Bandite le stoviglie in plastica monouso dal 2021…e le bottigliette in PET?

L’Europa ha deliberato per l’abolizione di stoviglie in plastica monouso:

  • piatti,
  • posate,
  • cannucce.

Non ha invece deciso per lo stop alle bottigliette d’acqua in materiali plastici.
Siamo ormai alle porte della nuova “Era del proibizionismo plastico”.

Entro il 2021, in Europa non si potranno più utilizzare stoviglie in plastica usa e getta per consumare i pasti, sia in casa che all’aperto.

La delibera del Consiglio UE parla chiaro e segna un importante traguardo per la salvaguardia del nostro pianeta.

Dite dunque addio agli oggetti plastici monouso e iniziate a pianificare i vostri pic-nic senza cannucce, posate e piatti realizzati in polimeri sintetici.

Le alternative? Sono sostenibili e ne esistono già moltissime, realizzate con materiali derivati da polpa di cellulosa, bambù e canna da zucchero.

Bandite le stoviglie in plastica, ma i bicchieri e le bottigliette d’acqua?

Grandi esclusi da questa rivoluzione ecologica sono invece i bicchieri, di cui l’Europa non fa nessun cenno. Per quanto riguarda le bottigliette in PET, se ne parla solamente in termini di smaltimento.

Entro il 2029, infatti, gli Stati membri dovranno impegnarsi a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica esauste. Un obiettivo ambizioso e raggiungibile con l’impegno di ogni singolo cittadino.

Entro il 2030, troveranno sul mercato bottigliette in PET composte per almeno il 30% da plastica riciclata.
Siamo comunque ben lontani dalla loro eliminazione dal mercato.

Le organizzazioni come Greenpeace Europa guardano con positività alle nuove regole, giudicandole un primo vero passo per uno stile di vita più sostenibile.

 

donna italiana rifiuta stoviglie di plastica

Ma che cosa ne pensano gli italiani?

Come emerso dai sondaggi pubblicati sul sito dell’Ansa, il 30% degli italiani già oggi evita di comprare stoviglie in plastica monouso, dimostrandosi molto sensibile sull’argomento.

L’opinione pubblica è sempre più informata sui danni provocati dal polimero sintetico abbandonato nei mari, in campagna e perfino nei pascoli montani.

L’ambiente è letteralmente invaso dai resti di piatti, bicchieri, cannucce e bottiglie di plastica.

La Coldiretti segnala che più della metà degli italiani consiglia di aggiungere un sovraprezzo su questi prodotti inquinanti, disincentivandone l’acquisto in modo ancora più forte.

 

stoviglie di plastica bandite a favore di alternative ecologiche

Liberi dalle stoviglie in plastica e dalle bottigliette in PET: un obiettivo possibile?

L’impegno assunto dal Consiglio UE per bandire le stoviglie in plastica è molto importante, così come l’introduzione di alte percentuali di materiale riciclato nella composizione di bottigliette in PET.

Ma riuscite a immaginare un mondo veramente libero dalla plastica, dove fare un tuffo in mare senza essere  circondati da frammenti di bottiglie e microplastiche?

L’Associazione di Promozione Sociale Liberi dalla Plastica è attiva ogni giorno per raggiungere questo ambizioso obiettivo, informando i cittadini sulle buone pratiche per adottare uno stile di vita sostenibile e plastic-free.

Scoprite di più sulle iniziative per privati, aziende e comuni qui.

Prendetevi cura dell’ambiente con Liberi dalla Plastica

Liberi dalla Plastica è l’associazione senza fini di lucro che nasce per supportare l’educazione di privati, Aziende e Comuni alla cultura della sostenibilità.

L’obiettivo è di sensibilizzare al rispetto dell’ambiente, utilizzando strumenti che permettano a tutti di produrre meno rifiuti in plastica e ridurre le emissioni di CO2, partendo dalle bottigliette d’acqua usa e getta.

Il primo elemento facile da sostituire, nella vostra vita quotidiana, sono proprio le bottiglie in PET. Se esposte per lungo tempo al sole, le plastiche alterano il sapore del liquido al loro interno, rilasciando sostanze sintetiche con un processo di “migrazione”.

Il grande problema della plastica

Per rendere le città più sostenibili sono sufficienti piccoli gesti quotidiani, a partire dall’eliminazione delle bottigliette in PET.

Viviamo in un mare di plastica! I nostri oceani sono sommersi da rifiuti e inquinanti sintetici, che ogni giorno minacciano la sopravvivenza di tutti gli organismi viventi (esseri umani compresi).

Otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici

Sono 8 milioni le tonnellate di polimeri sintetici riversati ogni anno nei bacini d’acqua nel nostro pianeta. Per rendere meglio l’idea, pensate che è come se, ogni minuto di ogni giorno, un camion d’immondizia riversasse il suo intero contenuto direttamente in mare.

La difficoltà di smaltimento

Oltre al lentissimo processo di degrado (la plastica può impiegare fino a 400 anni per scomparire completamente dall’ambiente), il problema di questo inquinante è il suo sgretolamento in particelle minuscole. Le microplastiche sono praticamente impossibili da raccogliere e smaltire correttamente.

Liberi dalla plastica combatte lo sversamento di rifiuti nei mari

Perché le microplastiche danneggiano irreversibilmente gli ecosistemi?

Le bottigliette in PET, una volta gettate e non riciclate, tendono a ridursi in piccoli frammenti (detti microplastiche, quando inferiori a 5 millimetri). Queste particelle si diffondono rapidamente nei bacini d’acqua di tutto il mondo.

Le microplastiche sono un nemico quasi invisibile

Il loro potenziale più dannoso è proprio legato alle loro minuscole dimensioni. Gli oggetti interi sono relativamente semplici da recuperare e smaltire correttamente. Purtroppo oggi non esiste nessuno strumento in grado di catturare i minuscoli pezzi di plastica che fluttuano in mare.

Soluzioni all’inquinamento plastico

L’unica soluzione per fronteggiare il grave problema dell’inquinamento, è ridurre progressivamente il consumo di bottiglie di plastica usa e getta, fino a liberarsene completamente.

Liberi dalla plastica vuole un mare pulito e ambiente più sano

Un gesto concreto per l’ambiente

Scegliere di consumare acqua di qualità del rubinetto, purificata attraverso l’ultrafiltrazione, vi permetterà di risparmiare all’ambiente chili di rifiuti in plastica ogni anno.

I benefici della purificazione

Potrete godere inoltre di un beneficio economico, poiché mille litri di acqua del rubinetto costano quanto un solo litro imbottigliato.

Per rendere la vostra città più sostenibile, lasciatevi consigliare dagli esperti di Liberi dalla Plastica! Abbandonate completamente le bottigliette di plastica, richiedendo un purificatore omaggio da installare a casa.

Liberi dalla plastica svolge un ruolo fondamentale nelle aziende

Liberi dalla Plastica per le aziende

Anche i datori di lavoro possono contribuire con gesti concreti a migliorare l’ambiente e rendere la propria Azienda Green!

Il progetto dell’Associazione Liberi dalla Plastica è molto semplice. Permette di incentivare il consumo di acqua pura e salutare, dando la possibilità a tutti i dipendenti di ricevere un purificatore in omaggio per la propria casa.

I vantaggi dell’iniziativa di Liberi dalla Plastica

La dotazione di kit di bottiglie ecologiche BPA free:

  • Elimina completamente le bottigliette di plastica dagli uffici,
  • Consente un notevole risparmio sulle spese di gestione aziendali.

L’impegno sostenibile può essere così testimoniato attraverso la prestigiosa certificazione “Azienda Green”, rilasciata a titolo gratuito da Liberi dalla Plastica. L’attestato è fondamentale per creare un network di imprese unite per rendere le città più sostenibili.

Pubblicità delle iniziative di Liberi dalla plastica

Liberi dalla Plastica per i Comuni

L’impegno dell’Associazione coinvolge anche numerosi Comuni Italiani. Il riconoscimento del Patrocinio in 15 località nell’area di Salerno, ha fatto sì che oltre 400.000 cittadini siano stati sensibilizzati verso l’eliminazione delle bottiglie di plastica.

Una società più consapevole con Liberi dalla Plastica

Inoltre, l’attività didattica e informativa di Liberi dalla Plastica coinvolge scuole e associazioni sportive, promuovendo uno sport etico e libero dalla plastica. Scoprite di più su www.liberidallaplastica.it!

le bottiglie di plastica in italia sono veramente essenziali

Le bottiglie di plastica in Italia sono essenziali o sostituibili?

Nel mondo vengono acquistate un milione di bottiglie di plastica al minuto.

I numeri del 2017 di Euromonitor International parlano chiaro. I dati sottolineano la totale dipendenza dell’uomo dagli oggetti che hanno rivoluzionato il modo di bere acqua a livello globale.

Quanto è aumentato il consumo di bottiglie di plastica negli ultimi anni

La storia delle bottiglie di plastica monouso è iniziata ufficialmente nel 1973, quando fu brevettata la prima bottiglietta in PET dallo scienziato Nathaniel Wyeth.

Leggera, economica da produrre e riciclabile, è diventata velocemente il simbolo del consumo di massa.

Dagli anni novanta a oggi le vendite di acqua in bottiglie usa e getta sono aumentate del 284%, arrivando a rappresentare il 75% del peso di tutti i contenitori di plastica prodotti nel mondo.

Se vi state chiedendo che cosa significa, beh è molto semplice.

Per ogni quattro oggetti di plastica immessi sul mercato, tre di questi sono bottigliette d’acqua.

Donna che sceglie bottiglie di plastica

Il problema delle bottigliette di plastica è il loro smaltimento

Fin qui niente di strano. Ma se sulla leggerezza delle bottigliette in PET e i loro bassi costi di produzione, si è fondata un’intera fetta dell’economia mondiale, il terzo principio che ha reso celebri questi oggetti è passato inosservato per decenni.

Di cosa parliamo? Ovviamente del fatto che le bottiglie di plastica sono riciclabili se correttamente smaltite.

Sfortunatamente, la produzione di plastica è aumentata negli ultimi vent’anni, ma i sistemi per riutilizzarla e riciclarla non hanno mantenuto lo stesso passo.

A causa della cattiva gestione di questi rifiuti, mari e oceani sono oggi invasi da bottigliette in PET.

Il consumo di bottiglie di plastica in Italia

Il nostro Paese si attesta tra i primi in Europa per il loro consumo, con più di 13 miliardi di unità all’anno.

Ma che fine fanno, una volta utilizzate, tutte queste bottiglie di plastica?

Poche vengono correttamente smaltite e molte, invece, raggiungono bacini d’acqua come fiumi e mari.

Sono 570 mila le tonnellate di polimeri sintetici che si accumulano annualmente nelle acque del Mar Mediterraneo, 33800 bottiglie al minuto, per la precisione.

Neanche gli italiani sono bravi a smaltirle e sono le spiagge a fare le spese di questa mala gestione.

Camminando in riva al mare e imbattendosi nei rifiuti a riva, i più frequenti che osserviamo sono proprio tappi e bottiglie in PET (nell’Adriatico il rapporto è di uno su dieci).

bottiglia di plastica in un fiume

Le bottigliette in plastica in Italia invadono fiumi e mari

Non solo mare aperto, ma anche fiumi e corsi d’acqua. Prima raggiungere l’immenso blu, infatti, l’85% delle bottigliette di plastica non smaltite percorrono chilometri nelle acque dolci dei bacini fluviali.

È proprio lì che andrebbero intercettate e rimosse poiché non ancora entrate in contatto con il sale marino (un concentrato di iodio e cloro, tossico in fase di riciclo).

Esempi come la diga galleggiante sul fiume Po realizzata dal consorzio italiano Castalia, ha mostrato come dispositivi galleggianti possano bloccare l’afflusso di inquinanti in PET dai fiumi verso il mare.

Si tratta di vere e proprie dighe, capaci di catturare tra i loro bracci i rifiuti trasportati dalla corrente, senza impedire la navigazione del corso d’acqua.

I materiali bloccati vengono poi raccolti da un battello e portati a riva per essere smaltiti in appositi siti limitrofi.

Bottiglie di plastica in Italia: essenziali o evitabili?

Come avete visto, i numeri parlano chiaro. Le bottigliette di plastica sono una condanna e non un oggetto indispensabile per la nostra vita quotidiana. Ma perché è così difficile immaginare una vita senza di loro?

Dalle pubblicità degli anni ’80, dove l’acqua in bottiglia sembrava avere proprietà miracolose, l’idea ha accompagnato intere generazioni, fino ad arrivare a oggi.

Questa visione non corrisponde alla realtà.
I contenitori in PET rilasciano sostanze dannose, specialmente quando esposti a fonti di calore, rendendo l’acqua al loro interno nociva per l’organismo umano.

È l’Università di Perugia a confermare che durante il trasporto e la conservazione, le bottigliette subiscono il processo di migrazione.

Un fenomeno con cui sostanze tossiche e microplastiche vengono rilasciate dal contenitore, contaminando l’acqua che beviamo.

Bottiglie di plastica e rifiuti sulle rive di un fiume

Le bottigliette di plastica in Italia faranno la fine delle shopper monouso?

L’opinione pubblica si interessa sempre di più all’inquinamento plastico, riducendo pian piano il consumo di bottigliette d’acqua usa e getta.

La speranza è che questa sensibilizzazione porti al più presto alla sostituzione di tutte le bottiglie di plastica per l’acqua minerale.

Le bottigliette BPA free, per esempio, sono valide alternative che non danneggiano gli ecosistemi del nostro pianeta.

Così come avvenuto qualche anno fa in Italia con le shopper monouso, le prossime a essere eliminate potrebbero proprio essere le bottigliette in PET.

Isole di plastica: rimosse 103 tonnellate dalla Great Pacific Garbadge Patch

Le isole di plastica, conosciute come Garbadge Patch, sono accumuli di rifiuti composti da bottigliette in pet, metalli e detriti organici. Questi ammassi si estendono per migliaia di chilometri quadrati nei nostri mari.

Raccolgono milioni di tonnellate di inquinanti e a oggi se ne contano sette sparse in tutto il globo.

Dall’Oceano Pacifico, al Mar dei Sargassi, fino al Mar Mediterraneo, nessuna zona del pianeta è al sicuro dai rifiuti in plastica.

Più del 40% degli oggetti che vi galleggiano sono componenti usa e getta, accumulati nelle zone dove convergono le forti correnti marine.

Grande pulizia della isola di plastica

Il più grande progetto per smantellare le isole di plastica

Le Garbadge Patch sono da anni al vaglio di biologi e scienziati, alla ricerca di soluzioni rapide ed efficaci per smantellarle e smaltirne correttamente tutti i rifiuti.

Come l’operazione Kaisei, con cui l’Ocean Voyages Institute ha organizzato la più grande spedizione di pulizia delle isole di plastica, conclusasi con successo a giugno.

A bordo della nave Kawei, marinai, educatori e biologi dotati di radiofari galleggianti con gps e droni, per 48 giorni hanno recuperato 103 tonnellate di plastica dalla Great Pacific.

Nonostante i rallentamenti dovuti alla pandemia di Covid-19, hanno portato a termine con successo la spedizione nella più grande Garbadge Patch del mondo.

La pulizia dell'isola di plastica è stata effettuata dall'Ocean Voyage Institute

Quali sono i prossimi step dell’operazione Kaisei?

Lanciato nel 2009 dalla no profit californiana Ocean Voyages Institute, il progetto Kaisei sta mettendo in atto azioni concrete per eliminare le isole di plastica dalla faccia della Terra.

Anche se le bottigliette di plastica e gli altri rifiuti sintetici smaltiti a oggi sono solo una goccia nell’oceano, rappresentano un importante traguardo per la salvaguardia di mari e oceani.

150 milioni di tonnellate di polimeri sintetici galleggiano nei bacini d’acqua terrestri. Sempre più organizzazioni si stanno attivando per eliminarli, ripulendo le isole di plastica sparse per tutto il globo.

Nel frattempo la seconda spedizione del progetto Kaisei è programmata per l’estate 2020. Nel 2021, se l’Ocean Voyages Insititute raccoglierà fondi a sufficienza, proseguirà la pulizia dei mari con ben tre imbarcazioni.

L’auspicio è quello che le operazioni di smaltimento si amplino alle altre sei isole di plastica sparse per il globo; Mar Mediterraneo compreso!

Quali detersivi e detergenti contengono plastica?

Greenpeace ha stilato una lista di detersivi e detergenti che ne contengono di più, per aiutarvi a ridurre il vostro impatto sul consumo di plastica.

Pensavate che le confezioni in plastica di detersivi e detergenti fossero gli unici inquinanti di cui preoccuparvi?

Allora fareste bene ad aprirle e osservare al loro interno.

 

“Plastica liquida” è l’ultimo report di Greenpeace

È di qualche settimana fa la pubblicazione del report Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare con cui Greenpeace ha evidenziato la presenza di plastica liquida e semisolida in detergenti per il bucato, detersivi per la pulizia di superfici e stoviglie.

È bastato verificare i prodotti di 23 aziende presenti sul mercato italiano per constatare che, in più del 20% dei casi, i polimeri plastici figurano tra i loro ingredienti.

Ad allarmare l’associazione, in prima linea per la difesa dei diritti ambientali, è la mancanza di regolamentazione di queste pratiche che porta a un rilascio incontrollato di inquinanti.

Non sappiamo ancora quali siano gli effetti, ma possiamo immaginare i consistenti danni ambientali.

Le microplastiche risultano impossibili da eliminare dall’ambiente, poiché non sono biodegradabili.

 

Detersivi e detergenti contengono particelle di plastica

Le microplastiche sono indispensabili per detersivi e detergenti?

A questo punto viene da chiedersi come mai queste sostanze, altamente nocive per l’ambiente, figurino nella formulazione chimica dei prodotti per la pulizia.

La loro aggiunta a detersivi e detergenti serve per potenziare l’azione abrasiva, garantire un effetto antischiuma, oppure a rilasciare più lentamente profumi e aromi.

La notizia positiva è che esistono altre sostanze naturali capaci di sostituire questi polimeri: l’argilla, la cellulosa, la cera d’api e di carnauba.

 

Quali detersivi e detergenti contengono più plastica?

Nell’attesa che i colossi del mercato inizino a impiegare tali sostitutivi (Coop e Unilever intendono farlo entro la fine del 2020), l’invito di Greenpeace è quello di porre attenzione all’acquisto di tali prodotti.

Per iniziare serve conoscere le aziende che impiegano il maggior numero di componenti plastiche in forma liquida e microplastiche.

Al primo posto oggi c’è Procter & Gamble (con prodotti a marchio Dash, Lenor e Viakal), seguita da Colgate-Palmolive e i suoi detergenti a marchio Fabuloso, Ajax e Soflan. Infine Realchimica e i marchi Chanteclair, Vert e Quasar.

 

Famiglia che sceglie detersivi e detergenti che non contengono plastica

 

Attenzione agli “ingredienti”

Il momento della spesa diventa essenziale, per ridurre il vostro impatto sull’ambiente.

Ricercate nelle etichette di detergenti e detersivi tutte le diciture che rimandano al mondo plastico: fate la vostra scelta plastic-free.

Ma non finisce qui.

Dal 2018 l’ECHA, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, è all’opera per inserire nel regolamento europeo REACH delle importanti restrizioni per l’impiego di microplastiche.  I prodotti interessati sarebbero cosmetici, detergenti, vernici e fertilizzanti.

Una volta approvato, ridurrà il rilascio nell’ambiente di ben 40 mila tonnellate di inquinanti all’anno. Il provvedimento contribuirà in maniera sostanziale alla lotta quotidiana per diventare Liberi dalla plastica.

Inquinamento globale: piove (e nevica) plastica, l’allarme del WWF

L’inquinamento globale, causato dalla plastica, resterà una traccia indelebile della nostra epoca.

Lo conferma l’ultimo report del WWF, impegnato a incentivare la stipula di un accordo globale che impedisca le immissioni di plastiche nell’ambiente.

Oltre a inquinare mari e oceani, la plastica ha un impatto drammatico su tutte le sfere geologiche del pianeta.

 

I mari non sono gli unici ecosistemi danneggiati dalla plastica

Se fino a oggi l’attenzione del World Wide Fund for Nature era rivolta principalmente verso mari e oceani, dove la plastica è presente tra il 70% e il 90% dei rifiuti, la nuova minaccia arriva dall’alto.

L’atmosfera terrestre è ricca di microplastiche, trasportate e rilasciate nell’ambiente attraverso le perturbazioni atmosferiche.

Inquinamento globale_plastica_atmosfera

Piove e nevica plastica, il nuovo allarme sull’inquinamento globale

A confermarlo uno studio condotto negli Stati Uniti da USGS, titolato “Sta piovendo plastica”. Nello studio, tre scienziati hanno trovato tracce dell’inquinante nel 90% dei campioni di acqua piovana prelevati per la ricerca.

Una scoperta alquanto preoccupante sostenuta da un paper pubblicato su Nature.com e sviluppato sui Pirenei Francesi. Mette in luce come minuscole particelle sintetiche, dopo essere trasportate dal vento per centinaia di chilometri, finiscano per piovere dal cielo.

La plastica viaggia per chilometri nella nostra atmosfera

Neppure le località più remote, meno abitate, sembrano al riparo da questo fenomeno.

Nel tratto di Mar Glaciale Artico, compreso tra Groenlandia e isole Svalbard, la neve contiene tracce di polimeri sintetici.

Stesso destino anche per l’acqua e lo zooplancton della baia di Hudson, nell’Artico canadese.

Il dato più allarmante, secondo la comunità scientifica, non sarebbe legato alla quantità di inquinanti. Sarebbe la loro capacità di diffondersi con rapidità, attraverso le correnti atmosferiche, il maggior problema.

plastica_fossile_inquinamento globale

La plastica è il tecnofossile del ventunesimo secolo

Tracce di microplastiche si trovano anche in depositi terrestri e marini, inglobati negli strati rocciosi del nostro pianeta.

Le microparticelle di inquinanti restano intrappolate nei sedimenti entrando a far parte della stratigrafia terrestre.

Proseguendo di questo passo, se i ricercatori di oggi scovano anemoni e sedimenti naturali a testimonianza di epoche passate, i nostri pronipoti rinverranno veri e propri “fossili di plastica”.

L’inquinante è ormai stato definito il tecnofossile del ventunesimo secolo. Questo materiale è testimone di settant’anni di sfruttamento intensivo, mai supportato da una strategia di smaltimento e riutilizzo efficace.

 

Buone pratiche per contrastare l’inquinamento globale

In attesa di importanti prese di posizione da parte dei governi, è dalle buone pratiche quotidiane che nasceranno nuovi spunti per un mondo plastic-free.

Perché oltre a tuffarci in un mare di plastica, la stiamo anche respirando!

La plastica inquinante e le mascherine monouso causano nuovi problemi

Eliminare l’utilizzo di plastica inquinante, è la missione che Liberi Dalla Plastica si è preposta.
Questo obbiettivo è stata oggetto di numerose campagne di sensibilizzazione.
Una missione che, a causa dell’emergenza Covid-19, ha visto insorgere una nuova sfida.
L’obbligatorietà d’utilizzo di mascherine monouso, ha infatti portato a una produzione in massa.
Questi dispositivi sono considerati ormai come un nuovo fattore di inquinamento del pianeta.
Perché le mascherine protettive sono considerate una minaccia per l’ambiente? Quali sono le soluzioni da adottare?

