibile presenti sul mercato.

Scegliete quelli che più vi ispirano e contribuirete anche voi a salvaguardare l’ambiente dagli inquinanti in plastica e dalle bottigliette in PET!

Sacchetti riciclabili

Divieto plastica monouso 2021, che cosa cambia al supermercato

Il divieto plastica monouso stabilito dall’Unione Europea entra finalmente in vigore a gennaio 2021.

Come vi abbiamo raccontato, stoviglie usa e getta altamente inquinanti saranno bandite da supermercati e shop online.

Ma come si stanno organizzando le catene più importanti della grande distribuzione e cosa cambierà concretamente grazie all’eliminazione della plastica monouso?

Stop alla plastica usa e getta, la direttiva UE

Con il 2021, viene applicata la direttiva Ue 2019/904 che prevede di eliminare la plastica monouso dagli scaffali dei negozi degli Stati Membri.

In sostanza, non si potranno più comprare piatti, posate, cannucce e contenitori per alimenti realizzati con polimeri sintetici usa e getta.

Inoltre, sarà dato il via a un processo di riqualificazione delle bottigliette in PET, il cui 99% dovrà essere riciclato entro il 2029.

Entro il 2030, le nuove bottiglie di plastica dovranno essere prodotte obbligatoriamente con il 30% di plastica riciclata.

L’obiettivo di Liberi dalla Plastica aps

Tematica, quella delle bottiglie di plastica, al centro delle campagne di sensibilizzazione di Liberi dalla Plastica aps.

Infatti, se la direttiva UE non stabilisce delle tempistiche precise per la completa eliminazione delle bottigliette in PET, l’Associazione di promozione sociale si impegna a dare il suo contributo con progetti rivolti a:

  • Comuni italiani;
  • Aziende;
  • Cittadini dall’animo green.

Questo perché, secondo i dati di Nielsen resi noti da La Repubblica, nel 2019 e 2020 sono state vendute più di 4 miliardi di confezioni di acqua in plastica.

Di queste solo un quarto è stato correttamente smaltito.

Il resto è finito direttamente nel Mar Mediterraneo, accumulandosi in superficie e rilasciando pericolosi frammenti di microplastiche, difficili da recuperare ed eliminare.

I dati sulla plastica in Italia

Divieto plastica monouso 2021, cosa aspettarsi da gennaio

Tornando al divieto plastica monouso 2021 e ai cambiamenti a cui sono interessati i supermercati e i consumatori, ecco che cosa cambierà.

Nuove stoviglie usa e getta in materiale sostenibile

Mettendo in atto importanti piani di investimenti, molte catene della GDO hanno avviato processi di trasformazione per ridurre l’impatto degli imballaggi sui punti vendita.

Per farlo hanno preso alla lettera il divieto plastica monouso 2021, lanciando linee monomarca di stoviglie in materiali ecologici.

Si tratta di polimeri naturali ottenuti dal mais che combinano Pla e Mater-bi che verranno proposti ai clienti in sostituzione a forchette, coltelli e cucchiai monouso in plastica.

Altri materiali idonei per queste applicazioni sono il cartoncino 100% riciclabile e i compostabili ottenuti da barbabietole e canna da zucchero.

Divieto plastica monouso, i nuovi imballaggi del latte

Alcuni marchi della Grande Distribuzione si sono attivati per sostituire il packaging di plastica del latte. Hanno così dato il via alla produzione di imballaggi “BIO” di origine completamente vegetale.

Ragionando in numeri significa che, una singola catena di negozi italiani, risparmierà 20 tonnellate di plastica all’ambiente nell’arco di un solo anno. Non male come inizio, vero?

Nuovi packaging per frutta e verdura

Anche per conservare alimenti facilmente deperibili come frutta e verdura si stanno studiando soluzioni alternative per rispettare il divieto plastica monouso.

Gli imballaggi sostenibili che vedremo nei supermercati a partire dal 2021 saranno infatti realizzati con cartoncino e materiali organici.

Infine, i pack plastici per conservare gli ortaggi surgelati verranno eliminati e sostituiti da imballaggi in carta 100% riciclabile.

Probabile aumento dei costi causato dal divieto plastica monouso

I marchi più importanti della GDO impegnati nel processo di transizione verso la sostenibilità imposto dal divieto plastica monouso 2021 affronteranno ingenti spese per mettersi in regola.

Ecco perché, probabilmente, si registreranno aumenti nei prezzi di vendita.

Una conseguenza indispensabile per consentire la salvaguardia del nostro pianeta e ridurre la percentuale di materiali inquinanti.

La tematica, tra l’altro, non sembra preoccupare troppo gli italiani.

Il 68%, secondo i dati di Ipsos Italia, è infatti disposto a pagare di più per prodotti realizzati da aziende che attuano rigorose politiche ambientali.

Il divieto di plastica monouso deve portarci a delle scelte più responsabili

Divieto plastica monouso 2021, come dare il vostro contributo?

Per salvaguardare l’ambiente e rendere le nostre città più sostenibili, ognuno può fare la sua parte, iniziando proprio dalla spesa al supermercato.

Ricordatevi che, oltre a rinunciare all’acquisto di stoviglie monouso, potrete eliminare completamente i vostri consumi di plastica dicendo basta alle bottigliette in PET. Pensateci!

Tessuti riciclati

La nuova vita della plastica: dai rifiuti ai tessuti

Con la plastica riciclata è possibile creare nuovi materiali.

Sono posssibili applicazioni in diversi settori: dalla moda, al tessile, fino ai mobili di design.

Dall’imbottitura dei giacchetti invernali, ai cinturini di orologi di lusso, ai fili per tessere la trama di francobolli

Le applicazioni delle plastiche riciclate non hanno confini.

Grazie a nuove ricerche sull’ingegneria dei materiali, sono numerose le aziende che immettono sul mercato prodotti creati recuperando dagli oceani le bottigliette in PET.

Con la plastica riciclata Oceanic produce tessuti per poltroncine di Design

Plastica riciclata, le applicazioni

Dai rifiuti ai tessuti” è il motto della nota azienda di Design Normann Copenhagen. L’azienda, in collaborazione con Camira Fabrics, ha lanciato una linea di poltroncine molto speciali.

Rivestite con Oceanic, un tessuto creato a partire dai rifiuti di plastica, sono oggetti d’arredo belli, funzionali e per di più fanno anche bene all’ambiente!

Dalla plastica riciclata nascono nuovi tessuti

Normann Copenhagen ha applicato ai suoi arredi di design una collezione di tessuti sostenibili creati da Camira Fabrics.

Il suo obiettivo è quello di dare un nuova impronta “green” ai propri prodotti grazie alla collaborazione con il progetto Seaqual.

Un progetto che combatte l’inquinamento degli oceani attraverso la raccolta e il riciclo di materiali plastici, ma è solo una delle loro numerose iniziative attive a livello globale per salvare i nostri mari.

Plastica riciclata da rifiuto a tessuto

 Seaqual libera i mari dalla plastica

Insieme per un oceano pulito” è il motto di Seaqual , una community collaborativa che unisce volontari, organizzazioni e aziende per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento dei mari.

Lavorando a stretto contatto con le associazioni che, in giro per il mondo, raccolgono quotidianamente quintali di rifiuti di plastica, promuove il riuso di questi materiali dando loro nuova vita.

Partendo dal recupero degli inquinanti e passando per la loro trasformazione, facilita l’impiego di plastica marina riciclata da parte di aziende manifatturiere in grado di realizzare prodotti davvero sostenibili.

Oceanic, la nuova vita di design della plastica riciclata

Oceanic è una collezione di tessuti con sedici colori brillanti realizzati al 100% con poliestere riciclato raccogliendo bottiglie in PET esauste che galleggiavano nelle isole di plastica.

Pensate che ogni metro di tessuto contiene al suo interno 26 bottigliette riciclate. Facendo un rapido calcolo, quindi, 4 metri di tessuto equivalgono a 1 kg di rifiuti rimossi con successo dall’Oceano e riciclati.

Grazie alle durabilità nel tempo della plastica – caratteristica che la rende altamente inquinante – un tessuto come Oceanic si rivela estremamente resistente e perfetto per l’applicazione su sedie e poltroncine.

Infine, la sua trama presenta una texture spigata capace di esaltare i colori degli arredi.

Dai toni tenui a quelli più vivaci, riprende così le sfumature tipiche dei litorali, riportando un piacevole senso di natura all’interno delle case.

Immagini Courtesy – Normann Copenhagen

RIqualificare i mari per un ambiente più pulito

Cinque azioni per riqualificare i mari entro il 2050

Che cosa fareste se vi dicessimo che è possibile riqualificare i mari e che l’inquinamento non è un processo irreversibile? E che il ripopolamento di flora e fauna sottomarina potrebbero essere ripristinati con 30 anni di buone azioni?

I mari possono tornare a essere prosperosi e puliti come un tempo. Secondo gli scienziati bastano 30 anni!

Nonostante decenni di inquinamento plastico, pesca incontrollata e distruzione delle coste abbiano inflitto seri danni all’ecosistema marino, c’è ancora speranza. Riqualificare i mari è possibile e c’è bisogno del contributo di tutti.

Riqualificare i mari e combattere l’inquinamento

Una generazione ci separa dalla possibilità di godere di un tuffo in acque cristalline senza essere circondati da rifiuti plastici e bottigliette galleggianti.

Oppure di tornare ad avvistare le balene, i giganti del mare, fare capolino in mezzo alle onde.

La speranza arriva da un recente studio scientifico citato tra le pagine del Guardian.

Un obiettivo possibile

Sembrerebbe infatti che, grazie alle azioni intraprese a livello globale per preservare la vita nei mari, numerose specie a rischio di estinzione stiano ripopolando gli oceani.

Dalle megattere australiane, agli elefanti marini americani, fino alle tartarughe marine verdi giapponesi.

La vita, ancora una volta, ci dimostra che vuole farcela e che c’è ancora speranza.

Riqualificare i mari permette la ricrescita della popolazione di animali marini marina

Le azioni concrete da mettere in atto per riqualificare i mari

Come fare quindi, a facilitare la rinascita degli ambienti marini? A livello globale sarà necessario incentivare la pesca sostenibile, mettere in atto interventi di protezione delle coste ed eliminare l’inquinamento plastico.

Si tratta di un impegno notevole a livello internazionale, sia in termini economici che organizzativi.

Ma gli scienziati assicurano: permetterà alle future generazioni di godere nuovamente di un pianeta in salute!

Nel concreto, quindi, quali sono le azioni concrete da mettere in atto? Qui ne abbiamo raccolte 5 che permetteranno di riqualificare i mari entro il 2050. Scopritele con noi!

1. Aumentare l’ampiezza delle aree marine protette

Nei primi anni 2000 solo lo 0,9% dei mari era considerato area protetta. Oggi, siamo arrivati al 7,4%. Secondo l’Ocean Unite Network l’obiettivo ideale è quello di riconoscere almeno il 30% degli oceani come area marina protetta entro il 2030.

In questo modo si impediranno azioni di pesca incontrollata, prevenendo la distruzione dei fondali marini e la scomparsa di specie in via di estinzione. Il ripopolamento delle acque sarà così incentivato.

2. Ridurre le emissioni di CO2

L’acidificazione dei mari è un altro problema molto importante. Sapete da cosa deriva? Dall’assorbimento dell’anidride carbonica, che porta a un continuo aumento dell’acidità delle acque.

Il 25% delle emissioni globali di CO2 vengono infatti incanalate nel grande blu. Un fenomeno, questo, che porta alla riduzione di minerali come il carbonato di calcio, fondamentale per la sopravvivenza degli organismi marini.

Ridurre le emissioni di anidride carbonica nelle nostre città, incentivando la mobilità sostenibile, è il primo passo per combattere l’acidificazione dei mari.

Riqualificare i mari

3. Fare attenzione alla provenienza del pesce

La pesca incontrollata sta provocando tanti danni quanto l’inquinamento. Per questo è importante fare attenzione alla propria dieta ed effettuare una spesa consapevole.

Ognuno di voi può dare il suo piccolo contributo quotidiano semplicemente verificando la provenienza del pesce prima di procedere all’acquisto.

Ad esempio, è possibile scoprire se è stato catturato e allevato in modo sostenibile.

Esistono anche delle app come Seafood Watch con cui trovare ristoranti e supermercati che vendano prodotti sostenibili per gli oceani.

4. Riqualificare i mari ripulendo le isole di plastica in tutto il mondo

La più alta concentrazione di inquinanti plastici galleggia nelle acque degli oceani.

Le garbadge patch sono delle vere e proprie isole di rifiuti dove si accumulano in superficie oggetti esausti come bottigliette in PET, mascherine, guanti e altre sostanze nocive.

Per riqualificare i mari è quindi necessario ripulire queste aree con interventi mirati.

Molte organizzazioni sono già al lavoro per questo. Supportarle con donazioni e condividere le loro iniziative farà in modo che possano operare in modo più efficiente.

5. Eliminare il consumo bottigliette in PET e favorire il corretto smaltimento delle plastiche esauste

Le bottigliette di plastica rappresentano uno degli inquinanti più diffusi nei mari di tutto il mondo.

Galleggiando sul pelo dell’acqua ed esposte alle intemperie, si degradano lentamente rilasciando in acqua pericolosissime microplastiche.

Ridurre il consumo di bottigliette in PET a favore di borracce riutilizzabili è ideale per evitare che tonnellate di rifiuti vengano immessi nell’ambiente.

L’associazione Liberi dalla Plastica aps è attiva con numerosi progetti che coinvolgono Comuni e Aziende per rendere le città italiane più green.

Scoprite qui di che cosa si tratta e iniziate anche voi a mettere in pratica buone azioni che permetteranno di riqualificare i mari!

Città plastic free

Comuni liberi dalla plastica? Si può con questa iniziativa!

L’Associazione Liberi dalla Plastica coinvolge i comuni italiani per sensibilizzare i cittadini a ridurre l’inquinamento plastico.

Comuni liberi dalla plastica e più salubri. Questo l’obiettivo che intende raggiungere a breve termine  l’Associazione di promozione sociale Liberi dalla Plastica.

Prendersi cura della propria città è un dovere di tutti e farlo con il supporto concreto dei Comuni diventa più semplice!

L’Italia è inquinata dalla plastica

Forse non lo sapete, ma l’Italia è il primo paese in Europa per il consumo di acqua in bottiglia.

Il nostro paese infatti alimenta quotidianamente l’accumulo incontrollato dei rifiuti di plastica.

Per questo l’Associazione Liberi dalla Plastica è in prima linea per trovare soluzioni al problema.

Riducendo l’impatto degli inquinanti plastici sull’ecosistema cittadino si può infatti migliorare la qualità di vita dei cittadini.

L’eliminazione dei rifiuti in plastica si rivela così un obiettivo facilmente raggiungibile, semplicemente tagliando il consumo domestico delle bottigliette in PET.

L’obiettivo dell’Associazione è Comuni liberi dalla plastica

Liberi dalla Plastica porta avanti con successo un progetto dedicato ai Comuni amici dell’ambiente, che vogliono valorizzare il proprio territorio coinvolgendo direttamente i cittadini.

Aderendo all’iniziativa, il Comune Green permette a ogni abitante di ricevere a titolo gratuito un purificatore per la propria casa.

In questo modo, l’acqua dell’acquedotto attentamente controllata, viene resa migliore per essere bevuta e per cucinare.

 

Comuni liberi dalla plastica per un futuro più verde

Quali sono i benefici per l’ambiente?

La salute e l’economia degli abitanti della città sarà sensibilmente migliorata, mentre i nuclei familiari potranno diventare portavoce di uno stile di vita amico dell’ambiente.

Facciamo un esempio concreto. Se in un paese di 50.000 abitanti, almeno 3000 famiglie aderiranno al progetto, verranno risparmiate all’ambiente circa 6000 bottiglie in PET al giorno, 180.000 al mese e più di due milioni all’anno.

A oggi sono moltissimi i Comuni liberi dalla plastica che hanno concesso il Patrocinio all’iniziativa che elimina l’utilizzo delle bottiglie usa e getta in PET.

Come funziona il progetto Comuni liberi dalla plastica?

L’Associazione Liberi dalla Plastica distribuisce brochure e volantini informativi che raccontano l’importanza di uno stile di vita sostenibile.

Inoltre dona, a ogni famiglia del Comune Green che ne faccia richiesta, un purificatore.

Un innovativo sistema compatto di ultrafiltrazione a uso domestico per il trattamento dell’acqua con due stadi di filtrazione.

Il purificatore sarà di proprietà del cittadino che non avrà nessun costo né vincolo di manutenzione.

Sarà fornito con un filtro della durata di 5000 litri (annuale).

Allo scadere dell’anno, solo se ritenuto opportuno, potrà essere richiesta la sostituzione al solo co­sto del filtro.

Il vostro Comune è già Green?

Visto com’è facile eliminare completamente le bottigliette in PET dalle città e avere un’acqua priva di impurità direttamente a casa?

Verificate se il vostro è un Comune Green e aderite all’iniziativa dei Comuni Liberi dalla Plastica!

Ecco come fare.

Acqua pura

Come diventare azienda green con Liberi dalla plastica

Cosa vuol dire essere un’Azienda Green?

Sicuramente impegnarsi in progetti che promuovano stili di vita sostenibili e rispettare l’ambiente, incentivando dipendenti e clienti a mettere in atto buone pratiche quotidiane.

Trasmettere a dipendenti, collaboratori e clienti il proprio impegno sostenibile è possibile grazie al progetto dell’Associazione Liberi dalla Plastica.

Come diventare Azienda Green

La sostenibilità in azienda

Sul luogo di lavoro il concetto di sostenibilità è fondamentale, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Aiutare i collaboratori a raggiungere uno stato di benessere, sia nella vita professionale, sia in quella privata, è uno dei tanti aspetti su cui le imprese lavorano oggi.

Con lo sviluppo esponenziale dello smart working, l’ambiente domestico è sempre più interconnesso con quello lavorativo.

Come impegnarsi per ridurre l’impatto dell’Azienda sul nostro pianeta?

L’associazione di promozione sociale Liberi dalla Plastica, ha sviluppato un progetto per accompagnare le aziende in un percorso “green”.

Per incentivare uno stile di vita più sano è possibile fare un gesto concreto eliminando le bottiglie di plastica, in ufficio come a casa.

Il purificatore da parte di Liberi dalla Plastica per le Aziende Green

In che cosa consiste il progetto Azienda Green?

Aderendo al progetto di Liberi dalla Plastica aps, l’impresa potrà dotare tutti i dipendenti interessati di un purificatore omaggio, da installare nella propria abitazione.

In questo modo tutti potranno godere di un’acqua sicura da bere direttamente dal rubinetto di casa e impiegare per cucinare.

Il purificatore è dotato di una tecnologia di ultrafiltrazione capace di migliorare l’acqua sanificata e potabile fornita dal comune, rendendola migliore e di qualità.

Inoltre, ogni collaboratore verrà omaggiato di una borraccia BPA free, riutilizzabile e trasportabile, da utilizzare al posto delle bottiglie in PET usa e getta.

I vantaggi di essere un’Azienda Green

Con il progetto Azienda Green, è possibile liberare l’ambiente dai rifiuti dannosi come le bottigliette di plastica.

Se 500 dipendenti installassero gratuitamente un purificatore nella propria abitazione, sarebbero risparmiate all’ambiente una media di mille bottigliette in PET al giorno.

Le cifre aumenteano a 30 mila in un mese e 360 mila in un anno!

L’azienda sarà così riconosciuta come un esempio virtuoso di sostenibilità grazie alla certificazione diAzienda Green”.

Un titolo che potrà veicolare attraverso i propri canali di comunicazione.

Fare rete per fare bene all’ambiente

Tra gli obiettivi di Liberi dalla Plastica, c’è quello di creare un vero e proprio network di imprese sostenibili.

È agendo uniti che potremo migliorare sensibilmente la salute delle nostre città e diffondere la conoscenza su uno stile di vita più sostenibile.

Per aderire al progetto, date un’occhiata qui.

Sensibilizzazione

Simone Leo: l’Ambasciatore Green, l’etica sportiva al servizio dell’ambiente

Simone Leo segna record mondiali correndo, giorno e notte non-stop per centinaia di chilometri.

Allena e motiva gli sportivi per aiutarli a raggiungere i propri obiettivi.

Con il ruolo di Ambasciatore Green, promuove messaggi postivi per l’ambiente.

L’obbiettivo dell’ultramaratoneta amico dell’ambiente

Simone Leo è un ultramaratoneta che possiede il dono di ispirare gli altri.

Racconta di come, da sedentario con problemi di sovrappeso, un giorno abbia iniziato a correre e non si sia più fermato.

Un po’ come Forrest Gump”, racconta con il sorriso al traguardo di una corsa organizzata in Puglia insieme ad altri sportivi dall’animo sostenibile.

L’obiettivo?

Quello di raccogliere, con l’Associazione Liberi dalla Plastica, le bottigliette in PET esauste abbandonate nelle campagne.

Simone Leo in California nel 2018

Qual è l’impegno di Simone Leo con di Liberi dalla Plastica?

Non capita tutti i giorni che un ultramaratoneta, abituato a correre gare più lunghe di 200 km, diventi Ambasciatore di un’Associazione di Promozione Sociale.

Affrontando diverse sfide, come il Grande Slam americano chiamato Seven Sisters – in cui ho conquistato il primato mondiale correndo per 220 km giorno e notte senza sosta – ho capito che l’impresa sportiva fine a sè stessa per me non aveva più senso”.

La corsa si rivela efficace più di altre discipline sportive per far immedesimare le persone.

Può diventare una potente cassa di risonanza per iniziative etiche e sostenibili, come quelle di Liberi dalla Plastica.

“Così ho deciso di ispirare le altre persone e sensibilizzarle verso tematiche per me importanti. In questo modo l’attività sportiva diventa un medium per la diffusione di un messaggio” svela Simone Leo.

Ho girato il mondo correndo dentro alla natura e adesso sento di doverle restituire qualcosa”.

Simone partecipa ad eventi e percorsi di coaching

Le ultramaratone a impatto zero di Simone Leo

È da un incontro con Max Plebani (ideatore e promotore dell’associazione Liberi dalla Plastica) che è nato l’impegno di Simone Leo come Ambasciatore Green dell’Associazione.

Se ogni mia gara è effettivamente a impatto zero sull’ambiente, poiché utilizzo solo la forza delle mie gambe, allora l’impresa sportiva può diventare il simbolo di uno stile vita responsabile e sostenibile” continua Leo.

Le gare internazionali a cui partecipa assumono così un valore ancor più importante.

L’ultima sfida a cui ho preso parte a gennaio 2020 nel Minnesota – l’ultramaratona più fredda al mondo – aveva regole molto rigide e attente per la salvaguardia dei luoghi incontaminati nei quali si svolge.

Da qui l’idea di rendere l’impresa totalmente a impatto zero piantando, al mio ritorno in Italia, 100 alberi per compensare le emissioni del viaggio aereo affrontato per raggiungere gli USA”.

Inaugurato nell’autunno 2020, il progetto supportato dal Parco Nord Milano e dal Comune di Cinisello Balsamo, prenderà il nome di “Boschetto dei Runner”.

Rappresenterà solamente l’inizio dell’attività come Ambasciatore Green di Simone Leo.

Simone alla Spartathlon del 1 ottobre 2016

L’ultramaratona è una sfida possibile, come quello di liberare le nostre città dalla plastica

Con la mia storia porterò avanti il messaggio di Liberi dalla Plastica, grazie ad attività divulgative ed eventi didattici rivolti ai cittadini, così come agli studenti delle scuole.

Organizzeremo anche corse per raccogliere la plastica, eventi tematici e attività di promozione di uno stile di vita sano
Svela Simone Leo, affermando che l’ultramaratona può ispirare molti.

Completare un’ultramaratona è per il 95% merito della testa e per il 5% delle gambe che, ovviamente, devono essere allenate. La gara più lunga che ho fatto è durata 98 ore, ho corso per 492 km non-stop giorno e notte. Non è stato il fisico a farmi arrivare alla meta, ma la determinazione e la mia forza di volontà”.

L’ultramaratona è quindi un’ottima metafora della vita

“in una corsa del genere si muore e si rinasce molte volte. Per arrivare fino alla fine bisogna essere consapevoli che si presenteranno delle crisi, ma allo stesso tempo se ne andranno. Come superarle? Correndoci attraverso e uscendone più forti di prima”.
Conclude Simone Leo.

E se si persevera per arrivare all’obiettivo prefissato, superando ogni ostacolo, si diventa persone migliori.

“Questo è anche il senso del mio impegno come Ambasciatore Green. Un mondo senza plastica sembra un obiettivo impossibile da raggiungere. Con l’impegno di tutti e la sensibilizzazione verso pratiche etiche e sostenibili, il traguardo sarà sempre più vicino”.

Crostacei in pericolo

Anche gli scampi fanno parte del ciclo della plastica

Il ciclo della plastica è alimentato da bottigliette in PET che si degradano (rilasciando microplastiche nell’ambiente).

Purtroppo vi contribuiscono anche mascherine e guanti usa e getta, fustini di detersivi esausti che formano isole di plastica ampie migliaia di chilometri quadrati.

Il ciclo della plastica che si degrada nei nostri ecosistemi procede inesorabile, aumentando la sua portata di minuto in minuto.

Se la situazione dei nostri ecosistemi vi sembra particolarmente allarmante, forse non avete ancora sentito questa notizia!

I piccoli crostacei alimentano dell’inquinamento mari

Perché i crostacei fanno parte del ciclo della plastica?

Da una ricerca condotta all’Università di Cagliari, è emerso come scampi e altri piccoli crostacei siano degli involontari veicoli di inquinamento plastico.

Il Dipartimento Scienze Vita e Ambiente sardo, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, ha confermato come “gli insetti del mare” riescano a sminuzzare in particelle minuscole le microplastiche ingerite accidentalmente.

Con il loro processo di digestione tutte le sostanze all’interno del corpo (materiali plastici compresi), passano attraverso un condotto detto “mulino gastrico”.

È dentro questo organo, che i polimeri vengono ridotti in piccolissimi frammenti.

Il ciclo della plastica coinvolge così gli scampi, mettendo a rischio chi se ne ciba e l’intero ecosistema marino.

I polimeri sintetici vengono naturalmente smaltiti dai crostacei, tornando a fluttuare in acqua con dimensioni sempre più difficili da individuare ed eliminare.

 

gli scampi sono irrimediabilmente legati al ciclo della plastica

Il ciclo della plastica si allunga sempre di più

La scoperta dei ricercatori dell’Università di Cagliari è un’ulteriore presa di coscienza su quanto l’inquinante sia radicato nei nostri ecosistemi e come continui a propagarsi indisturbato.

