Anche gli scampi fanno parte del ciclo della plastica

Il ciclo della plastica è alimentato da bottigliette in PET che si degradano (rilasciando microplastiche nell’ambiente).

Purtroppo vi contribuiscono anche mascherine e guanti usa e getta, fustini di detersivi esausti che formano isole di plastica ampie migliaia di chilometri quadrati.

Il ciclo della plastica che si degrada nei nostri ecosistemi procede inesorabile, aumentando la sua portata di minuto in minuto.

Se la situazione dei nostri ecosistemi vi sembra particolarmente allarmante, forse non avete ancora sentito questa notizia!

I piccoli crostacei alimentano dell’inquinamento mari

Perché i crostacei fanno parte del ciclo della plastica?

Da una ricerca condotta all’Università di Cagliari, è emerso come scampi e altri piccoli crostacei siano degli involontari veicoli di inquinamento plastico.

Il Dipartimento Scienze Vita e Ambiente sardo, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, ha confermato come “gli insetti del mare” riescano a sminuzzare in particelle minuscole le microplastiche ingerite accidentalmente.

Con il loro processo di digestione tutte le sostanze all’interno del corpo (materiali plastici compresi), passano attraverso un condotto detto “mulino gastrico”.

È dentro questo organo, che i polimeri vengono ridotti in piccolissimi frammenti.

Il ciclo della plastica coinvolge così gli scampi, mettendo a rischio chi se ne ciba e l’intero ecosistema marino.

I polimeri sintetici vengono naturalmente smaltiti dai crostacei, tornando a fluttuare in acqua con dimensioni sempre più difficili da individuare ed eliminare.

 

gli scampi sono irrimediabilmente legati al ciclo della plastica

Il ciclo della plastica si allunga sempre di più

La scoperta dei ricercatori dell’Università di Cagliari è un’ulteriore presa di coscienza su quanto l’inquinante sia radicato nei nostri ecosistemi e come continui a propagarsi indisturbato.

Allungandosi il ciclo di vita della plastica, bottigliette d’acqua e fustini di detersivi diventano ancor più pericolosi per gli organismi marini.

Pensate che solo nel Mar Mediterraneo sono 116 le specie di animali a ingerire quotidianamente plastica, tra cui le più numerose sono proprio scampi e gamberi rossi.

I crostacei sono anche una risorsa per la lotta alla plastica

Aspettiamo però a condannare gli scampi, poiché si stanno rivelando una risorsa importante nella ricerca di materiali biologici sostitutivi della plastica.

Grazie alla chitina, una sostanza contenuta nei loro esoscheletri, scienziati e ricercatori stanno mettendo a punto dei particolari biopolimeri non inquinanti.

Il progetto Chibio e le sue applicazioni nelle bioplastiche

Dopo il progetto nominato ChiBio, finanziato dal dipartimento Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, dagli USA arrivano i biopolimeri prodotti con gusci di scampi e aragoste.

L’azienda Mari-Signum, sfruttando gli scarti alimentari con il recupero del polisaccaride presente nei gusci, riesce a ottenere un materiale biologico dalle performance elevate, simili a quelle delle plastiche comuni.

Se competitivi a livello economico, questi biopolimeri potranno risolvere il problema dell’inquinamento plastico, insieme a quello dello smaltimento dei rifiuti organici grezzi.