Plastica inquinante: l’emergenza mascherine

Le mascherine monouso sono il dispositivo che ha salvato milioni di persone dall’essere contagiate dal Covid-19. Un fatto che è strettamente connesso anche a un risvolto negativo: l’inquinamento idrico e ambientale.
Come più volte rivelato dall’ONG Operation Mer Propre, un esempio è il Mar Mediterraneo, tra le realtà più a rischio.
Se venisse riversato nelle sue acque appena lo 0,5% delle mascherine utilizzate ogni giorno, si raggiungerebbe la notevole cifra di 10 milioni.
Il dato causa sconcerto, e ci dà una idea delle proporzioni del fenomeno.
Anche l’associazione OceanAsia, ha sottolineato come dai mesi della quarantena sulle spiagge di Hong Kong sia avvenuta una vera e propria “invasione di mascherine”, con una percentuale pari quasi a un dispositivo per ogni metro lineare di spiaggia.

mascherine-plastica-inquinante

Tipologie di mascherine e i materiali che incrementano la plastica inquinante

Ma perché sono considerate così pericolose per l’ambiente.

Per comprendere il rischio reale che minaccia il nostro ecosistema, bisogna considerare quali tipologie di mascherine sono presenti oggi e i materiali utilizzati per realizzarle.

Dispositivi medici

Sono mascherine create al fine di proteggere un soggetto dall’esposizione di eventuali contaminazioni da parte di chi l’indossa.

Sono realizzate unendo una serie di strati di TNT (tessuto non tessuto), composti da fibre spun bond.  Queste permettono di limitare il transito di goccioline e di particelle del diametro dai 1-3 micron.

Il principale materiale utilizzato per produrle è il polipropilene.

Dispositivi di protezione individuale

Mascherine classificate come FFP1, FFP2, e FFP3.

Vengono suddivise in base al livello di filtraggio.

Sono utilizzate per lo svolgimento di particolari tipologie di attività lavorative, in cui è necessario proteggere le vie respiratorie.

Con l’emergenza Covid-19 sono state adattate, per essere usate in alternativa ai dispositivi medici.

Sono composte da una serie di strati di tessuto melt blown, una fibra in polipropilene capace di filtrare anche le particelle più piccole.

mascherine-monouso-inquinamento-spiagge

Perché le mascherine monouso sono considerate plastica inquinante

Il principale materiale utilizzato per la produzione delle mascherine è il poliestere, considerato plastica inquinante.
Si sa, il poliestere non è biodegradabile. Questo fatto rende i dispositivi di protezione una grave minaccia per la fauna del mare, come nel caso delle buste e delle bottiglie di plastica.
Lo smarrimento delle mascherine in acqua, contribuisce al rilascio di alte percentuali di microplastiche che possono essere ingerite dai pesci e trasmesse attraverso l’alimentazione all’essere umano.
Le mascherine monouso non sono composte solamente da prodotti plastici, ma contengono anche altri tessuti di materiale composito.
Questi materiali compositi, rendono le mascherine un prodotto che non può essere inserito nella raccolta differenziata ordinaria.
Per essere riciclate dovrebbero essere sottoposte a particolari procedimenti.
A questo si aggiunge anche il fatto che le mascherine contengono materiale biologico, che può essere pericoloso e infettivo.
Il loro smaltimento deve quindi seguire un processo ben differente, rispetto a quello dei normali rifiuti.
Fattore di incremento dell’inquinamento ambientale è anche che esse sono prodotti monouso, quindi utilizzabili solo per un numero limitato di ore durante una giornata.
Fattore che contribuisce ad aumentare in maniera esponenziale i rifiuti plastici.
mascherine-monouso-raccolta-differenziata

Liberi dalla Plastica per ridurre l’inquinamento ambientale

Come intervenire al fine di combattere questa nuova forma di inquinamento ambientale?

Liberi Dalla Plastica Aps, si impegna da anni per ridurre più possibile la produzione di materie plastiche.
Anche in questo caso, la nostra associazione non può tirarsi indietro.

Di seguito alcune delle iniziative che suggeriamo di attuare:

Sensibilizzazione contro la plastica inquinante

Diventa urgente una corretta informazione sulla minaccia reale, costituita dall’inquinamento idrico causato dalla plastica inquinante delle mascherine.

Già è stato effettuato molto dalle ONG a difesa dell’ambiente, ma il cambiamento deve essere sostenuto dal singolo cittadino, e dai governi dei vari Paesi.

Sistemi di raccolta speciali

Essendo le mascherine un rifiuto che non può essere riciclato, sarebbe utile prevedere appositi contenitori in cui smaltirle.

Sarà vitale differenziarle dai rifiuti comuni, investendo su una sistema specifico.

Contribuire alla raccolta differenziata

Combattere l’inquinamento da plastica inquinante delle mascherine monouso, è un’azione che ogni cittadino nel suo piccolo dovrà fare.

La cittadinanza dovrà fare attenzione a dividere i rifiuti, gettandoli nella raccolta indifferenziata.

Riutilizzare le mascherine

La scelta delle mascherine è un altro fattore importante.

Sarà preferibile scegliere quelle riutilizzabili e lavabili, individuabili dalla dicitura “R” presente su di esse.

Limitare l’uso allo stretto necessario

Anche la gestione del dispositivo può essere fondamentale, per limitare la diffusione di plastica inquinante nell’ambiente.

Sarà vitale utilizzare le mascherine solo quando necessario, nel pieno rispetto della sicurezza e delle norme previste.

Bottiglie di vetro per un futuro senza plastica e senza inquinamento

Il vetro è un materiale ottenuto tramite la solidificazione di un liquido a cui non sussegue la cristallizzazione. È un materiale molto usato per tavoli, finestre, porte ed anche bottiglie.

Le bottiglie di vetro, infatti, si stanno diffondendo sempre più, come contenitori di acqua ed altre bevande. Merito di questa diffusione va dato ai numerosi pregi e vantaggi che apporta sul punto di vista qualitativo ed ambientale rispetto alle bottiglie di plastica, il materiale “rivale”.

Scopriamo qualcosa in più sulle bottiglie di vetro, e perché sono fondamentali per il futuro.

 

 

Bottiglie di vetro, quando sono nate?

L’utilizzo del vetro come materiale per le bottiglie non è recente, bensì ha un’origine molto antica. In passato, il vetro era utilizzato principalmente come contenitore di oggetti nelle tombe dei faraoni egiziani.
L’effettivo impiego delle bottiglie di vetro in larga scala è nato verso il 1800 in Francia, grazie alla diffusione del vino di qualità e dello champagne. L’abate Dom Perignon, che ha poi dato il nome al famoso champagne, decise di utilizzare il vetro per produrre bottiglie, in quanto i recipienti precedenti non reggevano il processo di rifermentazione.
Le bottiglie di vetro, attualmente, sono molto diffuse e vengono prodotte con grande diligenza e tecnica, controllando parametri come:
  • Formato,
  • Peso,
  • Colore,
  • Integrità del materiale.

produzione di bottiglie di vetro ecosostenibili

 

Le bottiglie di vetro per ridurre l’inquinamento della plastica

I cambiamenti climatici sono purtroppo un problema molto serio, ancora poco trattato a livello generale:
  • Le temperature medie sono sempre più alte,
  • I ghiacciai si sciolgono con grande rapidità,
  • l’innalzamento del livello degli oceani.

Se ciò non porta grandi problemi nell’immediato, in futuro potrebbe portare a cause catastrofiche.

Bisogna pertanto cercare di ridurre l’inquinamento e le emissioni, e un modo per farlo è far calare drasticamente l’utilizzo della plastica.

Quest’ultima inquina aria, terreni e mari, a causa della dispersione e dell’accumulo continuo di rifiuti plastici.

L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo paese al mondo per la produzione di bottiglie di plastica. Sicuramente un problema per la nostra Nazione.
Il riciclo della plastica, seppur efficiente, porta ad un grande consumo di energia e di conseguenza aumentano le emissioni di CO2.
L’utilizzo massivo del vetro, a discapito della plastica, apporta vantaggi a livello qualitativo, come vedremo nel prossimo paragrafo.
cassa di bottiglie di vetro

Le bottiglie di vetro rendono più sani gli alimenti

Molte bottiglie di plastica sono composte da particolari materiali, che possono essere nocivi per gli alimenti.
I materiali plastici tendono a far migrare le loro cellule sui cibi o bevande, soprattutto se calde e ricche di grassi. Numerosi esperti hanno specificato che seppur non ce ne accorgiamo, sono presenti sostanze tossiche e che possono provocare a lungo andare problemi all’organismo. E’ pertanto necessario scegliere plastiche senza questi materiali o, meglio ancora, passare alle bottiglie di vetro.
Questo tipo di contenitore non presenta alcun problema, anzi aiuta gli alimenti a mantenere la loro integrità e tutti i loro nutrienti, oltre a mantenere i loro aromi unici. In merito a questo argomento, il vetro è assolutamente migliore e più efficaci della plastica.
donna con bottiglia di vetro ecosostenibile

I vantaggi del vetro

Possiamo ora elencare tutti i numerosi vantaggi che il vetro possiede, al contrario di quelle di plastica:

  • Nessun problema di impatto ambientale. Una bottiglia di vetro viene continuamente sanificata e può essere utilizzata ben 50 volte prima di venire riciclata, per produrre altro vetro. Il riciclo, a differenza di quello della plastica, è completamente ecologico, senza nessun impatto ambientale negativo.
  • Ottime per gli alimenti, senza nessuna contaminazione, anzi aiutando a conservare gli alimenti.
  • Grazie all’efficiente riciclaggio, è possibile ridurre al minimo l’utilizzo di materie prime di natura estrattiva, tra cui i minerali da cava.
  • E’ possibile creare varie tipologie di bottiglie, di colore diverso, forma particolare, ed anche con personalizzazioni.

Non solo acqua: le bottiglie di vetro sono particolarmente utili per i vini, per far svolgere i vari processi al massimo della produttività. Questi è merito anche del tipico fondo concavo, che permette di concentrare i sedimenti del vino evitando che tornino a galla.

Quanta energia spendiamo per la produzione di plastica?

Considerata per decenni il non plus ultra dei materiali sintetici, la produzione di plastica (in particolare il polietilene tereftalato, noto come PET), ha conosciuto un’espansione mondiale. L’espansione economica l’ha resa il materiale eletto per tutti gli usi.

Oggi, una maggiore attenzione ai consumi di energia e di risorse naturali, affiancata ad una più diffusa consapevolezza ambientalista, hanno evidenziato le criticità. Dietro al ciclo di produzione delle materie plastiche, si celano differenti necessità di ricercare alternative ecocompatibili.

 

 

Come sono realizzati i contenitori in plastica

I contenitori in plastica e gli imballaggi che comunemente si trovano nelle nostre case, sono realizzati in PET:

  • flaconi di detersivi;
  • bottiglie di acqua;
  • contenitori d’olio;
  • confezioni di bibite

Il PET è un materiale sintetico ricavato dal petrolio, da sostanze di origine vegetale e dal gas metano.

Questo materiale in passato è stato accolto con grande favore sul mercato degli imballaggi, poiché ritenuto riciclabile al 100%. In realtà non è affatto completamente riciclabile.
I costi economici, ed ambientali, richiesti dal ciclo di produzione della plastica restano così elevati da imporre studi ponderati. Rimane necessaria la ricerca di soluzioni realmente sostenibili per il pianeta.

Il ciclo di produzione della plastica: costi economici

Per ottenere un chilogrammo di PET occorrono una quantità di petrolio grezzo pari a 1,9 chilogrammi e quasi 18 litri d’acqua. Tenuto conto che con un kg di PET si producono 25 bottiglie di plastica per acqua (dalla capienza di un litro e mezzo), appare evidente una prima incongruenza: circa la metà dell’acqua destinata ad essere contenuta nelle bottiglie, viene sprecata nella produzione delle bottiglie stesse.

Un’ulteriore aliquota di petrolio deve essere utilizzata per produrre l’energia, che serve per alimentare catene di montaggio, estrusori e macchinari simili. Analogamente, il trasporto delle bottiglie fino alla grande distribuzione, che di solito avviene su gomma, richiede un consumo di gasolio. La stima è di circa 25 litri ogni 100 chilometri (considerando un camion carico di 10.000 bottiglie da un litro e mezzo).

Ne deriva che il costo che sosteniamo per acquistare una bottiglia d’acqua coincide con un’aliquota bassissima del costo di produzione totale, che rasenta l’1%; il restante 99% serve a coprire esclusivamente il costo della plastica. Per assicurarci i due litri pro capite di acqua minerale quotidiani, inoltre, si bruciano circa 25 litri di gasolio all’anno.

 

Linea di produzione di plastica e bottiglie in PET

 

I costi ambientali della produzione di materie plastiche

L’effetto della produzione di materie plastiche sulle matrici ambientali, non si evidenzia esclusivamente nel mancato smaltimento delle bottiglie, che restano ad inquinare gli oceani e le terre emerse per secoli, ma già in fase di fabbricazione.

La produzione di plastica, determina il rilascio in atmosfera di discrete dosi di:

  • idrocarburi;
  • ossido di zolfo;
  • monossido di carbonio;
  • ossido di azoto.

Causa anche la produzione di elevate quantità di anidride carbonica, famigerata responsabile del temibile effetto serra.

Alle emissioni dovute al ciclo produttivo, si aggiungono quelle determinate dal consumo del carburante necessario al trasporto dalla fabbrica alla grande distribuzione, fino al consumatore finale. L’aggravante di tali costi consiste nella loro ricaduta indiscriminata sull’intero pianeta, anche laddove la plastica non si produce o si utilizza.

 

Produzione di plastica mondiale: la stima americana

Di recente, negli Stati Uniti, è stato condotto uno studio volto alla determinazione dei costi della produzione di plastica. Lo studio, denominato “Plastics and Sustainability: A Valuation of Environmental Benefits, Costs and Opportunities for Continuous Improvement”, è stato affidato all’azienda di consulenza “Trucost” da parte dell’American Chemical Council, associazione che raggruppa l’industria chimica locale.

Dai dati riportati a sostegno dell’analisi, emerge che i costi ambientali legati agli imballaggi plastici, sono pari a circa 139 miliardi di dollari. Sono costi dei quali si fa carico la collettività intera. Le due voci più importanti del computo sono quelle rappresentative della produzione industriale (circa 60 miliardi) e del trasporto a destinazione (altri 53 miliardi di dollari) delle bottiglie.

 

Scaglie di plastica e PET per la produzione industriale

 

Produzione di plastica vergine o da riciclo: il problema non si risolve

La produzione di plastiche che sfrutta oggetti riciclati è apparsa, oltre che più sostenibile, anche più conveniente. Negli ultimi tempi si è verificata una clamorosa inversione di tendenza. L’aumento continuo del prezzo delle scaglie, ha fatto sì che la produzione della plastica vergine da combustibili fossili diventasse economicamente più conveniente. Questo fatto ha avuto evidenti ripercussioni sul mercato dei materiali riciclabili, che è letteralmente andato in crisi.

Ogni anno, circa 84 milioni di tonnellate di plastica vengono impiegate per la produzione di bottiglie. Appare evidente che, per salvaguardare ambiente ed ecosistema, urge correre ai ripari. Pensare a materiali sostitutivi e dal minore impatto ambientale, al momento significa valutare l’impiego di oltre 340 tonnellate di materiali alternativi, come il vetro o l’alluminio. Materiali che  notoriamente hanno un peso specifico decisamente superiore, rispetto a quello dei materiali plastici.

Decisamente un bel problema, risolvibile esclusivamente a monte, riducendo il fabbisogno di imballaggi in plastica e, di conseguenza, l’esigenza di produrre enormi quantitativi di bottiglie.

Fonti:

La condizione dei mari in Italia e nel Mondo

La situazione dei mari è una realtà che influenza la vita di migliaia di specie viventi e degli esseri umani. Infatti l’inquinamento delle acque dovuto alla plastica è uno dei problemi ambientali di maggior interesse che necessita di un intervento immediato.

Un’emergenza che si fa sempre più impellente e richiede iniziative non solo dei governanti ma soprattutto di ogni singolo individuo.

Siamo noi a utilizzare la plastica ogni giorno. Grazie alla nostra attenzione, e a un comportamento responsabile, possiamo essere protagonisti nel salvaguardare l’ecosistema della terra.

La produzione di plastica oggi e la situazione dei mari

Ma come migliorare la condizione dei mari? Il primo aspetto da considerare è comprendere quali siano le principali cause di inquinamento, e in questa analisi compare subito una parola: plastica.

Questo prodotto, inventato dall’uomo più di un secolo fa, ha delle proprietà eccezionali. Può forse essere considerato tra le invenzioni più utili per il genere umano, ma al contempo anche delle più dannose.

Tra le caratteristiche della plastica vi è la duttilità, ovvero la possibilità di modellarla e di adattarla in diverse forme. Questa capacità permette la creazione di una miriade di prodotti. Inoltre è un materiale resistente agli agenti atmosferici. Queste sue particolarità la rendono però tra i principali fattori di inquinamento del mare Mediterraneo e degli oceani.

Basta considerare che oggi sono 25 milioni le tonnellate di plastica che compongono i rifiuti prodotti ogni mese.

Se si considera che negli anni ’50 erano prodotti “solo” 2 milioni di tonnellate di materie plastiche all’anno, oggi raggiungiamo la cifra impressionante di 380 milioni.

In media un prodotto di plastica viene utilizzato dall’uomo per un periodo di 4 anni, prima di essere gettato come rifiuto. Purtroppo la media viene abbassata terribilmente dalla grande quantità di plastica monouso.

La produzione di plastica e la situazione dei mari

La situazione dei mari del Mondo

L’inquinamento da plastica è in problema che colpisce tutto il pianeta. A fare notizia vi sono le isole di spazzatura galleggiante, che si estendono per centinaia di chilometri quadrati e che oggi sono presenti in ben quattro punti degli oceani del mondo.

Le ricerche hanno dimostrato la pericolosità delle percentuali di microplastiche che sono presenti nell’acqua del mare. I polimeri sintetiti possono essere considerati tra gli elementi più pericolosi, per la fauna marina e per l’uomo.

Se si osserva a microscopio l’inquinamento del mare Mediterraneo si noterà come i rifiuti presenti nelle sue acque sono per il 95% di natura plastica.

Un mare circondato da tre continenti su cui si affacciano circa 150 milioni di persone che producono ogni giorno migliaia di tonnellate di spazzatura.

Il Mare Nostrum viene invaso da circa 70 e le 130 mila tonnellate di:

  • microplastiche,
  • buste,
  • sacchetti,
  • tappi,
  • sigarette,
  • palloncini e altre materie.

Se a questi numeri si aggiungono circa 33.000 bottiglie di plastica, si evidenzia la necessità di dover intervenire per limitare l’inquinamento.

Un filtro di sigaretta rimane per circa 5 anni nel mare, una busta per 20 anni, un bicchiere di plastica per 50 anni e un filo da pesca per oltre 600 anni.

La situazione dei mari nel mondo

La situazione dei mari in Italia: il mare Tirreno quello più inquinato

Le coste dell’Italia sono quelle più colpite dall’emergenza. Il problema è grande in quelle zone in cui, durante l’estate, l’arrivo dei turisti porta a un innalzamento del consumo di prodotti plastici.

Un esempio è l’inquinamento del mare Tirreno, centro meridionale con riferimento alle coste della Calabria tirrenica, la Campania, la Basilicata e il Lazio.

Si è evidenziato una percentuale di plastica che è pari al 93,8 % dei rifiuti presenti.

Tra i prodotti più diffusi vi sono le buste, le bottiglie e i frammenti di questo materiale che superano i 25 cm.

Una situazione ancora più allarmante è quella del mare Tirreno che lambisce le coste della Sardegna, della Toscana e della Liguria.

La percentuale di materie plastiche è tra la più alta arrivando a toccare il 98% dei rifiuti presenti.

La situazione dei mari in Italia e nel mondo

Come si può intervenire per migliorare la situazione dei mari

Ma come ridurre l’inquinamento da plastica? È una realtà su cui si discute da anni e negli ultimi tempi è stato al centro di normative da parte del nostro Stato, ma anche della comunità Europea e internazionale. Il fine è quello di creare una nuova visione dei rifiuti fondata su quattro principi: ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare la plastica. Di seguito elenchiamo ciò che ogni cittadino può fare al fine di contribuire a migliorare le condizioni dei mari e combattere l’inquinamento da plastica:

Raccolta differenziata

Sono tante le normative finalizzate a potenziare e sviluppare la raccolta differenziata e ridurre quindi la presenza di plastica nell’ambiente. Per questo è importante iniziare la lotta alla plastica e migliorare la situazione dei mari, direttamente dalle proprie case.

Ridurre l’utilizzo di plastica

Se ci si guarda intono si noterà come la quantità di plastica utilizzata nelle nostre case è davvero tanta. Dai bicchieri alle stoviglie, dalle buste alle bottiglie dell’acqua, dalla confezione delle uova a quelle delle merendine, dalle buste di surgelati alle confezioni degli alimenti, l’elenco potrebbe essere interminabile. Sarebbe quindi preferibile scegliere solo qui prodotti che sono eco-sostenibili e che sono liberi dalla plastica.

Una nuova concezione dei rifiuti

Migliorare la situazione dei mari liberandoli dalla plastica è il progetto che vede un’evoluzione futura dell’idea dei rifiuti. Infatti anche se oltre il 40% della plastica nel mondo viene riciclata, il restante diventa spazzatura che si riversa nei mari. In questa prospettiva si è sviluppata l’idea di produrre solo articoli, che possono essere riciclati e riutilizzati, con una produzione di rifiuti pari a zero.

Non abbandonare la plastica

Altro aspetto importante è quello di fare attenzione con le materie plastiche. Una busta che per sbaglio viene lasciata su una spiaggia, potrà per esempio danneggiare una tartaruga, peggiorando la situazione dei mari.

Promuovere le iniziative Plastic Free

Liberi dalla plastica aps promuove una serie di iniziative al fine di poter intervenire sull’inquinamento delle acque e dell’ambiente, liberandoli dalla plastica. Partecipare in modo attivo a queste realtà è un contributo necessario per poter migliorare le condizioni dei mari.

Fonti:

https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm
https://www.focus.it/ambiente/ecologia/non-da-tregua-laccumulo-di-plastica-negli-oceani-di-tutto-il-mondo

Acqua elemento fondamentale per il nostro organismo

L’acqua e la sua importanza

L’acqua é un bene fondamentale a disposizione dell’essere umano, che dovrebbe utilizzarla in modo consapevole.

Per farlo occorre far luce su una serie di tematiche importanti, che di tanto in tanto vengono dimenticate oppure del tutto ignorate.

Acqua e idratazione, proprietà e caratteristiche

L’assoluta mancanza di idratazione porta alla morte di un essere umano in due, o, al massimo in tre giorni.

Poichè il nostro corpo è composto per il 70% d’acqua, non possiamo fare a meno delle sue proprietá e delle sue caratteristiche: costituita da due atomi di idrogeno ed una di ossigeno (H2O), la sua molecola ha una straordinaria forma a V, per mezzo del legame covalente che prevede che gli elettroni siano in comune fra le due sostanze.