Allungandosi il ciclo di vita della plastica, bottigliette d’acqua e fustini di detersivi diventano ancor più pericolosi per gli organismi marini.

Pensate che solo nel Mar Mediterraneo sono 116 le specie di animali a ingerire quotidianamente plastica, tra cui le più numerose sono proprio scampi e gamberi rossi.

I crostacei sono anche una risorsa per la lotta alla plastica

Aspettiamo però a condannare gli scampi, poiché si stanno rivelando una risorsa importante nella ricerca di materiali biologici sostitutivi della plastica.

Grazie alla chitina, una sostanza contenuta nei loro esoscheletri, scienziati e ricercatori stanno mettendo a punto dei particolari biopolimeri non inquinanti.

Il progetto Chibio e le sue applicazioni nelle bioplastiche

Dopo il progetto nominato ChiBio, finanziato dal dipartimento Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, dagli USA arrivano i biopolimeri prodotti con gusci di scampi e aragoste.

L’azienda Mari-Signum, sfruttando gli scarti alimentari con il recupero del polisaccaride presente nei gusci, riesce a ottenere un materiale biologico dalle performance elevate, simili a quelle delle plastiche comuni.

Se competitivi a livello economico, questi biopolimeri potranno risolvere il problema dell’inquinamento plastico, insieme a quello dello smaltimento dei rifiuti organici grezzi.

Direttive Europee

Bandite le stoviglie in plastica monouso dal 2021

L’Europa ha deliberato per l’abolizione di stoviglie in plastica monouso:

  • piatti,
  • posate,
  • cannucce.

Non ha invece deciso per lo stop alle bottigliette d’acqua in materiali plastici.

Siamo ormai alle porte della nuova “Era del proibizionismo plastico”.

Entro il 2021, in Europa non si potranno più utilizzare stoviglie in plastica usa e getta per consumare i pasti, sia in casa che all’aperto.

La delibera del Consiglio UE parla chiaro e segna un importante traguardo per la salvaguardia del nostro pianeta.

Dite dunque addio agli oggetti plastici monouso e iniziate a pianificare i vostri pic-nic senza cannucce, posate e piatti realizzati in polimeri sintetici.

Le alternative? Sono sostenibili e ne esistono già moltissime, realizzate con materiali derivati da polpa di cellulosa, bambù e canna da zucchero.

Per quanto riguarda bicchieri e bottigliette d’acqua?

Grandi esclusi da questa rivoluzione ecologica sono invece i bicchieri, di cui l’Europa non fa nessun cenno.

Per quanto riguarda le bottigliette in PET, se ne parla solamente in termini di smaltimento.

Entro il 2029, infatti, gli Stati membri dovranno impegnarsi a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica esauste.

Un obiettivo ambizioso e raggiungibile con l’impegno di ogni singolo cittadino.

Entro il 2030, troveranno sul mercato bottigliette in PET composte per almeno il 30% da plastica riciclata.

Siamo comunque ben lontani dalla loro eliminazione dal mercato.

Le organizzazioni come Greenpeace Europa guardano con positività alle nuove regole, giudicandole un primo vero passo per uno stile di vita più sostenibile.

 

donna italiana rifiuta stoviglie di plastica

Ma che cosa ne pensano gli italiani?

Come emerso dai sondaggi pubblicati sul sito dell’Ansa, il 30% degli italiani già oggi evita di comprare stoviglie in plastica monouso, dimostrandosi molto sensibile sull’argomento.

L’opinione pubblica è sempre più informata sui danni provocati dal polimero sintetico abbandonato nei mari, in campagna e perfino nei pascoli montani.

L’ambiente è letteralmente invaso dai resti di piatti, bicchieri, cannucce e bottiglie di plastica.

La Coldiretti segnala che più della metà degli italiani consiglia di aggiungere un sovraprezzo su questi prodotti inquinanti, disincentivandone l’acquisto in modo ancora più forte.

 

stoviglie di plastica bandite a favore di alternative ecologiche

Eliminare stoviglie in plastica e bottigliette in PET: è possibile?

L’impegno assunto dal Consiglio UE per bandire le stoviglie in plastica è molto importante, così come l’introduzione di alte percentuali di materiale riciclato nella composizione di bottigliette in PET.

Ma riuscite a immaginare un mondo veramente libero dalla plastica, dove fare un tuffo in mare senza essere  circondati da frammenti di bottiglie e microplastiche?

L’Associazione di Promozione Sociale Liberi dalla Plastica è attiva ogni giorno per raggiungere questo ambizioso obiettivo, informando i cittadini sulle buone pratiche per adottare uno stile di vita sostenibile e plastic-free.

Scoprite di più sulle iniziative per privati, aziende e comuni qui.

Prendetevi cura dell’ambiente con Liberi dalla Plastica

Liberi dalla Plastica è l’associazione senza fini di lucro che nasce per supportare l’educazione di privati, Aziende e Comuni alla cultura della sostenibilità.

L’obiettivo è di sensibilizzare al rispetto dell’ambiente, utilizzando strumenti che permettano a tutti di produrre meno rifiuti in plastica e ridurre le emissioni di CO2, partendo dalle bottigliette d’acqua usa e getta.

Il primo elemento facile da sostituire, nella vostra vita quotidiana, sono proprio le bottiglie in PET. Se esposte per lungo tempo al sole, le plastiche alterano il sapore del liquido al loro interno, rilasciando sostanze sintetiche con un processo di “migrazione”.

Il grande problema della plastica

Per rendere le città più sostenibili sono sufficienti piccoli gesti quotidiani, a partire dall’eliminazione delle bottigliette in PET.

Viviamo in un mare di plastica! I nostri oceani sono sommersi da rifiuti e inquinanti sintetici, che ogni giorno minacciano la sopravvivenza di tutti gli organismi viventi (esseri umani compresi).

Otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici

Sono 8 milioni le tonnellate di polimeri sintetici riversati ogni anno nei bacini d’acqua nel nostro pianeta. Per rendere meglio l’idea, pensate che è come se, ogni minuto di ogni giorno, un camion d’immondizia riversasse il suo intero contenuto direttamente in mare.

La difficoltà di smaltimento

Oltre al lentissimo processo di degrado (la plastica può impiegare fino a 400 anni per scomparire completamente dall’ambiente), il problema di questo inquinante è il suo sgretolamento in particelle minuscole. Le microplastiche sono praticamente impossibili da raccogliere e smaltire correttamente.

Liberi dalla plastica combatte lo sversamento di rifiuti nei mari

Perché le microplastiche danneggiano irreversibilmente gli ecosistemi?

Le bottigliette in PET, una volta gettate e non riciclate, tendono a ridursi in piccoli frammenti (detti microplastiche, quando inferiori a 5 millimetri). Queste particelle si diffondono rapidamente nei bacini d’acqua di tutto il mondo.

Le microplastiche sono un nemico quasi invisibile

Il loro potenziale più dannoso è proprio legato alle loro minuscole dimensioni. Gli oggetti interi sono relativamente semplici da recuperare e smaltire correttamente. Purtroppo oggi non esiste nessuno strumento in grado di catturare i minuscoli pezzi di plastica che fluttuano in mare.

Soluzioni all’inquinamento plastico

L’unica soluzione per fronteggiare il grave problema dell’inquinamento, è ridurre progressivamente il consumo di bottiglie di plastica usa e getta, fino a liberarsene completamente.

Liberi dalla plastica vuole un mare pulito e ambiente più sano

Un gesto concreto per l’ambiente

Scegliere di consumare acqua di qualità del rubinetto, purificata attraverso l’ultrafiltrazione, vi permetterà di risparmiare all’ambiente chili di rifiuti in plastica ogni anno.

I benefici della purificazione

Potrete godere inoltre di un beneficio economico, poiché mille litri di acqua del rubinetto costano quanto un solo litro imbottigliato.

Per rendere la vostra città più sostenibile, lasciatevi consigliare dagli esperti di Liberi dalla Plastica! Abbandonate completamente le bottigliette di plastica, richiedendo un purificatore omaggio da installare a casa.

Liberi dalla Plastica per le aziende

Anche i datori di lavoro possono contribuire con gesti concreti a migliorare l’ambiente e rendere la propria Azienda Green!

Il progetto dell’Associazione Liberi dalla Plastica è molto semplice. Permette di incentivare il consumo di acqua pura e salutare, dando la possibilità a tutti i dipendenti di ricevere un purificatore in omaggio per la propria casa.

I vantaggi dell’iniziativa di Liberi dalla Plastica

La dotazione di kit di bottiglie ecologiche BPA free:

  • Elimina completamente le bottigliette di plastica dagli uffici,
  • Consente un notevole risparmio sulle spese di gestione aziendali.

L’impegno sostenibile può essere così testimoniato attraverso la prestigiosa certificazione “Azienda Green”, rilasciata a titolo gratuito da Liberi dalla Plastica. L’attestato è fondamentale per creare un network di imprese unite per rendere le città più sostenibili.

Pubblicità delle iniziative di Liberi dalla plastica

Liberi dalla Plastica per i Comuni

L’impegno dell’Associazione coinvolge anche numerosi Comuni Italiani. Il riconoscimento del Patrocinio in 15 località nell’area di Salerno, ha fatto sì che oltre 400.000 cittadini siano stati sensibilizzati verso l’eliminazione delle bottiglie di plastica.

Una società più consapevole con Liberi dalla Plastica

Inoltre, l’attività didattica e informativa di Liberi dalla Plastica coinvolge scuole e associazioni sportive, promuovendo uno sport etico e libero dalla plastica. Scoprite di più su www.liberidallaplastica.it!

le bottiglie di plastica in italia sono veramente essenziali

Le bottiglie di plastica in Italia sono essenziali o sostituibili?

Nel mondo vengono acquistate un milione di bottiglie di plastica al minuto.

I numeri del 2017 di Euromonitor International parlano chiaro.

I dati sottolineano la totale dipendenza dell’uomo dagli oggetti che hanno rivoluzionato il modo di bere acqua a livello globale.

Quanto è aumentato il consumo di bottiglie di plastica

La storia delle bottiglie di plastica monouso è iniziata ufficialmente nel 1973, quando fu brevettata la prima bottiglietta in PET dallo scienziato Nathaniel Wyeth.

Leggera, economica da produrre e riciclabile, è diventata velocemente il simbolo del consumo di massa.

Dagli anni novanta a oggi le vendite di acqua in bottiglie usa e getta sono aumentate del 284%, arrivando a rappresentare il 75% del peso di tutti i contenitori di plastica prodotti nel mondo.

Se vi state chiedendo che cosa significa, beh è molto semplice.

Per ogni quattro oggetti di plastica immessi sul mercato, tre di questi sono bottigliette d’acqua.

Donna che sceglie bottiglie di plastica

Il problema delle bottigliette di plastica è il loro smaltimento

Fin qui niente di strano.

Ma se sulla leggerezza delle bottigliette in PET e i loro bassi costi di produzione, si è fondata un’intera fetta dell’economia mondiale, il terzo principio che ha reso celebri questi oggetti è passato inosservato per decenni.

Di cosa parliamo? Ovviamente del fatto che le bottiglie di plastica sono riciclabili se correttamente smaltite.

Sfortunatamente, la produzione di plastica è aumentata negli ultimi vent’anni, ma i sistemi per riutilizzarla e riciclarla non hanno mantenuto lo stesso passo.

A causa della cattiva gestione di questi rifiuti, mari e oceani sono oggi invasi da bottigliette in PET.

Il consumo di bottiglie di plastica in Italia

Il nostro Paese si attesta tra i primi in Europa per il loro consumo, con più di 13 miliardi di unità all’anno.

Ma che fine fanno, una volta utilizzate, tutte queste bottiglie di plastica?

Poche vengono correttamente smaltite e molte, invece, raggiungono bacini d’acqua come fiumi e mari.

Sono 570 mila le tonnellate di polimeri sintetici che si accumulano annualmente nelle acque del Mar Mediterraneo, 33800 bottiglie al minuto, per la precisione.

Neanche gli italiani sono bravi a smaltirle e sono le spiagge a fare le spese di questa mala gestione.

Camminando in riva al mare e imbattendosi nei rifiuti a riva, i più frequenti che osserviamo sono proprio tappi e bottiglie in PET (nell’Adriatico il rapporto è di uno su dieci).

bottiglia di plastica in un fiume

Le bottigliette in plastica in Italia invadono fiumi e mari

Non solo mare aperto, ma anche fiumi e corsi d’acqua. Prima raggiungere l’immenso blu, infatti, l’85% delle bottigliette di plastica non smaltite percorrono chilometri nelle acque dolci dei bacini fluviali.

È proprio lì che andrebbero intercettate e rimosse poiché non ancora entrate in contatto con il sale marino (un concentrato di iodio e cloro, tossico in fase di riciclo).

Esempi come la diga galleggiante sul fiume Po realizzata dal consorzio italiano Castalia, ha mostrato come dispositivi galleggianti possano bloccare l’afflusso di inquinanti in PET dai fiumi verso il mare.

Si tratta di vere e proprie dighe, capaci di catturare tra i loro bracci i rifiuti trasportati dalla corrente, senza impedire la navigazione del corso d’acqua.

I materiali bloccati vengono poi raccolti da un battello e portati a riva per essere smaltiti in appositi siti limitrofi.

Bottiglie di plastica in Italia: essenziali o evitabili?

Come avete visto, i numeri parlano chiaro.

Le bottigliette di plastica sono una condanna e non un oggetto indispensabile per la nostra vita quotidiana. Ma perché è così difficile immaginare una vita senza di loro?

Dalle pubblicità degli anni ’80, dove l’acqua in bottiglia sembrava avere proprietà miracolose, l’idea ha accompagnato intere generazioni, fino ad arrivare a oggi.

Questa visione non corrisponde alla realtà.

I contenitori in PET rilasciano sostanze dannose, specialmente quando esposti a fonti di calore, rendendo l’acqua al loro interno nociva per l’organismo umano.

È l’Università di Perugia a confermare che durante il trasporto e la conservazione, le bottigliette subiscono il processo di migrazione.

Un fenomeno con cui sostanze tossiche e microplastiche vengono rilasciate dal contenitore, contaminando l’acqua che beviamo.

Bottiglie di plastica e rifiuti sulle rive di un fiume

Le bottigliette di plastica in Italia faranno la fine delle shopper monouso?

L’opinione pubblica si interessa sempre di più all’inquinamento plastico, riducendo pian piano il consumo di bottigliette d’acqua usa e getta.

La speranza è che questa sensibilizzazione porti al più presto alla sostituzione di tutte le bottiglie di plastica per l’acqua minerale.

Le bottigliette BPA free, per esempio, sono valide alternative che non danneggiano gli ecosistemi del nostro pianeta.

Così come avvenuto qualche anno fa in Italia con le shopper monouso, le prossime a essere eliminate potrebbero proprio essere le bottigliette in PET.

Mare di plastica

Isole di plastica: rimosse 103 tonnellate di rifiuti

Le isole di plastica, conosciute come Garbadge Patch, sono accumuli di rifiuti composti da bottigliette in pet, metalli e detriti organici.

Questi ammassi si estendono per migliaia di chilometri quadrati nei nostri mari.

Raccolgono milioni di tonnellate di inquinanti e a oggi se ne contano sette sparse in tutto il globo.

Dall’Oceano Pacifico, al Mar dei Sargassi, fino al Mar Mediterraneo, nessuna zona del pianeta è al sicuro dai rifiuti in plastica.

Più del 40% degli oggetti che vi galleggiano sono componenti usa e getta, accumulati nelle zone dove convergono le forti correnti marine.

Grande pulizia della isola di plastica

Il più grande progetto per smantellare le isole di plastica

Le Garbadge Patch sono da anni al vaglio di biologi e scienziati, alla ricerca di soluzioni rapide ed efficaci per smantellarle e smaltirne correttamente tutti i rifiuti.

Come l’operazione Kaisei, con cui l’Ocean Voyages Institute ha organizzato la più grande spedizione di pulizia delle isole di plastica, conclusasi con successo a giugno.

A bordo della nave Kawei, marinai, educatori e biologi dotati di radiofari galleggianti con gps e droni, per 48 giorni hanno recuperato 103 tonnellate di plastica dalla Great Pacific.

Nonostante i rallentamenti dovuti alla pandemia di Covid-19, hanno portato a termine con successo la spedizione nella più grande Garbadge Patch del mondo.

La pulizia dell'isola di plastica è stata effettuata dall'Ocean Voyage Institute

Quali sono i prossimi step dell’operazione Kaisei?

Lanciato nel 2009 dalla no profit californiana Ocean Voyages Institute, il progetto Kaisei sta mettendo in atto azioni concrete per eliminare le isole di plastica dalla faccia della Terra.

Anche se le bottigliette di plastica e gli altri rifiuti sintetici smaltiti a oggi sono solo una goccia nell’oceano, rappresentano un importante traguardo.

150 milioni di tonnellate di polimeri sintetici galleggiano nei bacini d’acqua terrestri.

Sempre più organizzazioni si stanno attivando per eliminarli, ripulendo le isole di plastica sparse per tutto il globo.

Nel frattempo la seconda spedizione del progetto Kaisei è programmata per l’estate 2020.

Nel 2021, se l’Ocean Voyages Insititute raccoglierà fondi a sufficienza, proseguirà la pulizia dei mari con ben tre imbarcazioni.

L’auspicio è quello che le operazioni di smaltimento si amplino alle altre sei isole di plastica sparse per il globo; Mar Mediterraneo compreso!

Detersivi inquinanti

Quali detersivi e detergenti contengono plastica?

Greenpeace ha stilato una lista di detersivi e detergenti che ne contengono di più, per aiutarvi a ridurre il vostro impatto sul consumo di plastica.

Pensavate che le confezioni in plastica di detersivi e detergenti fossero gli unici inquinanti di cui preoccuparvi?

Allora fareste bene ad aprirle e osservare al loro interno.

 

“Plastica liquida” è l’ultimo report di Greenpeace

È di qualche settimana fa la pubblicazione del report Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare con cui Greenpeace ha evidenziato la presenza di plastica liquida e semisolida in detergenti per il bucato, detersivi per la pulizia di superfici e stoviglie.

È bastato verificare i prodotti di 23 aziende presenti sul mercato italiano per constatare che, in più del 20% dei casi, i polimeri plastici figurano tra i loro ingredienti.

Ad allarmare l’associazione, in prima linea per la difesa dei diritti ambientali, è la mancanza di regolamentazione di queste pratiche che porta a un rilascio incontrollato di inquinanti.

Non sappiamo ancora quali siano gli effetti, ma possiamo immaginare i consistenti danni ambientali.

Le microplastiche risultano impossibili da eliminare dall’ambiente, poiché non sono biodegradabili.

 

Detersivi e detergenti contengono particelle di plastica

Le microplastiche sono indispensabili per detersivi e detergenti?

A questo punto viene da chiedersi come mai queste sostanze, altamente nocive per l’ambiente, figurino nella formulazione chimica dei prodotti per la pulizia.

La loro aggiunta a detersivi e detergenti serve per potenziare l’azione abrasiva, garantire un effetto antischiuma, oppure a rilasciare più lentamente profumi e aromi.

La notizia positiva è che esistono altre sostanze naturali capaci di sostituire questi polimeri: l’argilla, la cellulosa, la cera d’api e di carnauba.

 

Quali detersivi e detergenti contengono più plastica?

Nell’attesa che i colossi del mercato inizino a impiegare tali sostitutivi (Coop e Unilever intendono farlo entro la fine del 2020), l’invito di Greenpeace è quello di porre attenzione all’acquisto di tali prodotti.

Per iniziare serve conoscere le aziende che impiegano il maggior numero di componenti plastiche in forma liquida e microplastiche.

Al primo posto oggi c’è Procter & Gamble (con prodotti a marchio Dash, Lenor e Viakal), seguita da Colgate-Palmolive e i suoi detergenti a marchio Fabuloso, Ajax e Soflan.

Infine Realchimica e i marchi Chanteclair, Vert e Quasar.

 

Famiglia che sceglie detersivi e detergenti che non contengono plastica

 

Detersivi e detergenti con plastica: attenzione agli “ingredienti”

Il momento della spesa diventa essenziale, per ridurre il vostro impatto sull’ambiente.

Ricercate nelle etichette di detergenti e detersivi tutte le diciture che rimandano al mondo plastico: fate la vostra scelta plastic-free.

Ma non finisce qui.

Dal 2018 l’ECHA, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, è all’opera per inserire nel regolamento europeo REACH delle importanti restrizioni per l’impiego di microplastiche.

I prodotti interessati sarebbero cosmetici, detergenti, vernici e fertilizzanti.

Una volta approvato, ridurrà il rilascio nell’ambiente di ben 40 mila tonnellate di inquinanti all’anno.

Il provvedimento contribuirà in maniera sostanziale alla lotta quotidiana per diventare Liberi dalla plastica.

Inquinamento mondiale

Inquinamento globale: piove (e nevica) plastica, l’allarme del WWF

L’inquinamento globale, causato dalla plastica, resterà una traccia indelebile della nostra epoca.

Lo conferma l’ultimo report del WWF, impegnato a incentivare la stipula di un accordo globale che impedisca le immissioni di plastiche nell’ambiente.

Oltre a inquinare mari e oceani, la plastica ha un impatto drammatico su tutte le sfere geologiche del pianeta.

 

I mari non sono gli unici ecosistemi danneggiati dalla plastica

Se fino a oggi l’attenzione del World Wide Fund for Nature era rivolta principalmente verso mari e oceani, dove la plastica è presente tra il 70% e il 90% dei rifiuti, la nuova minaccia arriva dall’alto.

L’atmosfera terrestre è ricca di microplastiche, trasportate e rilasciate nell’ambiente attraverso le perturbazioni atmosferiche.

Inquinamento globale_plastica_atmosfera

Piove e nevica plastica, il nuovo allarme sull’inquinamento globale

A confermarlo uno studio condotto negli Stati Uniti da USGS, titolato “Sta piovendo plastica”.

Nello studio, tre scienziati hanno trovato tracce dell’inquinante nel 90% dei campioni di acqua piovana prelevati per la ricerca.

Una scoperta alquanto preoccupante sostenuta da un paper pubblicato su Nature.com e sviluppato sui Pirenei Francesi.

Mette in luce come minuscole particelle sintetiche, dopo essere trasportate dal vento per centinaia di chilometri, finiscano per piovere dal cielo.

La plastica viaggia per chilometri nella nostra atmosfera

Neppure le località più remote, meno abitate, sembrano al riparo da questo fenomeno.

Nel tratto di Mar Glaciale Artico, compreso tra Groenlandia e isole Svalbard, la neve contiene tracce di polimeri sintetici.

Stesso destino anche per l’acqua e lo zooplancton della baia di Hudson, nell’Artico canadese.

Il dato più allarmante, secondo la comunità scientifica, non sarebbe legato alla quantità di inquinanti.

Sarebbe la loro capacità di diffondersi con rapidità, attraverso le correnti atmosferiche, il maggior problema.

plastica_fossile_inquinamento globale

La plastica è il tecnofossile del ventunesimo secolo

Tracce di microplastiche si trovano anche in depositi terrestri e marini, inglobati negli strati rocciosi del nostro pianeta.

Le microparticelle di inquinanti restano intrappolate nei sedimenti entrando a far parte della stratigrafia terrestre.

Proseguendo di questo passo, se i ricercatori di oggi scovano anemoni e sedimenti naturali a testimonianza di epoche passate, i nostri pronipoti rinverranno veri e propri “fossili di plastica”.

L’inquinante è ormai stato definito il tecnofossile del ventunesimo secolo.

Questo materiale è testimone di settant’anni di sfruttamento intensivo, mai supportato da una strategia di smaltimento e riutilizzo efficace.

Buone pratiche per contrastare l’inquinamento globale

In attesa di importanti prese di posizione da parte dei governi, è dalle buone pratiche quotidiane che nasceranno nuovi spunti per un mondo plastic-free.

Perché oltre a tuffarci in un mare di plastica, la stiamo anche respirando!

Mascherine ed inquinamento

Le mascherine monouso causano problemi all’ambiente

L’obbligatorietà d’utilizzo di mascherine monouso, ha portato a una produzione in massa di questi dispositivi che ormai sono considerati come un nuovo fattore di inquinamento del pianeta.

Liberi Dalla Plastica si è preposta la missione di eliminare l’utilizzo della plastica inquinante attraverso numerose campagne di sensibilizzazione.

Un obbiettivo che, a causa dell’emergenza Covid-19, ha visto insorgere una nuova sfida.

Perché le mascherine protettive sono considerate una minaccia per l’ambiente? Quali sono le soluzioni da adottare?

Plastica inquinante: l’emergenza mascherine

Le mascherine monouso sono il dispositivo che ha salvato milioni di persone dall’essere contagiate dal Covid-19.

Un fatto che è strettamente connesso anche a un risvolto negativo: l’inquinamento idrico e ambientale.

Come più volte rivelato dall’ONG Operation Mer Propre, un esempio è il Mar Mediterraneo, tra le realtà più a rischio.

Se venisse riversato nelle sue acque appena lo 0,5% delle mascherine utilizzate ogni giorno, si raggiungerebbe la notevole cifra di 10 milioni.

Il dato causa sconcerto, e ci dà una idea delle proporzioni del fenomeno.

Anche l’associazione OceanAsia, ha sottolineato come dai mesi della quarantena sulle spiagge di Hong Kong sia avvenuta una vera e propria “invasione di mascherine”, con una percentuale pari quasi a un dispositivo per ogni metro lineare di spiaggia.

mascherine-plastica-inquinante

Tipologie di mascherine e i materiali con plastica inquinante

Ma perché sono considerate così pericolose per l’ambiente.

Per comprendere il rischio reale che minaccia il nostro ecosistema, bisogna considerare quali tipologie di mascherine sono presenti oggi e i materiali utilizzati per realizzarle.

Dispositivi medici

Sono mascherine create al fine di proteggere un soggetto dall’esposizione di eventuali contaminazioni da parte di chi l’indossa.

Sono realizzate unendo una serie di strati di TNT (tessuto non tessuto), composti da fibre spun bond.

Queste permettono di limitare il transito di goccioline e di particelle del diametro dai 1-3 micron.

Il principale materiale utilizzato per produrle è il polipropilene.

Dispositivi di protezione individuale

Mascherine classificate come FFP1, FFP2, e FFP3.

Vengono suddivise in base al livello di filtraggio.

Sono utilizzate per lo svolgimento di particolari tipologie di attività lavorative, in cui è necessario proteggere le vie respiratorie.

Con l’emergenza Covid-19 sono state adattate, per essere usate in alternativa ai dispositivi medici.

