L’acqua in bottiglia di plastica è diventata, negli ultimi decenni, una presenza costante sulla tavola. L’Italia è il Paese europeo che acquista più acqua minerale in assoluto.
A dirlo è il Censis che comunica che il 90% degli Italiani consuma acqua minerale e la maggior parte preferisce bere dalla bottiglia piuttosto che usufruire dell’acqua del rubinetto. Ma bere acqua contenuta in bottiglie di plastica fa male? Ecco cosa dice la scienza oggi e quali sono i rischi potenziali per la salute umana.
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Bottiglie di plastica: cosa contengono davvero?
La maggior parte delle bottiglie d’acqua è realizzata in PET (polietilene tereftalato). Una plastica leggera e resistente adatta per questo tipo ti utilizzo e idonea per il contatto alimentare. Numerosi studi dimostrano però che in determinate condizioni può rilasciare particelle di microscopiche. I fattori principali che favoriscono questa contaminazione sono:
- esposizione al calore
- lunghi tempi di conservazione
- riutilizzo delle bottiglie usa e getta
- esposizione alla luce solare diretta

Il fenomeno della migrazione, le evidenze scientifiche
La plastica dunque rilascia, seppur in basse quantità, sostanze potenzialmente nocive. Tale processo è noto come “cessione” o “migrazione”. Una ricerca pubblicata sul Journal of Hazardous Materials ha identificato centinaia di composti migrati dopo il contatto con le bottiglie riutilizzabili destinate all’acqua potabile.
Lo studio ha analizzato un’ampia gamma di materiali, notato delle differenze nei profili chimici tra i diversi tipi di bottiglia. Le bottiglie in silicone, HDPE, PDPE e PP hanno mostrato i tassi di migrazione più elevati.
- Il silicone: è quello che rilascia la maggior parte di composti sconosciuti oltre che ftalati e plastificanti;
- PP: rilascia una quantità elevata di agenti chiarificanti e derivati del bisfenolo A;
- PET: ha mostrato una migrazione minima, con meno del 5% di sostanze sconosciute che migravano nell’acqua potabile.
Il risultato di questa ricerca mostra la necessità di valutare attentamente le materie plastiche per migliorare la sicurezza dei consumatori.
Microplastiche e nanoplastiche nell’acqua in bottiglia
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha messo in luce un dato difficilmente ignorabile: l’acqua in bottiglia contiene microplastiche e nanoplastiche. Uno studio pubblicato nel 2024 e condotto dalla Columbia University e dalla Rutgers University ha rilevato che un litro di acqua in bottiglia può contenere fino a centinaia di migliaia di particelle di plastica, di cui principalmente nanoplastiche.
Queste particelle provengono principalmente:
- dalla degradazione della bottiglia stessa;
- dal tappo in plastica;
- dai processi industriali di imbottigliamento.
Altre sostanze rilasciate dalla plastica
Oltre alle microplastiche, le bottiglie in plastica possono rilasciare sostanze chimiche come:
- antimonio (usato come catalizzatore nella produzione del PET)
- composti con potenziale attività di interferenti endocrini

Quando l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male
La plastica per bottiglie normalmente utilizzata è il PET, un materiale sintetico considerato fra i più sicuri per l’industria alimentare, ma che ha dei limiti. Quando le bottiglie vengono trasportate sui camion, i vani di carico possono raggiungere anche una temperatura di 50°, subendo una variazione termica significativa. Di conseguenza le proprietà organolettiche del contenitore di plastica risultano gravemente compromesse. Anche lasciare la bottiglia di plastica al sole una volta acquistata è vivamente sconsigliato dagli esperti poiché può aumentare notevolmente la concentrazione di sostanze indesiderate.
L’acqua scaduta fa male?
Il dubbio nasce dal fatto che le bottiglie di plastica riportano una data di scadenza di tre anni dalla data d’imbottigliamento. È bene sottolineare che questa data non si riferisce al contenuto ma al contenitore, il quale, una volta trascorso il termine minimo di conservazione, inizia a degradarsi. Tuttavia, il termine di tre anni è ininfluente sulla salubrità del liquido che contengono poiché possono bastare tre mesi di stoccaggio per far sì che composti chimici migrino nell’acqua minerale.
Acqua in bottiglie di vetro
Bere acqua in bottiglie di plastica può portare svantaggi anche alla salute oltre a procurare danni all’ambiente, se i contenitori esausti non vengono correttamente smaltiti. Le bottiglie di vetro, invece, non presentano questo problema.

Il vetro, infatti, è un materiale d’imballaggio di alta qualità in grado di conservare le proprietà organolettiche dell’acqua. Bere l’acqua in vetro risulta, da un punto di vista fisico-chimico, assolutamente più sicuro e salutare. Il vetro, dopo un corretto lavaggio, è riutilizzabile quante volte si vuole o comunque fino a rottura o scheggiatura della bottiglia. Inoltre, questo materiale può essere riciclato e riporta nel ciclo di produzione.
Acqua in bottiglia o acqua del rubinetto?
Contrariamente a quanto si pensa, l’acqua del rubinetto in Italia è sottoposta a controlli frequenti e rigorosi, stabiliti dal D.Lgs. 18/2023 che recepisce la Direttiva UE 2020/2184. L’acqua del rubinetto in Italia è fra le migliori e le più controllate d’Europa. Inoltre grazie agli erogatori d’acqua domestici è possibile eliminare le eventuali impurità che l’acqua può incontrare durante il percorso nelle tubature domestiche.
Domande frequenti
È vero che l’acqua nelle bottiglie di plastica, fa male?
L’acqua nelle bottiglie di plastica non fa male se correttamente conservata. Molti studi scientifici però hanno dimostrato che in determinate condizioni il contenitore plastico rilascia sostanze indesiderate e microplastiche all’interno dell’acqua.
È meglio l’acqua in bottiglia di plastica o del rubinetto?
L’acqua del rubinetto in Italia è sottoposta a controlli frequenti e rigorosi e grazie agli erogatori d’acqua domestici è possibile eliminare le eventuali impurità può incontrare durante il percorso nelle tubature domestiche. Con l’acquisto dell’acqua in bottiglia invece non è possibile sapere se è stata conservata nella maniera corretta durante il trasporto e dai punti vendita. Eventuali sbalzi termici possono causare la migrazione di micro, nanoplastiche e altre sostanze non desiderate.
Cos’è il fenomeno della migrazione?
La migrazione è quel fenomeno che avviene quando la plastica, non correttamente conservata ed esposta a fonti di calore dirette, rilascia dosi di sostanze potenzialmente nocive. Queste possono essere microplastiche, nanoplastiche, antimonio e altri interferenti endocrini.
L’acqua scaduta fa male?
La scadenza sulle bottiglie di plastica si riferisce al contenitore e non al contenuto. Questo perché, una volta trascorso il termine minimo di conservazione, la plastica inizia a degradare e rilasciare particelle sintetiche.