Proprio la sua struttura, tramite le caratteristiche dell’acqua, al livello molecolare, spiegano una serie di comportamenti che si differenziano a seconda delle diverse circostanze: la temperatura di ebollizione risulta, infatti, molto più alta, rispetto a quelle di sostanze composte da legami simili, che si trovano solitamente in natura in forma gassosa.

La particolaritá dell’acqua primaria è che, se seguisse le altre regole che accomunano questi legami molecolari, a temperatura ambiente dovrebbe trovarsi in forma gassosa e non liquida.

Un fenomeno che avviene per mezzo di forze di adesione e fusione è la capillarità dell’acqua, che è il principio per il quale questa sostanza può risalire verso l’alto pareti strette, come nel caso della nutrizione e dell’idratazione degli alberi, che attingono dal terreno le sostanze nutritive e le trasportano fino alla punta dei loro rami superiori.

L’acqua ha un calore specifico, calcolato sulla base dell’energia che occorre per innalzare la sua temperatura di un grado.

Anche il congelamento a basse temperature è da considerare come una proprietá dell’acqua, perchè é utilizzato come punto base per le nostre scale di temperatura.

Dopo aver spiegato cos’è l’acqua e quali sono le sue proprietà è da aggiungere, inoltre, che è un ottimo solvente, perchè in grado di spezzare molti legami conosciuti e quest’azione di pulizia viene svolta sia nell’ambiente circostante, sia all’interno del corpo umano.

 

acqua idratazione e caratteristiche

 

Acqua e fenomeni legati alla sua temperatura

L’acqua viene utilizzata per l’idratazione del corpo umano mediante il gesto di bere, oppure può essere usata per cucinare, portandola ad una temperatura più alta fino al punto di ebollizione.

Anche congelata, l’acqua, adempie ad una serie di funzioni importanti per l’ambiente e per l’uomo.

Quotidianamente abbiamo a che fare con l’acqua e con le temperature che ne alterano le caratteristiche visibili, trasformandola in tutti gli stati conosciuti: per ogni temperatura l’acqua può essere utilizzata in modo diverso.

 

Acqua proprietà temperatura ebollizione

 

L’acqua è importante per l’organismo

Al giorno d’oggi, trattiamo questo l’acqua, un bene prezioso come se fosse scontato, poichè lo abbiamo sempre a disposizione.

La realtà è che l’acqua è un elemento che va gestito con consapevolezza e rispettato in quanto tale.

I processi naturali che vedono l’acqua parte attiva non sarebbero tali se non ci fosse.

La natura è infatti una macchina regolata sul ciclo di ecosistemi precisi e tocca all’essere umano fare in modo che tutto si svolga senza intoppi.

Da qui nasce la certezza, che deve essere coltivata nella quotidianità di ognuno, di non compromettere, anzi di salvaguardare le attività vitali che ci circondando, utilizzando metodologie più conformi all’ambiente circostante.

 

Acqua per il benessere dell'organismo

 

Come salvaguardare l’acqua

Perchè l’acqua continui a mantenere le sue proprietà, le sue caratteristiche ed i benefici che ne derivano, senza i quali non vi sarebbe vita attorno a noi, occorrono piccoli gesti atti alla sua difesa:

  • diminuire notevolmente, o rimuovere completamente, gli oggetti in plastica, che spesso vengono scaricati in mare compromettendone la salute;
  • usare l’acqua con parsimonia durante la giornata, senza sprecarla;
  • conoscere a fondo le problematiche riguardanti il settore e le innovazioni in merito.

Una soluzione per proteggere l’acqua c’è:

Una volta spiegato a cosa serve l’acqua, quali sono le sue particolari caratteristiche ed i benefici dell’acqua considerabili come fondamentali, bisogna capire bene l’importanza di questa sostanza e applicare il cambio di atteggiamento auspicato nei suoi confronti.

Piccoli gesti quotidiani, specie per quanto riguarda l’uso della plastica, possono fare la differenza non in un lontano futuro di cui non si ha la minima cognizione, ma qui nel presente: ora.

Cosa sono semplici accortezze rispetto alla disponibilità di un bene tanto prezioso?

La situazione del Mare Tirreno

La situazione del mare Tirreno, un fenomeno preoccupante

La situazione nel Mare Tirreno è diventata preoccupante, poiché persino la geografia di questo mare sta mutando a causa della presenza massiccia di accumuli di plastica.

L’emergenza ambientale, a livello mondiale e nazionale, finalmente è stata lanciata in modo decisivo.

Nonostante non si tratti di un problema recente, giacché l’abuso dell’utilizzo della plastica è un fenomeno vecchio, è ormai sfuggito di mano all’uomo.

Cosa succede nel Mare Tirreno e nel Mediterraneo

Per descrivere la drastica situazione del Mar Tirreno e il livello di inquinamento nel Mar Mediterraneo, i dati ci dicono che è come se ogni minuto gettassimo in esso quasi 34 mila bottigliette di plastica. Ogni anno, si stima che ben 570 mila tonnellate di plastica di ogni genere vengano disperse in acqua.

Possiamo renderci conto di questo disastro ambientale, nel momento in cui diamo uno sguardo alle nostre coste. La plastica tende ad accumularsi ed è più visibile, sebbene si possa trovar anche in mare aperto.

Il problema principale è legato alla pessima gestione dello smaltimento dei rifiuti e della plastica in primis.

Quando la plastica fu inventata, non fu concepita come “usa e getta”, bensì come un prodotto destinato a durare nel tempo. Nessuno si sarebbe potuto immaginare che divenisse un problema così grande per l’ambiente.

Il problema emerge nel momento in cui il costo della plastica vergine è talmente basso che le aziende non investono nel riutilizzo e nella sostituzione di essa. Si preferisce puntare sulle nuove produzioni, eppure continuando di questo passo il livello di inquinamento sarà destinato a quadruplicarsi entro il 2050.

Le microplastiche nel Mare Tirreno

La situazione dell’isola di plastica, nel cuore del Mare Tirreno

La plastica riversata nel nostro mare è in costante aumento.

Esistono alcuni fenomeni sotto gli occhi di tutti, che già da soli dovrebbero far rabbrividire, come la moria pesci e animali marini. Evidenziano quanto la situazione del Mar Tirreno sia ancora più drastica di quanto pensiamo. Recentemente è comparsa una apparente striscia di terra tra la Corsica e l’Isola dell’Elba.

Si tratta di un isolotto di diversi km di diametro, interamente composto da rifiuti plastici. È molto simile al Great Pacific Garbadge Patch, che da anni è emerso nel mezzo del Pacifico.

Questo lembo di rifiuti è frutto di un accumulo originato da un insieme di correnti, le quali generano forti concentrazioni in punti precis. Attraverso i venti che giungono dai quadranti settentrionali, i rifiuti arrivano sino al litorale corso.

Esiste tuttavia una differenza tra la situazione emersa nel Pacifico ed il contesto relativo al Mar Tirreno. Nel primo caso si tratta di un lembo di accumulo di rifiuti permanente, mentre in quest’ultimo caso per via delle correnti,è venuta a formarsi un’area di accumulo temporanea. L’isola di rifiuti è visibile per qualche giorno o per qualche settimana, raramente per qualche mese.

Chiaramente questo non comporta un ridimensionamento del dramma, poichè si tratta pur sempre un disastro ambientale enorme. “L’isola evanescente” genera mutamenti ambientali e non va sottovalutata, anche perchè tutta la catena alimentare, la flora e la fauna del mare, patiscono enormemente l’attuale situazione.

Situazione dell'isola di plastica nel mare Tirreno

La tragica situazione delle microplastiche nella fauna del Tirreno

Le microplastiche attualmente sono presenti nel corpo del 25% delle specie che vivono nel Mar Tirreno. Iniziando dal plancton, proseguendo con gli invertebrati, la plastica ormai si trova persino all’interno dei predatori del Mar Tirreno.

Greenpeace, l’Università delle Marche e l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, hanno condotto una ricerca scientifica che ci ammonisce. Tutta la microplastica che oggi sta finendo dentro i pesci e gli invertebrati, con il tempo è destinata a finire anche dentro l’uomo.

Attualmente è preoccupante la velocità con la quale le microplastiche stanno diventando nanoplastiche. Sono delle particelle sempre più piccole e più facili da ingerire, che si trasferiscono agevolmente nei tessuti dei pesci e di conseguenza all’uomo.

A destare ulteriore preoccupazione c’è anche il fatto nessuno sappia con precisione quali potrebbero essere le conseguenze, a livello sanitario.

Ora che il Mar Tirreno ha raggiunto livelli di inquinamento pari a quelli del Mar Adriatico, è bene che l’uomo ne prenda atto consapevolmente.

Per renderci conto di quanto sia grave il pericolo per la nostra salute, basterebbe fare nostra la definizione che Greenpeace ha dato recentemente riferendosi alla situazione del Mar Tirreno:

“Il mare è una zuppa di plastica”.

Festival della Meccanica a Lecco

Festival della Meccanica a Lecco, la sfida della sostenibilità

“Sostenibile come l’acqua”: un concetto forte e accattivante, diventato titolo e filo logico conduttore della seconda edizione del Festival della Meccanica di Lecco.
Alla serata inaugurale dell’evento, svoltasi il 16 ottobre 2019, non poteva mancare Liberi Dalla Plastica A.P.S.

Luogo

  • Camera di commercio Como-Lecco

Quando

  • 16 ottobre 2019

Orari

  • dalle 18:30

Festival della Meccanica 2019: riflessioni sui temi dell’acqua e della sostenibilità

Sin dai primi interventi il Festival della Meccanica ha posto l’accento su tematiche significative:

  • sostenibilità;
  • ruolo chiave dell’acqua;
  • importanza del dialogo e della collaborazione.

Ognuno di questi concetti è parte pulsante del progetto di Liberi Dalla Plastica A.P.S., che non ha potuto trovare evento più stimolante e affine alla propria filosofia.
L’importanza del problema ecologico sta finalmente assumendo la dovuta risonanza in tutti i settori, con la ricerca di soluzioni innovative e sostenibili che possano contrastare l’inquinamento.

Liberi Dalla Plastica, associazione brianzola, ha scelto di battersi per un’acqua libera dalle bottiglie di plastica, partendo da un dato sconcertante: “L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo per consumo di bottigliette di plastica”.

L’associazione ha così sviluppato progetti di sensibilizzazione in tutta Italia, mostrando come sia possibile iniziare ad invertire la rotta per un futuro più sostenibile partendo da piccoli gesti quotidiani.
Molto positivo, quindi, è stato riscontrare quanto l’ambiente industriale si stia attivando in questa direzione.

Si potrebbe quasi sostenere che Liberi Della Plastica giocasse in casa, con radici solide sia nel territorio di Lecco, dove si è tenuto l’evento, che in Lombardia.
Dal palco dell’ auditorium si sono alternati interventi autorevoli, dal presidente della Camera di Commercio Como-Lecco Marco Galimberti al presidente di Confindustria Lecco-Sondrio Lorenzo Riva.
Sul palco, oltre a Laura Nicolini di Liberi Dalla Plastica, si sono espressi anche gli imprenditori Vittorio Campione (filiale italiana di SQS), Marco Contu (Ghelfi Ondulati), Vincenzo Colombo (Torneria Automatica Alfredo Colombo) e Francesco Ripamonti (Galvanica Ripamonti).
La discussione sulla sostenibilità ambientale è entrata subito nel vivo; ognuna delle realtà industriali partecipanti ha voluto dare voce ad una nuova industria, capace di investimenti a lungo termine per “ripulire” la propria produzione e impostare la propria politica aziendale in un’ottica più green e sostenibile.

Seguendo esempi virtuosi come questi tutto il settore industriale può compiere il vero salto di qualità.

 

Sostenibile come l'acqua

 

Il cambiamento inizia dalle piccole azioni

L’urgenza di una sensibilizzazione sulle tematiche green, finalizzata ad un cambiamento di rotta, sta contagiando diversi settori e attività.
Quello della Meccanica è uno dei più attivi e vivaci a Lecco, così come in tutto il territorio lombardo.

Durante la serata di dibattito alla Camera di commercio si è voluto porre l’accento sulla volontà di agire partendo da piccoli gesti concreti.

La macchina del cambiamento inizia da esempi virtuosi, che con le loro azioni possono testimoniare l’importanza di un cambiamento di filosofia: investire in favore della sostenibilità è importante, ma lo è anche aprirsi al dialogo.

Solo mostrando alle persone il volto di industria che appoggia la sostenibilità e la propone come modello è possibile fornire dei nuovi punti di riferimento, contrastando i pregiudizi.
Le esperienze decennali di chi, già da diversi anni, investe nell’ottica di una produzione “green”, sono diventate ora testimonianza di un trend che ha l’obbligo di diventare contagioso.
La centralità dell’acqua, nell’ottica della sostenibilità, è imprescindibile.

Le sedi di molte aziende si sono sviluppate in prossimità di corsi d’acqua; la sfida per i prossimi decenni sarà quello di pensare a soluzioni ecologiche in grado di preservare questa grande risorsa.

 

Le imprese green al Festival Della Meccanica

 

Liberi dalla Plastica: con le aziende per un futuro più sostenibile

Liberi Dalla Plastica, dopo l’intervento tenuto presso l’inaugurazione del Festival della Meccanica di Lecco, riparte con lo stesso impegno elargito finora.
Gli interventi e la coesione tra i vari protagonisti della serata del 16 ottobre non possono che costituire uno stimolo a proseguire su una strada ormai molto chiara.

Liberare l’acqua dalla plastica deve mutare da sogno in realtà: un gesto semplice, come l’installazione di un purificatore d’acqua per eliminare le bottiglie in PET dalla propria casa può fare la differenza.

L’associazione Liberi dalla Plastica offre iniziative dedicate, non solo a privati, ma anche ad aziende, comuni e scuole, con progetti mirati a conoscere la realtà dell’inquinamento da plastica e le soluzioni possibili.

Sensibilizzare in merito ad un uso consapevole della plastica in tutti i settori consentirà di migliorare il benessere e la salute delle persone, nel rispetto del nostro territorio.

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps al Festival Della Meccanica:

  • Lecco Notizie
    https://lecconotizie.com/economia/lecco-economia/festival-della-meccanica-imprese-e-sostenibilita/
  • Lecco Online
    https://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=47850&origine=1&t=Lecco%3A+al+via+il+Festival+della+Meccanica%2C+imprenditori+a+confronto+sul+tema+della+sostenibilit%26agrave%3B
Scanzo Volley e Liberi Dalla Plastica a Bolgare

Evento Scanzo Volley e Liberi Dalla Plastica a Bolgare

La tematica dell’inquinamento da plastica è estremamente attuale e necessita di soluzioni concrete a partire dalla nostra quotidianità.

Per questo Scanzo Volley, associazione sportiva bergamasca ha scelto l’associazione Liberi Dalla Plastica APS come sua partner, inaugurando la sua stagione 2019/2020 con un interessante incontro dai marcati contorni sociali.

Venerdì 20 settembre presso Stone City, il parco espositivo di Bolgare in provincia di Bergamo si sono riunite più di 100 persone tra atleti, realtà imprenditoriali e aziende, per una serata all’insegna dello sport e dell’ecologia, con lo scopo di riflettere su temi che si avvicinano sempre di più alle nostre realtà metropolitane e culturali.

Luogo:

  • Via Europa 38, Bolgare (Bergamo)

Quando:

  • Venerdì 20 settembre 2019

Orari:

  • dalle ore 19:30

Liberi dalla Plastica e Scanzo Volley: l’iniziativa plastic free

La realtà di Scanzo Volley – che si è distinta per la presenza di giovani talenti nel mondo sportivo locale – ha incontrato nella serata di venerdì 20 settembre aziende, realtà imprenditoriali e startup innovative al fine di sostenere in prima linea la necessità di contribuire ad un mondo più pulito, da preservare.

La nuova partership con l’associazione Liberi dalla Plastica APS, infatti, ha permesso di puntare al comune obbiettivo di uno sport etico, che metta in atto delle iniziative concrete per la tutela del nostro ambiente coinvolgendo in prima persona gli atleti.

Il padiglione espositivo di ben 5000mq è diventato quindi il palcoscenico di un connubio fra mondo sportivo e sociale, impegno attivo e desiderio di cambiamento.

L’associazione brianzola Liberi dalla Plastica APS è arrivata in tutta Italia con la promozione di progetti pensati per aiutare in maniera concreta la nostra realtà quotidiana.

Le campagne proposte hanno infatti lo scopo di eliminare il più possibile la plastica e nello specifico le bottiglie di plastica dalle nostre case e nei nostri ambienti di lavoro.

L’Italia è il primo paese in Europa ed il secondo al mondo per la produzione di acqua in bottiglia. Liberare l’acqua, un bene comune prezioso dalla plastica è possibile e alla portata di tutti.  Come? utilizzando un sistema di filtrazione dell’acqua del Comune, sicura e controllata: un piccolo purificatore d’acqua.

liberi-dalla-plastica-sport-etico

Il gioco di squadra a Bergamo per un futuro sostenibile

L’educazione al rispetto del nostro ambiente è il punto di partenza per pensare ad un futuro più sostenibile, e i protagonisti dell’incontro allo Stone City di Bolgare lo sanno bene.

La serata ha avuto quindi anche lo scopo di rivolgersi con forza e orgoglio alle aziende che operano da anni nella realtà locale bergamasca.

La necessità di trasformare i metodi di produzione in sistemi industriali affini alla filosofia “zero waste” è il primo passo per essere più green, in un mondo che ne ha urgentemente bisogno, per questo è necessario che ognuno faccia la sua parte.

Dalle parole, si è passati ai fatti: i giovanissimi atleti dello Scanzo Volley hanno sostenuto l’iniziativa a fianco dell’associazione Liberi dalla Plastica APS, offrendo l’opportunità a tutti i presenti di far consegnare e installare un purificatore d’acqua casalingo direttamente a casa, in maniera del tutto gratuita.

Questo dispositivo ecologico infatti è diventato il marchio distintivo di una realtà innovativa, quella di Liberi dalla Plastica, che vuole raggiungere sempre più persone sensibilizzandole in merito alla possibilità di avere un’acqua pura e leggera direttamente dai rubinetti delle proprie case.

 

Il gioco di squadra con Scanzo Volley per un futuro più sostenibile

 

Educazione e ambiente a Bolgare: la purificazione dell’acqua

Il dispositivo promosso da Liberi dalla Plastica APS rientra nella mobilitazione Plastic Free che sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo.

Lo scopo del purificatore d’acqua promosso da Scanzo Volley e Liberi Dalla Plastica nella realtà di Bergamo è quello di far sì che gli atleti eliminino le bottiglie d’acqua dalle proprie case e dal campo da gioco, promuovendo uno sport più green e attento alle tematiche ambientali partendo da gesti concreti.

Un segnale che aiuta a compiere passi in avanti in un mondo che troppo spesso non sa affrontare i problemi che denuncia.

Il messaggio sostenuto dall’associazione e dal gruppo sportivo non può essere ignorato. Lo slogan che si è sollevato a Bolgare è stato forte e chiaro: “facciamo gioco di squadra per vincere un futuro sostenibile”!

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps e Scanzo Volley:

  • MB News
    https://www.mbnews.it/2019/09/pallavolo-ambiente-imprese-stone-city-liberi-dalla-plastica-apslissone/
  • Volley News
    https://www.volleynews.it/2019/09/16/presentazione-sostenibile-per-scanzo-con-lassociazione-liberi-dalla-plastica/
  • Zazoom
    https://www.zazoom.it/2019-09-23/scanzo-volley-e-liberi-dalla-plastica-aps-quando-lo-sport-gioca-in-difesa-dellambiente/5822226/
  • Baloovolley
    https://www.baloovolley.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=14061:serie-b-maschile-tra-presente-e-futuro-si-alza-il-sipario&Itemid=236
  • Recoverweb
    https://www.recoverweb.it/scanzo-volley-e-liberi-dalla-plastica-aps-quando-lo-sport-gioca-in-difesa-dellambiente/
  • Meteoweb
    http://www.meteoweb.eu/2019/09/scanzo-volley-liberi-plastica-aps-sport-gioca-difesa-ambiente/1317596/

Inquinamento da plastica

L’ONU ha definito l’inquinamento da plastica il più pericoloso in assoluto. Gli effetti sono in grado di causare danni irreversibili al pianeta, con conseguenze alla salute dell’uomo.

In questo articolo si scopriranno le conseguenze dell’inquinamento da plastica e cosa è possibile fare per combatterlo.

 

Responsabili dell’inquinamento della plastica

La responsabilità dell’inquinamento da plastica è collettivo.

Le colpe ricadono sulle comunità locali e sui i governi, che non riescono a organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti. Le popolazioni gestiscono malissimo il 28% del materiale di scarto.

Sono soprattutto le aziende che inquinano maggiormente. Ogni anno dalle industrie vengono scaricati nel Mediterraneo quasi 40 milioni di oggetti di plastica, insieme ad altre sostanze inquinanti dell’acqua.

Le imprese non investono nella gestione dei rifiuti che producono e utilizzano esclusivamente plastica vergine, perché il processo produttivo costa meno.

La responsabilità ricade anche sui turisti e sulla cittadinanza. Nel bacino del mar Mediterraneo, in paesi come l’Italia, la Francia e la Turchia, vengono lasciati in mare, da residenti e turisti, circa 24 milioni di tonnellate di plastica, senza che la raccolta differenziata venga svolta correttamente.

Inquinamento da plastica sulle spiagge

 

Perché è importante ridurre l’inquinamento da plastica

Ridurre la plastica nell’ambiente è fondamentale, se si vuole preservare la vita degli ecosistemi e diminuire l’inquinamento da plastica.

L’inquinamento delle acque è dannoso sia per l’uomo, sia per la fauna selvatica. Ogni giorno migliaia di esemplari di tartarughe marine, uccelli e altri animali che vivono negli oceani, soffocano a causa dei sacchetti di plastica. Per non parlare di quando gli organismi marini restano imprigionati delle attrezzature da pesca abbandonate.

Inoltre le microplastiche, prodotte dal deterioramento dei manufatti, entrano nella catena alimentare. Nel cibo di cui ci nutriamo si trovano tracce delle microplastiche, ormai presenti in quasi tutti i pesci, nelle cozze e nei granchi.

I tipi di plastica maggiormente inquinanti

 

Qual è la plastica che genera più inquinamento

Il nostro ecosistema è inquinato dalla plastica, ma quale plastica inquina di più?

Varie ricerche hanno scoperto che sono i sacchetti in polietilene (le classiche buste della spesa), che provocano maggiori danni all’ambiente. Di seguito vengono le bottiglie di plastica.

Sacchetti e bottiglie rimangono nell’ecosistema per centinaia di anni. Per la loro decomposizione della plastica occorrono secoli, lo afferma una ricerca dell’Università di Plymouth (Uk).

Ci sono tuttavia differenti tipi di plastica, ognuna si decompone in modalità differenti impiegando tempi diversi.
Un sacchetto della spesa ha un utilizzo medio di circa 12 minuti e impiega 500 anni per disintegrarsi completamente. Se finisce riversato in mare può essere ingerito da una tartaruga, che lo scambia facilmente per una medusa.

Il consiglio è di recarsi a fare la spesa portando con sé sacchetti, o di stoffa, o di tela riutilizzabili. Ci si può anche servire di buste di plastica biodegradabili.