Sono composte da una serie di strati di tessuto melt blown, una fibra in polipropilene capace di filtrare anche le particelle più piccole.

mascherine-monouso-inquinamento-spiagge

Perché le mascherine monouso sono considerate plastica inquinante

Il principale materiale utilizzato per la produzione delle mascherine è il poliestere, considerato plastica inquinante.

Si sa, il poliestere non è biodegradabile.

Questo fatto rende i dispositivi di protezione una grave minaccia per la fauna del mare, come nel caso delle buste e delle bottiglie di plastica.

Lo smarrimento delle mascherine in acqua, contribuisce al rilascio di alte percentuali di microplastiche che possono essere ingerite dai pesci e trasmesse attraverso l’alimentazione all’essere umano.

Le mascherine monouso non sono composte solamente da prodotti plastici, ma contengono anche altri tessuti di materiale composito.

Questi materiali compositi, rendono le mascherine un prodotto che non può essere inserito nella raccolta differenziata ordinaria.

Per essere riciclate dovrebbero essere sottoposte a particolari procedimenti.

A questo si aggiunge anche il fatto che le mascherine contengono materiale biologico, che può essere pericoloso e infettivo.

Il loro smaltimento deve quindi seguire un processo ben differente, rispetto a quello dei normali rifiuti.

Fattore di incremento dell’inquinamento ambientale è anche che esse sono prodotti monouso, quindi utilizzabili solo per un numero limitato di ore durante una giornata.

Fattore che contribuisce ad aumentare in maniera esponenziale i rifiuti plastici.

mascherine-monouso-raccolta-differenziata

Liberi dalla Plastica per ridurre l’inquinamento ambientale

Come intervenire al fine di combattere questa nuova forma di inquinamento ambientale?

Liberi Dalla Plastica Aps, si impegna da anni per ridurre più possibile la produzione di materie plastiche.

Anche in questo caso, la nostra associazione non può tirarsi indietro.

Di seguito alcune delle iniziative che suggeriamo di attuare:

Sensibilizzazione contro la plastica inquinante

Diventa urgente una corretta informazione sulla minaccia reale, costituita dall’inquinamento idrico causato dalla plastica inquinante delle mascherine.

Già è stato effettuato molto dalle ONG a difesa dell’ambiente, ma il cambiamento deve essere sostenuto dal singolo cittadino, e dai governi dei vari Paesi.

Sistemi di raccolta speciali

Essendo le mascherine un rifiuto che non può essere riciclato, sarebbe utile prevedere appositi contenitori in cui smaltirle.

Sarà vitale differenziarle dai rifiuti comuni, investendo su una sistema specifico.

Contribuire alla raccolta differenziata

Combattere l’inquinamento da plastica inquinante delle mascherine monouso, è un’azione che ogni cittadino nel suo piccolo dovrà fare.

La cittadinanza dovrà fare attenzione a dividere i rifiuti, gettandoli nella raccolta indifferenziata.

Riutilizzare le mascherine

La scelta delle mascherine è un altro fattore importante.

Sarà preferibile scegliere quelle riutilizzabili e lavabili, individuabili dalla dicitura “R” presente su di esse.

Limitare l’uso allo stretto necessario

Anche la gestione del dispositivo può essere fondamentale, per limitare la diffusione di plastica inquinante nell’ambiente.

Sarà vitale utilizzare le mascherine solo quando necessario, nel pieno rispetto della sicurezza e delle norme previste.

Alternativa alle bottiglie di plastica

Bottiglie di vetro per un futuro senza plastica e senza inquinamento

Il vetro è un materiale dalle propietà straordinarie, molto usato per tavoli, finestre, porte e anche bottiglie.

Le bottiglie di vetro si stanno diffondendo sempre più come contenitori di acqua e altre bevande.

Merito di questa diffusione va dato ai numerosi pregi e vantaggi che apporta sul punto di vista qualitativo e ambientale, rispetto alle bottiglie di plastica, il materiale “rivale”.

Scopriamo qualcosa in più su questo materiale e perché sarà fondamentale per il futuro.

Bottiglie di vetro, quando sono nate?

L’utilizzo del vetro come materiale per le bottiglie non è recente, bensì ha un’origine molto antica.

In passato, il vetro era utilizzato principalmente come contenitore di oggetti nelle tombe dei faraoni egiziani.

L’effettivo impiego delle bottiglie di vetro in larga scala è nato verso il 1800 in Francia, grazie alla diffusione del vino di qualità e dello champagne.

L’abate Dom Perignon, che ha poi dato il nome al famoso champagne, decise di utilizzare il vetro per produrre bottiglie, in quanto i recipienti precedenti non reggevano il processo di rifermentazione.

Le bottiglie di vetro, attualmente, sono molto diffuse e vengono prodotte con grande diligenza e tecnica, controllando parametri come:

  • Formato,
  • Peso,
  • Colore,
  • Integrità del materiale.

produzione di bottiglie di vetro ecosostenibili

 

Una valida alternativa per ridurre l’inquinamento della plastica

I cambiamenti climatici sono purtroppo un problema molto serio, ancora poco trattato a livello generale:
  • Le temperature medie sono sempre più alte,
  • I ghiacciai si sciolgono con grande rapidità,
  • l’innalzamento del livello degli oceani.

Se ciò non porta grandi problemi nell’immediato, in futuro potrebbe portare a cause catastrofiche.

Bisogna pertanto cercare di ridurre l’inquinamento e le emissioni, e un modo per farlo è far calare drasticamente l’utilizzo della plastica.

Quest’ultima inquina aria, terreni e mari, a causa della dispersione e dell’accumulo continuo di rifiuti plastici.

L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo paese al mondo per la produzione di bottiglie di plastica.

Sicuramente un problema per la nostra Nazione.

Il riciclo della plastica, seppur efficiente, porta ad un grande consumo di energia e di conseguenza aumentano le emissioni di CO2.

L’utilizzo massivo del vetro, a discapito della plastica, apporta vantaggi a livello qualitativo, come vedremo nel prossimo paragrafo.

cassa di bottiglie di vetro

Le bottiglie di vetro rendono più sani gli alimenti

Molte bottiglie di plastica sono composte da particolari materiali, possibilmente nocivi per gli alimenti.

I materiali plastici possono far migrare sostanze su cibi o bevande, soprattutto se scaldate ad alte temperature.

Numerosi esperti hanno specificato che seppur non ce ne accorgiamo, sono presenti sostanze tossiche e che possono provocare a lungo andare problemi all’organismo.

È necessario scegliere plastiche senza questi materiali o passare alle bottiglie di vetro.

Questo tipo di contenitore non presenta alcun problema, anzi aiuta gli alimenti a mantenere la loro integrità e tutti i loro nutrienti, oltre a mantenere i loro aromi unici.

In merito a questo argomento, il vetro è assolutamente migliore e più efficaci della plastica.

donna con bottiglia di vetro ecosostenibile

I vantaggi del vetro

Possiamo ora elencare tutti i numerosi vantaggi che il vetro possiede, al contrario di quelle di plastica:

  • Nessun problema di impatto ambientale. Una bottiglia di vetro viene continuamente sanificata e può essere utilizzata ben 50 volte prima di venire riciclata, per produrre altro vetro. Il riciclo, a differenza di quello della plastica, è completamente ecologico, senza nessun impatto ambientale negativo.
  • Ottime per gli alimenti, senza nessuna contaminazione, anzi aiutando a conservare gli alimenti.
  • Grazie all’efficiente riciclaggio, è possibile ridurre al minimo l’utilizzo di materie prime di natura estrattiva, tra cui i minerali da cava.
  • È possibile creare varie tipologie di bottiglie, di colore diverso, forma particolare, anche con personalizzazioni.

Non solo acqua

Le bottiglie di vetro sono particolarmente utili per i vini, per far svolgere i vari processi al massimo della produttività.

Questo è merito anche del tipico fondo concavo.

Esso permette di concentrare i sedimenti del vino, evitando che tornino a galla.

Produzione e consumo plastica

Quanta energia spendiamo per la produzione di plastica?

Considerata per decenni il non plus ultra dei materiali sintetici, la produzione di plastica (in particolare il polietilene tereftalato, noto come PET), ha conosciuto un’espansione mondiale.

L’espansione economica l’ha resa il materiale eletto per tutti gli usi.

Oggi, una maggiore attenzione ai consumi di energia e di risorse naturali, affiancata ad una più diffusa consapevolezza ambientalista, hanno evidenziato le criticità.

Dietro al ciclo di produzione delle materie plastiche, si celano differenti necessità di ricercare alternative ecocompatibili.

Come sono realizzati i contenitori in plastica

I contenitori in plastica e gli imballaggi che comunemente si trovano nelle nostre case, sono realizzati in PET:

  • flaconi di detersivi;
  • bottiglie di acqua;
  • contenitori d’olio;
  • confezioni di bibite

Il PET è un materiale sintetico ricavato dal petrolio, da sostanze di origine vegetale e dal gas metano.

Questo materiale in passato è stato accolto con grande favore sul mercato degli imballaggi, poiché ritenuto riciclabile al 100%.

In realtà non è affatto completamente riciclabile.

I costi economici, ed ambientali, richiesti dal ciclo di produzione della plastica restano così elevati da imporre studi ponderati.

Rimane necessaria la ricerca di soluzioni realmente sostenibili per il pianeta.

Il ciclo di produzione della plastica: costi economici

Per ottenere un chilogrammo di PET occorrono una quantità di petrolio grezzo pari a 1,9 chilogrammi e quasi 18 litri d’acqua.

Tenuto conto che con un kg di PET si producono 25 bottiglie di plastica per acqua (dalla capienza di un litro e mezzo), appare evidente una prima incongruenza: circa la metà dell’acqua destinata ad essere contenuta nelle bottiglie, viene sprecata nella produzione delle bottiglie stesse.

Un’ulteriore aliquota di petrolio deve essere utilizzata per produrre l’energia, che serve per alimentare catene di montaggio, estrusori e macchinari simili.

Analogamente, il trasporto delle bottiglie fino alla grande distribuzione, che di solito avviene su gomma, richiede un consumo di gasolio.

La stima è di circa 25 litri ogni 100 chilometri (considerando un camion carico di 10.000 bottiglie da un litro e mezzo).

Ne deriva che il costo che sosteniamo per acquistare una bottiglia d’acqua coincide con un’aliquota bassissima del costo di produzione totale, che rasenta l’1%; il restante 99% serve a coprire esclusivamente il costo della plastica.

Per assicurarci i due litri pro capite di acqua minerale quotidiani, inoltre, si bruciano circa 25 litri di gasolio all’anno.

 

Linea di produzione di plastica e bottiglie in PET

 

I costi ambientali della produzione di materie plastiche

L’effetto della produzione di materie plastiche sulle matrici ambientali, non si evidenzia esclusivamente nel mancato smaltimento delle bottiglie, che restano ad inquinare gli oceani e le terre emerse per secoli, ma già in fase di fabbricazione.

La produzione di plastica, determina il rilascio in atmosfera di discrete dosi di:

  • idrocarburi;
  • ossido di zolfo;
  • monossido di carbonio;
  • ossido di azoto.

Causa anche la produzione di elevate quantità di anidride carbonica, famigerata responsabile del temibile effetto serra.

Alle emissioni dovute al ciclo produttivo, si aggiungono quelle determinate dal consumo del carburante necessario al trasporto dalla fabbrica alla grande distribuzione, fino al consumatore finale.

L’aggravante di tali costi consiste nella loro ricaduta indiscriminata sull’intero pianeta, anche laddove la plastica non si produce o si utilizza.

 

Produzione di plastica mondiale: la stima americana

Di recente, negli Stati Uniti, è stato condotto uno studio volto alla determinazione dei costi della produzione di plastica.

Lo studio, denominato “Plastics and Sustainability: A Valuation of Environmental Benefits, Costs and Opportunities for Continuous Improvement”, è stato affidato all’azienda di consulenza “Trucost” da parte dell’American Chemical Council, associazione che raggruppa l’industria chimica locale.

Dai dati riportati a sostegno dell’analisi, emerge che i costi ambientali legati agli imballaggi plastici, sono pari a circa 139 miliardi di dollari.

Sono costi dei quali si fa carico la collettività intera.

Le due voci più importanti del computo sono quelle rappresentative della produzione industriale (circa 60 miliardi) e del trasporto a destinazione (altri 53 miliardi di dollari) delle bottiglie.

 

Scaglie di plastica e PET per la produzione industriale

 

Produzione di plastica vergine o da riciclo: il problema non si risolve

La produzione di plastiche che sfrutta oggetti riciclati è apparsa, oltre che più sostenibile, anche più conveniente.

Negli ultimi tempi si è verificata una clamorosa inversione di tendenza.

L’aumento continuo del prezzo delle scaglie, ha fatto sì che la produzione della plastica vergine da combustibili fossili diventasse economicamente più conveniente.

Questo fatto ha avuto evidenti ripercussioni sul mercato dei materiali riciclabili, che è letteralmente andato in crisi.

Ogni anno, circa 84 milioni di tonnellate di plastica vengono impiegate per la produzione di bottiglie.

Appare evidente che, per salvaguardare ambiente ed ecosistema, urge correre ai ripari.

Pensare a materiali sostitutivi e dal minore impatto ambientale, al momento significa valutare l’impiego di oltre 340 tonnellate di materiali alternativi, come il vetro o l’alluminio.

Materiali che  notoriamente hanno un peso specifico decisamente superiore, rispetto a quello dei materiali plastici.

Decisamente un bel problema, risolvibile esclusivamente a monte, riducendo il fabbisogno di imballaggi in plastica e, di conseguenza, l’esigenza di produrre enormi quantitativi di bottiglie.

Grave inquinamento nei mari

La condizione dei mari in Italia e nel Mondo

La grave situazione dei mari è una realtà che influenza la vita di migliaia di specie viventi e degli esseri umani.

Infatti l’inquinamento dell’acqua dovuto alla plastica è uno dei problemi ambientali di maggior interesse che necessita di un intervento immediato.

Un’emergenza che si fa sempre più impellente e richiede soluzioni tempestive.

Grazie all’attenzione di tutti noi e a un comportamento responsabile, possiamo essere protagonisti nel salvaguardare l’ecosistema della terra.

Plastica, la principale causa della condizione dei mari

Ma come migliorare la situazione dei mari? Il primo aspetto da considerare è comprendere quali siano le principali cause di inquinamento e in questa analisi compare subito una parola: plastica.

Questo prodotto, inventato dall’uomo più di un secolo fa può, forse, essere considerato tra le invenzioni più utili per il genere umano ma al contempo anche delle più dannose.

Tra le caratteristiche della plastica vi è la duttilità, ovvero la possibilità di modellarla e di adattarla in diverse forme.

Questa capacità permette la creazione di una miriade di prodotti.

Inoltre è un materiale resistente agli agenti atmosferici e all’azione del tempo.

Queste sue particolarità la rendono tra i principali fattori di inquinamento del mare Mediterraneo e degli oceani.

Basta considerare che la produzione mondiale di plastica nel 2020 è stata di circa 367 milioni tonnellate.

Se si considera che nel 1964 sono stati prodotti “solo” 15 milioni di tonnellate di materie plastiche all’anno la produzione è aumentata vertiginosamente.

In media un prodotto di plastica viene utilizzato dall’uomo per un periodo di 4 anni, prima di essere gettato come rifiuto.

Il problema, oltre al grande consumo delle materie plastiche, è anche il loro cattivo smaltimento.

Infatti milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno, causando la situazione critica dei mari oggi.

La situazione dei mari nel mondo

Inquinamento dei mari in Italia

Anche il Mare Nostrum è afflitto dalle conseguenze dell’inquinamento.

In Italia, come nel resto del Mondo, non è solo la plastica a causare danni (anche se è la principale causa dell’inquinamento dei mari).

Le condizioni del mare oggi sono gravi anche per colpa di scarico di sostanze inquinanti (industriali e agricole), scarichi fognari non correttamente depurati e dalla pesca eccessiva.

La pesca eccessiva causa infatti un grave impatto all’ecosistema marino creando dei danni importanti all’ambiente marino.

Se oltre a questo si aggiunge l’abbandono dei prodotti plastici, invece che il loro corretto smaltimento, capiamo per quale motivo le condizioni del Mare Nostrum siano critiche.

Se si osserva a microscopio l’inquinamento del mare Mediterraneo si noterà come i rifiuti presenti nelle sue acque sono per il 95% di natura plastica.

Il Mare Nostrum viene invaso da circa 70 e le 130 mila tonnellate di:

  • microplastiche,
  • buste,
  • sacchetti,
  • tappi,
  • sigarette,
  • palloncini e altre materie.

Un filtro di sigaretta rimane per circa 5 anni nel mare, una busta per 20 anni, un bicchiere di plastica per 50 anni e un filo da pesca per oltre 600 anni.

Inquinamento oceani e mari nel Mondo

L’inquinamento da plastica è un problema che colpisce tutto il pianeta.

Sono almeno 6 le isole di plastica sparse negli Oceani di tutto il mondo, la più grande e più conosciuta è la “Great Pacific Garbage Patch” nel Pacifico.

Le ricerche hanno dimostrato la pericolosità delle percentuali di microplastiche che sono presenti nell’acqua del mare.

I polimeri sintetici possono essere considerati tra gli elementi più pericolosi, per la fauna marina e per l’uomo.

Purtroppo non è solo la plastica a causare l’inquinamento dei mari, ad aggravare la situazione ci sono anche la pesca eccessiva, i rifiuti chimici e il petrolio (l’impatto ambientale dovuto allo sversamento di petrolio è davvero alto).

Insieme di questi fattori hanno portato a questo a grave inquinamento marino.

È importante trovare dei rimedi alla situazione dei mari e agire subito.

La situazione dei mari in Italia e nel mondo

5 soluzioni per migliorare la situazione dei mari

Ma come ridurre l’inquinamento della plastica? È una realtà su cui si discute da anni e negli ultimi tempi è stato al centro di normative da parte del nostro Stato, ma anche della comunità Europea e internazionale.

Il fine è quello di creare una nuova visione dei rifiuti fondata su quattro principi: ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare la plastica.

Di seguito elenchiamo ciò che ogni cittadino può fare al fine di contribuire a migliorare le condizioni dei mari e combattere l’inquinamento da plastica:

1-Raccolta differenziata

Sono tante le normative finalizzate a potenziare e sviluppare la raccolta differenziata e ridurre quindi la presenza di plastica nell’ambiente.

Per questo è importante iniziare la lotta alla plastica e migliorare la situazione dei mari, direttamente dalle proprie case.

2-Ridurre l’utilizzo di plastica

Se ci si guarda intono si noterà come la quantità di plastica utilizzata nelle nostre case è davvero tanta.

Le bottiglie dell’acqua, la confezione delle uova, quella delle merendine, le buste di surgelati, le confezioni degli alimenti… l’elenco potrebbe essere interminabile.

Sarebbe quindi preferibile scegliere solo qui prodotti che sono eco-sostenibili e che sono liberi dalla plastica.

3-Una nuova concezione dei rifiuti

Migliorare la situazione dei mari liberandoli dalla plastica è il progetto che vede un’evoluzione futura dell’idea dei rifiuti.

Infatti solo il 15% dei rifiuti plastici nel mondo viene riciclata, il resto viene bruciato, finisce in discarica o si disperde nell’ambiente.

In questa prospettiva si è sviluppata l’idea di produrre solo materiali che possono essere riciclati e riutilizzati, con una produzione di rifiuti pari a zero.

4-Non abbandonare la plastica

Altro aspetto importante è quello di fare attenzione a non abbandonare le  materie plastiche.

La plastica ci mette decenni a decomporsi, inoltre in acqua non si degrada completamente ma si riduce in particelle minuscole che continuano ad inquinare, le microplastiche.

5-Promuovere le iniziative Plastic Free

Liberi dalla plastica aps promuove una serie di iniziative al fine di poter intervenire sull’inquinamento delle acque e dell’ambiente, liberandoli dalla plastica.

Partecipare in modo attivo a queste realtà è un contributo necessario per poter migliorare le condizioni dei mari.

La produzione di plastica e la situazione dei mari

Acqua elemento fondamentale per il nostro organismo

L’acqua e la sua importanza

L’acqua è indispensabile per la vita di tutti gli esseri viventi, anche quella dell’essere umano.

Per definizione è un composto chimico trasparente privo di odore e sapore, la sua molecola è composta da due atomi di Idrogeno e uno di Ossigeno, con formula chimica H2O.

Abbiamo già parlato delle sue proprietà, che la rendono un liquido dalle caratteristiche fuori dall’ordinario.

Vediamo adesso l’importanza che ha per il nostro organismo l’idratazione, i pericoli della disidratazione e le funzioni che ha l’acqua nel nostro organismo.

L’idratazione

Il corpo di una persona adulta è composto per il 70% d’acqua.

Si consiglia di bere almeno 2 litri al giorno anche se è un parametro variabile a seconda dello stile di vita, dall’età, salute, sesso, peso, temperatura dell’ambiente esterno…

L’European Food Safety Authority (EFSA) ha stabilito dei valori medi di riferimento di assunzione dell’acqua, in base all’età:

  • Neonati (fino a sei mesi di vita): 100 mL/kg al giorno (attraverso il latte)
  • Bambini:
    tra 6 mesi e 1 anno: 800-1000 mL/giorno;
    1 e 3 anni: 1100-1300 mL/giorno;
    4 e gli 8 anni: 1600 mL/giorno;
    tra i 9-13 anni: 2100 mL/giorno per i bambini e 1900 mL/giorno per le bambine;
  • adolescenti, adulti e anziani:
    femmine: 2 L/giorno;
    maschi: 2,5 L/giorno.

Questi valori sono indivativi e si riferiscono ad una temperatura ambientale media e a un medio livello di attività fisica.

Generalmente durante il periodo estivo, o in generale quando fa caldo, si consiglia di bere più acqua rispetto alla stagione invernale.

Così come chi pratica sport deve porre attenzione all’idratazione, anche in questo caso la quantità da bere varia a seconda del tipo di attività fisica che si sta svolgendo.

acqua idratazione e caratteristiche

L’acqua è un macronutriente

L’acqua, anche se non ci conferisce energia e non contiene calorie, è considerata un macronutriente in quanto ne abbiamo bisogno in grandi quantità per mantenerci in vita.

Infatti possiamo sopravvivere solo 3 giorni senza bere, questo perché essa partecipa a molte funzioni vitali del nostro organismo come:

  • Regolazione della temperatura corporea
  • Eliminazione delle tossine
  • Favorisce i processi digestivi
  • Permette il trasporto dei nutrienti

Inoltre è una componente importante di molti organi e tessuti come il sangue (ne costituisce fino all’80%), i muscoli (70%), cervello (85%), polmoni (83%)…

Mantenere una giusta idratazione ci aiuta a mantenerci in buona salute in quanto, come abbiamo visto, partecipando a numerose funzioni vitali ed essendo componente fondamentale per molti organi porta benefici a tutto l’organismo.

Il nostro corpo assume acqua anche attraverso il cibo, alcuni sono considerati molto idratanti perché contengono una grande percentuale di acqua al loro interno.

Sono un esempio frutta (anguria e melone) e verdura (cetrioli, zucca, pomodori).

Corpo fatto di acqua

Disidratazione e iperidratazione

Cosa succede se invece beviamo poco o troppo?

La disidratazione avviene quando la quantità di acqua che assumiamo è inferiore rispetto a quella che perdiamo (tramite sudore, respirazione, urina…).

Può essere quindi dovuta da un apporto insufficiente con la dieta e/o da perdite eccessive da parte del corpo.

Ci sono dei segnali che indicano la disidratazione come l’aumento temperatura corporea (questo perché per risparmiare acqua il nostro organismo blocca la sudorazione) secchezza di labbra e pelle, un forte stimolo alla sete, fino ad arrivare a situazioni più gravi e pericolose.

Anche bere in maniere eccessiva non è ottimale per l’organismo.

Per iperidratazione si intende la situazione opposta alla disidratazione, ovvero quando c’è una quantità eccessiva di liquidi nel corpo dovuta generalmente a problemi da parte dell’organismo ad espellerli correttamente, più raramente dovuta ad una eccessiva assunzione di acqua.

Anche in questo caso ci sono dei segnali che indicano la iperidratazione, più o meno gravi.

Acqua per il benessere dell'organismo

Come salvaguardare l’acqua

Come abbiamo visto l’acqua è vita, senza di essa non sarebbe possibile la nostra esistenza.

Quindi stiamo dando per scontato un elemento importantissimo ma non solo, lo stiamo anche inquinando (i nostri mari e laghi sono pieni di microplastiche e altri inquinanti)

Perché questo liquido continui a mantenere le sue proprietà, le sue caratteristiche e i benefici, occorrono piccoli gesti atti alla sua difesa:

  • diminuire il consumo di oggetti in plastica, che possono essere scaricati in mare;
  • usare l’acqua con parsimonia durante la giornata, senza sprecarla;
  • conoscere a fondo le problematiche riguardanti il settore e le innovazioni in merito;
  • evitare di bere dalle bottiglie di plastica preferendo acqua del rubinetto

Una soluzione per proteggere l’acqua

Liberi dalla Plastica auspica un cambio di atteggiamento nei confronti del consumo d’acqua.

Piccoli gesti quotidiani, specie per quanto riguarda l’uso della plastica, possono fare la differenza.

Scegliere l’acqua dal rubinetto depurata, evitando l’acquisto delle bottiglie di plastica, è uno dei modi per contribuire ad un futuro migliore.

E non stiamo parlando di in un lontano futuro, di cui non si ha la minima cognizione, ma qui nel presente.

Cosa sono semplici accortezze rispetto alla disponibilità di un bene tanto prezioso?

La situazione del Mare Tirreno

La situazione del Mar Tirreno, un fenomeno preoccupante

La situazione nel Mar Tirreno è diventata preoccupante, poiché persino la geografia di questo mare sta mutando a causa della presenza massiccia di accumuli di plastica.

Si parla sempre più spesso, negli ultimi anni, di una vera e propria emergenza ambientale.

Questo problema è causato dall’abuso dell’utilizzo di plastica monouso, associato ad un suo scorretto smaltimento.

Cosa succede nel Mar Tirreno e nel Mediterraneo

Per descrivere la drastica situazione del Mar Tirreno e del inquinamento Mar Mediterraneo, i dati ci dicono che è come se ogni minuto gettassimo in esso quasi 34 mila bottigliette di plastica.

Ogni anno, si stima che ben 570 mila tonnellate di plastica di ogni genere vengano disperse in acqua.

Possiamo renderci conto di questo disastro ambientale nel momento in cui diamo uno sguardo alle nostre coste, ricche di rifiuti abbandonati.

Oppure dalla moria di pesci e altri animali marini, come tartarughe d’acqua e balene, dovuto al fatto che scambiano la plastica per cibo.

Questi fenomeni evidenziano quanto le condizioni del Mare Tirreno e del Mediterraneo siano ancora più drastiche di quanto pensiamo.