Inquinamento da plastica microplastiche

 

Effetti dell’inquinamento da plastica sull’organismo

L’Università di Newcastle, in Australia, ha effettuato uno studio a proposito della capacità dell’organismo umano di assimilare le microplastiche.

La ricerca rileva che una persona potrebbe ingerire mediamente una media di 5 grammi di plastica alla settimana.

Lo studio si propone di scoprire quali possono essere le conseguenze di questa assimilazione di materiale plastico per la salute.

L’inquinamento da plastica ha delle ripercussioni anche sulla nostra alimentazione; infatti attraverso cibi solidi e liquidi, assumiamo ogni anno 250 grammi di plastica.

Le particelle plastiche arrivano all’interno del nostro corpo mediante l’acqua del rubinetto e quella nelle bottiglie di plastica; il sale e la birra risultano essere gli alimenti più contaminati dalle microplastiche.

Ma quali sono le conseguenze per la nostra salute? A oggi non c’è una ricerca scientifica in grado di dare una risposta certa; l’unica cosa che sappiamo è che, una volta ingerite, le microplastiche non possono più essere rimosse dall’organismo. Quello che resta da fare è ridimensionare la presenza della plastica nell’ambiente.

Come ridurre l’inquinamento da plastica

Il tempo per rimediare all’inquinamento da plastica sta per scadere; bisogna intervenire subito, anche cambiando le abitudini di ciascuno, per esempio sperimentando nuovi materiali, come la plastica naturale, prodotta con alghe, patate e mais.

Quali sono le regole che bisogna seguire per correre ai ripari? Ecco alcuni consigli diretti non solo ai governi, alle comunità e alle amministrazioni locali ma anche ai singoli cittadini:

Evitare di utilizzare la plastica monouso

Sono da bandire cannucce, buste, piatti, posate e bicchieri di plastica. Sono sostituibili con prodotti che svolgono le stesse funzioni, ma fabbricati con materiali alternativi come il vetro o il ferro;

Incrementare le tasse sulle materie plastiche che inquinano maggiormente

Per produrre i manufatti in plastica viene utilizzato il petrolio. La plastica naturale o riciclata dovrebbe essere più vantaggiosa rispetto a quella fossile;

Ridurre drasticamente il deflusso della plastica negli oceani

Nel mare finiscono cotton fioc, mozziconi di sigaretta, attrezzature da pesca, pneumatici, residui plastici di abbigliamento in pile. L’invito è quello di fare attenzione, evitando di abbandonare i rifiuti. Dovremmo tutti impegnarci in prima persona per pulire l’ambiente, magari raccogliendo i rifiuti in spiaggia e riciclandoli.

Fonti:

https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm

https://www.focus.it/temi/inquinamento-da-plastica

Il riciclo delle bottiglie di plastica

Il riciclo delle bottiglie di plastica, tutti i consigli per farlo correttamente

Negli ultimi quarant’anni il consumo di acqua in bottiglia è aumentato esponenzialmente. Questa situazione ha richiesto di porre particolare attenzione sul riciclo delle bottiglie di plastica.

L’Italia è il Paese Europeo con il più alto consumo di acqua imbottigliata, attestandosi al terzo posto al mondo, dopo Messico e Thailandia.

L’Europa, per arginare il costante inquinamento da plastica, ha iniziato ad adottare politiche mirate per un futuro plastic-free.

Pian piano tutti gli Stati, Italia compresa, stanno attuando campagne e adottando misure di sensibilizzazione. Esse prevedono, oltre ad un uso più consapevole delle risorse, la riduzione della quantità di plastica presente nei mercati europei.

L’Unione Europa ha espressamente imposto che la plastica utilizzata dovrà essere resa riciclabile entro il 2030, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

I numeri del riciclo bottiglie di plastica in Italia

Riguardo il riciclo di bottiglie di plastica, si stima che nel nostro Paese si producano annualmente circa 8 miliardi di unità. Il dato è dovuto al largo consumo di acque minerali e bevande imbottigliate in confezioni realizzate in PET.

Per renderci conto di quanto questo business sia inquinante, basti pensare che per realizzare un chilo di plastica per il confezionamento delle bottiglie, servono circa due chili petrolio.

L’Italia sembrerebbe comunque un paese virtuoso, poichè circa l’80% dei rifiuti prodotti viene differenziato. Purtroppo soltanto il 43% di questi viene riciclato.

L’immissione sul mercato di imballaggi e bottiglie di plastica è in costante aumento. Fortunatamente sono sempre di più gli impianti per la raccolta e il riciclo.

 

Il riciclo delle bottiglie in Italia

 

Come riciclare le bottiglie e smaltirle correttamente

Giornalmente in quasi tutte le case si consuma acqua minerale confezionata in bottiglia, ma la plastica da differenziare viene smaltita nel modo giusto?

Ecco come riciclare correttamente le bottiglie di plastica:

  • Seguire le indicazioni del proprio comune;
  • Sciacquare accuratamente le bottiglie;
  • Non togliere il tappo;
  • Schiacciare le bottiglie per il lungo e non dall’alto.

Per prima cosa ci si deve accertare delle linee guida del proprio comune. I regolamenti possono differire, in base alle disposizioni in merito ai metodi di raccolta e riciclo adottati dalle amministrazioni.

Non è obbligatorio ma la bottiglia prima di essere gettata andrebbe sciacquata, soprattutto nel caso di bevande differenti dall’acqua.

Il tappo, nonostante sia realizzato con una plastica differente da quello della bottiglia, può essere lasciato e avvitato alle bottiglie. Un sistema meccanico separerà i due componenti, all’interno dello stabilimento di smaltimento, convogliandoli nel flusso di smaltimento corretto.

Il tappo agevola inoltre l’accartocciamento e il piegamento della bottiglia, con una notevole riduzione di spazio.

È importante non schiacciare la bottiglia dall’alto, ma schiacciarla per il lungo.

In questo modo verranno agevolate le operazioni di smaltimento e sarà più probabile che il riciclo avvenga in maniera corretta.

Infine non tutti sanno che le bottiglie andrebbero differenziate separatamente dal resto della plastica. Faciliterà le operazioni di riciclo, una volta che le bottiglie saranno portate ai centri di raccolta e smistamento.

Come smaltire e riciclare le bottiglie

Una seconda vita con il riciclo delle bottiglie di plastica

Le bottiglie una volta portate ai centri di raccolta vengono triturate e ridotte in fiocchi, successivamente vengono fuse e trasformate in pellet.

Il pellet, dopo essere stato confezionato, viene spedito alle aziende che si occupano di trasformarlo in nuovi oggetti.

Il famoso PET di cui sono fatte le bottiglie, è riciclabile e riutilizzabile, per questo il riciclo delle bottiglie di plastica è fondamentale. Nell’ottica di un continuo riuso di un materiale, diversamente smaltito esso andrebbe a inquinare pesantemente l’ambiente.

I campi di utilizzo delle bottiglie riciclate sono tantissimi, dall’edilizia all’industria tessile, dall’arredo di design ai contenitori per la cucina.

Tantissime inoltre sono le idee che si possono trovare in rete per un riciclo creativo delle bottiglie di plastica.

Guadagnare dal riciclo della plastica

Per incentivare a riciclare le bottiglie di plastica molte realtà sia private, sia pubbliche, hanno messo a disposizione dei cittadini virtuosi piccoli compensi in denaro e bonus spesa, in cambio di bottiglie di plastica vuote.

Per poter usufruire di questi incentivi basta recarsi presso quelle strutture, riciclerie, spazi o silos allestiti all’interno di grandi supermercati o centri creati appositamente per lo scopo. Sarà sufficiente depositare le bottiglie negli appositi raccoglitori; in base alla quantità portata verrà corrisposto il relativo compenso.

 

Una seconda vita con il riciclo

 

Cambiare è possibile

Numerose sono le accortezze che si possono adottare per migliorare la qualità della vita e dell’ambiente che ci circonda. Sono piccoli gesti  che pian piano possono fare la differenza.

Spesso ci chiediamo come ridurre l’inquinamento, piccole azioni da compiere nel nostro quotidiano possono contribuire a rendere il mondo un posto più vivibile.

Le risposte sono tante e di facile applicazione:

  • Ridurre l’acquisto e il consumo di bottiglie di plastica;
  • Differenziare nel modo corretto;
  • Riciclare il più possibile;
  • Sostituire le bottiglie d’acqua minerale con l’istallazione di un depuratore;
  • Sensibilizzare chi ci sta vicino sulle tematiche ambientali e sulle potenzialità del riciclo.

Iniziamo fin da subito a mettere in atto questi gesti concreti!

L'inquinamento del Mare Mediterraneo

L’inquinamento del Mare Mediterraneo: un conto alla rovescia che parte da oggi

Secondo il WWF, ogni anno finiscono tra le acque del Mar Mediterraneo 570 mila tonnellate di plastica, come se ogni minuto gettassimo al suo interno 33800 bottigliette di plastica.
Le cause dell’inquinamento sono molteplici, ma non cambiano il fatto che l’inquinamento del Mar Mediterraneo è un problema reale, troppo spesso sottovalutato. Se non verrà risolto in fretta, porterà a conseguenze potenzialmente disastrose.

Inquinamento del Mar Mediterraneo: sai davvero cosa lo causa?

L’inquinamento del Mar Mediterraneo è un gravissimo problema che affligge i nostri giorni, così come quello di altri mari nostri, come il Mar Tirreno.

Ma siamo sicuri di essere davvero consapevoli della gravità del problema?
Innanzitutto, è fondamentale dividere la tipologia di plastica che finisce all’interno del Mare Nostrum.

I detriti di plastica si dividono in:

  • Macroplastiche;
  • Microplastiche.

La macroplastica è l’insieme di tutti gli oggetti piuttosto grossi che vengono ritrovati tra le acque marine. Sono macroplastiche le bottigliette di plastica, gli imballaggi in plastica ecc.
Le microplastiche, invece, sono più subdole perché invisibili ad occhio nudo.

Il diametro delle particelle di microplastica è solitamente al di sotto dei 5 millimetri, e possono essere composte da vari materiali: polietilene, polipropilene, vernici… davvero per tutti i gusti.

Cause inquinamento Mare Mediterraneo

Microplastiche come alimentazione: i suoi danni al nostro organismo.

In effetti proprio di gusti si parla, dato che ormai la plastica è diventata una delle sostanze giornalmente ingerite dalla fauna che il Mar Mediterraneo ospita.

Le microplastiche fanno ormai parte dell’alimentazione di tartarughe, mammiferi marini e pesci, i quali finiscono poi inevitabilmente sulle nostre tavole. Chi è che stiamo avvelenando alla fine dei conti?
La rivista Focus afferma che il Mar Mediterraneo “ha soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina: circa 247 miliardi di brandelli.”
Secondo il nuovo studio dell’Ismar Cnr – pubblicato su Scientific Reports – il mar Mediterraneo è “una zuppa di plastica”.

Secondo le loro ricerche:

  • Nel 1999 sono stati stimati circa 335000 frammenti di plastica per chilometro quadrato all’interno del vortice subtropicale dell’Oceano Pacifico settentrionale.
  • All’interno del Mar Mediterraneo ne sono stati stimati circa 1.25 milioni, 4 volte tanto.

Il problema dell’inquinamento del mare è divenuto sempre più serio con il passare del tempo, e adesso è giunto davvero il momento di fare qualcosa di utile.

Soprattutto a causa del comportamento assunto dalla nostra nazione rispetto a questo problema.

 

Microplastiche nell'acqua

L’Italia e l’inquinamento del Mar Mediterraneo: non stiamo facendo il nostro dovere

Come sta reagendo l’Italia davanti a questa grave calamità che sempre più si sta abbattendo sulle nostre vite e su quelle di numerose specie marine?
L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo per il consumo di acqua in bottiglia.

Il Bel Paese getta in mare 12600 tonnellate di plastica ogni anno, un triste risultato che non fa altro che peggiorare le condizione del nostro mare.
L’inquinamento del mare causa numerosi problemi anche su un versante economico tanto caro al nostro Paese: il turismo.
Le correnti del nostro mare – un mare chiuso – riportano inevitabilmente tutto ciò che viene gettato al suo interno al mittente: tantissimi rifiuti in plastica vengono spesso ritrovati sulle nostre coste, causando gravi danni al settore turistico e all’immagine stessa dell’Italia.

I danni alla flora e alla fauna: le specie a rischio

Secondo il WWF, entro il 2050 il Mar Mediterraneo sarà occupato da una quantità di plastica maggiore rispetto alla quantità di pesci.

Altissima la quantità di plastica che infesta il nostro mare, che inquina le nostre acque, che soffoca tutte le specie marine che lo abitano.

Numerosissime le specie animali che rischiano la morte, tantissimi gli animali che giornalmente vengono uccisi dall’ingerimento di plastica scambiata per cibo, tra i quali particolarmente a rischio le tartarughe marine.
Il WWF e altre associazioni devote alla difesa delle specie animali e dell’ambiente lottano ogni giorno per salvare il maggior numero di vite animali possibili, ma tutto questo non è sufficiente: è necessario un concreto cambio di rotta da parte nostra e dei nostri governi.

Mare Mediterraneo inquinato cosa fare

 

Cosa possiamo fare? L’inquinamento del Mar Mediterraneo può essere fermato!

Per quanto questo quadro d’insieme possa essere triste e desolato, una soluzione è possibile: come possiamo ridurre l’inquinamento?
Vi sono due operazioni semplicissime, che ogni cittadino può eseguire:

  • Riciclare la plastica;
  • Trovare soluzioni alternative e sostenibili all’utilizzo della plastica.

Riciclare ogni rifiuto possibile è ormai un dovere, partendo proprio dalla plastica.
Riutilizzare vecchi oggetti o imballaggi ormai inutili – come le bottigliette di plastica – è davvero un’azione che può portare a un grande cambiamento, dato che permetterà alla plastica di tornare utile e di avere una seconda vita, senza essere quindi gettata in mare.

É importante abituarsi a riciclare fin da piccoli, così da assicurare un futuro più roseo al nostro mare.
Istallare un purificatore domestico all’interno delle nostre abitazioni, così da avere acqua purissima per bere e cucinare direttamente dal nostro rubinetto. Una scelta che, se fatta da molti cittadini e da molti comuni, potrà incentivare il nostro paese a ridurre la quantità di plastica prodotta, forse per sempre.
Ognuno di noi può fare la sua parte per salvaguardare il nostro mare e il nostro territorio, comincia ora!

Fonti:

https://www.nature.com/articles/srep37551

 

le proprietù dell'acqua e tutte le sue caratteristiche

Proprietà dell’acqua, un elemento indispensabile

Di tutte le sostanze presenti in natura, contraddistinte da proprietà straordinarie, l’acqua è di sicuro quella più ordinaria.

Le proprietà dell’acqua sono davvero molteplici, in quanto le sue specifiche caratteristiche di natura chimico-fisico danno luogo a tutta una serie di fenomeni fuori dal comune, riscontrabili quotidianamente, come ad esempio la notevole tensione superficiale, l’ebollizione ad alte temperature, il potere solvente, la capillarità, l’isolamento elettrico e l’elevato calore specifico.

A cosa serve l’acqua? Scopo dell’acqua e le sue proprietà

In relazione al tema a cosa serve l’acqua, ci limitiamo a sottolineare la sua indispensabilità per l’organismo. Basti pensare che senza cibo è possibile sopravvivere per un arco di tempo pari a diverse settimane per via delle riserve corporee.

Lo stesso non si può dire per l’acqua. Viverne senza non si può.

Le proprietà dell’acqua potabile sono innumerevoli: in primo luogo, può essere bevuta senza causare danni all’organismo.

In relazione ai criteri di riconoscimento, si è registrato un cambiamento rispetto ad anni addietro. Prima, l’acqua potabile doveva essere pura, limpida, incolore, inodore ed insapore. La si riconosceva attraverso i sensi e ci si affidava alla filtrazione ed alla decantazione.

Oggi le cose sono cambiate, visto che il concetto di “purezza” è stato sostituito con quello di “innocuità per la salute”. L’acqua potabile, di fatto, deve essere pulita, salubre, priva di microrganismi e di sostanze nocive per la salute.

a cosa serve l'acqua scopo dell'acqua

Le componenti principali dell’acqua e le sue caratteristiche specifiche

Bicarbonati, fluoruri, sodio, solfato, potassio e cloruri sono le componenti principali dell’acqua. Dopo aver elencato le componenti dell’acqua, passiamo alle sue proprietà:

  • Capillarità dell’acqua
  • Calore specifico dell’acqua
  • Potere solvente dell’acqua
  • Incremento del volume di congelamento dell’acqua
  • Tensione superficiale dell’acqua
  • Isolamento elettrico

La capillarità dell’acqua è strettamente connessa all’effetto abbinato delle forze di coesione e di adesione che ne consentono la risalita delle pareti di un recipiente.

É proprio il fenomeno della capillarità che consente all’acqua di essere facilmente assorbita da una spugna o di raggiungere la cima degli alberi.

L’elevato calore specifico dell’acqua fa sì che risulti necessario un notevole quantitativo di energia, al fine di innalzarne la temperatura: 4,184 J/g °C. Di certo, un quantitativo maggiore, se rapportato a quello che altre sostanze richiedono.

Il potere solvente dell’acqua non è altro che la sua capacita di sciogliere un’altra sostanza. Il risultato è noto come “soluzione”. L’acqua si conferma uno dei migliori solventi in natura, perché in grado di rompere i legami che uniscono le molecole di numerose sostanze.

Basti pensare al sale da cucina che viene sciolto in pochi secondi in acqua. Il processo del suo scioglimento rapido è dovuto al fatto che le molecole polari dell’acqua vanno ad attrarre gli ioni di carica opposta e spezzano il legame ionico del cristallo. Più o meno lo stesso avviene con lo zucchero in acqua.

Un processo simile a questo appena indicato è quello della mineralizzazione che diventa effettivo nel momento in cui l’acqua, passando fra le rocce, si arricchisce di sali minerali.

L’aumento del volume di congelamento della massa liquida invece è la causa primaria della rottura delle tubature d’acqua nel momento in cui la temperatura diventa negativa.

Lo stesso fenomeno si registra, ad esempio, mettendo una bottiglia d’acqua nel freezer.

le componenti dell'acqua

Congelamento e tensione superficiale dell’acqua

Lo stato liquido dell’acqua verte sull’azione di due forze opposte: da una parte, vi sono i legami ad idrogeno che organizzano il reticolo di tetraedri; dall’altra, vi è il movimento caotico delle molecole che ne contrasta la formazione. Risultato finale è che a fronte del congelamento dell’acqua, si formano questi tetraedri. Di fatto, la configurazione presenta densità inferiore.

Ecco spiegato il motivo principale del galleggiamento del ghiaccio.

Infine la tensione superficiale dell’acqua è elevata principalmente per via della coesione che si viene a formare fra le molecole che risultano unite per via dei legami di idrogeno.

Questo fenomeno fa sì che alcuni insetti, non avendo una mole così considerevole da spezzare i legami tra le molecole, riescano a camminare sulla superficie dell’acqua.

Anche il galleggiamento di un corpo si spiega con questa proprietà. Lo stesso dicasi per la forma sferica delle gocce d’acqua o ancora per il riempimento di un bicchiere di un paio di millilitri oltre il bordo, senza che si verifichino traboccamenti.

Di isolanti elettrici come l’acqua, ce ne sono davvero pochi in natura. Ciò vuol dire che è un pessimo conduttore di elettricità. Se però presenta tracce di sali disciolti, proprietà che vengono fuori con il suo potere solvente, allora l’acqua può essere considerata tutto sommato un valido conduttore di elettricità.

acqua e la sua importanza

L’acqua, un liquido fuori dall’ordinario!

Sostanzialmente, sono queste le principali proprietà dell’acqua. Un liquido decisamente fuori dall’ordinario che, tra le altre cose, potrebbe essere contraddistinto da svariate caratteristiche, al momento non ancora dimostrate in termini scientifici, in quanto oggetto di studio.

Tanto per dirne una, l’importanza dell’acqua potrebbe palesarsi anche in rapporto alla concentrazione, al riposo, alla produttività e al benessere psico-fisico. A detta dei ricercatori statunitensi del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, i suoni naturali dell’acqua avrebbero una certa incidenza su quanto appena sottolineato.

l'inquinamento del mare da plastica

Inquinamento del mare, è emergenza in tutto il mondo

L’inquinamento del mare, o marine litter, è una delle emergenze più urgenti da affrontare.

Nell’ultimo secolo il mare è diventato un’immensa discarica nella quale finisce ogni sorta di rifiuto, dagli scarichi industriali alle bottiglie di plastica, fino alle sostanze nocive utilizzate in agricoltura.

Il tutto aggravato dai riversamenti di petrolio in prossimità delle piattaforme petrolifere responsabili delle morie di pesci e dell’avvelenamento degli uccelli.

Nonostante le proporzioni del fenomeno, ciascuno di noi può fare la sua parte per tutelare la salute del mare. Quali iniziative possiamo mettere in atto per arginare il problema?

Tutti i tipi di inquinamento del mare

Tappi, bottiglie di plastica, sacchetti, calcinacci, copertoni, mozziconi di sigarette: se non vengono smaltiti correttamente finiscono in mare sospinti dal vento, trascinati dai fiumi o prodotti direttamente dalle navi.

Anche se vi sono vari tipi di inquinamento del mare, nella quasi totalità dei casi è dovuto alla plastica, un materiale che si degrada completamente solo in centinaia di anni e che rappresenta una vera e propria minaccia per l’ecosistema marino.

Essendo un mare semichiuso, il mar Mediterraneo è particolarmente colpito da questo problema.

Secondo un’indagine condotta da Legambiente sulla situazione mare Tirreno, il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati è costituito da plastica.

Ogni anno si fa sempre più lunga la lista di balene, tartarughe o uccelli marini che muoiono per soffocamento o per blocco gastrointestinale a causa dell’ingestione di oggetti di plastica, oppure che vi rimangono intrappolati.

Lo scorso marzo, ad esempio, nel ventre di una femmina gravida di capodoglio trovata morta in Sardegna sono stati rinvenuti addirittura 22 kg di plastica.

Quando la plastica si frammenta, il pericolo si fa più insidioso e finisce per interessare anche la nostra salute, visto che tra i pesci che ingoiano le microplastiche ci sono anche quelli che finiscono nei nostri piatti.

Milioni di tonnellate di plastica riversate nel mare

Milioni di tonnellate di plastica finiscono nel mare

Secondo le stime, finirebbero in mare ben 8 milioni di tonnellate di plastica all’anno. È come se ogni minuto che passa venisse riversato in mare l’equivalente di un camion di plastica.

Ondate di detriti di plastica che si riversano in piccola parte sulle spiagge (15%), mentre il resto galleggia o giace sui fondali.

Esiste addirittura un’area del Pacifico, grande tre volte la Francia, che è stata ribattezzata Great Pacific Garbage Patch, o semplicemente isola di plastica, per l’enorme agglomerato di rifiuti che la intasa.

Gli effetti dell’inquinamento plastica sono spiagge ingombre di detriti, la fauna marina che diminuisce paurosamente e la comparsa di sostanze nocive nelle carni dei pesci.

Un altro killer dei nostri mari è rappresentato dalle attrezzature da pesca abbandonate, perse o dismesse, in particolare le reti, nelle quali rimangono intrappolate balene, delfini e altri animali marini che alla fine muoiono a causa della fame e delle lacerazioni.