Il problema principale è legato alla pessima gestione dello smaltimento dei rifiuti e della plastica in primis.

Quando la plastica fu inventata, non fu concepita come “usa e getta”, bensì come un prodotto destinato a durare nel tempo.

Nessuno si sarebbe potuto immaginare che divenisse un problema così grande per l’ambiente.

Il problema emerge nel momento in cui il costo della plastica vergine è talmente basso che le aziende non investono nel riutilizzo e nella sostituzione di essa.

Si preferisce puntare sulle nuove produzioni, eppure continuando di questo passo le previsioni Mar Tirreno non sono buone e il livello di inquinamento sarà destinato a quadruplicarsi entro il 2050.

Le microplastiche nel Mare Tirreno

Isola di rifiuti nel Mar Tirreno

Recentemente è comparsa una apparente striscia di terra tra la Corsica e l’Isola dell’Elba.

Si tratta di un isola di rifiuti con una grandezza di diversi km di diametro, interamente composta da rifiuti plastici.

Esistono purtroppo altre isole simili, come la Great Pacific Garbadge Patch, che da anni è emersa nel mezzo del Pacifico.

Questa isola di plastica è frutto di un accumulo originato da un insieme di correnti, le quali generano forti concentrazioni in punti precisi.

Attraverso i venti che giungono dal quadrante settentrionale, i rifiuti arrivano sino al litorale corso.

Esiste tuttavia una differenza tra la situazione Mare Tirreno e quella emersa nel Pacifico.

Nel primo caso si tratta di una zona di accumulo di rifiuti permanente mentre in quest’ultimo caso, per via delle correnti, è un’area di accumulo temporanea.

L’isola di rifiuti è visibile per qualche giorno o per qualche settimana, raramente per qualche mese.

Chiaramente questo non comporta un ridimensionamento del dramma, poiché si tratta pur sempre un disastro ambientale preoccupante.

Questa isola di rifiuti “evanescente” genera mutamenti ambientali e non va sottovalutata, anche perché tutta la catena alimentare, la flora e la fauna del mare, patiscono enormemente l’attuale situazione.

Situazione dell'isola di plastica nel mare Tirreno

La tragica situazione delle microplastiche

Le microplastiche attualmente sono presenti nel corpo del 25% delle specie che vivono nel Mar Tirreno.

Iniziando dal plancton, proseguendo con gli invertebrati, la plastica ormai si trova persino all’interno dei predatori.

Le microplastiche negli alimenti sono ormai state rilevate da diversi studi e la plastica che ingeriscono gli animali marini torna a noi.

Attualmente è preoccupante la velocità con la quale le microplastiche stanno diventando nanoplastiche.

Sono delle particelle sempre più piccole e più facili da ingerire, che si trasferiscono agevolmente nei tessuti dei pesci e di conseguenza all’uomo.

Ora che la situazione mare Tirreno ha raggiunto livelli di inquinamento del mare Adriatico è bene che l’uomo ne prenda atto consapevolmente.

Per renderci conto di quanto sia grave il pericolo per l’ambiente, basterebbe fare nostra la definizione che Greenpeace ha dato recentemente riferendosi alla situazione del mare:

“Il mare è una zuppa di plastica”.

Le ricerche portano dati sconfortanti

Nel 2012 Greepeace ha promosso una campagna chiamata “Mayday SOS Plastica” per la sensibilizzazione, ricerca, studio e monitoraggio delle microplastiche nel Tirreno Centrale.

La campagna si è svolta a bordo dell’imbarcazione “Mahayana”, una goletta di circa 18 metri e costruita in maniera ecosostenibile, messa disposizione da The blue Dream Project.

Sono stati analizzati diversi organismi e l’ingestione delle microplastiche è stata superiore a quella osservata nella campagna effettuata precedentemente nel 2017.

Il numero di particelle riscontrate nei pesci o negli invertebrati è generalmente di 1 o 2 particelle e sono dati simili a quelli riscontrati in altre aree del Mediterraneo e nel mondo.

Inquinamento Mar Tirreno, ecco cosa fare

Non esiste ancora una soluzione definitiva, ma tutti noi possiamo fare qualcosa per aiutare i nostri mari.

Evitare l’utilizzo della plastica monouso è il primo passo, così come fare correttamente la raccolta differenziata.

Le condizioni Mar Tirreno oggi sono dovute maggiormente all’abbandono dei rifiuti in spiaggia, è quindi importante incentivare il turismo sostenibile e sensibilizzare sulla corretta gestione dei rifiuti.

Sono nate delle iniziative di raccolta rifiuti spiagge, come obbiettivo quello di ripulire le nostre spiagge da plastiche e rifiuti di vario genere abbandonati evitando che finiscano nel mare.

L’insieme di piccoli gesti può arginare e, soprattutto, non aggravare il problema rifiuti.

Le spiagge sono piene di rifiuti

Festival della Meccanica a Lecco

Festival della Meccanica a Lecco, la sfida della sostenibilità

“Sostenibile come l’acqua”: un concetto forte e accattivante, diventato titolo e filo logico conduttore della seconda edizione del Festival della Meccanica di Lecco.

Alla serata inaugurale dell’evento, svoltasi il 16 ottobre 2019, non poteva mancare Liberi Dalla Plastica A.P.S.

Luogo

  • Camera di commercio Como-Lecco

Quando

  • 16 ottobre 2019

Orari

  • dalle 18:30

Festival della Meccanica 2019: riflessioni sui temi ambientali

Sin dai primi interventi il Festival della Meccanica ha posto l’accento su tematiche significative:

  • sostenibilità;
  • ruolo chiave dell’acqua;
  • importanza del dialogo e della collaborazione.

Ognuno di questi concetti è parte pulsante del progetto di Liberi Dalla Plastica A.P.S., che non ha potuto trovare evento più stimolante e affine alla propria filosofia.

L’importanza del problema ecologico sta finalmente assumendo la dovuta risonanza in tutti i settori, con la ricerca di soluzioni innovative e sostenibili che possano contrastare l’inquinamento.

Liberi Dalla Plastica, associazione brianzola, ha scelto di battersi per un’acqua libera dalle bottiglie di plastica, partendo da un dato sconcertante: “L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo per consumo di bottigliette di plastica”.

L’associazione ha così sviluppato progetti di sensibilizzazione in tutta Italia.

Ha mostrato come sia possibile iniziare ad invertire la rotta per un futuro più sostenibile partendo da piccoli gesti quotidiani.

Molto positivo, quindi, è stato riscontrare quanto l’ambiente industriale si stia attivando in questa direzione.

Si potrebbe quasi sostenere che Liberi Della Plastica giocasse in casa, con radici solide sia nel territorio di Lecco, dove si è tenuto l’evento.

La questione ambientale protagonista del Festival della meccanica

Dal palco dell’ auditorium si sono alternati interventi autorevoli, dal presidente della Camera di Commercio Como-Lecco Marco Galimberti al presidente di Confindustria Lecco-Sondrio Lorenzo Riva.

Sul palco, oltre a Laura Nicolini di Liberi Dalla Plastica, si sono espressi anche gli imprenditori Vittorio Campione (filiale italiana di SQS), Marco Contu (Ghelfi Ondulati), Vincenzo Colombo (Torneria Automatica Alfredo Colombo) e Francesco Ripamonti (Galvanica Ripamonti).

La discussione sulla sostenibilità ambientale è entrata subito nel vivo; ognuna delle realtà industriali partecipanti ha voluto dare voce ad una nuova industria, capace di investimenti a lungo termine per “ripulire” la propria produzione e impostare la propria politica aziendale in un’ottica più green e sostenibile.

Seguendo esempi virtuosi come questi tutto il settore industriale può compiere il vero salto di qualità.

 

Sostenibile come l'acqua

 

Il cambiamento inizia dalle piccole azioni

L’urgenza di una sensibilizzazione sulle tematiche green, finalizzata ad un cambiamento di rotta, sta contagiando diversi settori e attività.

Quello della Meccanica è uno dei più attivi e vivaci a Lecco, così come in tutto il territorio lombardo.

Durante la serata di dibattito alla Camera di commercio si è voluto porre l’accento sulla volontà di agire partendo da piccoli gesti concreti.

La macchina del cambiamento inizia da esempi virtuosi, che con le loro azioni possono testimoniare l’importanza di un cambiamento di filosofia: investire in favore della sostenibilità è importante, ma lo è anche aprirsi al dialogo.

Solo mostrando alle persone il volto di industria che appoggia la sostenibilità e la propone come modello è possibile fornire dei nuovi punti di riferimento, contrastando i pregiudizi.

Le esperienze decennali di chi, già da diversi anni, investe nell’ottica di una produzione “green”, sono diventate ora testimonianza di un trend che ha l’obbligo di diventare contagioso.

La centralità dell’acqua, nell’ottica della sostenibilità, è imprescindibile.

Le sedi di molte aziende si sono sviluppate in prossimità di corsi d’acqua; la sfida per i prossimi decenni sarà quello di pensare a soluzioni ecologiche in grado di preservare questa grande risorsa.

 

Le imprese green al Festival Della Meccanica

 

Liberi dalla Plastica: con le aziende per un futuro più sostenibile

Liberi Dalla Plastica, dopo l’intervento tenuto presso l’inaugurazione del Festival della Meccanica di Lecco, riparte con lo stesso impegno elargito finora.

Gli interventi e la coesione tra i vari protagonisti della serata del 16 ottobre non possono che costituire uno stimolo a proseguire su una strada ormai molto chiara.

Liberare l’acqua dalla plastica deve mutare da sogno in realtà: un gesto semplice, come l’installazione di un purificatore d’acqua può fare la differenza.

L’associazione Liberi dalla Plastica offre iniziative dedicate, non solo a privati, ma anche ad aziende, comuni e scuole, con progetti mirati a conoscere la realtà dell’inquinamento da plastica e le soluzioni possibili.

Sensibilizzare in merito ad un uso consapevole della plastica in tutti i settori consentirà di migliorare il benessere e la salute delle persone, nel rispetto del nostro territorio.

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps al Festival Della Meccanica:

Scanzo Volley e Liberi Dalla Plastica a Bolgare

Evento Scanzo Volley e Liberi Dalla Plastica a Bolgare

Scanzo Volley, associazione sportiva bergamasca ha scelto l’associazione Liberi Dalla Plastica APS come sua partner, inaugurando la sua stagione 2019/2020 con un interessante incontro dai marcati contorni sociali.

Venerdì 20 settembre presso Stone City, il parco espositivo di Bolgare in provincia di Bergamo si sono riunite più di 100 persone tra atleti, realtà imprenditoriali e aziende, per una serata all’insegna dello sport e dell’ecologia.

Lo scopo era quello di riflettere su temi che si avvicinano sempre di più alle nostre realtà metropolitane e culturali.

La tematica dell’inquinamento da plastica è estremamente attuale e necessita di soluzioni concrete a partire dalla nostra quotidianità.

Luogo:

  • Via Europa 38, Bolgare (Bergamo)

Quando:

  • Venerdì 20 settembre 2019

Orari:

  • dalle ore 19:30

Liberi dalla Plastica e Scanzo Volley: l’iniziativa plastic free

La realtà di Scanzo Volley – che si è distinta per la presenza di giovani talenti nel mondo sportivo locale – ha incontrato nella serata di venerdì 20 settembre aziende, realtà imprenditoriali e startup innovative al fine di sostenere in prima linea la necessità di contribuire ad un mondo più pulito, da preservare.

La nuova partership con l’associazione Liberi dalla Plastica APS, infatti, ha permesso di puntare al comune obbiettivo di uno sport etico, che metta in atto delle iniziative concrete per la tutela del nostro ambiente coinvolgendo in prima persona gli atleti.

Il padiglione espositivo di ben 5000mq è diventato quindi il palcoscenico di un connubio fra mondo sportivo e sociale, impegno attivo e desiderio di cambiamento.

L’associazione brianzola Liberi dalla Plastica APS è arrivata in tutta Italia con la promozione di progetti pensati per aiutare in maniera concreta la nostra realtà quotidiana.

Le campagne proposte hanno infatti lo scopo di eliminare il più possibile la plastica.

Nello specifico l’obbiettivo è quello di eliminare le bottiglie di plastica dalle nostre case e nei nostri ambienti di lavoro.

L’Italia è il primo paese in Europa ed il secondo al mondo per la produzione di acqua in bottiglia.

Liberare l’acqua, un bene comune prezioso dalla plastica è possibile e alla portata di tutti.

Come? utilizzando un sistema di filtrazione dell’acqua del Comune, sicura e controllata: un piccolo purificatore d’acqua.

liberi-dalla-plastica-sport-etico

Il gioco di squadra a Bergamo per un futuro sostenibile

L’educazione al rispetto del nostro ambiente è il punto di partenza per pensare ad un futuro più sostenibile, e i protagonisti dell’incontro allo Stone City di Bolgare lo sanno bene.

La serata ha avuto quindi anche lo scopo di rivolgersi con forza e orgoglio alle aziende che operano da anni nella realtà locale bergamasca.

La necessità di trasformare i metodi di produzione in sistemi industriali affini alla filosofia “zero waste” è il primo passo per essere più green.

Viviamo in un mondo che ha urgentemente bisogno di azioni concrete, per questo è necessario che ognuno faccia la sua parte.

Dalle parole, si è passati ai fatti: i giovanissimi atleti dello Scanzo Volley hanno sostenuto l’iniziativa a fianco dell’associazione Liberi dalla Plastica APS, offrendo l’opportunità a tutti i presenti di far consegnare e installare un purificatore d’acqua casalingo direttamente a casa, in maniera del tutto gratuita.

Questo dispositivo ecologico infatti è diventato il marchio distintivo di una realtà innovativa, quella di Liberi dalla Plastica, che vuole raggiungere sempre più persone sensibilizzandole in merito alla possibilità di avere un’acqua pura e leggera direttamente dai rubinetti delle proprie case.

 

Il gioco di squadra con Scanzo Volley per un futuro più sostenibile

 

Educazione e ambiente a Bolgare: la purificazione dell’acqua

Il dispositivo promosso da Liberi dalla Plastica APS rientra nella mobilitazione Plastic Free che sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo.

Lo scopo del purificatore d’acqua promosso da Scanzo Volley e Liberi Dalla Plastica nella realtà di Bergamo è quello di far sì che gli atleti eliminino le bottiglie d’acqua dalle proprie case e dal campo da gioco, promuovendo uno sport più green e attento alle tematiche ambientali partendo da gesti concreti.

Un segnale che aiuta a compiere passi in avanti in un mondo che troppo spesso non sa affrontare i problemi che denuncia.

Il messaggio sostenuto dall’associazione e dal gruppo sportivo non può essere ignorato. Lo slogan che si è sollevato a Bolgare è stato forte e chiaro: “facciamo gioco di squadra per vincere un futuro sostenibile”!

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps e Scanzo Volley:

Inquinamento da plastica

L’ONU ha definito l’inquinamento da plastica il più pericoloso in assoluto.

Gli effetti sono in grado di causare danni irreversibili al pianeta, con conseguenze alla salute dell’uomo.

In questo articolo si scopriranno le conseguenze dell’inquinamento materiale plastico e cosa è possibile fare per combatterlo.

Responsabili dell’inquinamento della plastica

Il tema inquinamento è un argomento attuale che non possiamo più trascurare, la responsabilità è di ognuno di noi

Uno dei principali problemi da risolvere ricade sulle comunità locali e sui i governi, che non riescono a organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti.

Le popolazioni gestiscono malissimo il 28% del materiale di scarto.

Sono soprattutto le aziende che inquinano maggiormente.

Ogni anno dalle industrie vengono scaricati nel Mediterraneo quasi 40 milioni di materie plastiche, insieme ad altre sostanze inquinanti dell’acqua.

Le imprese non investono nella gestione dei rifiuti che producono e utilizzano esclusivamente plastica vergine, perché il processo produttivo costa meno.

La responsabilità ricade anche sui turisti e sulla cittadinanza.

Nel bacino del mar Mediterraneo, in paesi come l’Italia, la Francia e la Turchia, vengono lasciati, da residenti e turisti, circa 24 milioni di tonnellate di plastica nel mare, senza che la raccolta differenziata venga svolta correttamente.

Inquinamento da plastica sulle spiagge

 

Plastica e ambiente, le conseguenze dell’inquinamento

Ridurre i rifiuti nell’ambiente è fondamentale, se si vuole preservare la vita degli ecosistemi e diminuire l’inquinamento.

L’inquinamento mari è dannoso sia per l’uomo, sia per la fauna selvatica.

Ogni giorno migliaia di esemplari di tartarughe marine, uccelli e altri animali che vivono negli oceano, soffocano a causa dei sacchetti di plastica.

Per non parlare di quando gli organismi marini restano imprigionati delle attrezzature da pesca abbandonate.

Inoltre le microplastiche, prodotte dal deterioramento dei manufatti, entrano nella catena alimentare.

Nel cibo di cui ci nutriamo si trovano tracce delle microplastiche, ormai presenti in quasi tutti i pesci, nelle cozze e nei granchi.

I tipi di plastica maggiormente inquinanti

Qual è la plastica che genera più inquinamento

Il nostro ecosistema è inquinato, ma quali sono i materiali plastici che inquinano di più?

Varie ricerche hanno scoperto che sono i sacchetti in polietilene (le classiche buste della spesa), che provocano maggiori danni all’ambiente.

Di seguito vengono le bottiglie di plastica.

Sacchetti e bottiglie rimangono nell’ecosistema per centinaia di anni.

Per la loro decomposizione occorrono secoli, lo afferma una ricerca dell’Università di Plymouth (Uk).

Ci sono tuttavia differenti tipi di materie plastiche, ognuna si decompone in modalità differenti impiegando tempi diversi.

Un sacchetto della spesa ha un utilizzo medio di circa 12 minuti e impiega 500 anni per disintegrarsi completamente.

Se finisce riversato in mare può essere ingerito da una tartaruga, che lo scambia facilmente per una medusa.

Il consiglio è di recarsi a fare la spesa portando con sé sacchetti, o di stoffa, o di tela riutilizzabili.

Ci si può anche servire di buste biodegradabili.

Inquinamento da plastica microplastiche

Effetti dell’inquinamento da plastica sull’organismo

L’Università di Newcastle, in Australia, ha effettuato uno studio a proposito della capacità dell’organismo umano di assimilare le microplastiche.

La ricerca rileva che una persona potrebbe ingerire mediamente una media di 5 grammi di plastica alla settimana.

Lo studio si propone di scoprire quali possono essere le conseguenze di questa assimilazione di materiale plastico per la salute.

Il tema inquinamento dovuto a materiali plastici ha delle ripercussioni anche sulla nostra alimentazione; infatti attraverso cibi solidi e liquidi, ne assumiamo ogni anno circa 250 grammi.

Le particelle plastiche arrivano all’interno del nostro corpo mediante l’acqua del rubinetto e quella nelle bottiglie di plastica; il sale e la birra risultano essere gli alimenti più contaminati dalle microplastiche.

Ma quali sono le conseguenze per la nostra salute? A oggi non c’è una ricerca scientifica in grado di dare una risposta certa; l’unica cosa che sappiamo è che, una volta ingerite, le microplastiche non possono più essere rimosse dall’organismo.

Quello che resta da fare è ridimensionare la presenza della prodotti plastici dispersi nell’ambiente.

Come ridurre l’inquinamento

Il tempo per rimediare all’inquinamento da rifiuti sta per scadere; bisogna intervenire subito, anche cambiando le abitudini di ciascuno, per esempio sperimentando nuovi materiali biodegradabili, come la plastica naturale prodotta con alghe, patate e mais.

Quali sono le regole che bisogna seguire per correre ai ripari? Ecco alcuni consigli diretti non solo ai governi, alle comunità e alle amministrazioni locali ma anche ai singoli cittadini:

Utilizzare prodotti platic free

Sono da bandire cannucce, buste, piatti, posate e bicchieri di plastica.

Sono sostituibili con prodotti che svolgono le stesse funzioni, ma fabbricati con materiali alternativi come il vetro o il ferro;

Incrementare le tasse sulle materie plastiche che inquinano maggiormente

Per produrre imateriali plastici viene utilizzato il petrolio.

La plastica naturale o riciclata dovrebbe essere più vantaggiosa rispetto a quella fossile;

Ridurre drasticamente il deflusso delle plastiche negli oceani

Nel mare finiscono cotton fioc, mozziconi di sigaretta, attrezzature da pesca, pneumatici, residui plastici di abbigliamento in pile.

L’invito è quello di fare attenzione, evitando di abbandonare i rifiuti. Dovremmo tutti impegnarci in prima persona per pulire l’ambiente, magari raccogliendo i rifiuti in spiaggia e riciclandoli.

Il riciclo delle bottiglie di plastica

Il riciclo delle bottiglie di plastica, tutti i consigli per farlo correttamente

Negli ultimi quarant’anni il consumo di acqua in bottiglia è aumentato esponenzialmente. Questa situazione ha richiesto di porre particolare attenzione sul riciclo delle bottiglie di plastica.

L’Italia è il Paese Europeo con il più alto consumo di acqua imbottigliata, attestandosi al terzo posto al mondo, dopo Messico e Thailandia.

L’Europa, per arginare il costante inquinamento da plastica, ha iniziato ad adottare politiche mirate per un futuro plastic-free.

Pian piano tutti gli Stati, Italia compresa, stanno attuando campagne e adottando misure di sensibilizzazione.

Esse prevedono, oltre ad un uso più consapevole delle risorse, la riduzione della quantità di plastica presente nei mercati europei.

L’Unione Europa ha espressamente imposto che la plastica utilizzata dovrà essere resa riciclabile entro il 2030, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

I numeri del riciclo bottiglie di plastica in Italia

Riguardo il riciclo di bottiglie di plastica, si stima che nel nostro Paese si producano annualmente circa 8 miliardi di unità.

Il dato è dovuto al largo consumo di acque minerali e bevande imbottigliate in confezioni realizzate in PET.

Per renderci conto di quanto questo business sia inquinante, basti pensare che per realizzare un chilo di plastica per il confezionamento delle bottiglie, servono circa due chili petrolio.

L’Italia sembrerebbe comunque un paese virtuoso, poichè circa l’80% dei rifiuti prodotti viene differenziato.

Purtroppo soltanto il 43% di questi viene riciclato.

L’immissione sul mercato di imballaggi e bottiglie di plastica è in costante aumento.

Fortunatamente sono sempre di più gli impianti per la raccolta e il riciclo.

 

Il riciclo delle bottiglie in Italia

 

Come riciclare le bottiglie e smaltirle correttamente

Giornalmente in quasi tutte le case si consuma acqua minerale confezionata in bottiglia, ma la plastica da differenziare viene smaltita nel modo giusto?

Ecco come riciclare correttamente le bottiglie di plastica:

  • Seguire le indicazioni del proprio comune;
  • Sciacquare accuratamente le bottiglie;
  • Non togliere il tappo;
  • Schiacciare le bottiglie per il lungo e non dall’alto.

Per prima cosa ci si deve accertare delle linee guida del proprio comune.

I regolamenti possono differire, in base alle disposizioni in merito ai metodi di raccolta e riciclo adottati dalle amministrazioni.

Non è obbligatorio ma la bottiglia prima di essere gettata andrebbe sciacquata, soprattutto nel caso di bevande differenti dall’acqua.

Il tappo, nonostante sia realizzato con una plastica differente da quello della bottiglia, può essere lasciato e avvitato alle bottiglie.

Un sistema meccanico separerà i due componenti, all’interno dello stabilimento di smaltimento, convogliandoli nel flusso di smaltimento corretto.

Il tappo agevola inoltre l’accartocciamento e il piegamento della bottiglia, con una notevole riduzione di spazio.

È importante non schiacciare la bottiglia dall’alto, ma schiacciarla per il lungo.

In questo modo verranno agevolate le operazioni di smaltimento e sarà più probabile che il riciclo avvenga in maniera corretta.

Infine non tutti sanno che le bottiglie andrebbero differenziate separatamente dal resto della plastica. Faciliterà le operazioni di riciclo, una volta che le bottiglie saranno portate ai centri di raccolta e smistamento.

Come smaltire e riciclare le bottiglie

Una seconda vita con il riciclo delle bottiglie di plastica

Le bottiglie una volta portate ai centri di raccolta vengono triturate e ridotte in fiocchi, successivamente vengono fuse e trasformate in pellet.

Il pellet, dopo essere stato confezionato, viene spedito alle aziende che si occupano di trasformarlo in nuovi oggetti.

Il famoso PET di cui sono fatte le bottiglie, è riciclabile e riutilizzabile, per questo il riciclo delle bottiglie di plastica è fondamentale.

Nell’ottica di un continuo riuso di un materiale, diversamente smaltito esso andrebbe a inquinare pesantemente l’ambiente.

I campi di utilizzo delle bottiglie riciclate sono tantissimi, dall’edilizia all’industria tessile, dall’arredo di design ai contenitori per la cucina.

Tantissime inoltre sono le idee che si possono trovare in rete per un riciclo creativo delle bottiglie di plastica.

Guadagnare dal riciclo della plastica

Per incentivare a riciclare le bottiglie di plastica molte realtà sia private, sia pubbliche, hanno messo a disposizione dei cittadini virtuosi piccoli compensi in denaro e bonus spesa, in cambio di bottiglie di plastica vuote.

Per poter usufruire di questi incentivi basta recarsi presso quelle strutture, riciclerie, spazi o silos allestiti all’interno di grandi supermercati o centri creati appositamente per lo scopo.

Sarà sufficiente depositare le bottiglie negli appositi raccoglitori; in base alla quantità portata verrà corrisposto il relativo compenso.

 

Una seconda vita con il riciclo

 

Cambiare è possibile

Numerose sono le accortezze che si possono adottare per migliorare la qualità della vita e dell’ambiente che ci circonda.

Sono piccoli gesti  che pian piano possono fare la differenza.

Spesso ci chiediamo come ridurre l’inquinamento, piccole azioni da compiere nel nostro quotidiano possono contribuire a rendere il mondo un posto più vivibile.

Le risposte sono tante e di facile applicazione:

  • Ridurre l’acquisto e il consumo di bottiglie di plastica;
  • Differenziare nel modo corretto;
  • Riciclare il più possibile;
  • Sostituire le bottiglie d’acqua minerale con l’istallazione di un depuratore;
  • Sensibilizzare chi ci sta vicino sulle tematiche ambientali e sulle potenzialità del riciclo.

Iniziamo fin da subito a mettere in atto questi gesti concreti!

L'inquinamento del Mare Mediterraneo

L’inquinamento del Mare Mediterraneo: un conto alla rovescia

Secondo il WWF, ogni anno finiscono tra le acque del Mar Mediterraneo 570 mila tonnellate di plastica, come se ogni minuto gettassimo al suo interno 33800 bottigliette di plastica.

Le cause dell’inquinamento sono molteplici, ma non cambiano il fatto che l’inquinamento del Mar Mediterraneo è un problema reale, troppo spesso sottovalutato.

Se non verrà risolto in fretta, porterà a conseguenze potenzialmente disastrose.

Inquinamento del Mar Mediterraneo: sai davvero cosa lo causa?

L’inquinamento del Mar Mediterraneo è un gravissimo problema che affligge i nostri giorni, così come quello di altri mari nostri, come il Mar Tirreno.

Ma siamo sicuri di essere davvero consapevoli della gravità del problema?

Innanzitutto, è fondamentale dividere la tipologia di plastica che finisce all’interno del Mare Nostrum.

I detriti di plastica si dividono in:

  • Macroplastiche;
  • Microplastiche.

La macroplastica è l’insieme di tutti gli oggetti piuttosto grossi che vengono ritrovati tra le acque marine. Sono macroplastiche le bottigliette di plastica, gli imballaggi in plastica ecc.

Le microplastiche, invece, sono più subdole perché invisibili ad occhio nudo.

Il diametro delle particelle di microplastica è solitamente al di sotto dei 5 millimetri, e possono essere composte da vari materiali: polietilene, polipropilene, vernici… davvero per tutti i gusti.

Cause inquinamento Mare Mediterraneo

Microplastiche come alimentazione: i suoi danni al nostro organismo.

In effetti proprio di gusti si parla, dato che ormai la plastica è diventata una delle sostanze giornalmente ingerite dalla fauna che il Mar Mediterraneo ospita.

Le microplastiche fanno ormai parte dell’alimentazione di tartarughe, mammiferi marini e pesci, i quali finiscono poi inevitabilmente sulle nostre tavole. Chi è che stiamo avvelenando alla fine dei conti?

La rivista Focus afferma che il Mar Mediterraneo “ha soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina: circa 247 miliardi di brandelli.”

Secondo il nuovo studio dell’Ismar Cnr – pubblicato su Scientific Reports – il mar Mediterraneo è “una zuppa di plastica”.

Secondo le loro ricerche:

  • Nel 1999 sono stati stimati circa 335000 frammenti di plastica per chilometro quadrato all’interno del vortice subtropicale dell’Oceano Pacifico settentrionale.
  • All’interno del Mar Mediterraneo ne sono stati stimati circa 1.25 milioni, 4 volte tanto.

Il problema dell’inquinamento del mare è divenuto sempre più serio con il passare del tempo, e adesso è giunto davvero il momento di fare qualcosa di utile.

Soprattutto a causa del comportamento assunto dalla nostra nazione rispetto a questo problema.

 

Microplastiche nell'acqua

L’Italia e l’inquinamento del Mar Mediterraneo: non stiamo facendo il nostro dovere

Come sta reagendo l’Italia davanti a questa grave calamità che sempre più si sta abbattendo sulle nostre vite e su quelle di numerose specie marine?

L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo per il consumo di acqua in bottiglia.

Il Bel Paese getta in mare 12600 tonnellate di plastica ogni anno, un triste risultato che non fa altro che peggiorare le condizione del nostro mare.

L’inquinamento del mare causa numerosi problemi anche su un versante economico tanto caro al nostro Paese: il turismo.

Le correnti del nostro mare – un mare chiuso – riportano inevitabilmente tutto ciò che viene gettato al suo interno al mittente: tantissimi rifiuti in plastica vengono spesso ritrovati sulle nostre coste, causando gravi danni al settore turistico e all’immagine stessa dell’Italia.

I danni alla flora e alla fauna: le specie a rischio

Secondo il WWF, entro il 2050 il Mar Mediterraneo sarà occupato da una quantità di plastica maggiore rispetto alla quantità di pesci.

Altissima la quantità di plastica che infesta il nostro mare, che inquina le nostre acque, che soffoca tutte le specie marine che lo abitano.

Numerosissime le specie animali che rischiano la morte, tantissimi gli animali che giornalmente vengono uccisi dall’ingerimento di plastica scambiata per cibo, tra i quali particolarmente a rischio le tartarughe marine.

Il WWF e altre associazioni devote alla difesa delle specie animali e dell’ambiente lottano ogni giorno per salvare il maggior numero di vite animali possibili, ma tutto questo non è sufficiente: è necessario un concreto cambio di rotta da parte nostra e dei nostri governi.

Mare Mediterraneo inquinato cosa fare

 

Cosa possiamo fare? L’inquinamento del Mar Mediterraneo può essere fermato!

Per quanto questo quadro d’insieme possa essere triste e desolato, una soluzione è possibile: come possiamo ridurre l’inquinamento?

Vi sono due operazioni semplicissime, che ogni cittadino può eseguire:

  • Riciclare la plastica;
  • Trovare soluzioni alternative e sostenibili all’utilizzo della plastica.

Riciclare ogni rifiuto possibile è ormai un dovere, partendo proprio dalla plastica.

Riutilizzare vecchi oggetti o imballaggi ormai inutili – come le bottigliette di plastica – è davvero un’azione che può portare a un grande cambiamento, dato che permetterà alla plastica di tornare utile e di avere una seconda vita, senza essere quindi gettata in mare.

É importante abituarsi a riciclare fin da piccoli, così da assicurare un futuro più roseo al nostro mare.

Istallare un purificatore domestico all’interno delle nostre abitazioni, così da avere acqua purissima per bere e cucinare direttamente dal nostro rubinetto.

Una scelta che, se fatta da molti cittadini e da molti comuni, potrà incentivare il nostro paese a ridurre la quantità di plastica prodotta, forse per sempre.

Ognuno di noi può fare la sua parte per salvaguardare il nostro mare e il nostro territorio, comincia ora!

 

le proprietù dell'acqua e tutte le sue caratteristiche

Proprietà dell’acqua, un elemento indispensabile

Le proprietà dell’acqua sono davvero molteplici, in quanto le sue specifiche caratteristiche di natura chimico-fisico danno luogo a tutta una serie di fenomeni fuori dal comune riscontrabili quotidianamente.

Sono un esempio la notevole tensione superficiale, l’ebollizione ad alte temperature, il potere solvente, la capillarità, l’isolamento elettrico e l’elevato calore specifico.

Molecola dell’acqua, come è fatta e a cosa serve?

Prima di andare a vedere nello specifico le proprietà dell’acqua vediamo la struttura chimica con cui è costituita.

La molecola dell’acqua è composta da due atomi di Idrogeno e uno di Ossigeno unite fra di loro da un legame covalente, la sua formula chimica è H2O.

In condizioni di temperatura normale si presenta in uno stato liquido, incolore ed insapore.

Possiamo solo limitarci a sottolineare quanto l’acqua sia indispensabile per l’organismo.

Basti pensare che senza cibo è possibile sopravvivere per un arco di tempo pari a diverse settimane per via delle riserve corporee.

Lo stesso non si può dire per l’acqua, infatti il lasso di tempo in cui un organismo può rimanere senza di essa si riduce notevolmente da diverse settimane a pochi giorni.

Viverne senza non si può.

Le proprietà dell’acqua potabile sono innumerevoli: in primo luogo, può essere bevuta senza causare danni all’organismo.

Prima l’acqua potabile la si riconosceva attraverso i sensi, ci si affidava alla filtrazione ed alla decantazione, doveva essere pura, limpida, incolore, inodore ed insapore.

Oggi le cose sono cambiate, visto che il concetto di “purezza” è stato sostituito con quello di “innocuità per la salute”.

L’acqua potabile, di fatto, deve essere pulita, salubre, priva di microrganismi e di sostanze nocive per la salute.

a cosa serve l'acqua scopo dell'acqua

Le proprietà dell’acqua

Sono 6 le principali proprietà dell’acqua che la distinguono dalla maggior parte delle altre sostanze, rendendola straordinaria:

  • Capillarità
  • Calore specifico
  • Potere solvente
  • Incremento del volume di congelamento
  • Tensione superficiale
  • Isolamento elettrico

Le proprietà dell’acqua: la capillarità

E’ la capacità di un liquido di risalire lungo spazi ridotti vincendo la forza di gravità.

É proprio il fenomeno della capillarità che consente all’acqua di essere facilmente assorbita da una spugna o di raggiungere la cima degli alberi.

Il calore specifico

La quantità di calore necessaria per innalzare di un grado °C una sostanza.

L’elevato calore specifico dell’acqua fa sì che risulti necessario una elevata quantità di calore al fine di innalzarne la temperatura.

Infatti questa sostanza ha una buona resistenza alle variazioni di temperatura.

Le propoprietà dell’acqua: il potere solvente

E’ la capacità di una sostanza di scioglierne un’altra.

L’acqua si conferma uno dei migliori solventi in natura, perché in grado di rompere i legami che uniscono le molecole di numerose sostanze.

Basti pensare al sale da cucina che viene sciolto in pochi secondi, così come lo zucchero.

Un processo simile a questo appena indicato è quello della mineralizzazione che diventa effettivo nel momento in cui l’acqua, passando fra le rocce, si arricchisce di sali minerali.

L’incremento di volume con il congelamento

Il congelamento (o solidificazione) consiste nel passaggio di una sostanza dallo stato liquido allo stato solido.

L’acqua durante il congelamento aumenta di volume, contrariamente ad altre sostanze che invece diminuiscono il loro volume durante la solidificazione.

Questa è la principale causa della rottura delle tubature d’acqua nel momento in cui la temperatura diventa negativa.

Lo stesso fenomeno si registra, ad esempio, mettendo una bottiglia d’acqua nel freezer.

Le proprietà dell’acqua: La tensione superficiale

La tensione superficiale è a forza di coesione fra le molecole superficiali.

Nell’acqua questa tensione è elevata principalmente per via della coesione dovuta dai forti legami che uniscono le molecole.

Questo fenomeno fa sì che alcuni insetti, non avendo una mole così considerevole da spezzare i legami tra le molecole, riescano a camminare sulla sua superficie.

Anche il galleggiamento di un corpo si spiega con questa proprietà.

Lo stesso dicasi per la forma sferica delle gocce d’acqua o ancora per il riempimento di un bicchiere di un paio di millilitri oltre il bordo, senza che si verifichino traboccamenti.

Un isolante elettrico

E’ un materiale incapace di condurre elettricità e di sostanze isolanti come l’acqua pura (distillata) ce ne sono davvero pochi in natura.

Ciò vuol dire che è un pessimo conduttore di elettricità.

Se invece nell’acqua si trovano tracce di sali disciolti (come in quella del rubinetto) diventa un conduttore di elettricità.

Più Sali contiene più aumenta la sua conduttività.

acqua e le sue proprietà

Proprietà dell’acqua: I tre stati

L’acqua si può trovare in natura in tre diversi stati, a seconda della temperatura a cui è sottoposta: Liquido (acqua, mari, pioggia…), solido (ghiaccio, neve…) e gassoso (vapore acqueo, nebbia, nuvole…)

Questi passaggi dipendo da come le molecole sono legate fra di loro.

Allo stato liquido non ha una forma ma assume quella del recipiente che la contiene.

Le particelle hanno un legame debole quindi possono, entro un certo limite, spostarsi.

Per questo non hanno una forma definita.

L’acqua 0°C si solidifica e si trasforma in ghiaccio e come abbiamo visto, diversamente da altre sostanze, aumenta di volume.

In questo stato le molecole sono unite da un legame molto forte.

Aumentando la temperatura a 100°C si trasforma in vapore acqueo, le molecole non sono legate fra di loro quindi possono muoversi liberamente in ogni direzione.

Se la temperatura diminuisce il vapore condensa in goccioline.

L’acqua, un liquido fuori dall’ordinario!

Sostanzialmente, sono queste le principali proprietà dell’acqua.

Un liquido decisamente fuori dall’ordinario che, tra le altre cose, potrebbe essere contraddistinto da svariate caratteristiche dell’acqua, al momento non ancora dimostrate in termini scientifici, in quanto oggetto di studio.

Tanto per dirne una, l’importanza dell’acqua potrebbe palesarsi anche in rapporto alla concentrazione, al riposo, alla produttività e al benessere psico-fisico.

A detta dei ricercatori statunitensi del Rensselaer Polytechnic Institute, i suoni naturali dell’acqua avrebbero una certa incidenza su quanto appena sottolineato.

Stati dell'acqua

l'inquinamento del mare da plastica

Inquinamento del mare, è emergenza in tutto il mondo

L’inquinamento del mare, o marine litter, è una delle emergenze più urgenti da affrontare.

Nell’ultimo secolo il mare è diventato un’immensa discarica nella quale finisce ogni sorta di rifiuto, dagli scarichi industriali alle bottiglie di plastica, fino alle sostanze nocive utilizzate in agricoltura.

Il tutto aggravato dai riversamenti di petrolio in prossimità delle piattaforme petrolifere responsabili delle morie di pesci e dell’avvelenamento degli uccelli.

Nonostante le proporzioni del fenomeno, ciascuno di noi può fare la sua parte per tutelare la salute del mare.

Quali iniziative possiamo mettere in atto per arginare il problema?

Tutti i tipi di inquinamento del mare

Tappi, bottiglie di plastica, sacchetti, calcinacci, copertoni, mozziconi di sigarette: se non vengono smaltiti correttamente finiscono in mare sospinti dal vento, trascinati dai fiumi o prodotti direttamente dalle navi.

Anche se vi sono vari tipi di inquinamento del mare, nella quasi totalità dei casi è dovuto alla plastica, un materiale che si degrada completamente solo in centinaia di anni e che rappresenta una vera e propria minaccia per l’ecosistema marino.

Essendo un mare semichiuso, il mar Mediterraneo è particolarmente colpito da questo problema.

Secondo un’indagine condotta da Legambiente sulla situazione mare Tirreno, il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati è costituito da plastica.

Ogni anno si fa sempre più lunga la lista di balene, tartarughe o uccelli marini che muoiono per soffocamento o per blocco gastrointestinale a causa dell’ingestione di oggetti di plastica, oppure che vi rimangono intrappolati.

Lo scorso marzo, ad esempio, nel ventre di una femmina gravida di capodoglio trovata morta in Sardegna sono stati rinvenuti addirittura 22 kg di plastica.

Quando la plastica si frammenta, il pericolo si fa più insidioso e finisce per interessare anche la nostra salute, visto che tra i pesci che ingoiano le microplastiche ci sono anche quelli che finiscono nei nostri piatti.

Milioni di tonnellate di plastica riversate nel mare

Milioni di tonnellate di plastica finiscono nel mare

Secondo le stime, finirebbero in mare ben 8 milioni di tonnellate di plastica all’anno. È come se ogni minuto che passa venisse riversato in mare l’equivalente di un camion di plastica.

Ondate di detriti di plastica che si riversano in piccola parte sulle spiagge (15%), mentre il resto galleggia o giace sui fondali.

Esiste addirittura un’area del Pacifico, grande tre volte la Francia, che è stata ribattezzata Great Pacific Garbage Patch, o semplicemente isola di plastica, per l’enorme agglomerato di rifiuti che la intasa.

Gli effetti dell’inquinamento plastica sono spiagge ingombre di detriti, la fauna marina che diminuisce paurosamente e la comparsa di sostanze nocive nelle carni dei pesci.

Un altro killer dei nostri mari è rappresentato dalle attrezzature da pesca abbandonate, perse o dismesse, in particolare le reti, nelle quali rimangono intrappolate balene, delfini e altri animali marini che alla fine muoiono a causa della fame e delle lacerazioni.

L'inquinamento del mare dovuto alla plastica

Sostanze tossiche causano l’inquinamento del mare

Il mare è un serbatoio nel quale confluiscono varie sostanze tossiche.

Ce n’è per tutti i gusti: scorie e rifiuti delle lavorazioni industriali, metalli pesanti, concimi e pesticidi chimici scaricati nei fiumi che, come si sa, finiscono nel mare, che diventa così l’ultima pattumiera per i rifiuti di ogni genere.

Non essendo biodegradabili, queste sostanze entrano a far parte del ciclo vitale di numerosi organismi marini, dal fitoplancton fino ai grossi predatori, diventando un ingrediente comune di tutta la catena alimentare.

Anche i mozziconi dispersi nell’ambiente finiscono per inquinare gli oceani.

Nei filtri delle sigarette sono infatti presenti dei composti chimici micidiali per la fauna marina.

Gli scarichi accidentali di petrolio sono un’altra delle maggiori cause dell’inquinamento dei mari.

I riversamenti di petrolio avvengono durante il trasporto, nel corso delle trivellazioni e anche durante le operazioni di lavaggio delle cisterne.

L’esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico è ricordato come il più grave disastro ambientale della storia statunitense.

Dall’ecosistema marino, alla salute della popolazione, fino all’economia ittica e turistica: i danni arrecati dalla cosiddetta marea nera sono stati enormi.

le sostanze tossiche e la plastica che inquinano i nostri mari

Come salvaguardare la salute dei mari

Secondo un rapporto della Ellen MacArthur Foundation, dal 1964 ad oggi la produzione di plastica è aumentata di 20 volte e, se si andrà avanti di questo passo, entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci.

La situazione è a dir poco preoccupante, ma cambiare rotta è possibile.

Per salvare il mare dalla plastica è necessario sensibilizzare il pubblico su un tema le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Il divieto di portare in spiaggia oggetti in plastica è già un buon passo avanti, ma non è abbastanza.

Le principali azioni da mettere in atto per arginare il problema dei mari soffocati dai rifiuti sono:

  • ridurre la produzione di plastica;
  • vietare l’uso di microplastiche nei detergenti e nei cosmetici;
  • organizzare la pulizia delle spiagge;
  • effettuare correttamente la raccolta differenziata;
  • evitare la plastica monouso;
  • raggiungere il 70% della plastica riciclata.

Possiamo inoltre scegliere di installare un purificatore d’acqua domestico nelle nostre case,  così da eliminare il consumo delle bottiglie di plastica, che costituiscono una delle principali fonti di inquinamento del mare.

Chorus Volley Academy Bergamo

Chorus Volley Bergamo Academy, eliminare la plastica facendo sport

Lunedì 20 maggio presso il Pala Agnelli di Bergamo, è stata presentata ad un folto pubblico la nuova associazione sportiva Chorus Volley Academy, che comprenderà otto società sportive bergamasche.

Lo scopo di tale iniziativa è quello di valorizzare i talenti degli sportivi del territorio, incentivando la diffusione del volley nel settore giovanile, mediante il supporto tecnico e psicologico di uno staff competente e professionale.

L’associazione sportiva ha deciso di collaborare con Liberi Dalla Plastica Aps, per lanciare un messaggio nel mondo dello sport.

Quello dell’importanza di uno stile di vita sostenibile e responsabile nei confronti dell’ambiente, che tenga conto della salute e del benessere degli atleti anche fuori dal campo.

Luogo

  • Pala Agnelli Bergamo

Quando

  • 20 maggio 2019

Chorus Volley Academy, una realtà sensibile all’ambiente

Otto società sportive di Bergamo hanno deciso di unire le proprie forze e gli ideali condivisi per realizzare li progetto di Chorus Volley Academy.

Il progetto prevede la partecipazione non soltanto delle pallavoliste, ma anche di famiglie e società sportive.

Lo scopo è quello di contrastare la pericolosa disgregazione delle tante realtà sportive sparse nel territorio.

I comuni obiettivi delle società facenti capo al progetto Chorus Volley Academy, presentati lunedì 20 Maggio presso Bergamo, si ispirano a quei valori sportivi, etici e comportamentali che caratterizzano gli ideali dello sport, una disciplina non soltanto agonistica, ma anche educativa e sociale.

Proprio per questo motivo è nata la collaborazione con l’associazione Liberi dalla Plastica APS.

L’obiettivo è quello di tutelare il benessere delle persone e dell’ambiente eliminando il più possibile la plastica nelle case e nelle città italiane.

L’Italia infatti è il primo produttore in Europa ed il secondo a livello mondiale di bottiglie di plastica.

Liberi dalla Plastica APS, per contribuire a responsabilizzare gli atleti e le loro famiglie, consegnerà a tutti i tesserati dell’associazione che ne faranno richiesta un purificatore d’acqua gratuito.

Questo piccolo e pratico dispositivo consentirà loro di avere un’acqua migliore per bere e cucinare, libera dalle bottiglie di plastica.

In questo modo Chorus Volley Bergamo darà alla sua iniziativa anche un importante valore etico e sociale.

Portando così una maggiore sensibilizzazione in merito ad un problema attuale: quello dell’inquinamento da plastica.

 

Liberi Dalla Plastica Chorus Volley Bergamo

 

Gli obbiettivi comuni: Chorus Volley Academy e Liberi Dalla Plastica

Il principale obiettivo di Chorus Volley Academy è quello di valorizzare e diffondere i valori della pallavolo, che, essendo un’attività di squadra, deve supportare gli ideali che stanno alla base della condivisione e della lealtà, tipiche delle discipline sportive di gruppo.

Tale sfida lanciata dal volley femminile orobico si propone lo scopo di riunire in un’unica realtà le numerose società sportive esistenti sul territorio e che spesso non riescono ad interagire tra di loro in maniera proficua.

Con il coinvolgimento di ventisei società e la partecipazione di 1980 pallavoliste, Chorus Volley Academy di Bergamo si è subito presentata come un’iniziativa ad ampio raggio.

Partendo da una realtà cittadina, si propone di accogliere un sempre maggiore numero di atleti.

Per raggiungere tali obiettivi, Chorus Volley Bergamo è intenzionata a coinvolgere non soltanto l’ambiente sportivo, ma anche quello famigliare, scolastico ed imprenditoriale, allo scopo di ampliare progressivamente i propri orizzonti e la propria visibilità sul territorio.

In quest’ottica è nato il sodalizio con l’associazione Liberi Dalla Plastica Aps, attiva sul territorio italiano con il suo progetto di sensibilizzazione e tutela dell’ambiente.

 

Chorus Volley Bergamo sport e ambiente

 

Chorus Volley Academy: crescita degli atleti nel rispetto dell’ambiente

Lo scopo dell’associazione sportiva Chorus Volley Academy sarà quello di potenziare lo sviluppo personale delle atlete.

Oltre agli obiettivi strettamente legati allo sport, le atlete devono maturare e migliorare la loro coscienza civile, nell’ottica di una crescita umana a 360 gradi.

L’idea di Chorus Volley è nata dalla constatazione che le realtà sportive a Bergamo costituiscono un mondo a sé stante, per nulla inserito nel contesto nazionale.

Contando  sulla competenza di ottimi allenatori, su una migliore logistica degli spazi e su una maggiore partecipazione condivisa, Chorus Volley vuole consentire ad ogni singolo atleta di dare il meglio di sé, lasciando che l’atleta possa esprimere al massimo le proprie potenzialità, in un ambiente sereno e non troppo competitivo.

Inserito in un contesto ad ampio raggio, che interessa non soltanto lo sport, ma soprattutto lo stile di vita delle nuove leve, Chorus Volley ha potuto contare sulla collaborazione con Liberi dalla Plastica APS, un’associazione sensibile ai problemi ambientali e coinvolta nella valorizzazione degli ideali dello sport e della crescita umana sul territorio.

L’associazione ha come obbiettivo quello di contribuire a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica, responsabilizzando i cittadini e offrendo gratuitamente un purificatore omaggio per bere un’acqua migliore e libera dalla plastica.

In questo modo è auspicabile che un sempre maggiore numero di famiglie non faccia più uso di bottiglie di plastica, estremamente dannose per la salute ambientale.

Diffondendo questa iniziativa il più possibile sul territorio potremo contribuire attivamente al benessere delle nostre città e del nostro ambiente.

 

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps e Chorus Volley Academy:

la raccolta differenziata della plastica

La raccolta differenziata

La raccolta differenziata, in particolare la raccolta plastica, è un tema ambientale tornato al centro dell’attenzione anche grazie alle normative intervenute al fine di ridurre il consumo plastico.

L’attenzione all’emergenza ambientale non è più soltanto una realtà opzionale per la società moderna, ma una prerogativa.

Tutti i Paesi del mondo si stanno sensibilizzando per tutelare l’unico pianeta che ci appartiene: la terra.

Per salvaguardare il benessere del nostro mondo e trovare soluzioni su come ridurre l’inquinamento, non solo appaiono necessarie normative specifiche, ma soprattutto un impegno di ogni singolo soggetto ad essere parte attiva nella raccolta differenziata.

Cosa vuol dire la raccolta differenziata?

Il termine raccolta differenziata sta a indicare il principio secondo il quale le diverse tipologie di materiali di scarto devono essere separati, in specifici contenitori, in modo da poter effettuare un corretto smaltimento rifiuti inquinanti.

Nel 1975 la CEE introduceva una direttiva, la 75/442 la quale cercava di sensibilizzare i singoli membri alla tutela dell’ecosistema e ai problemi riguardanti all’emergenza ambientale.

Nasce quindi la prima forma di raccolta differenziata che poi sarà adottata in maniera obbligatoria dai singoli paesi membri dell’Unione Europea per diminuire l’impatto ambientale provocato dai rifiuti.

La produzione di plastica e la raccolta differenziata

Come fare raccolta differenziata?

Quindi come fare la raccolta differenziata in maniera efficiente?

Oggi i rifiuti vengono così suddivisi:

  • Vetro: Bottiglie in vetro, vasetti (puliti senza coperchio)
  • Plastica e lattine: plastica riciclabile, alluminio, tetrapak, lattine e altri metalli…
  • Carta e cartone: carta, cartone, cartoncini, giornali, riviste, cartone pizza…
  • Umido: Scarti alimentari della cucina, fiori recisi, stoviglie compostabili…
  • Indifferenziata: Tutto ciò che non è riciclabile

Ci sono poi dei rifiuti particolari come:

  • Rifiuti elettrici
  • Rifiuti ingombranti
  • Scarti speciali
  • Medicinali scaduti o pile

In questo modo si separano in maniera corretta i materiali che seguiranno il corretto iter di smaltimento con lo scopo di provocare il minor impatto ambientale possibile.

Ogni elemento previsto per essere differenziato è identificato da un colore.

Si avrà il verde per il vetro, il blu per il cartone e la carta, il giallo per la plastica, il marrone per i rifiuti organici il turchese per l’alluminio e i metalli ed il grigio per tutto ciò che non è riciclabile.

In questo modo è molto semplice per il cittadino distinguere i diversi cassonetti.

Anche i simboli per la raccolta differenziata sono importanti, per non sbagliarsi.

Quello della plastica, per esempio, è un triangolo composto da tre frecce che si intersecano fra di loro.

Ma come fare la raccolta differenziata nelle nostre città?

Sarà possibile sia quella porta a porta sia quella per strada.