L'inquinamento del mare dovuto alla plastica

Un serbatoio di sostanze tossiche che inquinano i mari

Il mare è un serbatoio nel quale confluiscono varie sostanze tossiche. Ce n’è per tutti i gusti: scorie e rifiuti delle lavorazioni industriali, metalli pesanti, concimi e pesticidi chimici scaricati nei fiumi che, come si sa, finiscono nel mare, che diventa così l’ultima pattumiera per i rifiuti di ogni genere.

Non essendo biodegradabili, queste sostanze entrano a far parte del ciclo vitale di numerosi organismi marini, dal fitoplancton fino ai grossi predatori, diventando un ingrediente comune di tutta la catena alimentare.

Anche i mozziconi dispersi nell’ambiente finiscono per inquinare gli oceani. Nei filtri delle sigarette sono infatti presenti dei composti chimici micidiali per la fauna marina.

Gli scarichi accidentali di petrolio sono un’altra delle maggiori cause dell’inquinamento dei mari. I riversamenti di petrolio avvengono durante il trasporto, nel corso delle trivellazioni e anche durante le operazioni di lavaggio delle cisterne.

L’esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico è ricordato come il più grave disastro ambientale della storia statunitense.

Dall’ecosistema marino, alla salute della popolazione, fino all’economia ittica e turistica: i danni arrecati dalla cosiddetta marea nera sono stati enormi.

le sostanze tossiche e la plastica che inquinano i nostri mari

Come salvaguardare la salute dei mari

Secondo un rapporto della Ellen MacArthur Foundation, dal 1964 ad oggi la produzione di plastica è aumentata di 20 volte e, se si andrà avanti di questo passo, entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci.

La situazione è a dir poco preoccupante, ma cambiare rotta è possibile. Per salvare il mare dalla plastica è necessario sensibilizzare il pubblico su un tema le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Il divieto di portare in spiaggia oggetti in plastica è già un buon passo avanti, ma non è abbastanza.

Le principali azioni da mettere in atto per arginare il problema dei mari soffocati dai rifiuti sono:

  • ridurre la produzione di plastica;
  • vietare l’uso di microplastiche nei detergenti e nei cosmetici;
  • organizzare la pulizia delle spiagge;
  • effettuare correttamente la raccolta differenziata;
  • evitare la plastica monouso;
  • raggiungere il 70% della plastica riciclata.

Possiamo inoltre scegliere di installare un purificatore d’acqua domestico nelle nostre case,  così da eliminare il consumo delle bottiglie di plastica, che costituiscono una delle principali fonti di inquinamento del mare.

Fonti:

https://www.corriere.it/ambiente/16_gennaio_20/plastica-oceano-peso-maggiore-pesci-2c73cafa-bf71-11e5-953f-faa14dcd94bb.shtml
https://www.repubblica.it/ambiente/2019/05/20/news/dossier_legambiente_sulle_spiagge_trovati_968_rifiuti_ogni_100_metri-226732473/

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2019/03/31/costa-trovato-un-capodoglio-morto-un-feto-e-22-kg-di-plastica-nel-ventre-_365fe82a-3256-4bdc-a969-dc126c59ef64.html

Chorus Volley Academy Bergamo

Chorus Volley Bergamo Academy, eliminare la plastica facendo sport

Lunedì 20 maggio presso il Pala Agnelli di Bergamo, è stata presentata ad un folto pubblico la nuova associazione sportiva Chorus Volley Academy, che comprenderà otto società sportive bergamasche.
Lo scopo di tale iniziativa è quello di valorizzare i talenti degli sportivi del territorio, incentivando la diffusione del volley nel settore giovanile, mediante il supporto tecnico e psicologico di uno staff competente e professionale.

L’associazione sportiva ha deciso di collaborare con Liberi Dalla Plastica Aps, per lanciare un messaggio nel mondo dello sport sull’importanza di uno stile di vita sostenibile e responsabile nei confronti dell’ambiente, che tenga conto della salute e del benessere degli atleti anche fuori dal campo.

Luogo

  • Pala Agnelli Bergamo

Quando

  • 20 maggio 2019

Chorus Volley Academy, una realtà sensibile all’ambiente

Otto società sportive di Bergamo hanno deciso di unire le proprie forze e gli ideali condivisi per realizzare li progetto di Chorus Volley Academy, che prevede la partecipazione non soltanto delle pallavoliste, ma anche di famiglie e società sportive, allo scopo di contrastare la pericolosa disgregazione delle tante realtà sportive sparse nel territorio.

I comuni obiettivi delle società facenti capo al progetto Chorus Volley Academy, presentati lunedì 20 Maggio presso Bergamo, si ispirano a quei valori sportivi, etici e comportamentali che caratterizzano gli ideali dello sport, una disciplina non soltanto agonistica, ma anche educativa e sociale.

Proprio per questo motivo è nata la collaborazione con l’associazione Liberi dalla Plastica APS, il cui scopo è quello di tutelare la salute e il benessere delle persone e dell’ambiente eliminando il più possibile la plastica nelle case e nelle città italiane.
L’Italia infatti è il primo produttore in Europa ed il secondo a livello mondiale di bottiglie di plastica.

Liberi dalla Plastica APS, per contribuire a responsabilizzare gli atleti e le loro famiglie, consegnerà a tutti i tesserati dell’associazione che ne faranno richiesta un purificatore d’acqua gratuito.

Questo piccolo e pratico dispositivo consentirà loro di avere un’acqua migliore per bere e cucinare, libera dalle bottiglie di plastica.

In questo modo Chorus Volley Bergamo darà alla sua iniziativa anche un importante valore etico e sociale, sensibilizzando in merito ad un problema attuale: quello dell’inquinamento da plastica.

 

Liberi Dalla Plastica Chorus Volley Bergamo

 

Gli obbiettivi comuni: Chorus Volley Academy e Liberi Dalla Plastica

Il principale obiettivo di Chorus Volley Academy è quello di valorizzare e diffondere i valori della pallavolo, che, essendo un’attività di squadra, deve supportare gli ideali che stanno alla base della condivisione e della lealtà tipiche delle discipline sportive di gruppo.

Tale sfida lanciata dal volley femminile orobico si propone lo scopo di riunire in un’unica realtà le numerose società sportive esistenti sul territorio e che spesso non riescono ad interagire tra di loro in maniera proficua.

Con il coinvolgimento di ventisei società e la partecipazione di 1980 pallavoliste, Chorus Volley Academy di Bergamo si è subito presentata come un’iniziativa ad ampio raggio che, partendo da una realtà cittadina, si propone di accogliere un sempre maggiore numero di atleti.

Per raggiungere tali obiettivi, Chorus Volley Bergamo è intenzionata a coinvolgere non soltanto l’ambiente sportivo, ma anche quello famigliare, scolastico ed imprenditoriale, allo scopo di ampliare progressivamente i propri orizzonti e la propria visibilità sul territorio.

In quest’ottica è nato il sodalizio con l’associazione Liberi Dalla Plastica Aps, attiva sul territorio italiano con il suo progetto di sensibilizzazione e tutela dell’ambiente.

 

Chorus Volley Bergamo sport e ambiente

 

Chorus Volley Academy: crescita degli atleti nel rispetto dell’ambiente

Lo scopo dell’associazione sportiva Chorus Volley Academy sarà quello di potenziare lo sviluppo personale delle atlete che, al di là degli obiettivi strettamente legati allo sport, devono maturare e migliorare la loro coscienza civile, nell’ottica di una crescita umana a 360 gradi.

L’idea di Chorus Volley è nata dalla constatazione che le realtà sportive a Bergamo costituiscono un mondo a sé stante, per nulla inserito nel contesto nazionale.

Contando  sulla competenza di ottimi allenatori, su una migliore logistica degli spazi e su una maggiore partecipazione condivisa, Chorus Volley Academy  vuole consentire ad ogni singolo atleta di dare il meglio di sé, esprimendo al massimo le proprie potenzialità, in un ambiente sereno e non troppo competitivo.

Inserito in un contesto ad ampio raggio, che interessa non soltanto lo sport, ma soprattutto lo stile di vita delle nuove leve, Chorus Volley ha potuto contare sulla collaborazione con Liberi dalla Plastica APS, un’associazione sensibile ai problemi ambientali e coinvolta nella valorizzazione degli ideali dello sport e della crescita umana sul territorio.

L’associazione Liberi dalla Plastica APS ha come obbiettivo quello di contribuire a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica, responsabilizzando i cittadini e offrendo gratuitamente un purificatore omaggio per bere un’acqua migliore e libera dalla plastica.
In questo modo è auspicabile che un sempre maggiore numero di famiglie non faccia più uso di bottiglie di plastica, estremamente dannose per la salute ambientale.

Diffondendo questa iniziativa il più possibile sul territorio potremo, come ha fatto Chorus Volley Bergamo, contribuire attivamente al benessere delle nostre città e del nostro ambiente.

Parlano di Liberi Dalla Plastica Aps e Chorus Volley Academy:

  • Claudio Bottagisi
    https://www.claudiobottagisi.com/2019/06/chorus-volley-bergamo-academy-liberi.html#more
  • Meteoweb
    http://www.meteoweb.eu/2019/06/liberi-plastica-nasce-partnership-lombarda-unisce-ecologia-sport/1275472/
  • Zazoom
    https://www.zazoom.it/2019-06-18/liberi-dalla-plastica-nasce-la-partnership-lombarda-che-unisce-ecologia-e-sport/5608804/
  • Brianzapiù
    https://www.brianzapiu.it/purificatori-dacqua-e-bottiglie-ecologiche-alle-atlete-chorus-volley-bergamo-academy-e-liberi-dalla-plastica-aps-uniti-per-lambiente/
  • Greenplanner
    https://www.greenplanner.it/2019/06/24/sport-ambiente-iniziative/
  • Cogede Consulting
    https://www.cogedeconsulting.com/news/Per_un_mondo_piu_Ecosostenibile#
  • Bergamo e Sport
    https://www.bergamoesport.it/chorus-volley-bergamo-academy-libera-dalla-plastica/
  • Bergamo News
    https://www.bergamonews.it/2019/06/25/chorus-volley-bergamo-academy-le-migliori-atlete-dicono-no-alla-plastica/312130/
  • Libero 24×7
    http://247.libero.it/rfocus/38994542/0/chorus-volley-bergamo-academy-le-migliori-atlete-dicono-no-alla-plastica/
  • Virgilio
    https://www.virgilio.it/italia/polpenazze-del-garda/notizielocali/chorus_volley_bergamo_academy_le_migliori_atlete_dicono_no_alla_plastica-59210721.html
  • Milano 24h
    https://milano-24h.com/chorus-volley-bergamo-academy-le-migliori-atlete-dicono-no-alla-plastica/
la raccolta differenziata della plastica

La raccolta differenziata della plastica

La raccolta differenziata della plastica è un tema ambientale tornato al centro dell’attenzione anche grazie alle normative intervenute al fine di ridurre il suo consumo.

L’attenzione alle necessità dell’ambiente non è più soltanto una realtà opzionale per la società moderna.

Tutti i Paesi del mondo si stanno sensibilizzando per tutelare l’unico pianeta che ci appartiene: la terra.

Per salvaguardare il benessere del nostro mondo e trovare soluzioni su come ridurre l’inquinamento e tutelare l’ecosistema, non solo appaiono necessarie normative specifiche, ma soprattutto un impegno di ogni singolo soggetto ad essere parte attiva nella raccolta differenziata.

Cosa vuol dire la raccolta differenziata plastica?

Il termine raccolta differenziata è ormai utilizzato da tutti nel linguaggio comune, ma spesso ci si dimentica che non è un’idea recente.

Nel 1975 la CEE introduceva una direttiva, la 75/442 la quale cercava di sensibilizzare i singoli membri alla tutela dell’ambiente e ai problemi riguardanti l’aspetto ecologico.

Nasce quindi la prima forma di raccolta differenziata che poi sarà adottata in maniera obbligatoria dai singoli paesi membri dell’Unione Europea.

Il termine sta a indicare il principio secondo il quale le diverse tipologie di rifiuti devono essere separati, in specifici contenitori, in modo da poter essere eliminati in maniera adatta negli appositi stabilimenti.

Per determinate categorie come per esempio, il vetro, l’alluminio e la plastica la divisione della raccolta differenziata è fondamentale per permettere il riciclo e quindi il riutilizzo del medesimo prodotto.

 

Cosa vuol dire raccolta differenziata plastica

La produzione di plastica in Italia e la raccolta differenziata

La plastica è un derivato del petrolio ed è presente nel 90% dei prodotti che sono parte integrante della vita quotidiana.

Bottiglie, tappi, bicchieri, stoviglie, detersivi, sacchetti, contenitori, vaschette sono solo alcuni degli esempi.

È costituita da polimeri che hanno caratteristiche differenti, ma che permettono a ogni prodotto di essere resistente e leggero e soprattutto molto funzionale.

Il nostro paese è il primo in Europa per il consumo di plastica e il secondo al mondo.

Sono delle stime non troppo lusinghiere dato che tutta questa plastica produce un effetto ambientale sull’ecosistema rilevante.

Basta considerare che ogni italiano produce più di 35 kg di plastica ogni anno, per un utilizzo di petrolio pari a 12.000 tonnellate, per questo è così importante che si faccia accuratamente la raccolta differenziata della plastica.

La produzione di plastica e la raccolta differenziata

L’importanza della differenziata

Ridurre il consumo di plastica, facendo anche accuratamente la raccolta differenziata è la campagna di sensibilizzazione di cui si fanno portavoce le associazioni ambientali, e sempre un maggior numero di Stati.

In Italia la raccolta differenziata non è obbligatoria in tutti i comuni, dato che è stata lasciata libertà di decisione da parte di ogni regione e provincia.

Ma il numero di cittadini che decide di utilizzarla e in aumento. Ma quali sono i vantaggi? Di seguito ne elenchiamo alcuni:

  • ambiente: come derivato del petrolio la plastica è un prodotto non naturale e per questo la sua degradazione in natura avviene in tempi molto lunghi.
  • economico: il consumo di plastica prevede una spesa sia per le famiglie che per le industrie.
  • riciclo: effettuare la raccolta differenziata permette di recuperare la plastica e di poterla indirizzare verso gli stabilimenti adatti allo stoccaggio e all’eventuale riciclaggio del materiale.
  • energetico: la raccolta differenziata della plastica può essere determinante nella riduzione dei consumi energetici del nostro paese.

La presenza di plastica nei nostri oceani sta aumentando in maniera esponenziale, con il rischio su alcune specie marine come per esempio le tartarughe o le balene, e danni all’ecosistema.

Ogni giorno si comprano prodotti come l’acqua in bottiglia e detersivi che potrebbero essere ridotti in maniera drastica con in proporzione la diminuzione della sua produzione.

Facendo correttamente la raccolta differenziata non si dovrà produrre nuova plastica ma si utilizzerà quella già esistente, oltre a smaltire il danno ambientale dei rifiuti nell’ambiente.

Infine per quanto riguarda la riduzione dei consumi di energia basta pensare che 1000 tonnellate di plastica corrispondono a 3.500 di petrolio.

Questi potrebbero essere utilizzati al fine di mettere in funzione altri strumenti,  per portare energia alle nostre case.

L'importanza di differenziare la plastica con la raccolta differenziata

Come fare la raccolta differenziata plastica

La raccolta differenziata in Italia avviene nel pieno rispetto delle normative della Comunità Europea.

Ogni elemento previsto per essere differenziato è identificato da un colore.

Si avrà il verde per il vetro, il blu per il cartone e la carta, il giallo per la plastica, il marrone per i rifiuti organici il turchese per l’alluminio e i metalli, e il grigio per tutto ciò che non è riciclabile.

In questo modo è molto semplice per un cittadino distinguere i diversi cassonetti. Anche i simboli per la raccolta differenziata sono importanti, per non sbagliarsi.

Quello della plastica è un triangolo composto da tre frecce che si intersecano fra di loro. Quasi sempre è di colore bianco o nero. Sui prodotti di plastica che può essere riciclata è presente sul retro della confezione e spesso affiancato dal “Ciclo di Mobius” che sta ad indicare come deve essere smaltita la confezione.

Ma come fare la raccolta differenziata nelle nostre città? Sarà possibile sia quella porta a porta che invece per strada. Nel primo caso ogni famiglia dispone di un certo numero di contenitori nel quale riporre i rifiuti. Quindi si avrà un contenitore per ogni tipologia. Oppure sarà possibile utilizzare i cassonetti in mezzo alla strada. Oltre a quelli che fino ad adesso abbiamo sempre utilizzato per l’indifferenziata vi è la campana gialla con il simbolo della plastica.

Fonti:

https://formiche.net/2018/07/differenziata-report-statistiche/
https://www.istat.it/it/archivio/raccolta+differenziata
https://www.istat.it/it/files/2018/07/Raccolta-differenziata-e-politiche-delle-citt%C3%A0.pdf

Il riciclo della plastica

Il riciclo della plastica, un’abitudine molto importante

Il riciclo della plastica è una questione di massima priorità che trova voce in notiziari, talk-show e numerosi canali mediatici ma ancora fatica ad essere applicata a livello pratico.
Oggigiorno, riciclare e differenziare materiale plastico non è più solo una scelta corretta ma un atto di civiltà nei confronti dell’ambiente in cui viviamo, sia che si tratti di paesaggio urbano o naturale e nei confronti delle future generazioni.

Il riciclo della plastica: gli effetti della plastica

Il riciclo della plastica non è cosa semplice.

Basta guardarsi attorno per rendersi conto di quanto questo materiale sia parte integrante del nostro quotidiano: utensili da cucina, cover per telefoni, tessuti e borse, rivestimenti…

La lista non trova fine e un così vasto assortimento ne rende difficoltoso il riciclo, visto che le sue proprietà cambiano da oggetto a oggetto.
La pericolosità sta nella composizione che include sostanze come gli ftalati, derivati del petrolio impiegati come agenti plastificanti o addensanti.

Di seguito sono riportati alcuni tipi di plastica tra i più comuni, citati secondo la comune nomenclatura.

  • PET o Polietilene Tereftalato: resina termoplastica per la conservazione di cibi, utilizzata per la produzione di bottiglie, contenitori, imballaggi e etichette, se ne sconsiglia il riutilizzo a lungo andare poiché il suo deterioramento rilascia particelle che si diffondono negli alimenti.
  • PE-HD o Polietilene ad alta densità: diffuso nella produzione di giocattoli, flaconi per detersivi e alimenti e tappi, soggetto anch’esso al rilascio di sostanze chimiche.
  • PVC o Cloruro di Polivinile: rigido o flessibile e trasparente, presente in imballaggi, pavimenti in vinile, serramenti e tubi per l’edilizia, è veicolo degli ftalati più pericolosi e tossici.
  • PE-LD o Polietilene a bassa densità: considerato a basso rischio perché composto da carbonio e idrogeno, più duttile del PE-HD, usata per imballaggi, cartoni alimentari (latte e succhi), sacchi per la spazzatura, borse e buste per la spesa.
  • PP o Polipropilene: considerata una plastica sicura e priva di ftalati, è molto duttile e può essere plasmata a piacere e per questo è usata per la produzione di oggetti come casalinghi e giocattoli.
  • PS o Polistirolo: pericoloso per via dello stirene che migra dai contenitori agli alimenti, è usato per la produzione di imballaggi industriali e alimentari, stoviglie, materiale edilizio isolante e fonoassorbente.

Tipi di plastica riciclo della plastica

Il riciclo della plastica: l’inquinamento marino

Nonostante la raccolta differenziata della plastica, l’inciviltà umana non conosce limiti e ogni giorno aumenta il quantitativo di materiale riversato nei mari.

Il danno non affligge solo l’estetica ma anche la purezza dell’acqua e dell’ecosistema ad essa legato: il problema principale deriva dalla formazione di microplastiche, particelle di forma e volume variabili da dimensioni impercettibili ad occhio umano fino a diversi centimetri, che fluttuano nell’acqua e vengono assorbite da flora e fauna attraverso il processo di ”biomagnificazione”.
Secondo un resoconto del WWF, il 95% dei rifiuti presenti nel Mediterraneo è composto da materiale plastico. Per questo è così fondamentale provvedere al riciclo della plastica.

Riciclo della plastica, l'inquinamento marino

Il riciclo della plastica: la questione italiana

In Italia la normativa riguardo l’obbligo al riciclo della plastica e alla raccolta differenziata è piuttosto complessa.

Le leggi, promulgate a livello regionale, sono mirate ad imporre alle amministrazioni comunali di contribuire entro una certa soglia al riciclo delle plastiche e dei rifiuti.

L’ Italia è uno dei paesi europei più attivi in fatto di riciclo di bottiglie di plastica ma ne è anche il primo produttore europeo.

Le statistiche riportate dal Corepla per l’anno 2017 riportano dati favorevoli che fanno sperare in un continuo adempimento dell’Italia nel riciclo della plastica.

Eppure, di tutto il materiale, solo il 40% circa viene effettivamente riciclato mentre gran parte viene convogliato in termovalorizzatori per produrre energia o disperso nelle discariche.

 

Raccolta differenziata della plastica, il riciclo della plastica

Il riciclo della plastica: come farla nel modo corretto

Non basta riciclare bottiglie: tutti gli scarti che riportano le sigle PE, PET e PVC, flaconi di detersivi, plastica in pellicola, borse in nylon, vaschette e polistirolo per alimenti sono riciclabili e da separare sia da ciò che non riporta le sigle PE, PET e PVC, sia da cibo e sostanze pericolose come vernici, olio, residui di farmaci oltre che dalla cosiddetta ”plastica rigida” (tubi, grucce per abiti, custodie di CD e cassette).

Sebbene si parli comunque di ”riciclaggio” anche nel caso in cui venga impiegata per la produzione di energia tramite combustione nei termovalorizzatori, questa soluzione di riciclo della plastica dovrebbe essere evitata viste le nocive emissioni di gas inquinanti che ne derivano.

Come riciclare la plastica nel modo corretto

Il riciclo della plastica: le alternative creative

Prima di gettarli nella spazzatura, è bene pensare se non possiamo provvedere al riciclo della plastica riutilizzando ancora gli oggetti di plastica:

  • vaschette e contenitori di numerosi prodotti alimentari possono continuare a servire per il loro scopo ancora per molto tempo;
  • esistono numerosi modi su come riciclare le bottiglie di plastica: basta tagliarle a metà per poter ricavare un portapenne dalla parte inferiore o un imbuto dal collo, vasi da appendere in giardino, impilarle per creare stand o sculture, unire il collo a vecchi CD per ottenere piccoli vasi o bicchieri;
  • oltre a riciclare le bottiglie di plastica, è possibile riutilizzare i tappi per decorazioni natalizie e gli erogatori spray dei detersivi per annaffiare piante da interno;
  • online inoltre esistono diversi tutorial che aiutano i neofiti a creare utili oggetti solo con materiali di riciclo.

Fonti:

WWF: https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm
Corepla: http://www.corepla.it/i-numeri-di-corepla-lanno-2017
Repubblica: https://www.repubblica.it/ambiente/2019/01/14/news/raccogliamo_sempre_piu_plastica_ma_il_40_non_viene_riciclato-216552217/

Come ridurre l'inquinamento del nostro ambiente

Come ridurre l’inquinamento, è ancora possibile salvare il pianeta

Come ridurre l’inquinamento? Quello della contaminazione dell’aria e del pianeta è diventato un monito non più trascurabile nel Ventunesimo secolo.