Nel primo caso ogni famiglia avrà a disposizione un contenitore per ogni tipologia di rifiuto, nel secondo caso sarà possibile utilizzare i cassonetti in mezzo alla strada.

Cosa vuol dire raccolta differenziata plastica

 

Smaltimento dei rifiuti, la raccolta plastica

Ridurre il consumo di plastica, facendo anche accuratamente la raccolta differenziata, è la campagna di sensibilizzazione di cui si fanno portavoce le associazioni ambientali, e sempre un maggior numero di Stati.

In Italia la raccolta differenziata non è obbligatoria in tutti i comuni, dato che è stata lasciata libertà di decisione da parte di ogni regione e provincia.

Ma il numero di cittadini che decide di utilizzarla è in aumento ed avviene nel pieno rispetto delle normative Europee.

Vediamo un elenco di vantaggi della raccolta plastica:

  • ambiente: come derivato del petrolio la plastica è un prodotto non naturale e per questo la sua degradazione in natura avviene in tempi molto lunghi.
  • economico: il consumo di plastica prevede una spesa sia per le famiglie che per le industrie.
  • riciclo: effettuare la raccolta differenziata permette di recuperare la plastica e di poterla indirizzare verso gli stabilimenti adatti allo stoccaggio e all’eventuale riciclaggio del materiale.
  • energetico: la raccolta differenziata della plastica può essere determinante nella riduzione dei consumi energetici del nostro paese.

L’importanza della raccolta differenziata della plastica

La presenza di plastica nei nostri oceani sta aumentando in maniera esponenziale causando un negativo impatto ambientale, con il rischio su alcune specie marine come per esempio le tartarughe o le balene.

Bottiglie, tappi, bicchieri, stoviglie, detersivi, sacchetti, contenitori, vaschette sono solo alcuni degli esempi di prodotti plastici il cui utilizzo potrebbe essere ridotto in maniera.

Il nostro paese è il primo in Europa per il consumo di plastica e il secondo al mondo.

Basta considerare che ogni italiano produce più di 35 kg di plastica ogni anno, per un utilizzo di petrolio pari a 12.000 tonnellate.

Sono delle stime non troppo lusinghiere dato che tutta questa plastica produce un effetto ambientale sull’ecosistema rilevante.

Per questo motivo è così importante che si faccia accuratamente la raccolta differenziata.

L’obbiettivo del corretto smaltimento e della raccolta plastica è quello di non dover più produrne di nuova ma di utilizzare quella già esistente.

Così facendo si riuscirà ad attenuare l’emergenza ambiente causata dai rifiuti inquinanti.

Raccolta differenziata, gli errori da evitare

Fare la raccolta differenziata non è sempre così semplice, ci sono alcuni materiali verso i quali si hanno spesso dubbi sul loro corretto smaltimento.

La gestione dei rifiuti buttando nei sacchi corretti i vari materiali è fondamentale per il loro corretto smaltimento, vediamo alcuni esempi:

  • Polistirolo se alimentare va sempre gettato nella plastica mentre quello da imballaggio, a seconda del Comune, nella plastica oppure nell’indifferenziato.
  • Le lampadine non vanno gettate nel vetro! Non tutte sono uguali, alcune possono essere gettate nella raccolta indifferenziata altre nei punti di raccolta specifici.
  • Anche la ceramica, porcellana e oggetti in cristallo non vanno assolutamente buttati nel vetro ma nell’indifferenziato o negli appositi centri di raccolta rifiuti.
  • Gusci di cozze e vongole, mozziconi di sigarette e lettiere animali vanno gettati nell’indifferenziato e non nell’umido.

Quando si hanno dubbi riguardo allo smaltimento rifiuti è sempre consigliabile controllare l’etichetta del prodotto che specifica come smaltirlo.

Si può anche consultare sul calendario raccolta differenziata del Comune, generalmente spiega come smaltire correttamente i materiali.

Prestare attenzione a dove si gettano i rifiuti può senza dubbio fare la differenza e migliorare l’impatto ambientale dei materiali di scarto, soprattutto per quei materiali che sono riciclabili come la plastica

La plastica raccolta infatti può essere riciclata e dare vita a nuovi materiali.

L'importanza di differenziare la plastica con la raccolta differenziata

Il riciclo della plastica

Il riciclo della plastica, un’abitudine molto importante

Il riciclo della plastica è una questione di massima priorità nei notiziari, talk-show e numerosi canali mediatici.

Purtroppo fatica ancora a essere completamente applicata a livello pratico.

Oggigiorno, riciclare e differenziare materiale plastico non è solo una scelta corretta.

Esso diventa un atto di civiltà nei confronti sia dell’ambiente in cui viviamo, sia nei confronti delle future generazioni.

Riciclo materie plastiche, come farlo

Il riciclo della plastica non è cosa semplice.

Basta guardarsi attorno per rendersi conto di quanto questo materiale sia parte integrante del nostro quotidiano.

Compone utensili da cucina, cover per telefoni, tessuti, borse, imballaggi, rivestimenti…

La lista non trova fine e un così vasto assortimento può rendere difficoltoso il riciclo.

Le sue proprietà cambiano da oggetto a oggetto, a seconda del materiale con cui è costruito.

Tipi di plastica

Di seguito sono riportati alcuni tipi di plastica tra i più comuni, citati secondo la comune nomenclatura

  • PET: resina termoplastica per la conservazione di cibi, utilizzata per la produzione di bottiglie, contenitori, imballaggi e etichette.
  • PE-HD: diffuso nella produzione di giocattoli, flaconi per detersivi e alimenti e tappi.
  • PVC: rigido o flessibile e trasparente, presente in imballaggi, pavimenti in vinile, serramenti e tubi per l’edilizia.
  • PE-LD: considerato a basso rischio, più duttile del PE-HD, usata per imballaggi, cartoni alimentari (latte e succhi), sacchi per la spazzatura, borse e buste per la spesa.
  • PP: considerata una plastica sicura e può essere plasmata a piacere, usata per la produzione di oggetti come casalinghi e giocattoli.
  • PS: è usato per la produzione di imballaggi industriali e alimentari, stoviglie, materiale edilizio isolante e fonoassorbente.

Tipi di plastica
Come riciclare la plastica correttamente

Esistono quindi diversi tipi di materie plastiche e ognuna ha un diverso smaltimento.

Tutti gli scarti che riportano le sigle PE, PET e PVC sono riciclabili e da separare sia da altri materiali, sia da cibo e sostanze pericolose come vernici, olio, residui di farmaci.

Le altre bisogna buttarle nell’indifferenziata.

Vediamo più nel dettaglio cosa va nel sacco della plastica:

Cosa buttare:

  • Bottigliette e bottiglie (schiacciarle longitudinalmente e rimettere il tappo per riciclarla meglio)
  • Flaconi
  • Sacchetti
  • Pellicole giornali e riviste
  • Confezione alimenti
  • In generele tutto ciò che è imballaggio

Cosa non buttare:

  • Giocattoli
  • Cialde caffè
  • Pannolini
  • Oggetti vari (scolapasta, barattoli, catini…)
  • In generale ogni oggetto plastico che non sia un imballaggio

Raccolta differenziata della plastica, il riciclo della plastica

Come avviene il riciclo della plastica

In molti si chiedono cosa succede dopo che abbiamo fatto la raccolta differenziata e come avviene lo smaltimento.

Vediamo quindi, in maniera molto semplice e veloce, come avviene il riciclo materie plastiche.

Abbiamo visto che il riciclo rifiuti parte dalle nostre case, attraverso la differenziata.

I rifiuti plastici vengono poi trasportati nei centri di selezione dove vengono separati per tipologia e colore prima meccanicamente e successivamente con un controllo manuale.

Vengono infine compattati in imballaggi e portati negli impianti di riciclo.

Qui avvengono varie fasi lavaggio e pulizia per togliere tutte le impurità, per poi passare alla macinatura/triturazione dalla quale si ottengono dei granuli semilavorati con i quali si va a dare nuova vita alla plastica.

La resistenza è la caratteristica che permette di riciclare le materie plastiche, ed è il loro miglior pregio ed il loro peggior difetto.

E’ la sua resistenza che la rende riciclabile e riutilizzabile svariate volta ma, proprio per la stessa qualità, è così inquinante.

Resiste all’azione del tempo e agli agenti atmosferici rimanendo nell’ambiente per anni e anni.

Il riciclo della plastica: l’inquinamento marino

Nonostante la raccolta differenziata della plastica, l’inciviltà umana non conosce limiti e ogni giorno aumenta il quantitativo di materiale riversato nei mari.

Il danno non affligge solo l’estetica ma anche la purezza dell’acqua e dell’ecosistema a essa legato.

Il problema principale deriva dalla formazione di microplastiche, particelle di forma e volume variabili da dimensioni impercettibili a occhio umano fino a circa 5 millimetri.

Esse si formano dalla degradazione delle plastiche, fluttuando nell’acqua.

Spesso le microplastiche vengono assorbite da flora e fauna attraverso il processo di ”biomagnificazione”, seguendo la catena alimentare.

Secondo un resoconto del WWF, il 95% dei rifiuti presenti nel Mediterraneo è composto da materiale plastico.

Per questo è così fondamentale provvedere al riciclaggio.

l'inquinamento marino dovuto alla plastica

Il riciclo della plastica: la questione italiana

In Italia la normativa riguardo l’obbligo al riciclo e alla raccolta differenziata è piuttosto complessa.

Le leggi, promulgate a livello regionale, sono mirate a imporre ai comuni di contribuire entro una certa soglia al riciclo delle plastiche e dei rifiuti.

L’ Italia è uno dei paesi europei più attivi in fatto di riciclo di bottiglie di plastica, ma ne è anche il primo produttore europeo.

Le statistiche riportate dal Corepla per l’anno 2017 riportano dati favorevoli che fanno sperare in un continuo adempimento dell’Italia nel riciclo della plastica.

Di tutto il materiale plastico, solo il 40% circa viene effettivamente riciclato.

Gran parte viene convogliato in termovalorizzatori, per produrre energia, o depositato nelle discariche.

Le alternative creative

Prima di gettarli nella spazzatura, è bene pensare se non possiamo provvedere al riciclo della plastica riutilizzando ancora gli oggetti di plastica:

  • vaschette e contenitori di numerosi prodotti alimentari possono continuare a servire per il loro scopo ancora per molto tempo;
  • esistono numerosi modi su come riciclare le bottiglie in pet: basta tagliarle a metà per poter ricavare un portapenne dalla parte inferiore o un imbuto dal collo, vasi da appendere in giardino, impilarle per creare stand o sculture, unire il collo a vecchi CD per ottenere piccoli vasi o bicchieri;
  • oltre a riciclare le bottiglie, è possibile riutilizzare i tappi per decorazioni natalizie e gli erogatori spray dei detersivi per annaffiare piante da interno;
  • online esistono diversi tutorial che aiutano i neofiti a creare utili oggetti solo con materiali di riciclo.

Come riciclare la plastica nel modo corretto

Come ridurre l'inquinamento del nostro ambiente

Come ridurre l’inquinamento, è ancora possibile salvare il pianeta

Come ridurre l’inquinamento? Quello della contaminazione dell’aria e del pianeta è diventato un monito non più trascurabile nel Ventunesimo secolo.

È un problema serio, che interessa l’intera totalità della popolazione della Terra.

Siamo tutti responsabili, chi più e chi meno, dell’inquinamento del pianeta, e le motivazioni che stanno dietro a tale questione vanno individuate nello sfruttamento di fonti energetiche non rinnovabili, nella mancanza di politiche ambientali adeguate e nella sovrapproduzione di materiali dannosi per l’ecosistema e per l’ambiente.

La plastica non fa eccezione.

Una premessa su come ridurre l’inquinamento

Lo riportano i documentari e gli scienziati, e lo ribadiscono in primis i capi di governo di ogni nazione: non è più possibile ignorare l’inquinamento.

Ma per quale motivo vi è grande allarmismo attorno alle tematiche in questione? Cosa ha portato le associazioni ambientali a manifestare il proprio disappunto in merito ai problemi ambientali?

Le problematiche relative allo stato di salute dell’ambiente sono nate nel momento in cui ci si è resi conto che l’iper sfruttamento delle risorse energetiche (combustibili fossili in primis) a fini industriali non ha prodotto altro che inquinamento generalizzato, con le maggiori concentrazioni di sostanze dannose per l’ambiente nelle aree più industrializzate del pianeta.

Da ciò sono insorte le prime reazioni da parte di addetti ai lavori quali scienziati e studiosi ambientali, i quali, soprattutto nel corso del ‘900, hanno avuto modo di valutare in maniera più attenta e approfondita la condizione della Terra, anche  grazie agli straordinari progressi della tecnologia compiuti nel secolo passato.

Studi che, di conseguenza, hanno portato ai primi dibattiti sulla salvaguardia del pianeta: come ridurre l’inquinamento? Come ricavare energia dalle fonti rinnovabili?

Come ridurre l'inquinamento nelle città

Come diminuire la produzione delle bottiglie di plastica

Tra i problemi più rilevanti in merito all’inquinamento dell’ambiente vi è senza dubbio l’eccessiva produzione di bottiglie in plastica, le quali, come abbiamo potuto osservare in questi anni, sono in grado di causare danni enormi dal punto di vista ambientale.

Le motivazioni relative alla necessità di ridurre immediatamente i ritmi produttivi della plastica sono varie: innanzitutto, le bottiglie di tale tipologia sono assai difficili da smaltire; vi è poi da considerare il fatto che, qualora finissero in mare, i danni aumenterebbero ulteriormente, peggiorando ancor più lo stato di salute degli oceani.

Dunque, come ridurre l’inquinamento? Come provvedere ad abbattere l’inquinamento da plastica?

Un’ottima idea è quella di sensibilizzarsi e aderire ai progetti e alle proposte che si stanno avanzando in merito.

Va considerato che l’Italia è il secondo paese al mondo (primo in Europa) per la produzione delle bottiglie di plastica, motivo per cui è essenziale iniziare a collaborare affinché questo materiale dannoso scompaia presto dalle nostre case.

Come ridurre l'inquinamento da plastica nelle città

Conoscere le cause per ridurre l’inquinamento

Abbiamo dunque compreso quali siano i rischi relativi alla mancanza di misure volte a tutelare lo stato di salute del pianeta.

Ma quali sono le cause dell’inquinamento ambientale, compreso l’inquinamento da plastica? Quali sono i fattori che hanno portato ai problemi ambientali che stiamo vivendo sulla nostra pelle?

Vediamo i punti focali per  comprendere di conseguenza come ridurre l’inquinamento:

  • prima rivoluzione industriale, collocata generalmente tra XVIII secolo e XIX secolo e che ha provocato il primo grande cambiamento in negativo nella qualità dell’aria (diffusione di macchine a vapore, ampliamento del settore siderurgico ecc…)
  • deforestazioni, attuate per fare spazio all’agricoltura e in grado di ridurre notevolmente la produzione di ossigeno
  • sfruttamento intensivo delle risorse non rinnovabili
  • sfruttamento dei combustibili fossili (eccessivamente inquinanti e dannosi per l’ambiente)

Cause dell'inquinamento e come ridurlo

Rispettiamo l’ambiente

Adesso che si sono comprese le cause principali in grado di impattare notevolmente sulla qualità dell’ambiente, veniamo a delineare le possibili soluzioni alle problematiche evidenziate.

Il primo passo relativo a come ridurre l’inquinamento è diminuire la produzione di bottiglie in plastica, un tarlo da combattere puntando all’utilizzo di altri materiali e involucri per il trasporto dei liquidi.

Per quanto riguarda le altre soluzioni, l’ideale sarebbe agire in controtendenza rispetto alle modalità con le quali ci stiamo confrontando nei confronti dell’ambiente: ecco quindi che diviene fondamentale procedere con le attività di rimboschimento e con l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, o comunque meno inquinanti rispetto ai dannosi combustibili fossili.

Rispettiamo l’ambiente, e poco a poco otterremo significativi miglioramenti dal punto di vista dello stato di salute del pianeta.

Prospettive future per ridurre l'inquinamento

Come ridurre l’inquinamento e  le prospettive future

Abbiamo visto, dunque, come ridurre l’inquinamento attraverso una serie di interventi mirati e ragionati relativi al regolazione delle abitudini di noi esseri umani.

Quella relativa alla riduzione dell’inquinamento è divenuta una vera e propria corsa contro il tempo.

I governi nazionali stanno facendo il possibile per incentivare i cittadini a scegliere vetture ed elettrodomestici green, o a puntare a soluzioni domestiche che possano soddisfare il fabbisogno energetico famigliare affidandosi alle energie rinnovabili.

Ridurre l’inquinamento deve diventare l’obiettivo principale anche per le generazioni a venire, affinché il pianeta sul quale viviamo possa definitivamente essere salvato.

tipi di plastica le alternative

Tipi di plastica, le varie alternative nel nostro ambiente

Forse non ci siamo mai chiesti quanti tipi di plastica esistano al mondo.

Ancora di più importante risulta sapere quali siano le conseguenze di un uso incontrollato di questo materiale, in termini di impatto ambientale ed economico.

Approfondire questi aspetti potrà sorprenderci e stimolarci.

Saremo più propensi a intraprendere un percorso virtuoso d’inversione di tendenza, valutando con attenzione quali siano le alternative possibili all’uso indiscriminato della plastica.

Sviluppare una nuova coscienza sociale e collettiva di rispetto per l’ambiente diventa fondamentale.

Le produzioni e gli impieghi dei vari tipi di plastica

Crediamo che per stimolare una maggiore sensibilità sull’argomento sia quello di partire dalla consapevolezza.

Quanti tipi di plastica esistono oggi in commercio e che uso ne viene fatto?

La plastica si può distinguere in tre grandi categorie:

  • termoindurenti;
  • termoplastiche;
  • elastomeri.

Le termoindurenti sono adatte al riuso, in quanto si producono con un processo “a caldo” e possono essere sottoposte allo stesso ciclo più volte.

A questa categoria appartengono:

il polietilene (LDPE – HDPE);

il polietilentereftalato (PET – noto per il largo impiego nel settore degli alimenti e utilizzato per realizzare le bottiglie d’acqua;

il polivinilcloruro (PVC), utilizzato per isolanti e materiali per edilizia.

I termoplastici sono dotati di una malleabilità ottenuta riscaldando il composto plastico.

Raggiunto un certo grado di raffreddamento, il materiale torna a indurirsi.

Anche questo procedimento può essere ripetuto più volte, quindi anche le termoplastiche rientrano tra i materiali che possono essere riciclati.

L’ultima categoria, gli elastomeri, presenta caratteristiche del tutto differenti.

Hanno un elevato grado di deformazione.

Si tratta di un materiali a diffusissimo impiego, basti pensare agli pneumatici per l’industria automobilistica, alle suole delle scarpe e alle applicazioni per l’industria aereospaziale.

Solo di recente questi polimeri sono finalmente rientrati in un ciclo di riuso.

Questo è avvenuto grazie anche a un progetto europeo multinazionale CERMAT (Cost Efficient Recycling of elastomeric MATerials – Riciclaggio economico dei materiali elastomerici)”.

Il CERMAT ha permesso di realizzare cicli completi di reimpiego degli scarti di lavorazione di gomma e poliuretano.

Produzione e impiego dei vari tipi di plastica

Inquinamento ambientale dei tipi di plastica

Tutti queste varietà di plastica,  polimeri ottenuti principalmente da derivati del petrolio, hanno largo impiego nel nostro quotidiano.

Purtroppo non tutti entrano nel meccanismo di riciclo.

Le stime dell’ONU ci riferiscono che ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri mari.

Quantità che si vanno ad aggiungere agli oltre 5 miliardi di tonnellate, frutto dei rifiuti degli ultimi 50 anni.

Le bottiglie di plastica sono tra le principali responsabili di questo elevato livello di inquinamento, che ha raggiunto ormai dimensioni spaventose.

La quantità di microplastiche ingerite dagli esseri viventi è divenuta un problema globale.

Senza volerlo, spesso senza saperlo, queste microplastiche sono entrate a far parte anche della nostra alimentazione, attraverso la catena alimentare.

La plastica inquina ancora prima di diventare un rifiuto.

Le bottiglie di PET utilizzate nell’industria alimentare, rilasciano nei liquidi particelle di microplastiche .

Inquinamento ambientale tipi di plastica

Tipi di plastica e le bottiglie d’acqua

Come detto in precedenza, le bottiglie di plastica costituiscono uno dei principali problemi dell’inquinamento globale.

Contano su una produzione enorme, data dal largo impiego nell’industria alimentare.

Le categorie  delle bottiglie d’acqua sono principalmente due:

  • il PET – polietilene tereftalato (più comune).
  • il PE-HD – polietilene ad alta densità (utilizzato per alcune bottiglie, taniche e flaconi);

Il PET è il tipo di plastica più diffuso per la realizzazione delle bottiglie d’acqua.

É considerato tra i più sicuri per l’industria alimentare, anche se ne viene sconsigliato il riutilizzo.

Il motivo deriva dal fatto che è un materiale tendente a deteriorarsi.

Tra i rischi maggiori di deterioramento, troviamo le alte fonti di calore e la possibile proliferazione di batteri.

 

come ridurre l'inquinamento dei tipi di plastica

 

Come ridurre l’inquinamento dei diversi tipi di plastica

È di questi giorni la notizia di una nuova iniziativa d’un team di ricerca statunitense che ha ottenuto carburanti puliti attraverso un processo di liquefazione della plastica.

Questo esperimento dimostra che “circa il 25% della plastica potrebbe essere riconvertito in energia”.

Questo a condizione di riciclare quanto più possibile e a gestire la raccolta differenziata in modo efficiente.

Gli studi sono pubblicati sulla rivista ACS Sustainable Chemistry and Engineering.

L’industria sta lentamente orientando la produzione verso la realizzazione di materiale derivanti da polimeri naturali quali:

  • lignina;
  • cellulosa;
  • pectina;
  • chitina;

I materiali che andranno a sostituire le plastiche attuali creeranno minori danno all’ambiente sia in fase di produzione, sia in fase di smaltimento.

La rivoluzione dei polimeri biodegradabili

La vera sfida è realizzare materiali termoplastici da polimeri biodegradabili, che garantiscano le stesse prestazioni di quelli attualmente in commercio.

Tutto questo riducendo al minimo il danno ambientale.

Il composto più noto attualmente disponibile è l’acido polilattico, detto PLA, che ha proprietà intermedie a quelle del PET e del polistirene.

La ricerca non si ferma e sperimenta nuove soluzioni, come la plastica naturale, o quella ricavata dall’impiego di polimeri naturali derivati dalle proteine animali.

Molte istituzioni sono in prima linea nella lotta contro la plastica, rappresentando un modello da seguire e imitare.

Ci riferiamo all’iniziativa del 4 ottobre 2018 del Ministero dell’Ambiente che ha bandito l’uso della plastica monouso dalle sue strutture.

Il Ministero ha anticipato le norme emanate dall’Unione Europea, che entreranno in vigore nel 2021.

Quello che tutti possiamo cercare di fare è adottare comportamenti responsabili ed ecocompatibili.

È importante ridurre l’uso della plastica nel nostro quotidiano, a partire dalle bottiglie d’acqua, scegliendo di bere l’acqua del rubinetto.

L’inquinamento globale causato dalla presenza delle plastiche è una questione che riguarda tutti.

Sono proprio le iniziative di tutti che possono invertire la tendenza, garantendoci per il futuro un pianeta sano dove poter vivere.

Giornata mondiale dell ambiente

Giornata mondiale dell’ambiente e la sua importanza

Secondo Josè Ortega y Gasset, filosofo e saggista spagnolo, l’uomo rappresenta la somma tra se stesso e l’ambiente che lo circonda; non preservare quest’ultimo significa, per il madrileno, non garantire il benessere dell’essere umano.

Questo pensiero raffinato ha trovato largo consenso sia tra gli addetti ai lavori sia tra la gente comune.

Tali sentimenti sono stati subito colti dall’United Nations General Assembly (UNGA), organo istituzionale dell’United Nations (UN), che ha deciso di istituire la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

La Giornata Mondiale dell’Ambiente

Tra il 5 e il 16 giugno del 1972, si tenne, a Stoccolma, la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente che si concluse con la Dichiarazione di Stoccolma, un documento che definiva i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

A distanza di pochi mesi da quell’assemblea generale, si decise di fissare al 5 giugno di ogni anno la celebrazione.

A partire dal 1974, l’UNGA ha stabilito che la ricorrenza sulla salvaguardia ambientale uscisse dagli stretti ranghi dell’ONU per accogliere un pubblico più vasto.

Da quel momento, la Giornata Mondiale dell’Ambiente è ospitata da una nazione diversa anno dopo anno.

L’obiettivo di questa giornata  è di lanciare iniziative volte a sensibilizzare l’importanza dell’ecosistema.

La parabola di questo evento è stata tutta in salita sino a diventare una piattaforma globale che coinvolge 143 paesi, ONG, enti e celebrità da tutto il mondo.

Giornata mondiale ambiente quando si celebra

 

Il rispetto dell’ambiente, incentivato dalla Giornata Mondiale Dell’Ambiente

Bastano poche immagini per invocare l’adesione massiccia alle iniziative promosse da questa giornata ambientale.

Una delle più drammatiche riguarda la balena pilota deceduta sulla costa meridionale della Thailandia dopo aver ingerito 80 buste di plastica.

In seguito a emergenze simili, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) ha reso noto un report dettagliato che permette di monitorare lo stato dell’ambiente.

Da esso si evince che:

  • ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani
  • oggi si produce un volume di imballaggi di plastica pari a 20 volte quello prodotto negli anni Sessanta
  • se non si frenerà questo trend, entro il 2050 la massa di plastica galleggiante negli oceani sarà superiore al peso dell’intera fauna marina

A richiamare la popolazione mondiale al rispetto dell’ambiente è anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) che, con il progetto Indicit, ha evidenziato i terribili impatti dei rifiuti plastici sul biota marino.

Rispetto ambiente giornata mondiale

L’importanza del tema ambientale

Sin dalla sua istituzione, la Giornata dell’ambiente ha sempre avuto un tema che ne caratterizzava lo svolgimento.

Inizialmente, il motivo portante di queste ricorrenze faceva leva sul concetto di “una sola Terra, un solo futuro“.

Si voleva evidenziare come fosse necessario curare e salvaguardare il pianeta per garantire il suo stato di salute e quello dell’uomo.

Altro tema che ha dominato a lungo questa dimostrazione pubblica  è stato quello dell’acqua nelle sue declinazioni di risorsa vitale e indicatore di salute del globo.

Non sono passate inosservate le problematiche che legano lo sviluppo industriale alla distruzione territoriale e ai cambiamenti climatici, nonché alla desertificazione.