È un problema serio, che interessa l’intera totalità della popolazione della Terra.
Siamo tutti responsabili, chi più e chi meno, dell’inquinamento del pianeta, e le motivazioni che stanno dietro a tale questione vanno individuate nello sfruttamento di fonti energetiche non rinnovabili, nella mancanza di politiche ambientali adeguate e nella sovrapproduzione di materiali dannosi per l’ecosistema e per l’ambiente.

La plastica non fa eccezione.

Una premessa su come ridurre l’inquinamento

Lo riportano i documentari e gli scienziati, e lo ribadiscono in primis i capi di governo di ogni nazione: non è più possibile ignorare l’inquinamento.

Ma per quale motivo vi è grande allarmismo attorno alle tematiche in questione? Cosa ha portato le associazioni ambientali a manifestare il proprio disappunto in merito ai problemi ambientali?

Le problematiche relative allo stato di salute dell’ambiente sono nate nel momento in cui ci si è resi conto che l’iper sfruttamento delle risorse energetiche (combustibili fossili in primis) a fini industriali non ha prodotto altro che inquinamento generalizzato, con le maggiori concentrazioni di sostanze dannose per l’ambiente nelle aree più industrializzate del pianeta.

Da ciò sono insorte le prime reazioni da parte di addetti ai lavori quali scienziati e studiosi ambientali, i quali, soprattutto nel corso del ‘900, hanno avuto modo di valutare in maniera più attenta e approfondita la condizione della Terra, anche  grazie agli straordinari progressi della tecnologia compiuti nel secolo passato.

Studi che, di conseguenza, hanno portato ai primi dibattiti sulla salvaguardia del pianeta: come ridurre l’inquinamento? Come ricavare energia dalle fonti rinnovabili?

Come ridurre l'inquinamento nelle città

Come ridurre l’inquinamento e diminuire la produzione delle bottiglie di plastica

Tra i problemi più rilevanti in merito all’inquinamento dell’ambiente vi è senza dubbio l’eccessiva produzione di bottiglie in plastica, le quali, come abbiamo potuto osservare in questi anni, sono in grado di causare danni enormi dal punto di vista ambientale.

Le motivazioni relative alla necessità di ridurre immediatamente i ritmi produttivi della plastica sono varie: innanzitutto, le bottiglie di tale tipologia sono assai difficili da smaltire; vi è poi da considerare il fatto che, qualora finissero in mare, i danni aumenterebbero ulteriormente, peggiorando ancor più lo stato di salute degli oceani.

Dunque, come ridurre l’inquinamento? Come provvedere ad abbattere l’inquinamento da plastica?

Un’ottima idea è quella di sensibilizzarsi e aderire ai progetti e alle proposte che si stanno avanzando in merito.
Va considerato che l’Italia è il secondo paese al mondo (primo in Europa) per la produzione delle bottiglie di plastica, motivo per cui è essenziale iniziare a collaborare affinché questo materiale dannoso scompaia presto dalle nostre case.

Come ridurre l'inquinamento da plastica nelle città

Conoscere le cause per ridurre l’inquinamento

Abbiamo dunque compreso quali siano i rischi relativi alla mancanza di misure volte a tutelare lo stato di salute del pianeta.
Ma quali sono le cause dell’inquinamento ambientale, compreso l’inquinamento da plastica? Quali sono i fattori che hanno portato ai problemi ambientali che stiamo vivendo sulla nostra pelle?

Vediamo i punti focali per  comprendere di conseguenza come ridurre l’inquinamento:

  • prima rivoluzione industriale, collocata generalmente tra XVIII secolo e XIX secolo e che ha provocato il primo grande cambiamento in negativo nella qualità dell’aria (diffusione di macchine a vapore, ampliamento del settore siderurgico ecc…)
  • deforestazioni, attuate per fare spazio all’agricoltura e in grado di ridurre notevolmente la produzione di ossigeno
  • sfruttamento intensivo delle risorse non rinnovabili
  • sfruttamento dei combustibili fossili (eccessivamente inquinanti e dannosi per l’ambiente)

Cause dell'inquinamento e come ridurlo

Rispettiamo l’ambiente per ridurre l’inquinamento

Adesso che si sono comprese le cause principali in grado di impattare notevolmente sulla qualità dell’ambiente, veniamo a delineare le possibili soluzioni alle problematiche evidenziate.

Il primo passo relativo a come ridurre l’inquinamento è diminuire la produzione di bottiglie in plastica, un tarlo da combattere puntando all’utilizzo di altri materiali e involucri per il trasporto dei liquidi.

Per quanto riguarda le altre soluzioni, l’ideale sarebbe agire in controtendenza rispetto alle modalità con le quali ci stiamo confrontando nei confronti dell’ambiente: ecco quindi che diviene fondamentale procedere con le attività di rimboschimento e con l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, o comunque meno inquinanti rispetto ai dannosi combustibili fossili.

Rispettiamo l’ambiente, e poco a poco otterremo significativi miglioramenti dal punto di vista dello stato di salute del pianeta.

Prospettive future per ridurre l'inquinamento

Come ridurre l’inquinamento e  le prospettive future

Abbiamo visto, dunque, come ridurre l’inquinamento attraverso una serie di interventi mirati e ragionati relativi al regolazione delle abitudini di noi esseri umani.

Quella relativa alla riduzione dell’inquinamento è divenuta una vera e propria corsa contro il tempo.

I governi nazionali stanno facendo il possibile per incentivare i cittadini a scegliere vetture ed elettrodomestici green, o a puntare a soluzioni domestiche che possano soddisfare il fabbisogno energetico famigliare affidandosi alle energie rinnovabili.

Ridurre l’inquinamento deve diventare l’obiettivo principale anche per le generazioni a venire, affinché il pianeta sul quale viviamo possa definitivamente essere salvato.

tipi di plastica le alternative

Tipi di plastica, le varie alternative nel nostro ambiente

Forse non ci siamo mai chiesti quanti tipi di plastica esistano al mondo e quali siano le conseguenze di un uso incontrollato di questo materiale in termini di impatto ambientale ed economico.

Approfondire questi aspetti potrebbe sorprenderci e stimolarci ad intraprendere un percorso virtuoso di inversione di tendenza valutando con attenzione quali siano le alternative possibili all’uso indiscriminato della plastica per sviluppare una nuova coscienza sociale e collettiva di rispetto per l’ambiente.

Le produzioni e gli impieghi dei vari tipi di plastica

Crediamo che il modo migliore per stimolare una maggiore sensibilità sull’argomento sia quello di partire dalla consapevolezza di quanti tipi di plastica esistano in commercio e che uso ne viene fatto.

La plastica si può distinguere in tre grandi categorie:

  • termoindurenti
  • termoplastiche
  • elastomeri

Le termoindurenti sono adatte al riuso in quanto si producono con una processo a caldo e possono essere sottoposte allo stesso ciclo, più e più volte.

A questa categoria appartengono ad esempio, il polietilene (LDPE – HDPE) , il polietilentereftalato (PET) noto per il largo impiego nel settore degli alimenti e utilizzato per realizzare le bottiglie d’acqua o delle bibite ed infine, il polivinilcloruro (PVC) per isolanti o materiali per edilizia.

I termoplastici sono dotati di una malleabilità ottenuta riscaldando il composto plastico. Raggiunto un certo grado di raffreddamento, il materiale torna ad indurirsi. Anche questo procedimento può essere ripetuto più volte e quindi anche le termoplastiche rientrano tra i materiali che possono essere riciclati.

L’ultima categoria, gli elastomeri, presenta caratteristiche del tutto differenti, hanno un elevato grado di deformazione. Si tratta di un materiale a diffusissimo impiego, basti pensare alle gomme delle macchine, le suole delle scarpe, l’industria automobilistica e quella aereospaziale.

Solo di recente, questi polimeri, sono finalmente rientrati in un ciclo specifico di riuso grazie anche ad un progetto europeo multinazionale “CERMAT (Cost Efficient Recycling of elastomeric MATerials – Riciclaggio economico dei materiali elastomerici)”, che ha permesso di realizzare cicli completi di reimpiego degli scarti di lavorazione di gomma e poliuretano.

Produzione e impiego dei vari tipi di plastica

Inquinamento ambientale dei tipi di plastica

Tutti queste varietà di plastica , che non dobbiamo dimenticare provengono da polimeri che si ottengono principalmente da sostanze derivate del petrolio, hanno largo impiego nel nostro quotidiano e solo una minima parte entra un meccanismo di riciclo.

Le stime dell’ONU ci riferiscono che ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri mari.
Quantità che si vanno ad aggiungere agli oltre 5 miliardi di tonnellate frutto dei rifiuti degli ultimi 50 anni.

Le bottiglie di plastica sono tra le principali responsabili di questo elevato livello di inquinamento che ha raggiunto ormai dimensioni spaventose.
La quantità di microplastiche ingerite dagli esseri viventi è divenuta un problema globale.

Senza volerlo e spesso, senza saperlo, queste microplastiche sono entrate a far parte anche della nostra alimentazione attraverso la catena alimentare, ma non solo.

La plastica inquina ancora prima di diventare un rifiuto.

Le bottiglie di PET utilizzate nell’industria alimentare, rilasciano nei liquidi particelle di microplastiche che noi ingeriamo ad ogni sorso.

Inquinamento ambientale tipi di plastica

Tipi di plastica e le bottiglie d’acqua

Come detto in precedenza, le bottiglie di plastica costituiscono uno dei principali problemi dell’inquinamento globale, contando su un produzione enorme data dal largo impiego nell’industria alimentare.

Le categorie  delle bottiglie d’acqua sono principalmente due:

  • il PET – polietilene tereftalato
  • il PE-HD – polietilene ad alta densità

Il PET è il tipo di plastica più diffuso per la realizzazione delle bottiglie d’acqua e considerato tra i più sicuri per l’industria alimentare anche se ne viene sconsigliato il riutilizzo in quanto il materiale tende a deteriorarsi e a rilasciare sostanze negli alimenti.

Tra i rischi maggiori di contaminazione, troviamo le fonti di calore.

 

L’antimonio è un metalloide tossico e la legge fissa i limiti concessi in un litro d’acqua conservata a temperatura ambiente.

 

Gli ftalati invece, sono stati riconosciuti come potenzialmente dannosi solo di recente grazie ad uno studio tedesco dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte che rileva la presenza di xeno-estrogeni.

come ridurre l'inquinamento dei tipi di plastica

 

Come ridurre l’inquinamento dei diversi tipi di plastica

E’ di questi giorni la notizia di una nuova iniziativa di un team di ricerca statunitense che ha ottenuto carburanti puliti attraverso un processo di liquefazione della plastica.

Questo esperimento dimostra che “circa il 25% della plastica potrebbe essere riconvertito in energia”, questo a condizione di riciclare quanto più possibile e a gestire la raccolta differenziata in modo efficiente.

Gli studi sono pubblicati sulla rivista “ACS Sustainable Chemistry and Engineering“.

Anche l’industria sta lentamente orientando la produzione verso la realizzazione di materiale derivanti da polimeri naturali quali:

  • la lignina
  • la cellulosa
  • la pectina
  • la chitina

Naturale significa anche biodegradabile e i materiali che andranno a sostituire le plastiche attuali, creeranno minori danno all’ambiente sia in fase di produzione che in fase di smaltimento.

La vera sfida è realizzare materiali termoplastici da polimeri naturali che garantiscano le stesse prestazioni di quelli attualmente in commercio ma riducendo al minimo il danno ambientale.

Il composto più noto attualmente disponibile è l’acido polilattico o PLA, l’unico ritrovato in grado di competere con il PET per resistenza e proprietà meccaniche.
Ma la ricerca non si ferma e sperimenta nuove soluzioni, come la plastica naturale o quella ricavata dall’impiego di polimeri naturali derivati dalle proteine animali.

Molte istituzioni sono in prima linea nella lotta contro la plastica e rappresentano un modello da seguire e imitare, ci riferiamo all’iniziativa del 4 ottobre 2018 del Ministreo dell’Ambiente che ha bandito l’uso della plastica monouso dalle sue strutture, ancitipando le norme emante dall’Unione Europea che entreranno in vigore nel 2021.

Quello che tutti possiamo cercare di fare è adottare comportamenti responsabili e ecocompatibili abbattendo l’uso della plastica nel nostro quotidiano, a partire dalle bottiglie d’acqua, scegliendo di bere l’acqua del rubinetto.

L’inquinamento globale causato dalla presenza delle plastiche è una questione che riguarda tutti e sono proprio le iniziative individuali e collettive che possono reinvertire la tendenza e garantirci, per il futuro, un pianeta bello e sano dove vivere.

Giornata mondiale dell ambiente

Giornata mondiale dell’ambiente e la sua importanza

Secondo Josè Ortega y Gasset, filosofo e saggista spagnolo, l’uomo rappresenta la somma tra se stesso e l’ambiente che lo circonda; non preservare quest’ultimo significa, per il madrileno, non garantire il benessere dell’essere umano.

Questo pensiero raffinato ha trovato largo consenso sia tra gli addetti ai lavori sia tra la gente comune.

Tali sentimenti sono stati subito colti dall’United Nations General Assembly (UNGA), organo istituzionale dell’United Nations (UN), che ha deciso di istituire la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

La Giornata Mondiale dell’Ambiente che cos’è e quando si celebra

Tra il 5 e il 16 giugno del 1972, si tenne, a Stoccolma, la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente che si concluse con la Dichiarazione di Stoccolma, un documento che definiva i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

A distanza di pochi mesi da quell’assemblea generale, si decise di fissare al 5 giugno di ogni anno la celebrazione.

A partire dal 1974, l’UNGA ha stabilito che la ricorrenza sulla salvaguardia ambientale uscisse dagli stretti ranghi dell’ONU per accogliere un pubblico più vasto.
Da quel momento, la Giornata Mondiale dell’Ambiente è ospitata da una nazione diversa anno dopo anno.

L’obiettivo di questa giornata  è di lanciare iniziative volte a sensibilizzare l’importanza dell’ecosistema.
La parabola di questo evento è stata tutta in salita sino a diventare una piattaforma globale che coinvolge 143 paesi, ONG, enti e celebrità da tutto il mondo.

Giornata mondiale ambiente quando si celebra

 

Il rispetto dell’ambiente, incentivato dalla Giornata Mondiale Dell’Ambiente

Bastano poche immagini per invocare l’adesione massiccia alle iniziative promosse da questa giornata ambientale.

Una delle più drammatiche riguarda la balena pilota deceduta sulla costa meridionale della Thailandia dopo aver ingerito 80 buste di plastica.

In seguito a emergenze simili, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) ha reso noto un report dettagliato che permette di monitorare lo stato dell’ambiente.

Da esso si evince che:

  • ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani
  • oggi si produce un volume di imballaggi di plastica pari a 20 volte quello prodotto negli anni Sessanta
  • se non si frenerà questo trend, entro il 2050 la massa di plastica galleggiante negli oceani sarà superiore al peso dell’intera fauna marina

A richiamare la popolazione mondiale al rispetto dell’ambiente è anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) che, con il progetto Indicit, ha evidenziato i terribili impatti dei rifiuti plastici sul biota marino.

Rispetto ambiente giornata mondiale

L’importanza del tema ambientale nella Giornata Mondiale dell’Ambiente

Sin dalla sua istituzione, la Giornata dell’ambiente ha sempre avuto un tema che ne caratterizzava lo svolgimento.
Inizialmente, il motivo portante di queste ricorrenze faceva leva sul concetto di “una sola Terra, un solo futuro” per evidenziare come fosse necessario curare e salvaguardare il pianeta per garantire il suo stato di salute e quello dell’uomo.

Altro tema che ha dominato a lungo questa dimostrazione pubblica  è stato quello dell’acqua nelle sue declinazioni di risorsa vitale e indicatore di salute del globo.

Non sono passate inosservate le problematiche che legano lo sviluppo industriale alla distruzione territoriale e ai cambiamenti climatici, nonché alla desertificazione.

Fin dall’istituzione della Giornata dell’Ambiente, quasi fosse un fiume carsico che risale spesso la superficie, è stato l’inquinamento da plastica a dominare gli appuntamenti annuali.

Nel 2018, lo slogan più rilanciato su twitter e in rete è stato #beatplasticpollution, un’etichetta che ha richiamato l’attenzione di VIP e gente comune su un tema ambientale che riguarda tutti: quello dell’uso e abuso dei materiali plastici.

importanza tema ambientale giornata ambiente

Giornata mondiale dell’ambiente e la lotta all’inquinamento da plastica

Secondo i dati pubblicati dall’ecologo Giuseppe Bonanno e dalla biologa Martina Orlando Bonaca, pubblicati sulla rivista Environmental Science and Policy, la plastica ha ormai raggiunto tutti gli habitat marini del mondo.

Non solo le grandi isole di plastica nel Pacifico, di cui oggi conosciamo la Great Pacific Garbage Patch e la North Atlantic Garbage Patch, ma anche le isole oceaniche delle Hawaii e delle Galapagos, territori che, solo fino a qualche anno fa, erano considerati incontaminati.

Questo accumulo di sostanze inquinanti ha due spiegazioni fondamentali:

  • il lungo periodo di smaltimento: una volta immessa nell’ambiente, la plastica impiega 400 anni prima di decomporsi
  • la generazione dei rifiuti plastici: l’80% delle tonnellate complessive che ogni anno finiscono in mare proviene dai continenti mentre la parte restante, altrettanto massiccia, è generata da mezzi di trasporto o strutture presenti in mare

I progetti per gestire l’impatto ambientale della plastica sono tanti, dal Remote Sensing for Marine Litter, che permette di tracciare il percorso delle plastiche e programmare interventi di pulizia mirati, al Seabin Project, che consente di depurare i mari dalla plastica galleggiante.

Oltre a questi progetti, la Giornata mondiale dell’ambiente avanza iniziative su come ridurre l’inquinamento.

Tra quelli sempre validi vi è il divieto di usare plastica monouso e accordare più preferenza a materiali vetrosi, soprattutto quando si tratta delle bottiglie d’acqua.

La celebrazione annuale del 5 giugno coinvolge tutti quanti noi, nella speranza che grazie alla Giornata dell’ambiente aumenti sempre più l’attenzione sul tema dell’inquinamento del nostro ambiente.

 

Fonti:

worldenvironmentday.global

www.repubblica.it

www.unenvironment.org

www.isprambiente.gov.it

www.focus.it

www.repubblica.it

www.bollettino.unict.it

L'inquinamento dell'ambiente

Inquinamento ambientale, arginare il fenomeno è possibile

L’inquinamento ambientale si verifica nel momento in cui vengono disperse in un determinato luogo sostanze dannose, che possono comprometterlo.

L’inquinamento dell’ambiente può provocare problematiche temporanee o permanenti, sia per l’equilibrio naturale che per la salute dell’uomo.

Da qualche anno sempre più paesi stanno adottando misure per cercare di arginare il fenomeno, soprattutto escludendo la plastica dalle abitudini di acquisto quotidiane.

Inquinamento Ambientale e le cause

Come accennato precedentemente l’inquinamento ambientale porta alla dispersione di molte sostanze inquinanti, che possono causare conseguenze gravi per piante, animali, esseri viventi in generale e ovviamente anche per la salute dell’uomo stesso.

Gli elementi incriminati sono svariati: dispersione della plastica, polveri sottili, liquidi, scarti radioattivi, radiazioni, gas, scarti petroliferi ma anche vibrazioni e rumori forti.

Escludendo le cause naturali di inquinamento, nel corso della storia l’uomo ha generato moltissimo inquinamento ambientale: con la rivoluzione industriale si è dato il via all’inquinamento massivo e reiterato come lo conosciamo oggi, con la costruzione di industrie, l’emissione di scarti, polveri e gas, ecc.

L’invenzione della plastica (derivata dal petrolio) e il suo successivo utilizzo in quasi tutti i settori ha poi causato l’inizio, fino ad arrivare ai giorni nostri, del fenomeno conosciuto come inquinamento da plastica, che sta generando danni enormi tanto da poter essere considerato una delle principali cause dell’inquinamento dell’ambiente odierno.

Inquinamento dell'ambiente perchè avviene

 

Inquinamento in Italia e l’inquinamento ambientale

Per combattere seriamente il problema dell’inquinamento ambientale da plastica, l’Unione Europea ha introdotto dal 1° gennaio 2018 l’obbligo di utilizzare sacchetti di plastica biodegradabili.

Anche l’Italia ovviamente è coinvolta nel processo, risultando tra l’altro una delle nazioni più inquinate d’Europa: secondo le agenzie di monitoraggio il rifiuto più presente nelle nostre spiagge è proprio la plastica.

Nello specifico sono presenti: tappi, reti, bastoncini cotonati, bottiglie e contenitori, piatti, bicchieri, posate e stoviglie usa e getta; materiali che a lungo andare possono portare danni enormi alla flora e alla fauna marina.

I principali responsabili di questo tipo di inquinamento dell’ambiente sono proprio i cittadini: la scorretta gestione dei rifiuti urbani incide sul 50% dei rifiuti dispersi.
Privati e associazioni si sono già organizzati in azioni di pulizia delle spiagge, ma senza un cambiamento delle abitudini di acquisto e di gestione dei rifiuti, la situazione tarderà a migliorare.

L'inquinamento in Italia

Cause dell’inquinamento dell’ambiente

La produzione intensiva di plastiche e resine è cresciuta considerevolmente nel corso degli anni: dal 1950 si attestava sui 2 milioni di tonnellate, nel 2015 ha raggiunto la cifra di 380 milioni di tonnellate.

Bastano solo questi numeri per capire come la plastica sia presente quasi in ogni oggetto o prodotto acquistato.

Tali prodotti, una volta dispersi, impiegheranno circa un centinaio di anni prima di decomporsi andando ad influire sulla fauna e la flora marina, con conseguente danno per la catena alimentare.

Oltre alla plastica e all’operato dell’uomo, l’inquinamento dell’ambiente può essere provocato anche da eventi naturali: eruzioni vulcaniche con conseguente rilascio di monossido di carbonio, zolfo e benzene o incendi di boschi e foreste, tutti fenomeni che inquinano l’atmosfera.

Le cause dell'inquinamento dell'ambiente

Le microplastiche nell’inquinamento del nostro ambiente

Da tenere in forte considerazione, specialmente per l’inquinamento dell’acqua, dei mari e degli oceani, sono le microplastiche.

Queste prendono il nome dalle loro ridotte dimensioni: sono molto piccole e il loro diametro è compreso tra i 330 micrometri e i 5 millimetri.
Diversi studi hanno evidenziato la pericolosità delle microplastiche per l’uomo e l’ambiente.

Il danno maggiore avviene negli habitat marini e acquatici: le piccole particelle di plastica impiegano moltissimi anni prima di degradarsi, rischiando di essere ingerite da pesci e animali marini e di risalire lungo la catena alimentare fino ad arrivare a noi.

La produzione di plastica industriale non degradabile non fa altro che acuire il problema, è quindi necessario che si trovino al più presto delle soluzioni alternative alla plastica.

Si stima che in mare vengano disperse circa 8 milioni di tonnellate di materie plastiche all’anno, sottoforma di sacchetti, recipienti, attrezzatura per la pesca, rivestimenti, materiali di imballaggio, nastri, polistirolo.