Fin dall’istituzione della Giornata dell’Ambiente, quasi fosse un fiume carsico che risale spesso la superficie, è stato l’inquinamento da plastica a dominare gli appuntamenti annuali.

Nel 2018, lo slogan più rilanciato su twitter e in rete è stato #beatplasticpollution richiamando l’attenzione di VIP e gente comune su un tema ambientale che riguarda tutti: quello dell’uso e abuso dei materiali plastici.

importanza tema ambientale giornata ambiente

Giornata mondiale dell’ambiente contro la plastica

Secondo i dati pubblicati dall’ecologo Giuseppe Bonanno e dalla biologa Martina Orlando Bonaca, pubblicati sulla rivista Environmental Science and Policy, la plastica ha ormai raggiunto tutti gli habitat marini del mondo.

Non solo le grandi isole di plastica nel Pacifico, di cui oggi conosciamo la Great Pacific Garbage Patch e la North Atlantic Garbage Patch, ma anche le isole oceaniche delle Hawaii e delle Galapagos, territori che, solo fino a qualche anno fa, erano considerati incontaminati.

Questo accumulo di sostanze inquinanti ha due spiegazioni fondamentali:

  • il lungo periodo di smaltimento: una volta immessa nell’ambiente, la plastica impiega 400 anni prima di decomporsi
  • la generazione dei rifiuti plastici: l’80% delle tonnellate complessive che ogni anno finiscono in mare proviene dai continenti mentre la parte restante, altrettanto massiccia, è generata da mezzi di trasporto o strutture presenti in mare

I progetti per gestire l’impatto ambientale della plastica sono tanti.

Come il Remote Sensing for Marine Litter, che permette di tracciare il percorso delle plastiche e programmare interventi di pulizia mirati e il Seabin Project, che consente di depurare i mari dalla plastica galleggiante.

Oltre a questi progetti, la Giornata mondiale dell’ambiente avanza iniziative su come ridurre l’inquinamento.

Tra quelli sempre validi vi è il divieto di usare plastica monouso e accordare più preferenza a materiali vetrosi, soprattutto quando si tratta delle bottiglie d’acqua.

La celebrazione annuale del 5 giugno coinvolge tutti quanti noi.

Con la speranza che grazie alla Giornata dell’ambiente aumenti sempre più l’attenzione sul tema dell’inquinamento del nostro ambiente.

L'inquinamento dell'ambiente

Inquinamento ambientale, arginare il fenomeno è possibile

L’inquinamento ambientale si verifica nel momento in cui vengono disperse sostanze dannose, che possono compromettere l’ambiente.

L’impatto ambientale dell’inquinamento può provocare problematiche anche permanenti, sia per l’equilibrio naturale, sia per la salute dell’uomo.

Da qualche anno sempre più paesi stanno adottando misure per cercare di arginare il fenomeno, soprattutto escludendo la plastica dalle abitudini di acquisto quotidiane.

Ambiente e inquinamento, le cause

Le cause dell’inquinamento possono essere sia fattori ambientali che fattori artificiali.

Vediamo il significato e cosa causano questi due fattori:

Fonti di inquinamento naturali

Sono quelli causati da eventi naturali come, per esempio, i gas tossici dovuti alle eruzioni vulcaniche, i gas di scarto rilasciati dagli esseri viventi durante i processi corporei (es. anidride carbonica durante la respirazione) ed incendi di boschi e foreste.

Fonti di inquinamento artificiali

Sono quelle causate dall’attività dell’uomo sulla terra, queste sono le cause di inquinamento che possono essere controllate e su cui bisogna migliorare.

Per esempio la dispersione della plastica, polveri sottili, liquidi, scarti radioattivi, radiazioni, gas, scarti petroliferi ma anche vibrazioni e rumori forti.

Nel corso della storia l’uomo ha generato moltissimo inquinamento ambientale.

Con la rivoluzione industriale si è dato il via all’inquinamento massivo come lo conosciamo oggi, con l’emissione di scarti industriali, polveri sottili, ecc.

L’invenzione della plastica (derivata dal petrolio) ha rivoluzionato la vita dell’uomo in molti campi.

Purtroppo la diffusione della plastica ha causato l’inizio del fenomeno conosciuto come inquinamento da plastica.

Questo tipo di inquinamento oggi sta generando danni enormi a livello globale, tanto da poter essere considerato una delle principali cause negative d’impatto ambientale

Perchè avviene l'inquinamento ambientale?

Impatto ambientale causato dall’inquinamento

Ci sono vari tipi di inquinamento ambientale, a seconda delle sostanze nocive rilasciate si avranno diversi effetti nocivi all’ambiente.

Ecco i principali:

Inquinamento aria

Anche l’aria è inquinata e provoca danni non solo a chi la respira ma anche al pianeta.

L’inquinamento dell’aria contribuisce al cambiamento climatico, problematica sempre più evidente a livello globale.

Questo tipo di inquinamento atmosferico è causato dalla diffusione di gas e poveri sottilissime provenienti principalmente da attività industriali, fabbriche inquinanti, mezzi di trasporto, impianti di riscaldamento.

Inquinamento acqua

Fonti inquinanti sono gli scarichi di sostanze organiche che non vengono correttamente smaltite.

Secondo le agenzie di monitoraggio il rifiuto più presente nelle nostre spiagge è però la plastica.

Nello specifico sono presenti: tappi, reti, bastoncini cotonati, bottiglie, contenitori, piatti, bicchieri, posate e stoviglie usa e getta.

I principali responsabili di questo tipo di inquinamento dell’ambiente sono proprio i cittadini.

Sono tutti materiali che a lungo andare possono portare danni enormi alla flora e alla fauna marina.

La scorretta gestione dei rifiuti urbani incide sul 50% dei rifiuti dispersi.

Inquinamento del suolo

Questo tipo di inquinamento è causato principalmente dai rifiuti solidi, dalla loro cattiva gestione e dallo scarico di scarti industriali.

La plastica, in particolar modo, è protagonista anche dell’inquinamento del suolo.

I prodotti plastici se dispersi nell’ambiente ci mettono un centinaio di anni prima di decomporsi.

Se a ciò si somma il fatto che la produzione di plastica è cresciuta considerevolmente nel corso degli anni si comprende il forte impatto ambientale che le materie plastiche hanno sul nostro ambiente.

Per combattere seriamente il problema dell’inquinamento ambientale da plastica, l’Unione Europea ha introdotto dal 1° gennaio 2018 l’obbligo di utilizzare sacchetti di plastica biodegradabili.

Anche l’Italia ovviamente è coinvolta nel processo, risultando tra l’altro una delle nazioni più inquinate d’Europa.

Le cause dell'inquinamento dell'ambiente

Le microplastiche nell’inquinamento del nostro ambiente

Da tenere in forte considerazione, specialmente per l’inquinamento dell’acqua, dei mari e degli oceani, sono le microplastiche.

Queste prendono il nome dalle loro ridotte dimensioni: sono molto piccole e il loro diametro è compreso tra i 330 micrometri e i 5 millimetri.

Diversi studi hanno evidenziato la pericolosità delle microplastiche per l’uomo e l’ambiente.

Il danno maggiore avviene negli habitat marini e acquatici.

Le piccole particelle di plastica impiegano moltissimi anni prima di degradarsi, rischiando di essere ingerite da pesci e animali marini.

Esse poi risalgono la catena alimentare fino ad arrivare a noi.

La produzione industriale di plastica non degradabile non fa altro che acuire il problema.

È necessario che si trovino al più presto delle soluzioni alternative ed ecocompatibili.

Si stima che in mare vengano disperse circa 8 milioni di tonnellate di materie plastiche all’anno, sotto forma di:

  • sacchetti,
  • recipienti,
  • attrezzatura per la pesca,
  • rivestimenti,
  • materiali d’imballaggio,
  • nastri,
  • polistirolo.

La lista potrebbe andare avanti molto, ma già questo rende l’idea della gravità dell’inquinamento dell’ambiente dovuto alla plastica.

Inquinamento ambientale in Italia

Rimedi per ridurre l’inquinamento ambientale

Il tema dell’inquinamento oggi è al centro dell’attenzione e le soluzioni su come ridurlo riguardano ognuno di noi.

Secondo diversi studi, nel 2050 avremo prodotto circa 25.000 di tonnellate di rifiuti plastici e solo una piccola parte verrà riciclata, o incenerita.

Tante nazioni stanno cominciando a trattare il tema con il giusto impegno.

Alcuni primi provvedimenti stanno venendo alla luce.

Previsto nella direttiva UE 2019/904 , ad esempio, dal 3 luglio 2021 è entrato in vigore il divieto della vendita di alcuni prodotti plastici usa e getta

Adottare dei piccoli accorgimenti quotidiani, può garantire un contributo reale.

Ecco alcune soluzioni concrete per ridurre l’impatto e l’inquinamento ambientale:

  • scegliere prodotti che non abbiano imballaggi in plastica;
  • prediligere il vuoto a rendere, utilizzando bottiglie di vetro al posto di quelle in plastica;
  • impegnarsi a riciclare la spazzatura, con attenzione e costanza;
  • non disperdere oggetti plastici nell’ambiente.

Per salvaguardare l’ecosistema da altre forme di inquinamento ambientale:

  • creare sul proprio balcone un piccolo spazio riservato alle piante, con conseguente beneficio anche per gli uccelli;
  • prediligere cibi a chilometro zero e di stagione,
  • evitare lo spreco dell’acqua.

Piccoli accorgimenti per una grande causa, l’ambiente ti sarà riconoscente.

Inquinamento ambientale da microplastiche

L'isola di plastica nell'oceano Pacifico

Isola di plastica nel Pacifico, un fenomeno da arginare

L‘isola di plastica nel Pacifico è un’immensa distesa di oggetti di plastica.

Si trova nel bel mezzo del nostro Oceano e diventa ogni anno sempre più grande.

A oggi le stime calcolano che si aggiri tra i 700.000 Km2 fino a più di 10 milioni di Km2.

La sua esistenza costituisce soltanto uno dei motivi per cui è fondamentale che ognuno di noi apporti delle sostanziali modifiche al proprio stile di vita.

Solo così facendo ridurremo l’impatto enorme che gli oggetti di plastica generano sul nostro ambiente.

Isola di plastica nel Pacifico

L’isola di plastica nel pacifico, denominata “Great Pacific Garbage Patch” o “Platic Vortex”, non è una scoperta recente.

Nel 1988 è stato pubblicato dalla NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, un documento dove veniva ipotizzato l’accumulo di materie plastiche a causa delle correnti.

Ma l’attenzione al problema uscì nel 1997 quando Charles Moore si ritrovò a navigare in mezzo a questa isola di spazzatura.

Plastic Vortex

La concentrazione di materiale plastico nel Pacifico si è formata negli anni ’80 a causa delle correnti marine che convergono i rifiuti nello stesso punto creando così una vera e propria isola plastica.

Le correnti possono trasportare le materie plastiche dalle coste fino alle aree più remote dell’oceano.

Questo fenomeno, chiamato infatti “vortice di plastica” (Plastic Vortex), sta portando effetti negativi immensi sull’acqua, la fauna e la flora marina

Non si hanno misure precise per quanto riguarda la dimensione isola di spazzatura del Pacifico.

Si stima che abbia raggiunto un’estensione pari a tre volte il territorio francese.

Le foto che la ritraggono sono angoscianti e rendono perfettamente l’idea del fenomeno, tuttavia il problema è molto più che puramente estetico.

I materiali plastici inquinano e alterano l’ecosistema marino, causando la morte di migliaia di specie ittiche ogni anno.

Le microplastiche rilasciate in anni di decomposizione in mare possono entrare nella catena alimentare degli animali marini fino ad arrivare a noi.

Per degradare una bottiglia di plastica sono necessari in media un migliaio di anni.

Basterebbe questo dato per rendersi conto della gravità e dell’ampiezza del fenomeno del Plastic Vortex.

Plastic Vortex la plastica nel Pacifico

Le cause del Plastic Vortex

Le isole galleggianti di plastica del pacifico, si creano quindi per risposta alle correnti marine ma le cause dell’inquinamento sono da ricercare nelle cattive abitudini dell’uomo e nelle perdite di rifiuti nell’ambiente.

Invece di essere smaltiti come dovrebbero, i rifiuti vengono scaricati nei fiumi e nei mari, arrivando poi a raggiungere l’oceano.

Le plastiche compongono quasi tutti gli oggetti che ci circondano, una volta terminato il loro uso diventando immondizia, generando danni inimmaginabili.

Ecco una lista dei più comuni oggetti in plastica:

  • sacchetti;
  • bicchieri;
  • stoviglie;
  • bottiglie;
  • contenitori per detersivi.

Si tratta soltanto di alcuni esempi, ma rendono l’idea di quanto questi oggetti plastici vengano utilizzati giornalmente e troppo spesso gettati via.

Per quanto riguarda le bottiglie di plastica, in Italia abbiamo il triste primato europeo in produzione e utilizzo.

Questo contribuisce non poco all’accumulo di rifiuti e alla diffusione nel mare (e successivamente negli oceani), di questo dannoso materiale.

Le cause dell'inquinamento dell'isola di plastica nel Pacifico

Come ridurre l’isola di plastica nel Pacifico

Come ridurre l’inquinamento che giorno dopo giorno aumenta la famigerata isola di plastica nel Pacifico?

Vediamo alcune soluzioni:

Raccolta differenziata

Il primo provvedimento per arginare il problema è impegnarsi per una corretta raccolta differenziata, gettando negli appositi contenitori i rifiuti.

Se tutti realmente lo facessimo, di certo questo rallenterebbe il processo di inquinamento delle acque che alimenta il plastic vortex. Purtroppo non si tratta della soluzione definitiva.

Lo smaltimento attraverso gli inceneritori inquina l’aria, causando piogge acide che contribuiscono a disseminare sostanze tossiche nel terreno.

Riciclo

Quasi tutti gli oggetti plastici sono riciclabili.

Questo vuol dire che possiamo dare nuova vita ai materiali plastici di scarto ed evitare che finisca come spazzatura nei nostri mari.

E’ nato, a questo proposito, un vero e proprio negozio virtuale in mezzo al Great Pacific Garbage Patchne.

Si chiama Renew Labs Store in collaborazione con “Take 3 for the sea” dove si può trovare una collezione di scarpe sostenibili firmate “Converse All Stars”, realizzate con materiale preso dallo stesso Plastic Vortex.

Come obiettivo quello di sensibilizzare sull’argomento e rimuovere i rifiuti delle isole galleggianti di spazzatura.

Ridurre l’uso di materie plastiche

Se consideriamo che la produzione stessa di plastica aumenta i livelli di anidride carbonica (CO₂), alimentando il surriscaldamento globale.

Il rimedio migliore per ridurre l’inquinamento è di cambiare le nostre abitudini di vita e diminuire più possibile l’utilizzo di questo materiale.

Per esempio evitando oggetti in plastica usa e getta scegliendo al loro posto materiali ecologici ed ecosostenibili, potremo fare la vera differenza.

Anche evitare il consumo delle bottigliette di plastica, favorendo l’acqua del rubinetto, è una soluzione.

Liberi dalla plastica asd ha come obbiettivo proprio questo, sensibilizzare sull’argomento e incentivare l’utilizzo dell’acqua di casa attraverso iniziative dedicate a scuole, aziende e Comuni.

Pulizia spiagge

Un altro modo per contribuire alla riduzione della spazzatura nel pacifico è quello di partecipare attivamente a una delle tante campagne di raccolta e pulizia delle spiagge.

Molte sono le associazioni che propongono questo tipo di intervento attivo per salvaguardare il nostro ecosistema.

Basta trovare quella più vicina e fare un gesto concreto per i nostri mari.

Come ridurre l'inquinamento da bottiglie di plastica

Perchè parlare dell’isola di plastica

Ogni 5 giugno viene celebrata la Giornata mondiale dell’ambiente, che pone l’attenzione su problemi come quello dell’isola di plastica Pacifico.

Ogni anno si svolge in un Paese diverso e viene trattato un tema specifico: nel 2021 è stata la volta del Pakistan.

L’evento vuole concentrare l’attenzione sulla lotta all’inquinamento da materie plastiche, analizzando il fenomeno, individuando le cause e valutando le possibili soluzioni per la riduzione del loro consumo

L’acqua è fonte di vita, non sprechiamola e non roviniamola per sola ”comodità”

Semplicemente ”pulendo” l’isola di plastica nel Pacifico non risolveremo il problema.

Dobbiamo invertire la rotta e iniziare a pensare a soluzioni efficaci e più sostenibili….iniziamo ora!

la plastica naturale per ridurre l'inquinamento

Plastica naturale, una novità per ridurre l’inquinamento

La plastica naturale è una novità davvero interessante, un progetto di cui si è iniziato a parlare negli ultimi anni.

Potrebbe costituire una vera svolta nella lotta all’inquinamento.

Il problema dell’eccessiva produzione di materiale plastico con conseguente inquinamento, è una piaga che colpisce il nostro paese e il mondo intero.

Le ricerche verso una plastica ecosostenibile, come la bioplastica, potrebbero portare a nuovi materiali per sostituire quella tradizionale.

Da dove si ricavano le materie plastiche?

Le plastiche sono uno dei tanti prodotti derivati dal petrolio greggio e da altri gas naturali come il metano.

La materia prima estratta passa attraverso diversi processi e lavorazioni fino ad arrivare alla forma di granuli o resine che vengono utilizzati per la produzione di materiale plastico.

Anche se la maggior parte delle attività estrattive del petrolio che sappiamo essere devastanti per il nostro ecosistema sono orientati verso la produzione di carburanti, una percentuale va anche per la produzione di plastica.

Ecco perché la plastica naturale è così importante, oltre ad essere biodegradabile è meno incisiva anche durante la produzione.

la bioplastica come alternativa naturale

Come sostituire la plastica con la plastica naturale

La plastica ecologica è un tipo di materiale che attualmente si sta studiando e perfezionando nei laboratori di ricerca di tutto il mondo.

Il suo scopo ultimo è quello di andare a trovare dei materiali alternativi che vadano a sostituire la plastica che ritroviamo in quasi tutti gli oggetti che ci circondano.

Le alternative, oltre a essere ecologiche ed ecosostenibili, presentano dei vantaggi notevoli: costi di produzione e riciclo inferiori e maggiore sicurezza durante l’utilizzo.

A caratterizzare questo materiale sostenibile sono dei polimeri naturali.

Essi, legandosi tra di loro tramite un attento processo di lavorazione, formano un composto resistente e in grado di offrire delle prestazioni ottimali.

In genere queste prestazioni sono equivalenti al materiale plastico che conosciamo.

Per il momento la plastica naturale rappresenta solo un progetto, la ricerca su questo materiale innovativo è ancora in fase di perfezionamento.

Potrebbero volerci ancora diversi anni di lavoro prima che la plastica ecosostenibile venga alla luce e si diffonda nel mercato attuale.

Partendo dall’idea di creare un materiale che sia 100% naturale è nata la bioplastica.

Una novità più ecologica è possibile

Un materiale innovativo: la bioplastica

La bioplastica si differenzia dal materiale plastico comune perché non deriva da petrolio ma da molecole di natura vegetale e può essere, a seconda del materiale utilizzato, più o meno biodegradabile e compostabile.

Fra le materie più utilizzate sono farina, amido di mais, cellulosa, grano o altri creali.

Alcuni di questi materiali hanno proprietà biodegradabili, per questo risultano essere prodotti più ecosostenibili.

Esistono però anche delle molecole naturali che non si degradano nel giro di poco tempo (settimane o pochi mesi), in quel caso si definiscono “durevoli”.

Altra proprietà è quella di essere “compostabile” subisce cioè una decomposizione biologica che rende fertile il terreno su cui viene depositata, la cosa più importante è che non rilascia residui tossici e si decompone in qualche mese

La bioplastica è formata da materiali che, per prestazioni e conservazione dei cibi, si comporta in maniera analoga alla plastica tradizionale.

Essa garantisce un buon livello di sicurezza, risultando al contempo ecologica ed ecosostenibile.

Infatti nel 2011 le prime buste biodegradabili per il trasporto del cibo hanno iniziato a sostituirsi ai tradizionali sacchetti di plastica, costituendo una svolta non indifferente.

Sono composte da diverse sostanze vegetali combinate a bioplastiche che le rendono perfette per il riutilizzo per la raccolta dell’umido.

Le buste biodegradabili devono avere uno spessore inferiore ai 15 micron e essere composte per almeno il 40% del totale da materia prima rinnovabile.

In Italia si sta pensando come sostituire le plastiche tradizionali con questa plastica ecosostenibile, più semplice da riciclare e meno inquinante.

Sarà una scelta capace di offrire una soluzione ottimale per la riduzione dell’inquinamento da plastica.

Borse biodegradabili

La plastica naturale e le tipologie di plastiche

Mentre le ricerche riguardo la plastica naturale proseguono, continuano a rimanere sul mercato tutti gli altri tipi derivanti dal petrolio.

Ogni tipologia di plastica tradizionale è destinata a un uso specifico.

Una busta, o una bottiglia, non saranno fabbricati nello stesso materiale.

I diversi tipi di plastica sono riconoscibili dalla presenza di un logo a forma triangolare, disposto generalmente sul fondo dei prodotti.

All’interno di questo logo è inserito un numero, indicante la tipologia.

Esso ci consente di capire se quella plastica specifica potrà essere riciclata, oppure no.

Se i numeri vanno dall’1 al 6, essa può essere riciclata.

La procedura è più complessa se ci si avvicina al numero 6.

Il numero 7 indica che siamo di fronte a una materiale plastico che non può essere sottoposto ad alcun processo di riciclo.

Esistono diverse tipologie di plastiche e queste sono:

  • il PET, utilizzato per il confezionamento delle bibite
  • la PE-HD, utilizzata per i prodotti cosmetici
  • il PVC, sfruttato per tubature e coperture varie
  • PE-LD, utilizzata per giochi e barattoli particolari
  • PS, utilizzata nel settore alimentare
  • PP, adoperata per la creazione di tazze e altri contenitori alimentari

Tutte le altre plastiche, se non riportano una di queste sigle, vengono considerate come non riciclabili.

Le diverse tipologie di plastica

 

 

Come si ricicla la plastica?

Come riciclare la plastica che rimane ancora sul mercato e nelle nostre case? Una domanda che merita una risposta adeguata.

Riciclando la plastica è possibile ottenere delle materie plastiche rigenerate.

Il passaggio fondamentale consiste nel suddividere le diverse tipologie di plastiche in gruppi: il PET verrà quindi separate dalle PS, PP, PVC ecc.

Successivamente si passa alla fase di lavaggio della plastica, che avviene con acqua calda e consente la totale rimozione delle impurità.

Dopodichè le materie plastiche vengono fuse tramite appositi forni, che rendono il nuovo materiale pronto a essere utilizzato.

Il processo di riciclo degli oggetti plastici non generano grossi impatti ambientali.

Il problema più grosso è costituito dalle perdite di materiale che non riesce a essere riciclato, perchè disperso nell’ambiente, o nelle acque.

Per questo motivo è fondamentale che la ricerca continui a fare la sua parte verso nuovi materiali più ecosostenibili.

È importante trovare soluzioni che possano sostituirsi del tutto alle materie plastiche, oggi in commercio.

L'inquinamento delle acque

Inquinamento dell’acqua e le sue problematiche ambientali

L’inquinamento dell’acqua è una problematica purtroppo molto diffusa nella nostra penisola.

Le cause del fenomeno sono numerose e si ricollegano a settori diversi, primi fra tutti quello industriale, quello agricolo e naturalmente quello civile.

Tra i maggiori agenti inquinanti bisogna menzionare le bottiglie di plastica, di cui l’Italia è il primo paese produttore in tutto il continente europeo, e che causano un pericoloso inquinamento da plastica.

L’acqua è un bene prezioso: come ci informano gli esperti della Protezione civile, sulla Terra è presente un miliardo e mezzo di metri cubi d’acqua circa, un vero patrimonio che è nostro dovere proteggere.

Gli effetti più noti dell’inquinamento dell’acqua

Le acque inquinate rappresentano un grave rischio per la salute dell’uomo e per il benessere dell’ecosistema.

Queste, innanzitutto, costituiscono un pericoloso veicolo di virus e batteri, che possono arrivare all’essere umano e provocare l’insorgere di una serie di malattie anche gravi.

L’inquinamento dell’acqua è assolutamente dannoso anche per l’ambiente, poiché la contaminazione dei bacini idrici colpisce gli animali, le piante, le coltivazioni, andando a comprometterle:

le sostanze inquinanti penetrano nella catena alimentare, causando malattie, malformazioni e il rischio di perdita di numerose specie.

In aggiunta, le acque calde scaricate dagli stabilimenti industriali sono elemento di squilibrio per molti habitat acquatici, poiché ne modificano la temperatura e ne riducono la quantità di ossigeno.

cause dell'inquinamento dell'acqua

Inquinamento dell’acqua, industrie e settore agricolo

L’inquinamento dell’acqua è causato soprattutto dalle industrie, che scaricano quotidianamente prodotti chimici nei fiumi, nei laghi e nei mari, senza calcolare i rischi che queste azioni sconsiderate possono avere.

Basti pensare a sostanze quali l’acido cloridrico, la soda, lo zolfo, l’amianto e l’acido solforico, che sono altamente tossiche per la fauna acquatica e provocano danni irreparabili.

Altre industrie che causano l’inquinamento delle acque sono quelle che scaricano i residui di lavorazione; questi possono provocare la formazione di particolari tipologie di batteri nell’acqua, dannosi per piante e animali.

Le risorse idriche, infine, subiscono un danno enorme anche dalle attività agricole: i pesticidi e i fertilizzanti di sintesi possono penetrare nel terreno e arrivare fino alle falde acquifere sotterranee, intaccandole e compromettendone la purezza.

Inquinamento dell'acqua da parte delle industrie

L’ambiente umano e l’inquinamento dell’acqua

L’inquinamento delle acque è causato anche da azioni che compiamo ogni giorno nella nostra quotidianità e alle quali non diamo peso.

La scelta di prodotti naturali e rispettosi dell’ambiente, di dispositivi ecologici che consentano di non sprecare e non inquinare possono davvero fare la differenza.

Molti esperti, infatti, sostengono che il fenomeno in oggetto è stato notevolmente accentuato proprio dall’urbanizzazione, che causa inoltre un notevole inquinamento da plastica.