La lista potrebbe andare avanti per molto, questo ci da l’idea dell’importanza dell’inquinamento dell’ambiente dovuto alla plastica.

 

L'inquinamento ambientale da microplastiche

Come ridurre l’inquinamento ambientale

Il tema dell’inquinamento ambientale  e le soluzioni su come ridurlo devono riguardare ognuno di noi.

Tante nazioni stanno cominciando a trattare il tema con il giusto impegno e le prime soluzioni stanno venendo alla luce: in diverse città italiane per esempio si sta adottando la politica “plastic-free“, ovvero il divieto di acquisto di piatti e bicchieri e posate in plastica.

Secondo diversi studi nel 2050 avremo prodotto circa 25.000 di tonnellate di rifiuti plastici e solo una piccola parte verrà riciclata o incenerita.

Adottare dei piccoli accorgimenti quotidiani, quindi, può garantire un contributo reale.

Ecco alcune soluzioni concrete per ridurre l’impatto e l’inquinamento ambientale:

  • scegliere prodotti che non abbiano imballaggi in plastica
  • prediligere il vuoto a rendere utilizzando bottiglie di vetro al posto di quelle in plastica
  • impegnarsi a riciclare la spazzatura con attenzione e costanza
  • non disperdere oggetti plastici nell’ambiente
  • impegnarsi a riciclare la spazzatura con attenzione e costanza
  • trovare un utilizzo diverso per gli oggetti di plastica che si possiede

Oppure per salvaguardare l’ambiente da altre forme di inquinamento:

  • creare sul proprio balcone un piccolo spazio riservato alle piante con conseguente beneficio anche per gli uccelli
  • prediligere cibi a chilometro zero a discapito dei cibi prodotti in scala industriale che risultano anche meno nutrienti
  • evitare lo spreco dell’acqua non lasciando i rubinetti aperti più del necessario

Piccoli accorgimenti per una grande causa, l’ambiente ti sarà riconoscente.

L'isola di plastica nell'oceano Pacifico

Isola di plastica nel Pacifico, un fenomeno da arginare

L‘isola di plastica nel Pacifico è un’immensa distesa di oggetti di plastica, che si trova nel bel mezzo del nostro Oceano, e diventa ogni anno sempre più grande.

Ad oggi le stime calcolano che si aggiri tra i 700.000 km2 fino a più di 10 milioni di km2.

La sua esistenza costituisce soltanto uno dei motivi per cui è molto importante limitare l’acquisto di prodotti in plastica, riciclare ed essere consapevoli dei danni che possono essere causati dalle materie plastiche.

E’ fondamentale che ognuno di noi apporti delle sostanziali modifiche al proprio stile di vita, per ridurre l’impatto enorme che la plastica genera sul nostro ambiente.

Isola di plastica nel Pacifico: Plastic Vortex

L’isola di plastica nel Pacifico non è una scoperta recente; è dagli anni ’80 che si registra, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, la graduale crescita di un’enorme chiazza di spazzatura galleggiante, i cui componenti sono principalmente detriti in plastica.
”Plastic Vortex”, il ”vortice di plastica’, è un altro nome che si è soliti utilizzare per definire questo fenomeno disastroso, che sa riportando effetti negativi immensi sulle acqua, sulla fauna e la flora marina.

Non si hanno valori precisi per quanto riguarda la dimensione della distesa di plastica nel Pacifico, ma si stima che abbia raggiunto un’estensione pari a tre volte il territorio francese.
Le foto che la ritraggono sono angoscianti e rendono perfettamente l’idea del fenomeno,  tuttavia il problema è molto più che puramente estetico.

I materiali in plastica inquinano e alterano l’ecosistema marino, causando la morte di migliaia di specie ittiche ogni anno.

La plastica inoltre contiene sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene, che rilasciate negli anni di decomposizione in mare possono intaccare la catena alimentare e trasmettersi per ingestione arrivando fino a noi.
Per degradare una bottiglia di plastica sono necessari 1000 anni, basterebbe questo per rendersi conto della gravità e dell’ampiezza del fenomeno del Plastic Vortex.

Plastic Vortex la plastica nel Pacifico

Le cause dell’isola di plastica nel Pacifico

La plastica che costituisce l’enorme isola di plastica nel Pacifico si concentra nell’area di confluenza delle correnti marine, che trasportano le materie plastiche dalle nostre coste fino alle aree più remote dell’oceano.
Le cause dell’inquinamento da plastica sono da ricercare nelle cattive abitudini dell’uomo, e dalle perdite di materiale nell’ambiente, che invece di essere smaltito come dovrebbe viene scaricato nei fiumi e nei mari, arrivando poi a raggiungere l’oceano.

La plastica si ritrova in quasi tutti gli oggetti che ci circondano, e che una volta terminato il loro uso diventano rifiuti generando danni inimmaginabili.

Ecco una lista dei più comuni oggetti in plastica:

  • contenitori per detersivi
  • sacchetti di plastica
  • bicchieri di plastica
  • stoviglie di plastica
  • bottiglie di plastica 

Si tratta soltanto di alcuni esempi, ma rendono l’idea di quanto questi oggetti plastici vengano utilizzati giornalmente e spesso giornalmente gettati via.

Per quanto riguarda le bottiglie di plastica in Italia abbiamo il triste primato europeo in produzione e utilizzo.

Questo contribuisce non poco all’accumulo di rifiuti e alla diffusione nel mare (e successivamente negli oceani) di questo dannoso materiale.

Si stima addirittura che, con la quantità di bottiglie in plastica utilizzate in Italia, si potrebbe riempire il Colosseo ben 8 volte!

Le cause dell'inquinamento dell'isola di plastica nel Pacifico

Come ridurre l’isola di plastica nel Pacifico

Come ridurre l’inquinamento che giorno dopo giorno aumenta la famigerata isola di plastica nel Pacifico?

Il primo pensiero che potrebbe venire in mente per arginare il problema è impegnarsi per fare una corretta raccolta differenziata, gettando negli appositi contenitori i rifiuti di plastica.

Se tutti realmente lo facessimo, di certo questo rallenterebbe il processo di inquinamento delle acque, che alimenta il Plastic Vortex, ma non si tratta della soluzione definitiva.

Lo smaltimento attraverso gli inceneritori inquina l’aria causando piogge acide che contribuiscono a disseminare sostanze tossiche nel terreno, inoltre le perdite di materiale durante il processo di trasporto e riciclaggio sono notevoli.

Senza contare poi che la stessa produzione di plastica aumenta i livelli di CO^2, alimentando il surriscaldamento globale.

Il rimedio migliore è quello di cambiare le nostre abitudini di vita e diminuire il più possibile l’utilizzo di oggetti in plastica nel quotidiano, evitando di acquistarli e scegliendone altri realizzati con materiali ecologici ed ecosostenibili.

Come ridurre l'inquinamento da bottiglie di plastica

Perchè parlare dell’isola di plastica nel Pacifico

Ogni 5 giugno viene celebrata una giornata importante, che pone l’attenzione su problemi come quello dell’isola di plastica nel Pacifico.

Si tratta della Giornata mondiale dell’ambiente in cui si invita la popolazione a riflettere sulle problematiche legate alla nostra Terra e alle possibili soluzioni.
Ogni anno si svolge in un Paese diverso e viene trattato un tema specifico: nel 2018 è stata la volta dell’India.

L’evento ha voluto incentrare l’attenzione sulla lotta all’inquinamento da plastica, analizzando il fenomeno, individuando le cause e valutando le possibili soluzioni per la riduzione del consumo di materie plastiche.
Ogni anno vengono riversati nel mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica, che provocano l’inquinamento degli oceani, alimentano disastri ambientali come il Plastic Vortex e distruggono interi ecosistemi marini.

L’acqua è fonte di vita, non sprechiamola e non roviniamola per sola ”comodità”

Semplicemente ”pulendo” l’isola di plastica nel Pacifico non risolveremo il problema: dobbiamo invertire la rotta e iniziare a pensare a soluzioni efficaci e più sostenibili….iniziamo ora!

Fonti:
“https://www.repubblica.it/ambiente/2018/03/22/news/l_isola_di_plastica_del_pacifico_e_sempre_piu_enorme-191962940/”
“https://www.informazioneambiente.it/giornata-mondiale-dell-ambiente/”

la plastica naturale per ridurre l'inquinamento

Plastica naturale, una novità per ridurre l’inquinamento

La plastica naturale è una novità davvero interessante, un progetto di cui si è iniziato a parlare negli ultimi anni e che potrebbe costituire una vera svolta nella lotta all’inquinamento.

Il problema dell’eccessiva produzione della plastica, con conseguente smaltimento che molto spesso non viene svolto in modo corretto, è una piaga che colpisce il nostro paese e il mondo intero: la plastica naturale e le sue varianti, come per esempio la bioplastica,  potrebbero presto arrivare a sostituire la dannosa plastica tradizionale.

Plastica naturale, l’alternativa alla versione classica

La plastica naturale è un tipo di materiale che attualmente si sta studiando e perfezionando nei laboratori di ricerca di tutto il mondo. Il suo scopo ultimo è quello di andare a sostituire definitivamente la plastica tradizionale, chimica e ricca di sostanze dannose, ma che purtroppo ritroviamo in quasi tutti gli oggetti che ci circondano.
La plastica green, oltre ad essere ecologica ed ecosostenibile presenta dei vantaggi notevoli, tra i quali costi di produzione e riciclo inferiori e maggiore sicurezza durante l’utilizzo.

A caratterizzare questo materiale plastico sono dei polimeri naturali che, legandosi tra di loro tramite un attento processo di lavorazione, formano un composto resistente e in grado di offrire delle prestazioni ottimali proprio come accade con la plastica che conosciamo.
Per il momento la plastica naturale rappresenta solo un progetto, la ricerca su questo materiale innovativo è ancora in fase di perfezionamento, e potrebbero volerci ancora diversi anni di lavoro prima che la plastica ecologica venga alla luce e si diffonda nel mercato attuale.
Partendo dall’idea di creare una plastica che fosse 100% naturale sono poi state create delle varianti, tra queste ritroviamo la bioplastica.

plastica naturale, una novità ecologica

 

Una plastica naturale innovativa: la bioplastica

In attesa dell’arrivo della plastica naturale, sono stati pensati altri tipi di plastica, ugualmente green ed ecosostenibili ma già pronti per trovare posto sul mercato: tra questi c’è la bioplastica.

Si tratta di una plastica biodegradabile, come suggerisce il nome, che deriva da materie prime vegetali: farina o amido di mais, grano o altri cereali. Rende fertile il terreno su cui viene depositata e si decompone in qualche mese di compostaggio, una bella differenza se si pensa ai 1000 anni che impiegano a decomporsi le materie plastiche derivate dal petrolio.

Nel 2011 le prime buste biodegradabili  per il trasporto del cibo, pensate in quest’ottica, hanno iniziato a sostituirsi ai tradizionali sacchetti di plastica, costituendo una svolta non indifferente.

La bioplastica è formata da un materiale che, per prestazione e conservazione dei cibi ma non solo, si comporta in maniera analoga alla plastica tradizionale, garantendo il massimo livello di sicurezza e risultando al contempo ecologica ed ecosostenibile.
Per questo motivo in Italia si sta pensando di sostituire la classica plastica con questo materiale, più semplice da riciclare e non inquinante, una scelta capace di offrire una soluzione ottimale per la riduzione dell’inquinamento da plastica.

la bioplastica come alternativa naturale

 

Plastica naturale e i diversi tipi di plastica

Mentre le ricerche riguardo la plastica naturale proseguono, continuano a rimanere sul mercato tutti gli altri tipi di plastica, chimici e derivati dal petrolio.
Ogni tipologia di plastica tradizionale è destinata ad un uso specifico, pertanto una busta o una bottiglia non avranno la stessa composizione.
I diversi tipi di plastica sono riconoscibili dalla presenza di un logo a forma triangolare, disposto generalmente sul fondo dei prodotti.

All’interno di questo logo è inserito un numero che ne indica la tipologia, e consente di capire se quella plastica specifica potrà essere riciclata oppure no.
Se i numeri vanno dall’1 al 6 la plastica potrà essere riciclata; la procedura sarà maggiormente complessa più ci si avvicina al numero 6.

Il 7 invece indica che siamo di fronte ad una materia plastica che non può essere sottoposta ad alcun processo di riciclo.

Esistono diverse tipologie di plastiche e queste sono:

  • il PET, utilizzato per il confezionamento delle bibite
  • la PE-HD, che viene sfruttata per i prodotti cosmetici
  • il PVC, che viene sfruttato per tubature e coperture varie
  • PE-LD, utilizzata per giochi e barattoli particolari
  • PS, utilizzata nel settore alimentare
  • PP, che viene adoperata per la creazione di tazze e altri contenitori alimentari

Tutte le altre plastiche, che non riportano una di queste sigle, vengono considerate come non riciclabili mentre queste 6 rientrano nella categoria di quelle che possono essere sottoposte al processo di riciclo.

Le diverse tipologie di plastica

Buste biodegradabili in plastica naturale

Le buste biodegradabili come detto in precedenza, sono costituite da una plastica naturale che possiamo già ritrovare sul mercato.

Da diversi anni i sacchetti biodegradabili hanno preso posto nei supermercati, sostituendo quelli tradizionali altamente inquinanti.
Ma da cosa sono composte le buste biodegradabili?
Sono frutto di una lavorazione che vede protagoniste diverse sostanze vegetali, come l’amido di mais e di altre piante, combinate a bioplastiche, che conferiscono una consistenza maggiore e donano maggiore resistenza.
Le buste biodegradabili devono avere uno spessore inferiore ai 15 micron e essere composte per almeno il 40% del totale da materia prima rinnovabile. Sono inoltre compostabili: possono essere riutilizzate per la raccolta dell’umido.

Sempre più persone utilizzandole si stanno rendendo conto di quanto la scelta di un materiale naturale, e nello specifico della plastica naturale, possa realmente fare la differenza per il nostro ambiente.

buste di plastica biodegradabili

Come si ricicla la plastica non naturale?

Come riciclare la plastica che rimane ancora sul mercato e nelle nostre case è una domanda corretta, che merita una risposta adeguata.

Riciclando la plastica si ottengono nuovi materiali che, attentamente lavorati, consentono di ottenere delle materie plastiche rigenerate.
Il passaggio fondamentale consiste nel suddividere le diverse tipologie di plastiche in gruppi: il PET verrà quindi separate dalle PS, PP, PVC ecc.
Successivamente si passa alla fase di lavaggio della plastica, che avviene con acqua calda e consente la totale rimozione di germi, batteri e impurità.
Dopodichè le materie plastiche vengono fuse tramite appositi forni, che generano i polimeri della plastica: aggiunti ad altre molecole questi rendono il nuovo materiale pronto a essere utilizzato.

Il processo di riciclo della plastica non genera grossi impatti ambientali, il problema più grosso è costituito dalle perdite di materiale che non riesce ad essere riciclato, perchè disperso nell’ambiente o nelle acque.

Per questo motivo è fondamentale che la ricerca continui a fare la sua parte nel cercare soluzioni che possano sostituirsi del tutto alle materie plastiche che si trovano in commercio, soluzioni come la plastica naturale.

 

L'inquinamento delle acque

Inquinamento dell’acqua e le sue problematiche ambientali

L’inquinamento dell’acqua è una problematica purtroppo molto diffusa nella nostra penisola.

Le cause del fenomeno sono numerose e si ricollegano a settori diversi, primi fra tutti quello industriale, quello agricolo e naturalmente quello civile.

Tra i maggiori agenti inquinanti bisogna menzionare le bottiglie di plastica, di cui l’Italia è il primo paese produttore in tutto il continente europeo, e che causano un pericoloso inquinamento da plastica.

L’acqua è un bene prezioso: come ci informano gli esperti della Protezione civile, sulla Terra è presente un miliardo e mezzo di metri cubi d’acqua circa, un vero patrimonio che è nostro dovere proteggere.

Gli effetti più noti dell’inquinamento dell’acqua

Le acque inquinate rappresentano un grave rischio per la salute dell’uomo e per il benessere dell’ecosistema.

Queste, innanzitutto, costituiscono un pericoloso veicolo di virus e batteri, che possono arrivare all’essere umano e provocare l’insorgere di una serie di malattie anche gravi.

L’inquinamento dell’acqua è assolutamente dannoso anche per l’ambiente, poiché la contaminazione dei bacini idrici colpisce gli animali, le piante, le coltivazioni, andando a comprometterle:

le sostanze inquinanti penetrano nella catena alimentare, causando malattie, malformazioni e il rischio di perdita di numerose specie.

In aggiunta, le acque calde scaricate dagli stabilimenti industriali sono elemento di squilibrio per molti habitat acquatici, poiché ne modificano la temperatura e ne riducono la quantità di ossigeno.

cause dell'inquinamento dell'acqua

Inquinamento dell’acqua, industrie e settore agricolo

L’inquinamento dell’acqua è causato soprattutto dalle industrie, che scaricano quotidianamente prodotti chimici nei fiumi, nei laghi e nei mari, senza calcolare i rischi che queste azioni sconsiderate possono avere.

Basti pensare a sostanze quali l’acido cloridrico, la soda, lo zolfo, l’amianto e l’acido solforico, che sono altamente tossiche per la fauna acquatica e provocano danni irreparabili.

Altre industrie che causano l’inquinamento delle acque sono quelle che scaricano i residui di lavorazione; questi possono provocare la formazione di particolari tipologie di batteri nell’acqua, dannosi per piante e animali.

Le risorse idriche, infine, subiscono un danno enorme anche dalle attività agricole: i pesticidi e i fertilizzanti di sintesi possono penetrare nel terreno e arrivare fino alle falde acquifere sotterranee, intaccandole e compromettendone la purezza.

Inquinamento dell'acqua da parte delle industrie

L’ambiente umano e l’inquinamento dell’acqua

L’inquinamento delle acque è causato anche da azioni che compiamo ogni giorno nella nostra quotidianità e alle quali non diamo peso.

La scelta di prodotti naturali e rispettosi dell’ambiente, di dispositivi ecologici che consentano di non sprecare e non inquinare possono davvero fare la differenza.

Molti esperti, infatti, sostengono che il fenomeno in oggetto è stato notevolmente accentuato proprio dall’urbanizzazione, che causa inoltre un notevole inquinamento da plastica.

Tra le più diffuse cause dell’inquinamento urbano bisogna citare i seguenti elementi:

  • I rifiuti che ogni essere umano produce nel corso della propria esistenza. Di giorno in giorno si gettano via prodotti difficili da smaltire, primi fra tutti i sacchetti e le bottiglie di plastica
  • Le sostanze che spesso vengono fatte defluire nello scarico dei lavandini, come alcuni detergenti, le vernici, i medicinali, i solventi
  • I rifiuti organici e l’acqua sporca domestica. I paesi sviluppati possiedono appositi impianti di depurazione, che tuttavia non sempre riescono a eliminare tutti i batteri

Inquinamento acque da plastica

Prevenzioni e rimedi dell’inquinamento dell’acqua

Vi sono dei piccoli gesti quotidiani che ognuno di noi dovrebbe compiere per contribuire alla a ridurre le cause dell’inquinamento.

Consigli utili per ridurre l’inquinamento dell’acqua nel mondo:

  • Utilizzare materiali biodegradabili, limitare l’impiego della plastica, cercare di contenere quanto più possibile la produzione di rifiuti
  • Adoperare detergenti naturali, come quelli a base di limone o di aceto bianco, così da evitare i detersivi chimici che, tramite il lavabo, arriverebbero a contaminare le acque del sottosuolo
  • Non buttare mai nello scarico dei sanitari oggetti solidi, né le sostanze poco prima nominate (vernici, solventi, medicinali)
  • Se si possiede un giardino, usare soltanto concimi e diserbanti naturali. I prodotti di sintesi, come già detto, sono un vero problema per le falde acquifere

Per ridurre le acque inquinate quindi basterebbero pochi accorgimenti da parte di tutti, andando a modificare le proprie abitudini.
Questo ovviamente non vale solo per l’ambiente domestico: bisogna adottare comportamenti responsabili anche in ufficio, a scuola, negli ambienti pubblici, cercando di sensibilizzare sull’argomento.

Come ridurre l'inquinamento delle acque

L’inquinamento dell’acqua e la plastica

Più volte si è accennato all’inquinamento da plastica come ad uno dei peggiori fattori di inquinamento dell’acqua.

La plastica impiega secoli per degradarsi completamente: ciò significa che, ogni anno, finiscono nelle acque di tutto il mondo tonnellate e tonnellate di questo materiale.

Bottiglie, sacchetti e qualsiasi altro oggetto realizzato in plastica mettono in pericolo il nostro ecosistema.

È fondamentale, quindi, prevenire l’inquinamento da plastica riducendo l’utilizzo di questo materiale o, quantomeno, riciclando il più possibile.

Simbolo dell’industria dell’epoca moderna, la plastica rappresenta un problema attuale, ragion per cui è preferibile adottare materiali alternativi: il vetro per le bottiglie, ad esempio, o la stoffa per i sacchetti. Facciamo anche noi la nostra parte!

Inquinamento dell'acqua da plastica

Fonti:

www.protezionecivile.gov.it

www.inquinamento-italia.com

www.aknews.it

bottiglie in plastica potrebbero fare male

Acqua nelle bottiglie di plastica, fa male?

Quanto fa bene bere l’acqua in bottiglia è una domanda attuale e che in molti si pongono.

L’Italia è il paese europeo che acquista più acqua minerale in assoluto.

A dirlo è il Censis che comunica il consumo di un volume d’acqua pari a 12 miliardi di litri (192 a testa).

Dunque, un italiano su due beve soltanto acqua confezionata.

Questi dati non possono che lasciare un che di amaro in bocca, soprattutto visti i numerosi studi che confermano un dato ormai certo: l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male.

Perché l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male

La plastica rilascia, seppur in basse quantità, dosi di sostanze nocive.

Tale processo, noto come “cessione” o “migrazione”, è stato studiato da un’equipe californiana nell’Experimental Comparison of chemical Migration che ha rintracciato 29 sostanze in grado di migrare dalla plastica della bottiglia nell’acqua che essa contiene.

Tra queste, quelle che meritano un approfondito riesame delle abitudini degli italiani, sono:

  • Aldeidi (acetaldeide e formaldeide);
  • Monomeri (acido tereftalico e dimetil tereftalato);
  • Oligomeri (dimeri e pentameri);
  • Chetoni;
  • Antimonio;
  • Ftalati;
  • Alchil fenoli.

Il dossier dello studio americano ha dimostrato che la concentrazione di sostanze cancerogene nell’acqua aumenta di 9 volte se il liquido passa da 20 a 30° e di quasi 4 volte se l’acqua rimane in bottiglia per tre mesi.

Le normative europee fissano a 60 mg/l il limite delle sostanze tossiche che dalla plastica possono migrare nell’acqua.

Il test utilizzato dall’UE per misurare la quantità di sostanze cedute dalla plastica all’acqua si basa sul principio dell’evaporazione e restituisce 16 mg di elementi nocivi per litro. Un limite, quindi, molto al di sotto di quello stabilito per legge.

Tuttavia, Silvano Monarca, docente dell’Università di Perugia, mette in discussione il principio che sottende ai test europei e propone, al suo posto, quello della liofilizzazione.

Tale sostituzione permette di rilevare la presenza di 121 mg di sostanze cancerogene per litro d’acqua.

Questo limite ben al disopra di quello consentito per legge dimostra che l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male.

le bottiglie in plastica fanno male

Quando l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male

La filiera italiana del polietilene tereftalato (PET) produce un totale di 460 mila tonnellate annue di bottiglie e il trasporto dalle fabbriche ai punti di distribuzione avviene su gomma.
Quando vengono collocate sui camion, i cui vani di carico raggiungono anche una temperatura di 50° C., le bottiglie subiscono una variazione termica significativa.
In tal modo, anche stando a quanto riportato dal report californiano, le proprietà organolettiche del contenitore di plastica potrebbero risultare gravemente compromesse.

Un’altra circostanza che va a intaccare le proprietà fisiche e chimiche del PET vede protagonista la data di scadenza dell’acqua, a proposito della quale occorre fare chiarezza.

Sono in molti a chiedersi se l’acqua scaduta fa male

Il dubbio nasce dal fatto che tutte le bottiglie di plastica riportano una data di scadenza di tre anni (computati dalla data d’imbottigliamento).

È bene sottolineare che questa data non si riferisce al contenuto ma al contenitore, il quale, una volta trascorso il termine minimo di conservazione, inizia a degradare.

Tuttavia, come abbiamo avuto modo di vedere, il termine di tre anni è ininfluente sulla salubrità dell’acqua perché bastano tre mesi di stoccaggio per far sì che pericolosi composti chimici migrino nell’acqua che quotidianamente versiamo nei nostri bicchieri.

L’acqua nelle bottiglie di plastica fa male anche a causa di alcuni comportamenti degli acquirenti, che spesso lasciano le confezioni di acqua in auto ed esposte al sole,una pratica, questa, vivamente sconsigliata dagli esperti.

acqua scaduta nelle bottiglie d'acqua

Acqua in bottiglie di vetro

Il polietilene tereftalato è una materia plastica resistente e impermeabile ai gas.

Si presenta come sostanza granulosa bianca che viene sottoposta a una doppia fusione per far sì che assuma quelle caratteristiche di lavorazione idonee per far nascere le bottiglie di plastica.

Proprio la manipolazione ad alte temperature in forni che raggiungono i 100° C può causare il rilascio di acetaldeide e formaldeide, composti volatili e genotossici.

Le bottiglie di vetro, invece non presentano questo problema. Il vetro, infatti,  è un materiale d’imballaggio di alta qualità che è in grado di conservare le proprietà organolettiche dell’acqua.

Inoltre, quando le bottiglie non vengono più utilizzate, possono essere riciclate e riportate nel ciclo di produzione.

Bere l’acqua in bottiglie di vetro risulta, da un punto di vista fisico-chimico, assolutamente più sicura e salutare.

acqua in bottiglia puo andare a male

 

Acqua nelle bottiglie di plastica, quali alternative?

L’80% di tutte le acque di rubinetto sono di acque profonde, quindi pure.

Hanno più calcio e magnesio delle acque minerali e quindi prevengono la calcolosi renale da ossalati di calcio.
Inoltre, un DL obbliga sia l’ente erogatore sia l’ASL e l’ARPA di riferimento a fare controlli giornalieri.

Lo stesso non vale per le acque confezionate, i cui controlli possono essere eseguiti anche a distanza di mesi.

L’acqua nelle bottiglie di plastica fa male anche all’ambiente visto che solo 1/3 del PET prodotto annualmente viene inserito in una catena di recupero e riciclaggio.

Per evitare l’impatto ambientale e salvaguardare lo stato di salute, occorre ridurre l’iperconsumo di acqua imbottigliata e aumentare il consumo di acqua di rubinetto, utilizzando bottiglie di vetro.

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Fonti :

www.censis.it

www.legambiente.it

www.salute.gov.it

www.youtube.com

Le alternative alla plastica

L’Italia è il primo paese in Europa per la produzione delle bottiglie di plastica.

Questo dato rappresenta una pesante sconfitta per la cultura dell’ambiente e per la salute pubblica.

Negli ultimi anni, infatti, il Paese ha cercato di liberarsi dalla cultura consumistica che si è rivelata altamente dannosa e ha cercato di avvicinarsi ad uno stile di vita sano nel pieno rispetto dell’ecosistema.

La plastica è ancora oggi uno dei maggiori agenti inquinanti del pianeta anche perché ha trovato un utilizzo in molti prodotti monouso.

Le materie plastiche, nate per costruire oggetti che dovevano durare nel tempo, sono state utilizzate per la maggioranza dei beni associati ad una cultura dell’usa e getta.

Dagli anni sessanta in poi siamo stati travolti da un mare di plastica e il consumo purtroppo non sembra diminuire.

Ci siamo trovati ad affrontare quindi il problema dello smaltimento di un materiale che è molto difficile da gestire poiché se viene bruciato emette diossina, che è una sostanza altamente tossica.

Il risultato è che oggi dobbiamo decidere cosa fare con quest’onda di rifiuti senza precedenti che ha invaso la terra e anche i nostri mari.

Il nostro mare

Il mare Mediterraneo è stato classificato come la sesta zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo e in ogni metro cubo di acqua si possono trovare anche centinaia di chilogrammi di rifiuti plastici.

Non si tratta solo di bottiglie, di tappi, o di reti, cioè di rifiuti evidenti, che, anche se con enormi difficoltà, possono essere rimossi, ma di qualcosa di ancora più insidioso, le microplastiche.

Queste sono delle particelle molto piccole che hanno un diametro massimo di cinque millimetri e che derivano da molti scarti riconducibili all’uomo.

Tra questi ci sono residui dei cosmetici, dei dentifrici, degli abiti, degli pneumatici delle automobili che, a causa del consumo sulla strada, perdono particelle plastiche che vengono poi portate in mare dalla pioggia.

C’è inoltre l’azione del sole, del vento e degli altri agenti atmosferici che col passare del tempo sminuzzano i rifiuti plastici già presenti nel mare, aumentando sempre di più la percentuale di microplastiche.

L’impatto ambientale che ne deriva è devastante perché queste sostanze distruggono lentamente la flora marina e uccidono la fauna.

La plastica finisce anche nei nostri piatti poiché i pesci ne ingeriscono grandi quantità e, quando riescono a sopravvivere a questo terribile agente inquinante, una volta catturati dall’uomo diventano un pasto molto pericoloso per la nostra salute.

La plastica ingerita dai molluschi, dai crostacei e dai pesci di piccole e grandi dimensioni è particolarmente nociva per il nostro sistema endocrino perché può portare ad alterazioni di tipo genetico.

Si tratta quindi di un lento avvelenamento che coinvolge anche l’uomo.

Le alternative alla plastica

Un’alternativa all’utilizzo della plastica si sta lentamente facendo strada.

Usiamo ormai tutti per la spesa delle borse in materiale biodegradabile e compostabile con una certificazione da parte di organi accreditati, che sono le uniche che possono circolare liberamente.

Il Ministero dell’Ambiente ha adottato per i suoi uffici una serie di misure per abolire l’uso di plastica monouso.

Ha fornito i dipendenti di borracce in alluminio riciclato e ha installato degli erogatori di acqua refrigerata.

Tutto ciò ha permesso di eliminare all’interno dei propri distributori le bottiglie di plastica.

Per quello che riguarda le bibite calde, il Ministero utilizza solo bicchieri in carta e cucchiaini in legno.

Per il 2025 tutti gli Stati aderenti all’Unione europea, dunque anche l’Italia, dovranno interrompere definitivamente la vendita di alcuni prodotti monouso che stanno alterando in modo irreparabile l’equilibrio ambientale.

Tra i prodotti messi al bando ci sono le cannucce, gli agitatori per bibite, i cotton fioc, i piatti e i bastoncini per i palloncini.

La plastica non è insostituibile, la natura sostenuta dalla scienza fornisce da molti anni altre strade percorribili per un futuro sostenibile.

La lignina, la cellulosa, la pectina e la chitina sono materiali organici che derivano dalle piante e dagli animali.

Tutti questi materiali hanno accompagnato da sempre la nostra vita e possono avere un largo impiego.

Quello che è cambiato, nel corso degli ultimi anni, è l’apporto della scienza nel modificare, lavorare e combinare questi elementi per farli diventare sempre più utili nel nostro quotidiano, fino a sostituire definitivamente la plastica.

Oggi dagli scarti derivanti dalla lavorazione del cocco si ottiene il rayon che può essere utilizzato per realizzare abiti di qualità in tessuto ecologico, sostituendo quindi alcune materie plastiche che sono molto diffuse anche nel settore dell’abbigliamento e che sono dannose per l’ambiente.

In Indonesia, un’azienda ha realizzato degli imballaggi dalle alghe attraverso un processo di lavorazione altamente innovativo.

Il dato importante non è solo il processo di trasformazione, ma anche la diffusione delle alghe su tutto il pianeta che consente quindi di produrre grandi quantità di questo materiale.

L’imballaggio derivante dalle alghe è commestibile, insapore, inodore, si scioglie in acqua e può essere utilizzato per confezionare ogni genere di prodotto.

Su di esso può anche essere impresso il logo delle società che hanno prodotto il cibo imballato, sostituendosi quindi con efficacia all’antiquata plastica.

Una società americana che produce birra ha dato il proprio contributo alla ricerca e alla diffusione di una cultura comportamentale ecocompatibile ideando innovativi anelli per sostenere le lattine.

Questi sono realizzati da una miscela di orzo e grano, perciò biodegradabili e sono anche dell’ottimo cibo per gli animali.

Le nuove frontiere in ambito scientifico sono ormai tutte indirizzate allo studio delle fibre già presenti in natura che possono sostituirsi ai polimeri chimici che stanno arrecando un danno enorme al nostro ecosistema.

Molti ricercatori lavorano alla realizzazione di processi di scissione della cellulosa dalla lignina attraverso delle forme di fermentazione batterica per ottenere imballaggi a basso costo, senza più plastica.

Fonti:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Anche-il-Mediterraneo-sta-diventando-un-mare-di-plastica-3b136190-85aa-4ea7-b94d-a4a18e4b163d.html?refresh_ce

https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm

http://www.minambiente.it/comunicati/il-ministero-dellambiente-diventa-plastic-free

http://www.rinnovabili.it/ecodesign/alternative-alla-plastica

Ridurre-la-plastica-in-Italia

La plastica in Italia e nel mondo tra consumi, smaltimento e inquinamento

La plastica è un’invenzione che si colloca intorno ai primi anni del novecento. I polimeri artificiali hanno cambiato notevolmente il modo di vivere dell’uomo, aprendo l’epoca moderna.

Ormai la maggior parte dei prodotti di uso quotidiano sono in plastica. La si può trovare davvero ovunque ed è diventata una materia preponderante, sia nella produzione di oggetti, sia nel consumo abituale di ognuno di noi.

Purtroppo smaltire questo materiale non è molto facile e, sfortunatamente, ci sono addirittura delle plastiche che non sono riciclabili causando,perciò, non pochi danni all’ambiente.

 

Una questione di inquinamento

Il nostro pianeta è sempre più inquinato e lo si evince soprattutto dai dati che vengono dagli oceani e dai mari.

L’impatto della plastica sulla vita marina

La causa maggiore di inquinamento dei mari è proprio la plastica, che impatta negativamente sull’ecosistema di pesci, tartarughe e uccelli marini. Essa causa la morte per intrappolamento e ingestione.

Spesso gli stessi pesci che hanno ingerito e assorbito le microplastiche poi finiscono sulle nostre tavole.

I dati risultano allarmanti soprattutto per l’Italia che al momento detiene il primato europeo per consumo di acqua in bottiglia. Si cerca di ridurre il consumo di plastica, adottando diverse misure come il bando sui sacchetti emesso nel 2012. Purtroppo livelli di microplastiche presenti nel Mediterraneo, sono addirittura analoghi a quelli rinvenuti nell’oceano Pacifico.

 

Uno studio sul mar Mediterraneo invaso da plastica

L’istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, insieme all’Università Politecnico delle Marche e a Greenpeace hanno analizzato il mar Mediterraneo. Lo scopo è stato fornire una campionatura delle acque più soggette all’azione antropica.

Dalle analisi ottenute, si rilevano dei dati alquanto allarmanti. I valori delle microplastiche presenti nelle zone sottoposte all’opera dell’uomo sono di circa 3,56 frammenti per metro cubo. Anche in zone più lontane, ipoteticamente meno soggette all’inquinamento, i valori registrati risultano essere di 2,2 frammenti per metro cubo.

L’annoso problema delle microplastiche

Queste cifre fanno comprendere come le microplastiche viaggino velocemente , propagandosi in maniera aggressiva. Anche in zone lontane dai porti e dall’azione umana, si inquinano queste aree un tempo incontaminate.

Per rendere meglio l’idea dell’inquinamento presente nel mar Mediterraneo, si può immaginare di riempire una piscina olimpionica con l’acqua delle Isole Tremiti. Nonostante la lontananza da sorgenti inquinanti, se si facesse un bagno in questa piscina si nuoterebbe in mezzo a circa 5.500 pezzi di plastica.

Una situazione ecologicamente disastrosa

A inizio del 2018 vicino le coste spagnole della regione della Murcia è stato ritrovato un capodoglio morto. L’animale aveva ingerito 29 chilogrammi di plastica, che il suo corpo non è riuscito più ad espellere e ne ha causato la morte.

La situazione è estremamente grave.

 

La situazione della plastica in Italia

Il nostro Paese si trova oggi a essere il secondo al mondo per consumo di acqua in bottiglie di plastica.

I contenitori di plastica impiegano dai cento ai mille anni per essere degradati. Per questo motivo riciclare è fondamentale.
Purtroppo non è una soluzione sufficient. Pensiamo che di oltre 2,1 milioni di tonnellate di prodotti in plastica consumati in Italia nel 2015, solo 900 mila sono state differenziate. Di queste ultime, solamente 540 mila tonnellate sono state riciclate.

Solo una parte della plastica viene riciclata

Secondo il presidente dell’Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori Materie Plastiche, in Italia viene riciclato solo un quarto dei prodotti realmente consumati. Questo dato rende di fatto il sistema del riciclo insufficiente ad arginare questa emergenza.

Il tasso dei ricicli è cresciuto negli ultimi anni. La raccolta differenziata è cresciuta dal 38% del 2014 al 43% del 2017. Nonostante questo, non siamo riusciti a compensare il costante aumento del consumo di prodotti di plastica monouso.

Un impegno concreto per il nostro ambiente parte dalle aziende

Il problema dell’inquinamento nei mari italiani è davvero oneroso. Per cercare di mettere un freno al drammatico epilogo che si sta prospettando, occorre necessariamente invertire la rotta. Come afferma Serena Maso di Greenpeace, si deve partire dalle aziende produttrici, che devono eliminare i prodotti in plastica usa e getta.

 

Soluzioni possibili per un mondo senza plastica

Per ridurre il consumo e la produzione di plastica, si sta cercando di adottare diverse misure. La prima è di limitare l’uso della plastica nel processo di confezione dei prodotti a uso domestico, anche se con estrema difficoltà.

Partire da piccoli gesti quotidiani

Se si desidera davvero aiutare il pianeta e il nostro mare, si può cominciare dai piccoli gesti quotidiani.

  • Privilegiare prodotti che non abbiano imballaggi di plastica;
  • Preferire i detersivi distribuiti alla spina o le ricariche, in modo da utilizzare sempre lo stesso contenitore;
  • Comprare frutta e verdura sfusa;
  • Utilizzare delle buste di tela quando si va al supermercato;
  • Evitare di acquistare acqua in bottiglia, magari installando un purificatore di acqua nella propria abitazione.

Una soluzione per aiutare le nostre città e il nostro pianeta è possibile.
Bisogna agire fin da subito per affrontare il problema delle plastiche, riducendo il consumo.

Fonti:

https://tg24.sky.it/ambiente/2018/04/26/legambiente-italia-leader-contro-plastica-in-mare.html

https://www.lastampa.it/2018/05/03/scienza/una-montagna-di-plastica-soffoca-il-mediterraneo-594tMxQbPp3s2RkjlaxbJN/pagina.html

https://www.legambiente.it/temi/rifiuti/riduzione

https://storage.googleapis.com/planet4-italy-stateless/2018/11/de8ed6c7-de8ed6c7-sintesi_report_il_riciclo_non_basta.pdf

https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/uniti-contro-la-plastica-mare-medsealitter-dieci-partner-internazionali-combatt

https://www.corriere.it/animali/18_aprile_10/capodoglio-trovato-morto-spagna-ucciso-30-kg-plastica-stomaco-5e54a7fa-3cc0-11e8-87b2-a646d975b0f5.shtml

https://www.repubblica.it/ambiente/2016/10/07/news/rifiuti_in_italia_2_1_milioni_di_tonnellate_di_plastica_se_ne_ricicla_solo_un_quarto-149300221/

le microplastiche nell'acqua

Il problema delle microplastiche e della plastica nell’acqua in Italia

La plastica, nonostante l’alto tasso di riciclabilità, rimane ad oggi il rifiuto che presenta più problematiche e che causa più danni in tutto il mondo. Il problema più grande è costituito soprattutto dalle microplastiche nei mari e negli oceani.

Secondo alcune stime del report di Euromonitor International, ogni minuto vengono vendute un milione di bottiglie di plastica in tutto il globo. Meno della metà delle bottigliette vendute nel 2016 è stata riciclata.

Ogni anno, tra i vari rifiuti riversati nei mari, si contano milioni di tonnellate di plastica. Gran parte dei rifiuti continueranno a rimanere sui fondali, venendo trasportati dalle correnti fino a formare grandi isole di plastica. Spesso questi ammassi arrivano a estendersi quanto nazioni grandi come la Francia.

Un esempio è costituito dalla Grande isola di plastica del Pacifico, che continua a far parlare di sè attraverso numerosi video-denuncia pubblicati da privati, associazioni ambientaliste e organi di stampa.

Quel che dovrebbe far riflettere, non sono solo i numerosi dati che ogni anno vengono raccolti. Abbiamo diverse segnalazioni del degrado che la produzione incontrollata di plastica causa quotidianamente.

 

Il problema microplastiche

Tutta la plastica creata e scartata, ritorna a noi soprattutto come microplastica, con enorme danno ambientale e per la salute dell’uomo.

Sin dagli anni ’70 si è iniziato a monitorare la presenza di microplastiche nei fiumi e negli oceani di tutto il mondo. L’opinione pubblica ha cominciato a ragionare sugli effetti che i polimeri hanno sul corpo umano.

Cosa si definisce microplastica?

Per microplastiche si intendono residui e particelle disgregati, le cui dimensioni variano da meno di un millimetro fino a livelli visibili solo al microscopio.

Oggi la loro presenza è attestata in tutta l’acqua a uso domestico. Il grado di contaminazione è variabile. Gli Stati Uniti sono al primo posto, con un tasso di contaminazione del 94%. Segue subito il Continente Europeo, con il 72%.

Come le microplastiche possano arrivare ad insidiarsi nel corpo umano si spiega non solo attraverso l’inquinamento delle acque.

Dove si depositano i polimeri microscopici

Recenti studi di biologia hanno dimostrato come esse siano presenti anche nelle pietanze, o confezionate, o cotte, che arrivano sulle nostre tavole.

Questo avviene attraverso un processo di ”biomagnificazione”. Si tratta di accumulo crescente, di una o più sostanze tossiche, man mano che si passa al livello successivo nella catena alimentare.

Non è da sottovalutare la presenza di microplastiche depositate nelle bottiglie di acqua e bibite. Questo processo ha visto coinvolti recentemente anche grandi marchi della distribuzione di bevande.

Tracce di microplastiche sono contenute in numerosi oggetti di uso quotidiano:

  • Vestiti in tessuto sintetico (che disperdono le particelle ad ogni lavaggio),
  • Cosmetici e prodotti per l’igiene (come il dentifricio);
  • Vernici.

 

L’emergenza italiana

L’Italia non è esente dal problema delle microplastiche. Un’indagine del 2017, svolta in collaborazione tra Legambiente ed ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), ha studiato sei grandi bacini lacustri italiani.
Oltre ai laghi, sono stati studiati anche i loro emissari e immissari.

Primi risultati sullo studio sulle microplastiche in Italia

Lo studio ha rivelato come il tasso di componenti plastiche nelle acque sia di gran lunga superiore al 50%. In alcuni casi si sono registrati picchi dell’80%, come nei fiumi Oglio e Mincio.

I laghi oggetto di studio sono stati:

  • Lago Maggiore,
  • il bacino del Lago di Iseo,
  • Lago di Garda,
  • lo specchio d’acqua del Trasimeno,
  • il Lago di Bolsena,
  • il bacino Albano.

Tutti presentavano la stessa problematica, specialmente in prossimità delle foci dei fiumi che li alimentano.

L’operazione Raimbow Warrior

Più recenti sono i risultati ottenuti dal report combinato di Greenpeace, Cnr-Ismar di Genova e l’Università delle Marche.

La scorsa estate, la nave ammiraglia Rainbow Warrior ha percorso le nostre coste da Genova ad Ancona.
Grazie ai campionamenti svolti, sono venuti alla luce dati sconcertanti. Il tasso di microplastiche nei nostri mari è pari a quello degli oceani.

Il Golfo di Napoli è risultato essere uno dei punti più critici. Allo stesso modo, zone come le Isole Tremiti sono ugualmente colpite dal fenomeno, nonostante il loro status di riserve protette. I dati dimostrano come gli agenti inquinanti, presenti nelle microplastiche, viaggino e si addensino tramite le correnti.

 

La minaccia delle microplastiche per gli animali marini

Il problema arriva dritto sulle nostre tavole. Circa il 25-30% dei pesci analizzati da Greenpeace ha rivelato la presenza di corpi plastici di dimensioni inferiori a 5 millimetri in queste specie marine:

  • acciughe,
  • triglie,
  • merluzzi,
  • scorfani,
  • gamberi,
  • cozze.

Sono tutti pesci che rientrano nel pescato italiano, consumate quotidianamente dalla popolazione.

Gli effetti di questi residui sul corpo umano sono ancora oggetto di studio. Diverse ricerche hanno dimostrato che le microplastiche sono composte da polietilene, bisfenolo A, triclosan e altri EDC. Sono tutte sostanze in grado di alterare il sistema endocrino e creare disfunzioni ormonali, con effetti devastanti.

Una soluzione è possibile

Alcune soluzioni per eliminare le microplastiche nell’acqua sono già state messe in atto.
Il rimedio più appropriato, tuttavia resta la prevenzione della dispersione nell’ambiente di materiale plastico attraverso la sensibilizzazione sul tema, più attuale che mai.

Piccoli accorgimenti quotidiani che a primo impatto sembrano banali possono fare la differenza se diventano un’abitudine di tutta la comunità.
Cominciamo fin da subito ad invertire la rotta!

 

Fonti:
• Repubblica 23/04/2018
https://www.repubblica.it/ambiente/2018/04/23/news/grenpeace-cnr_in_italia_microplastiche_in_mare_come_negli_oceani_siamo_messi_male_perfino_alle_tremiti_-194610995/
• Cnr 23/04/2018
https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-8073/nel-mediterraneo-livelli-di-microplastiche-paragonabili-a-quelli-dei-vortici-di-plastica-del-pacifico