Tra le più diffuse cause dell’inquinamento urbano bisogna citare i seguenti elementi:

  • I rifiuti che ogni essere umano produce nel corso della propria esistenza. Di giorno in giorno si gettano via prodotti difficili da smaltire, primi fra tutti i sacchetti e le bottiglie di plastica
  • Le sostanze che spesso vengono fatte defluire nello scarico dei lavandini, come alcuni detergenti, le vernici, i medicinali, i solventi
  • I rifiuti organici e l’acqua sporca domestica. I paesi sviluppati possiedono appositi impianti di depurazione, che tuttavia non sempre riescono a eliminare tutti i batteri

Inquinamento acque da plastica

Prevenzioni e rimedi dell’inquinamento dell’acqua

Vi sono dei piccoli gesti quotidiani che ognuno di noi dovrebbe compiere per contribuire alla a ridurre le cause dell’inquinamento.

Consigli utili per ridurre l’inquinamento dell’acqua nel mondo:

  • Utilizzare materiali biodegradabili, limitare l’impiego della plastica, cercare di contenere quanto più possibile la produzione di rifiuti
  • Adoperare detergenti naturali, come quelli a base di limone o di aceto bianco, così da evitare i detersivi chimici che, tramite il lavabo, arriverebbero a contaminare le acque del sottosuolo
  • Non buttare mai nello scarico dei sanitari oggetti solidi, né le sostanze poco prima nominate (vernici, solventi, medicinali)
  • Se si possiede un giardino, usare soltanto concimi e diserbanti naturali. I prodotti di sintesi, come già detto, sono un vero problema per le falde acquifere

Per ridurre le acque inquinate quindi basterebbero pochi accorgimenti da parte di tutti, andando a modificare le proprie abitudini.
Questo ovviamente non vale solo per l’ambiente domestico: bisogna adottare comportamenti responsabili anche in ufficio, a scuola, negli ambienti pubblici, cercando di sensibilizzare sull’argomento.

Come ridurre l'inquinamento delle acque

L’inquinamento dell’acqua e la plastica

Più volte si è accennato all’inquinamento da plastica come ad uno dei peggiori fattori di inquinamento dell’acqua.

La plastica impiega secoli per degradarsi completamente: ciò significa che, ogni anno, finiscono nelle acque di tutto il mondo tonnellate e tonnellate di questo materiale.

Bottiglie, sacchetti e qualsiasi altro oggetto realizzato in plastica mettono in pericolo il nostro ecosistema.

È fondamentale, quindi, prevenire l’inquinamento da plastica riducendo l’utilizzo di questo materiale o, quantomeno, riciclando il più possibile.

Simbolo dell’industria dell’epoca moderna, la plastica rappresenta un problema attuale, ragion per cui è preferibile adottare materiali alternativi: il vetro per le bottiglie, ad esempio, o la stoffa per i sacchetti. Facciamo anche noi la nostra parte!

Inquinamento dell'acqua da plastica

 

bottiglie in plastica potrebbero fare male

Acqua nelle bottiglie di plastica, fa male?

Quanto fa bene bere l’acqua in bottiglie di plastica? una domanda attuale e che in molti si pongono.

L’Italia è il paese europeo che acquista più acqua minerale in assoluto.

A dirlo è il Censis che comunica che il 90% degli Italiani consuma acqua minerale.

La maggior parte però preferisce bere dalla bottiglia piuttosto che usufruire dell’acqua del rubinetto.

Questi dati non possono che lasciare un che di amaro in bocca, soprattutto visti i numerosi studi che confermano che la plastica può essere nociva per la nostra salute.

Perché l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male

La plastica rilascia, seppur in basse quantità, dosi di sostanze potenzialmente nocive.

Tale processo, noto come “cessione” o “migrazione”, è stato studiato da un’equipe californiana nell’Experimental Comparison of chemical Migration che ha rintracciato 29 sostanze in grado di migrare dalle bottiglie all’acqua.

Tra queste, quelle che meritano un approfondito riesame delle abitudini degli italiani, sono:

  • Aldeidi (acetaldeide e formaldeide);
  • Monomeri (acido tereftalico e dimetil tereftalato);
  • Oligomeri (dimeri e pentameri);
  • Chetoni;
  • Antimonio;
  • Ftalati;
  • Alchil fenoli.

Il dossier dello studio americano ha dimostrato che la concentrazione di sostanze indesiderate aumenta di 9 volte se il liquido passa da 20 a 30° e di quasi 4 volte se l’acqua rimane in bottiglia per tre mesi.

Le normative europee fissano dei parametri limite entro i quali le sostanze migranti plastica/acqua devono rientrare per non essere nocive per la nostra salute.

Questi criteri però sono di difficile controllo soprattutto perché una scorretta conservazione, come spesso succede, può modificare questi parametri.

le bottiglie in plastica fanno male

Quando l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male

La plastica per bottiglie normalmente utilizzata è il PET, un materiale sintetico considerato fra i più sicuri per l’industria alimentare, ma che ha dei limiti.

Quando vengono trasportate sui camion per il trasporto i vani di carico possono raggiungere anche una temperatura di 50°, le bottiglie così subiscono una variazione termica significativa.

In tal modo le proprietà organolettiche del contenitore di plastica potrebbero risultare gravemente compromesse.

Oppure asciare la bottiglia di plastica al sole da parte degli acquirenti, cosa vivamente sconsigliata dagli esperti, può aumentare notevolmente la concentrazione di sostanze indesiderate.

Anche il riutilizzo del PET è sconsigliato, in quanto è stato ideato per un solo utilizzo essendo un materiale che tende a deteriorarsi.

Un’altra circostanza che va a intaccare le proprietà fisiche e chimiche del PET vede protagonista la data di scadenza, a proposito della quale occorre fare chiarezza.

L’acqua scaduta fa male?

Il dubbio nasce dal fatto che le bottiglie di plastica riportano una data di scadenza di tre anni dalla data d’imbottigliamento.

È bene sottolineare che questa data non si riferisce al contenuto ma al contenitore, il quale, una volta trascorso il termine minimo di conservazione, inizia a degradare.

Tuttavia, come abbiamo avuto modo di vedere, il termine di tre anni è ininfluente sulla salubrità del liquido che contengono perché bastano tre mesi di stoccaggio per far sì che composti chimici migrino nell’acqua minerale che quotidianamente versiamo nei nostri bicchieri.

acqua scaduta nelle bottiglie d'acqua

Acqua in bottiglie di vetro

Come abbiamo visto, quindi, bere acqua in bottiglie di plastica può portare svantaggi anche alla salute oltre procurare danni all’ambiente, inquinandolo.

I contenitori di vetro, invece non presentano questo problema.

Il vetro, infatti, è un materiale d’imballaggio di alta qualità che è in grado di conservare le proprietà organolettiche dell’acqua.

Bere l’acqua in vetro risulta, da un punto di vista fisico-chimico, assolutamente più sicuro e salutare.

Il vetro, dopo un corretto lavaggio, è riutilizzabile quante volte si vuole o comunque fino a rottura o scheggiatura della bottiglia.

Inoltre, è possibile riciclare il vetro e riportarlo nel ciclo di produzione.

Bottiglie d’acqua, quali alternative?

L’80% di tutte le acque di rubinetto sono di acque profonde, quindi pure.

Hanno più calcio e magnesio delle acque minerali e quindi prevengono la calcolosi renale da ossalati di calcio.

Inoltre, vengono effettuati numerosi controlli sulla qualità e la sicurezza dell’acqua.

Lo stesso non vale per le acque confezionate, i cui controlli possono essere eseguiti anche a distanza di mesi.

Bisogna ter conto poi che la plastica nociva è un problema che affligge soprattutto l’ambiente in cui viviamo.

Riciclare le bottiglie di plastica e il loro corretto smaltimento è fondamentale per ridurre il l’impatto ambientale, ma non è la soluzione definitiva.

Per salvaguardare l’ecosistema ed il nostro stato di salute, occorre ridurre l’iperconsumo di acqua imbottigliata e utilizzare le bottiglie di vetro da riempire con l’acqua minerale del rubinetto.

Bottiglie di vetro al posto della plastica

Le alternative alla plastica

E’ importante trovare una alternativa alla plastica per diminuirne il consumo soprattuto perchè l’Italia è il primo paese in Europa per la produzione delle bottiglie di plastica.

Questo dato rappresenta una pesante sconfitta per la cultura dell’ambiente e per la salute pubblica.

Negli ultimi anni il paese ha cercato di liberarsi dalla cultura consumistica, rivelatasi altamente dannosa.

L’Italia ha cercato di avvicinarsi a uno stile di vita sano nel pieno rispetto dell’ecosistema.

La plastica è ancora oggi uno dei maggiori agenti inquinanti del pianeta, anche perché ha trovato un utilizzo in molti prodotti monouso.

Le materie plastiche, nate per durare nel tempo, sono state utilizzate per la maggioranza dei beni associati a una cultura “usa e getta”.

Dagli anni sessanta in poi siamo stati travolti da un mare di plastica.

A oggi il consumo purtroppo non sembra diminuire.

Ci siamo trovati ad affrontare quindi il problema dello smaltimento di un materiale che è molto difficile.

Se esso viene, può emettere diossina, una sostanza altamente tossica.

Il risultato è che oggi dobbiamo decidere cosa fare con quest’onda di rifiuti senza precedenti, che ha invaso la terra e anche i nostri mari.

Trovare una alternativa alla plastica per salvare il nostro mare

Il mare Mediterraneo è stato classificato come la sesta zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo.

In ogni M3 di acqua si possono trovare anche centinaia di Kg di rifiuti plastici.

Non si tratta solo di bottiglie, tappi e reti.

Essi sono rifiuti evidenti, che anche se con enormi difficoltà possono essere rimossi.

Ma esiste anche qualcosa di ancora più insidioso, le microplastiche.

Queste sono delle particelle molto piccole, con un diametro massimo di cinque millimetri, derivanti da scarti di polimeri riconducibili all’uomo.

Tra questi ci sono residui dei cosmetici, dei dentifrici, degli abiti, degli pneumatici e delle automobili, che a causa del consumo sulla strada perdono particelle plastiche, poi portate in mare dalla pioggia.

C’è inoltre l’azione del sole, del vento e degli altri agenti atmosferici, che col passare del tempo sminuzzano i rifiuti plastici già presenti nel mare.

Le interperie aumentano sempre di più la percentuale di microplastiche nell’acqua.

L’impatto ambientale che ne deriva è devastante perché queste sostanze distruggono lentamente la flora marina e uccidono la fauna.

La plastica finisce anche nei nostri piatti.

I pesci ne ingeriscono grandi quantità e possono diventare un pasto molto pericoloso per la nostra salute.

La plastica ingerita dai molluschi, dai crostacei e dai pesci è particolarmente nociva per il nostro sistema endocrino.

Si tratta quindi di un lento avvelenamento, che coinvolge anche l’uomo.

Ecco perchè, una alternativa alla plastica, è favorevole anche per la nostra salute, oltre che per il benessere ambientale ed animale.

Le alternative alla plastica

Un’alternativa all’utilizzo della plastica si sta lentamente facendo strada.

Usiamo ormai tutti per la spesa delle borse in materiale biodegradabile e compostabile con una certificazione da parte di organi accreditati.

Il Ministero dell’Ambiente ha adottato per i suoi uffici una serie di misure per abolire l’uso di plastica monouso.

Ha fornito i dipendenti di borracce in alluminio riciclato e ha installato degli erogatori di acqua refrigerata.

Tutto ciò ha permesso di eliminare dai distributori le bottiglie di plastica.

Per quello che riguarda le bibite calde, il Ministero utilizza solo bicchieri in carta e cucchiaini in legno.

Per il 2025 tutti gli Stati aderenti all’Unione europea, dovranno interrompere definitivamente la vendita di alcuni prodotti plastici monouso.

Tra i prodotti messi al bando ci sono le cannucce, gli agitatori per bibite, i cotton fioc, i piatti e i bastoncini per i palloncini.

Posate biodegradabili come alternativa alla plastica

Polimeri biodegradabili

La plastica è insostituibile, ma la scienza fornisce da molti anni altre strade percorribili per un futuro sostenibile:

  • lignina,
  • cellulosa,
  • pectina,
  • chitina.

Sono materiali organici che derivano dalle piante e dagli animali.

Tutti questi materiali accompagnano da sempre la nostra vita e possono avere un largo impiego.

Quello che è cambiato, nel corso degli ultimi anni, è l’apporto della scienza.

Modificare, lavorare e combinare questi elementi per farli diventare sempre più utili nel nostro quotidiano, fino a sostituire la plastica con polimeri biodegradabili.

Oggi dagli scarti derivanti dalla lavorazione del cocco si ottiene il rayon che può essere utilizzato per realizzare abiti di qualità in tessuto ecologico.

Il rayon sostituirebbe alcune materie plastiche che sono molto diffuse anche nel settore dell’abbigliamento e che sono dannose per l’ambiente.

Alternativa alla plastica: Imballaggi eco-compatibili

In Indonesia, un’azienda ha realizzato degli imballaggi dalle alghe attraverso un processo di lavorazione altamente innovativo.

Il dato importante non è solo il processo di trasformazione, ma anche la diffusione delle alghe su tutto il pianeta.

Questa diffusione consente quindi di produrre grandi quantità di questo materiale.

L’imballaggio derivante dalle alghe è commestibile, insapore, inodore, si scioglie in acqua e può essere utilizzato per confezionare ogni genere di prodotto.

Su di esso può anche essere impresso il logo delle società che hanno prodotto il cibo imballato, sostituendosi quindi con efficacia all’antiquata plastica.

Una società americana che produce birra ha dato il proprio contributo alla ricerca e alla diffusione di una cultura ecocompatibile, ideando innovativi anelli per sostenere le lattine.

Questi sono realizzati da una miscela di orzo e grano, perciò biodegradabili e sono anche dell’ottimo cibo per gli animali.

Le nuove frontiere in ambito scientifico sono ormai tutte indirizzate allo studio delle fibre già presenti in natura.

Queste ultime possono sostituirsi ai polimeri sintetici che stanno arrecando un danno enorme al nostro ecosistema.

Molti ricercatori lavorano alla realizzazione di processi di scissione della cellulosa dalla lignina, attraverso delle forme di fermentazione batterica.

Una innovazione per ottenere imballaggi a basso costo, senza più plastica.

Ridurre-la-plastica-in-Italia

La plastica i suoi consumi e le possibili soluzioni

La plastica è un’invenzione relativamente recente.

Questi polimeri artificiali hanno cambiato notevolmente il modo di vivere dell’uomo, aprendo l’epoca moderna.

Ormai la maggior parte dei prodotti di uso quotidiano sono in plastica.

La si può trovare davvero ovunque ed è diventata una materia preponderante, sia nella produzione di oggetti, sia nel consumo abituale di ognuno di noi.

Purtroppo smaltire questo materiale non è molto facile e sfortunatamente ci sono addirittura delle plastiche che non sono riciclabili, causando non pochi danni all’ambiente.

Storia delle materie plastiche

La storia della plastica inizia con l’inglese Alexander Parkes che nel 1861 sviluppa degli studi sul nitrato di cellulosa brevettando così il primo materiale semi sintetico, a cui dà il nome di parkesine (poi conosciuto come xylonite).

Pochi anni dopo i fratelli americani Hyatt inventano la celluloide con l’obbiettivo di sostituire l’avorio, materiale raro e costoso.

Questo materiale ha però il difetto di essere facilmente infiammabile, il problema viene risolto nel Novecento con lo sviluppo dell’acetato di cellulosa, materiale meno infiammabile.

Successivamente nasceranno diversi tipi di plastica come la Bakelite (brevettata nel 1910 da Leo Baekeland) e il polivinilcloruro (PVC) scoperta nel 1912 dal chimico tedesco Fritz Klatte e che solo molti anni dopo verrà usata in larga scala.

Il Novecento viene considerato il secolo della plastica quando il suo utilizzo aumenta esponenzialmente.

Dagli anni ’60 in poi la plastica si afferma come materiale di uso quotidiano anche nell’ambito della moda, design e arte.

Cos’è la plastica i suoi utilizzi

La plastica è un materiale artificiale costituito da macromolecole (cioè molecole ad alto peso molecolare) chiamati polimeri, possono essere puri o miscelati con additivi vari. Viene realizzata principalmente con petrolio, carbone e gas naturali.

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Leggerezza
  • Versatilità
  • Resistenza all’azione del tempo
  • Ottimo isolante termico, acustico ed elettrico.

Questo materiale viene utilizzato nell’industria, nei trasporti e negli imballaggi.

È un materiale talmente versatile che si pone per qualsiasi tipo di utilizzo e lo troviamo ovunque nella nostra quotidianità.

Inquinamento da plastica

Fra le caratteristiche delle materie plastiche abbiamo visto che sono molto resistenti all’azione del tempo ma anche agli agenti atmosferici.

È proprio questa caratteristica che rende questo materiale fortemente inquinante e dannoso per l’ambiente.

La plastica infatti, se dispersa nell’ambiente, ci mette molti anni a deteriorarsi e non si degrada completamente, soprattutto in acqua, formando le così dette microplastiche.

Inquinamento acqua

Le materie plastiche sono la causa maggiore di inquinamento dei mari, che impattano negativamente sull’ecosistema di pesci, tartarughe e uccelli marini.

Essa causa la morte per intrappolamento e ingestione.

Nel 2019 è stata trovata, in sardegna, una femmina incinta di capodoglio morta.

Nel suo stomaco sono stati trovati, insieme al piccolo di balena morto, quasi 23 chili di plastica.

Si capisce quindi che la situazione è ecologicamente disastrosa.

Anche le aree lontane dai porti e dall’azione umana, un tempo incontaminate, sono inquinate.

Trascinati dalla corrente, questi rifiuti plastici, si concentrato in alcune zone creando le così dette “isole di plastica”.

Ormai si contano almeno 6 di queste isole di rifiuti sparse in tutto il mondo.

I pesci mangiano la plastica
La situazione in Italia

Il nostro Paese si trova oggi a essere il secondo al mondo per consumo di acqua in bottiglie usa e getta ed il primo consumatore in Europa.

É fondamentale riciclare in maniera corretta questo materiale, purtroppo però non è una soluzione sufficiente.

Infatti è fondamentale ridurre drasticamente il consumo di materiale plastico, sia da parte delle anziende sia nell’utilizzo quotidiano nelle nostre case.

Il mare nostrum è invaso da materie plastiche

L’istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, insieme all’Università Politecnico delle Marche e a Greenpeace hanno analizzato il mar Mediterraneo.

Lo scopo è stato fornire una campionatura delle acque più soggette all’azione antropica.

Dalle analisi ottenute, si rilevano dei dati alquanto allarmanti.

I valori delle microplastiche presenti nelle zone sottoposte all’opera dell’uomo sono di circa 3,56 frammenti per metro cubo.

Anche in zone più lontane, ipoteticamente meno soggette all’inquinamento, i valori registrati risultano essere di 2,2 frammenti per metro cubo.

Per capire quanto il mare nostrum sua inquinato si può immaginare di riempire una piscina olimpionica con l’acqua delle Isole Tremiti.

Nonostante la lontananza da sorgenti inquinanti, se si facesse un bagno in questa piscina si nuoterebbe in mezzo a circa 5.500 pezzi di plastica.

Riciclaggio della plastica

Nel rapporto 2020 pubblicato da Ispra si nota come il 63% degli imballaggi plastici è destinato all’uso domestico, solo il 37% all’industria e al commercio.

C’è stato un aumento nel recupero dei rifiuti plastici (per un totale del 45,5%) anche se l’obbiettivo dell’Unione Europea per il 2025 di riciclare il 50% degli imballaggi è ancora lontano.

Putroppo però si osserva anche che la fabbricazione degli imballaggi plastici in Italia sia aumentata invece che diminuire.

Soluzioni possibili per un mondo senza plastica

Per ridurre il consumo e la produzione di plastica, si sta cercando di adottare diverse misure.

L’Italia è stata la prima in Europa a introdurre disposizioni per ridurre l’impatto ambientale dovuto ai sacchetti per la spesa in plastica, vietandone l’utilizzo, favorendo i sacchetti biodegradabili.

Nel 2021 è entrata in vigore la direttiva UE che prevede il divieto della plastica monouso, come le stoviglie usa e getta e le cannucce.

Partire da piccoli gesti quotidiani

Se si desidera davvero aiutare il pianeta e il nostro mare, si può cominciare dai piccoli gesti quotidiani.

  • Privilegiare prodotti che non abbiano imballaggi di plastica;
  • Preferire i detersivi distribuiti alla spina o le ricariche, in modo da utilizzare sempre lo stesso contenitore;
  • Comprare frutta e verdura sfusa;
  • Utilizzare delle buste di tela quando si va al supermercato;
  • Evitare di acquistare acqua in bottiglia, magari installando un purificatore di acqua nella propria abitazione.

Una soluzione per aiutare le nostre città e il nostro pianeta è possibile.

Bisogna agire fin da subito per affrontare il problema delle plastiche, riducendo il consumo.

Bambina in una montagna di plastica

le microplastiche nell'acqua

Il problema delle microplastiche e della plastica nell’acqua in Italia

Le microplastiche sono causa di inquinamento mari e oceani.

Infatti la plastica, nonostante l’alto tasso di riciclabilità, rimane ad oggi il rifiuto che causa più danni.

Secondo alcune stime del report di Euromonitor International, ogni minuto vengono vendute un milione di bottiglie di plastica.

Ogni anno, tra i vari rifiuti riversati nei mari, si contano milioni di tonnellate di plastica.

Gran parte dei rifiuti continueranno a rimanere sui fondali, venendo trasportati dalle correnti fino a formare grandi isole di plastica.

Essa in acqua non di degrada completamente ma si discioglie in particelle più piccole che rimangono nell’ambiente.

Le microplastiche

Per microplastiche si intendono residui e particelle disgregati, le cui dimensioni variano da meno di un millimetro fino a 5 millimetri .

Tutta la plastica creata e scartata ritorna a noi con un enorme danno ambientale e per la salute dell’uomo.

Sin dagli anni ’70 si è iniziato a monitorare la presenza di microplastiche nei fiumi e negli oceani di tutto il mondo.

Oggi la loro presenza è attestata in tutta l’acqua ad uso domestico e già negli anni ‘70 si è iniziato a monitorarne la presenza nei fiumi e negli oceani di tutto il mondo.

Esistono di due tipi: quelle primarie e quelle secondarie:

Microplastiche primarie

Sono particelle create intenzionalmente come tali e contenute in oggetti di uso quotidiano:

  • Vestiti in tessuto sintetico (che disperdono le particelle ad ogni lavaggio),
  • Cosmetici e prodotti per l’igiene (come il dentifricio);
  • Vernici.

Microplastiche secondarie

Sono invece quelle generate durante l’uso, lo smaltimento e dal degradamento delle materie plastiche.

Come per esempio le bottiglie e le buste della spesa.

Microplastiche nei laghi

L’emergenza italiana

L’Italia non è esente dal problema delle microplastiche.

Legambiente dal 1990 ha iniziato a monitorare i principali laghi del nord Italia.

E’ nata così la “goletta dei laghi” una campagna di monitoraggio per la salute dei laghi e promuoverne la sostenibilità.

Da 4 anni la Goletta di legambiente insieme a ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), ha avviato uno studio specifico per il problema delle microplastiche in Italia.

Lo studio ha rivelato come il tasso di componenti plastiche nelle acque sia di gran lunga superiore al 50%.

In alcuni casi si sono registrati picchi dell’80%, come nei fiumi Oglio e Mincio.

I laghi oggetto di studio sono stati:

  • Lago Maggiore,
  • il bacino del Lago di Iseo,
  • Lago di Garda,
  • lo specchio d’acqua del Trasimeno,
  • il Lago di Bolsena,
  • il bacino Albano.

Tutti presentavano la stessa problematica, specialmente in prossimità delle foci dei fiumi che li alimentano.

Un altro studio condotto dalla la nave ammiraglia Rainbow Warrior di Greenpeace che ha percorso le nostre coste da Genova ad Ancona, ha evidenziato come inquinamento mari è pari a quello degli oceani.

Il Golfo di Napoli è risultato essere uno dei punti più critici.

Allo stesso modo, zone come le Isole Tremiti sono ugualmente colpite dal fenomeno, nonostante il loro status di riserve protette.

I dati dimostrano come gli agenti inquinanti, presenti nelle microplastiche, viaggino e si addensino tramite le correnti.

I laghi Italiani contengono microplastiche

Inquinamento da plastica, anche nei nostri piatti

Non si tratta soltanto di un grave danno ambientale, il problema arriva dritto sulle nostre tavole.

Recenti studi di biologia infatti hanno dimostrato come le microplastiche siano presenti anche nelle pietanze, confezionate o cotte, che arrivano sulle nostre tavole.

Questo avviene attraverso un processo di ”biomagnificazione”.

Si tratta di accumulo crescente, di una o più sostanze tossiche, man mano che si passa al livello successivo nella catena alimentare.

Non è da sottovalutare nemmeno la presenza di microplastiche depositate nelle bottiglie di acqua e bibite.

Questo processo ha visto coinvolti recentemente anche grandi marchi della distribuzione di bevande.

I pesci

Circa il 25-30% dei pesci analizzati da Greenpeace ha rivelato la presenza di corpi plastici di dimensioni inferiori a 5 millimetri in queste specie marine:

  • acciughe,
  • triglie,
  • merluzzi,
  • scorfani,
  • gamberi,
  • cozze.

Sono tutti pesci che rientrano nel pescato italiano, consumate quotidianamente dalla popolazione.

Diverse ricerche hanno dimostrato che le microplastiche sono composte da polietilene, bisfenolo A, triclosan e altri EDC.

Sono tutte sostanze in grado di alterare il sistema endocrino e creare disfunzioni ormonali, con effetti devastanti.

Vegetali e acqua

L’università di Catania nel 2020 ha svolto delle ricerche sulle nano e micro particelle in grado di penetrare all’interno degli organismi viventi.

Il loro obbiettivo è quello di calcolare quanta plastica ingeriamo con un comune pasto.

Oltre le specie marine hanno analizzato anche ortaggi e acqua.

Secondo lo studio l’acqua è contaminata non solo per il rilascio dalla parete della bottiglia che la contiene ma anche dalla plastica che è già presente nell’acqua prima che venga imbottigliata.

Le verdure (patate, carote, lattuga..) e la frutta (mela e pera) analizzate hanno evidenziato un quantitativo medio da 223 mila a 97.800 particelle per grammo di vegetale.

Gli effetti di questi residui sul corpo umano sono ancora oggetto di studio.

Soluzioni inquinamento da microplastiche

Alcune soluzioni per eliminare le microplastiche nell’acqua sono già state messe in atto.

Il rimedio più appropriato, tuttavia resta la prevenzione della dispersione nell’ambiente di materiale plastico attraverso la sensibilizzazione sul tema, più attuale che mai.

Piccoli accorgimenti quotidiani che a primo impatto sembrano banali, come il riciclo rifiuti, possono fare la differenza se diventano un’abitudine di tutta la comunità.

Cominciamo fin da subito ad invertire la rotta!

I nostri cibi contengono plastica